E' online il numero 42, ottobre 2017

Invitiamo tutti ad abbonarsi alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°42

Editoriale: L'immane mistificazione

Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre

Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti

Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)

Spaccio al bestione trionfante: Coppi, Bartali e i vaccini

Recensione: Lavorare è bello

Doppia direzione: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  13 novembre 2012

Accumulazione e serie storica

Nel testo Capitale fittizio e critica del capitalismo lo studioso americano L. Goldner afferma che l'accumulazione del capitale non può durare in eterno e che il capitalismo ha una freccia nel tempo con un inizio e una fine: "La chiave per capire l'intero periodo che va dalla fine degli anni 60/primi anni 70 fino ad oggi è il capitale fittizio".

Le critiche rivolte a Marx sugli schemi dell'accumulazione iniziano con l'uscita del III volume del Capitale e proseguono con dibattiti portati avanti per oltre un secolo su tesi di dettaglio. Marx tratta il capitale fittizio come una categoria che in realtà non esiste: se un capitalista (vedi Proprietà e Capitale) ha una rendita di cinque sterline ed un interesse del 5%, è come se avesse da qualche parte un capitale di cento sterline.

La cornice teorica in cui si muove Loren Goldner è simile a quella di Rosa Luxemburg. Si focalizza l'attenzione dentro e fuori il sistema del capitalismo puro, sulla problematica della riproduzione e non-riproduzione del capitale. Di fronte ad un approccio di questo tipo sarebbe molto utile una rappresentazione con schemi matematici. Inoltre si possono leggere i materiali presenti nella sezione "lavori in corso" ed elaborarli ulteriormente:

A proposito degli schemi di accumulazione di Marx

Lo storico dibattito sull'accumulazione

Appunti sulla questione Luxemburg-Bucharin (e altri)

La fase attuale del capitalismo è quella di transizione (Lenin) e difatti la situazione di non-equilibrio dell'economia mondiale ci mostra scenari estremamente contraddittori, basti vedere l'esempio della Cina, proprietaria di un settimo degli Stati Uniti attraverso i depositi bancari e il finanziamento del debito americano. Nell'articolo "Accumulazione e serie storica" viene negata la possibilità di un passaggio del testimone da Usa a Cina. Noi sosteniamo da sempre che il capitalismo nasce statale e non privato, con i liberi comuni, le repubbliche marinare e le signorie italiane. Il liberismo non esiste neppure nell'opera principale di colui che è considerato (a torto) il padre delle teorie sul libero mercato, Adam Smith. Perciò il corso del capitalismo, specie dopo la fascistizzazione irreversibile della società, va verso un bisogno crescente di Stato: non contro la proprietà privata ma a salvaguardia dai suoi stessi eccessi, non per mitigare gli effetti del Capitale ma per esaltarli; quindi non per una riedizione dello Stato napoleonico nel XXI secolo ma per integrare il controllo fascista con l'ideologia dell'ultima rivoluzione – liberté, égalité, fraternité – nella forma americana. Dopo, c'è solo lo Stato mondiale. Forma per cui le strutture sarebbero già pronte e in cui l'egemonia di un paese o l'altro sarebbe ininfluente, poiché tutti sarebbero costretti ad adottarla. Masse immense di uomini sarebbero sottoposte allo stesso controllo centrale con un potenziale inimmaginabile. Come diceva Lenin, un ultra-imperialismo non è astrattamente impossibile ma che esso possa realizzarsi è un altro discorso: le contraddizioni sarebbero tali da farlo saltare per strada. Per la semplice ragione, aggiungiamo noi parafrasando Marx, che sarebbe già il superamento del capitalismo nell'ambito del capitalismo stesso.


La ricerca antropologica del Prof. Dunbar dell'Università di Liverpool, esposta nel testo "The Social Brain hypothesis", offre spunti interessanti sul tema del cervello sociale. Lo studio tenta di comprendere quali siano i fattori che hanno determinato lo sviluppo del cervello umano, le cui "prestazioni" si differenziano da quelle degli altri primati. Il metodo seguito è quello di mettere a confronto le varie ipotesi presenti in letteratura, scartando quelle che sperimentalmente si dimostrano essere erronee.

Vengono innanzitutto eliminate le ipotesi epifenomeniche e di sviluppo che affermano, in modo semplicistico, che l'evoluzione del cervello non sia dovuta a cause esterne ma sia una semplice conseguenza del modo in cui la crescita dei processi biologici è organizzata. Restano quindi le ipotesi ambientali e sociali: per comprendere le relazioni che esistono tra le diverse variabili analizzate e lo sviluppo del cervello, si utilizza l'indice di neocorteccia cerebrale che, più del volume complessivo del cervello, riporta la capacità di un essere vivente di avere delle abilità superiori, che per gli esseri umani sono in genere identificate con il termine di coscienza. Questo indice viene messo in correlazione con quattro diverse variabili: la percentuale di frutta nella dieta dei vari primati, l'area di azione in cui gli animali operano per procurarsi il cibo, il grado di abilità che essi hanno nel procurarsi il cibo attraverso l'utilizzo di differenti tecniche, ed infine il numero medio di componenti del gruppo in cui i primati sono soliti vivere.

Le prime 3 grandezze, che rappresentano dei fattori ambientali, mostrano una scarsissima correlazione con l'indice di corteccia, mentre appare chiara la relazione esistente tra lo sviluppo della corteccia e la numerosità del gruppo in cui i primati agiscono. Per capire se era possibile estendere agli esseri umani queste conclusioni, valide per gli altri primati, si è operato un procedimento inverso: noto l'indice di neocorteccia si è calcolato il numero di individui che avrebbe dovuto garantire lo sviluppo di un tale "hardware". Il numero trovato (150) è proprio quella che si riscontra mediamente nelle primitive comunità di agricoltori o cacciatori-raccoglitori. Il motivo per cui gli esseri umani hanno potuto sviluppare progressivamente comunità più numerose e un cervello più potente rispetto a scimmie e gorilla sembra essere legato al fatto che, per le altre specie, una parte maggiore della corteccia è occupata dalla corteccia visiva, che quindi toglie spazio a quella deputata a svolgere funzioni "superiori".

La conclusione a cui arriva la ricerca dello studioso inglese è che il cervello umano si sia modellato nell'incessante processo di interazione con individui della stessa tribù, all'interno della quale era indispensabile, al fine di proteggersi dai nemici esterni e di collaborare in una serie di attività a complessità crescente, avere una relazione di reciproca comprensione e coordinamento: da qui l'essenza sociale del cervello umano.


Le novità che arrivano dagli Stati Uniti mostrano un'evoluzione nello sviluppo della rete di solidarietà denominata Occupy Sandy che, oltre a fornire soccorso agli alluvionati, si fa portavoce di alternative per un mondo nuovo e quindi di rapporti sociali diversi da quelli vigenti. Dobbiamo, dice OWS, continuare a fornire aiuto l'uno all'altro, mostrando al mondo che un altro modo di relazionarsi tra esseri umani non è solo possibile, ma necessario di fronte alla catastrofe economica ed ecologica in atto. Di qui il possibile collegamento a Origine e funzione della forma partito: "La tesi centrale che vogliamo affermare ed illustrare è la seguente: Marx trae i caratteri del partito dalla descrizione della società futura".

Il partito è quindi la pre-figurazione della società futura:

"La Gemeinwesen (l'ordine esistente) dalla quale l'operaio è isolato è di tutt'altra realtà e di ben altra estensione che la Gemeinwesen politica. L'ordine, la comunità dalla quale il suo lavoro lo separa è la vita stessa, la vita fisica e intellettuale, la moralità umana, l'attività umana, l'essere umano. Qui la critica raggiunge la totalità, perché è radicale. Ora, essere radicali significa prendere le cose alla radice, e per l'uomo la radice è l'uomo stesso."

Organismi come Occupy prefigurano la società futura più dei gruppuscoli sinistri nostrani (compresi i bordighisti o presunti tali): gli occupiers, pur non avendo un bagaglio teorico-politico consolidato, anticipano alcuni caratteri importanti della nuova forma sociale. In Origine e funzione si definisce il partito come rifugio del proletariato, OWS nei quartieri disastrati è il rifugio dei senza riserve e si muove in una prospettiva di lotta anticapitalista. D'altronde, più si sviluppa il capitalismo più si sviluppano gli elementi di negazione del capitalismo stesso. Non si può ignorare che in America sta succedendo qualcosa di grosso a livello sociale perché ci troviamo di fronte allo sviluppo non più di comunità utopiste da fine 800' (Owen oppure gli icariani) o di comuni di hippies, ma di processi auto-organizzativi che dimostrano che il cervello del movimento si è affinato. Gli occupiers dicono di essere alieni che vengono dal futuro e nella grande manifestazione di marzo nel Québec erano quasi tutti (500mila) vestiti di rosso, un meme significativo che si sta diffondendo. Il limite dei sinistri europei è di continuare a ragionare con vecchie categorie politiche senza riuscire a vedere che il movimento americano, nonostante disturbi e rumori di fondo, resiste e si sta estendendo su scala globale.

Il movimento sta diventando consapevole di sé stesso e della potenzialità che esprime continuando a proporre un'altra società: un altro mondo non solo è possibile, è inevitabile! Mentre in Europa si è ancora fermi sull'aspetto della protesta, in America sono +1: c'è un tentativo di mettere in moto delle strutture per aiutarsi e risolvere dei problemi. Detto questo, lo sciopero generale europeo del 14 novembre è stato un passaggio importante e l'esperienza è già stata rilanciata con un altro appuntamento per il primo dicembre. La formula Occupy può estendersi a tutto il mondo, bisognerebbe capire in che termini potrebbe svilupparsi qui da noi.

Nel 1848 senza telefono, Internet, strade e ferrovie, l'Europa tutta è saltata: c'è stata una rivoluzione borghese a scala intercontinentale. Oggi non si può escludere che accada qualcosa di simile, ma molto più velocemente e sincronicamente visti gli attuali mezzi di comunicazione (Uno spettro si aggira per la rete). Se gli Stati Uniti sono il paese delle utopie, dove sono diffuse migliaia di comunità volontarie dai principi più disparati (dagli amanti delle armi, ai ferventi religiosi, ai comunisti puri), nella vecchia Europa si soffre ancora di quella che i francesi chiamano langue de bois, un linguaggio autonomizzato che non esprime più nulla e molto spesso è legato alla passata rivoluzione borghese. Evidentemente, come diciamo da tempo, c'è bisogno di cambiare registro, perché tutto il bagaglio concettuale e persino lessicale del "marxismo" fa parte di una, se non due, rivoluzioni addietro e risulta un misto di illuminismo settecentesco e di bolscevizzazione staliniana. La nostra corrente, fallito il primo grande tentativo rivoluzionario comunista, vide persino nello stalinismo una positiva continuazione della rivoluzione borghese in Russia e in Cina. Quello che sta succedendo oggi e che coinvolge ormai milioni di persone, stanche del capitalismo anche se non lo dicono con i termini della rivoluzione passata, non è un distacco dalla teoria rivoluzionaria, anzi, ne è l'affermazione.

Articoli correlati (da tag)

  • I nodi vengono al pettine

    La teleconferenza di martedì sera, connessi 15 compagni, si è aperta con un breve accenno a quanto sta accadendo negli Stati Uniti riguardo l'indagine sull'interferenza della Russia nelle scorse elezioni presidenziali. Mentre parlavamo, le agenzie di stampa battevano le prime notizie sull'attentato a New York.

    Pur sembrando eventi scollegati, il Russiagate e l'attacco a Manhattan sono entrambi segnali di una stessa difficoltà, e cioè della grande instabilità che stanno attraversando non solo gli USA ma tutti gli stati in generale. In questi giorni è anche la Spagna a far parlare di sé con le vicende legate alla pretesa indipendenza della regione della Catalogna. Sul tema, interessante l'articolo "Catalan independence drive falters as its wealth fails to provide political leverage" che tenta di individuare le basi materiali che hanno portato alla crisi.

    Secondo quanto riportato nel testo, una delle maggiori spinte all'indipendentismo viene dalla giovane e rampante imprenditoria catalana, convinta, per la maggior parte, che la regione sia abbastanza forte per potersi reggere autonomamente e per liberarsi dal peso di un'economia nazionale più debole. "La Catalogna produce 314 miliardi di dollari di beni all'anno e la sua economia è la 34a più forte del mondo, davanti a Hong Kong. Il suo GDP è di $35.000, e supera Corea del Sud, Israele e Italia. I separatisti non vedono alcuna ragione per condividere la loro ricchezza con la Spagna" (DEBKAfile). Ma per ora i governanti catalani, volati in Belgio quando l'aria si è fatta un po' più pesante, non hanno ricevuto riconoscimenti ufficiali, e il neo stato, se dovesse nascere, seguirebbe sicuramente la stessa sorte. Gli unici ad aver teso una mano agli esuli belgi sono stati i nazionalisti fiamminghi, che non possono però offrir loro alcun sostegno formale. L'indipendenza della Catalogna è lontana, almeno dal punto di vista della praticabilità.

  • La macchina incorpora conoscenza collettiva

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando la lectio magistralis del prof. Antonio Casilli su "Intelligenze artificiali e digital labour" tenuta durante le Giornate del Lavoro organizzate dalla CGIL a Lecce.

    Nel mondo sono circa 100 milioni i micro-lavoratori impiegati nell'inserimento di dati in piattaforme digitali e questo dimostra, secondo Casilli, che la crescita e il potenziamento dell'intelligenza artificiale sono possibili solo grazie all'erogazione di lavoro umano mal pagato, senza alcun contratto e senza inquadramento sindacale. A parte le conclusioni (lotta per diritti, per le garanzie, ecc.), la lectio offre una panoramica interessante sulle piattaforme di crowdsourcing e sulle modalità di impiego dei lavoratori.

    Siri, l'assistente digitale sviluppato dalla Apple, cresce e "apprende" grazie ai milioni di dati raccolti dagli umani. Lo stesso avviene per Cortana e Alexa, i software di assistenza e riconoscimento vocale messi a punto rispettivamente da Microsoft e Amazon. Facebook a sua volta ha creato M, un assistente virtuale che impara attraverso le informazioni ricavate dalle conversazioni di quel miliardo di utenti che utilizza quotidianamente il social network. Insomma, navigando nella Rete produciamo ricchezza per altri.

  • Sindacati, proletariato diffuso e reti mesh

    La teleconferenza di martedì sera, connessi 15 compagni, è stata incentrata sul rapporto tra sindacati e lotte di classe.

    Partendo dalla battaglia della Sinistra Comunista all'interno del PSI durante il Biennio Rosso, abbiamo innanzitutto rimarcato la differenza tra sindacati e soviet. Se i primi nascono e si sviluppano per difendere le condizioni economiche dei lavoratori, i secondi possono diventare espressione di un contropotere; in un periodo post-rivoluzionario, afferma Bordiga in Per la costituzione dei consigli operai in Italia, i soviet possono diventare organismi esecutivi capillari:

    "Ciò che importa stabilire è che la rivoluzione comunista viene condotta e diretta da una rappresentanza politica della classe operaia, la quale, prima dell'abbattimento del potere borghese è un partito politico; dopo, è la rete del sistema dei Soviet politici, eletti direttamente dalle masse col proposito di designare rappresentanti che abbiano un dato programma generale politico, e non siano già esponenti degli interessi limitati di una categoria o di una azienda."

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°41, aprile 2017

copertina n°41f6Editoriale: Non possiamo ingannare la natura
f6Articoli: Assalto al pianeta rosso - Il secondo principio - Il grande collasso - Capitale e teoria dello sciupio
f6Rassegna: Ancora Trump - Fuga nel sub mondo
f6Terra di confine: Buoni di non lavoro
f6Recensione: Che cosa c'è dopo il capitalismo?
f6Doppia direzione: Neoluddismo
f6Spaccio al bestione trionfante: Dieci punti per demolire Trump

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 227, 31 gennaio 2018

f6La scintilla
f6Accendere neuroni
f6Animal spirits
f6Reddito di base
f6Giganti scomodi
f6Mi chiamo Sophia
f6Bisogno di guerra
f6Ramoscello d'ulivo

Leggi la newsletter 227
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email