E' online il numero 42, ottobre 2017

Invitiamo tutti ad abbonarsi alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°42

Editoriale: L'immane mistificazione

Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre

Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti

Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)

Spaccio al bestione trionfante: Coppi, Bartali e i vaccini

Recensione: Lavorare è bello

Doppia direzione: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

In memoria di Roger Dangeville e di Liliana Grilli

Roger Dangeville

Poco sappiamo di Roger prima della militanza nel Partito Comunista Internazionalista. All'inizio degli anni '50, aveva lavorato con Maximilien Rubel che conosceva la Sinistra Comunista "italiana". Aveva in seguito incontrato i militanti francesi del partito, al quale aderì nel 1956 grazie ad uno stretto rapporto con Suzanne Voute (che ci raccontò scarni particolari di quel periodo di fermento). Nel PCInt. militò per 10 anni, lavorando con Amadeo Bordiga ad alcune delle elaborazioni che stanno ancora oggi alla base del bagaglio di ogni militante legato a quella corrente storica. Nei primi anni '60, dedicandosi alla prima traduzione in francese dei Grundrisse di Marx (l'opera fu pubblicata dalle edizioni Anthropos nella collana 10/18), portò ulteriori argomenti alla dimostrazione che il patrimonio della Sinistra Comunista "italiana" si armonizzava perfettamente con i fondamenti della teoria originaria.

A causa di un dissidio politico (non con Bordiga ma con altre componenti interne) uscì dall'organizzazione nel 1966. In seguito, attorno a un lavoro di elaborazione e pubblicazione, si raccolse un gruppo di giovani, soprattutto in Italia. Il veicolo di tale lavoro fu la rivista in francese Le fil du temps, della quale uscirono 14 numeri, affiancati da diversi volumi. Della rivista uscirono anche 5 numeri in tedesco (Der Faden der Zeit).

Personalmente ostile alle manifestazioni individualistiche e consumistiche tipiche di questa società, viveva appartato in una casa di campagna che però aveva messo a disposizione per il lavoro dei militanti. Quando il Partito Comunista Internazionale si dissolse, nel 1982, osservò che l'evento era scritto nella storia del partito stesso fin da quando Bordiga non era riuscito a controllare le forze che esprimevano i caratteri di questa società invece che di quella futura. All'epoca noi pubblicavamo le Lettere ai compagni, e durante una discussione intorno ai reciproci lavori ci lasciò un dossier di materiali sulle ragioni storiche del manifestarsi in Italia, prima che altrove, di esperimenti sociali che altre nazioni poi avrebbero portato a compimento (ad esempio il fascismo e il compromesso tra Stato e classi). All'epoca si diceva convinto che l'asse della rivoluzione europea, proprio per questi motivi, si era spostato dalla Germania all'Italia.

È morto il 9 settembre 2006 all'età di 81 anni nella sua casa sulle colline di Vaucluse.

 

Liliana Grilli

Era ancora studentessa quando, alla fine degli anni '60, entrò in contatto con i comunisti internazionalisti. Nel 1969-70 aveva partecipato al lavoro del gruppo milanese "di via Sigieri", che aveva rifiutato l'armamentario ideologico post-sessantottesco e si era richiamato alla Sinistra Comunista "italiana" adottandone i testi. Nel 1977 si era laureata con una tesi storica su un argomento che l'appassionava, dal titolo: La concezione del socialismo attraverso l'analisi dell'URSS nel pensiero di Amadeo Bordiga. Nella lucidissima conclusione scrisse, ponendosi più avanti degli stessi militanti del partito in cui aveva militato Bordiga:

"Si è voluto vedere in Bordiga l'ultimo esponente del veteromarxismo… In realtà è stato il teorico comunista rivoluzionario a noi più contemporaneo, anzi, troppo in anticipo sui tempi, propugnando soluzioni teoriche e politiche inaccettabili ai [rivoluzionari] suoi contemporanei e in parte anche a quelli del nostro tempo".

Alla morte della moglie di Bordiga, Antonietta De Meo (nel dicembre 1994), Liliana si gettò nell'impegno di farne rispettare il testamento, riuscendo infine, con altri, a costituire la Fondazione Amadeo Bordiga. Nonostante la profonda comprensione delle opere di Bordiga, non avvertì la stridente contraddizione fra queste − ferocemente critiche nei confronti della personalizzazione dei fatti storici e del culturalismo − e la loro "celebrazione", appunto, di tipo culturalistico-istituzionale. L'amichevole polemica con noi su questo punto non le aveva impedito di partecipare negli ultimi anni a tutte le nostre riunioni pubbliche a Milano, e di sostenerci spesso nelle polemiche quando la discussione con gli intervenuti si faceva accesa.

In qualche modo era rimasta legata, pur non militandovi, al "partito di Bordiga" anche se il Partito Comunista Internazionale si era dissolto nel 1982, e quello rinato dalle sue ceneri non era certo l'organismo di un tempo.

È morta a Milano il 12 marzo 2007, aveva solo 64 anni.

(Doppia direzione pubblicata sulla rivista n° 21 - aprile 2007.)

Articoli correlati (da tag)

  • Sindacati, proletariato diffuso e reti mesh

    La teleconferenza di martedì sera, connessi 15 compagni, è stata incentrata sul rapporto tra sindacati e lotte di classe.

    Partendo dalla battaglia della Sinistra Comunista all'interno del PSI durante il Biennio Rosso, abbiamo innanzitutto rimarcato la differenza tra sindacati e soviet. Se i primi nascono e si sviluppano per difendere le condizioni economiche dei lavoratori, i secondi possono diventare espressione di un contropotere; in un periodo post-rivoluzionario, afferma Bordiga in Per la costituzione dei consigli operai in Italia, i soviet possono diventare organismi esecutivi capillari:

    "Ciò che importa stabilire è che la rivoluzione comunista viene condotta e diretta da una rappresentanza politica della classe operaia, la quale, prima dell'abbattimento del potere borghese è un partito politico; dopo, è la rete del sistema dei Soviet politici, eletti direttamente dalle masse col proposito di designare rappresentanti che abbiano un dato programma generale politico, e non siano già esponenti degli interessi limitati di una categoria o di una azienda."

  • Senza riserve e senza futuro (capitalistico)

    La teleconferenza di martedì scorso, presenti 18 compagni, è iniziata con la segnalazione di un documento fittissimo di spunti dal titolo: "L'emergenza dei movimenti in rete e la moltiplicazione delle pratiche tecnopolitiche".

    Nel documento il gruppo che si definisce di tecnopolitica, cerca di analizzare i "fatti sociali" con delle modellizzazioni, seguendo l'evoluzione dei movimenti da Seattle (1999) fino ai giorni nostri. Viene tracciata un'interessante analogia tra il funzionamento del cervello umano e quello del cervello sociale emerso dai movimenti, nelle differenti esperienze si colgono delle invarianti, da Occupy Wall Street alle proteste in Brasile, dal movimento spagnolo 15M ad OccupyGezi fino alle mobilitazioni di Hong Kong.

    Da Occupy Wall Street del 2011 in poi si è costretti a fare i conti con quanto, di nuovo, è stato messo in moto dal movimento americano. La cosa più interessante ormai non è neanche soffermarsi sull'infrastruttura tecnologica, i social network, le wiki, i siti e la possibilità di interagire tra continenti tramite flash mob internazionali, ma il contenuto politico: l'anticapitalismo feroce con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista dell'agire pratico.

  • Movimenti migratori e concorrenza

    La teleconferenza di martedì sera, connessi 18 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sul tema immigrazione e sulle relative campagne populiste e interclassiste della borghesia.

    Di fronte al numero sempre più elevato di migranti ai confini europei, sono state organizzate in molte città manifestazioni in sostegno (#RefugeesWelcome) alle migliaia di uomini in fuga da fame e guerra. Fa riflettere che tali espressioni di solidarietà avvengano solo quando il "problema" comincia a toccare da vicino l'Europa, mentre solitamente nessuno scende in piazza per i milioni che muoiono in Africa e altrove nel silenzio dei media. A muovere i "solidali", in Austria come in Italia, non è stata la bontà d'animo del bravo cittadino ma il disagio crescente: nella società lo scontro avviene prima tra popolazioni che tra classi, e ha origine dalla concorrenza capitalistica. Si tratta insomma dei primi segnali di ciò che comunemente viene chiamata guerra tra poveri.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°41, aprile 2017

copertina n°41f6Editoriale: Non possiamo ingannare la natura
f6Articoli: Assalto al pianeta rosso - Il secondo principio - Il grande collasso - Capitale e teoria dello sciupio
f6Rassegna: Ancora Trump - Fuga nel sub mondo
f6Terra di confine: Buoni di non lavoro
f6Recensione: Che cosa c'è dopo il capitalismo?
f6Doppia direzione: Neoluddismo
f6Spaccio al bestione trionfante: Dieci punti per demolire Trump

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 227, 31 gennaio 2018

f6La scintilla
f6Accendere neuroni
f6Animal spirits
f6Reddito di base
f6Giganti scomodi
f6Mi chiamo Sophia
f6Bisogno di guerra
f6Ramoscello d'ulivo

Leggi la newsletter 227
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email