E' online il numero 42, ottobre 2017

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n+1 rivista n°42

Editoriale: L'immane mistificazione

Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre

Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti

Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)

Spaccio al bestione trionfante: Coppi, Bartali e i vaccini

Recensione: Lavorare è bello

Doppia direzione: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

A proposito degli schemi di accumulazione di Marx

Riunione Torino marzo 1996

DISTURBI = manca un lungo pezzo;

...... = manca un passaggio breve.

Da queste considerazioni di Marx si può passare alla spiegazione delle manifestazioni quotidiane sui giornali. Ecco il perché in periodi e in settori a grande progresso tecnologico (tipicamente quello dei computer ma anche parecchi altri prodotti elettronici) la merce in magazzino scotta (si leggono e si vedono queste affermazioni sui giornali tutti i giorni) e si possono avere veri e propri capitomboli di aziende solo per avere i magazzini pieni. Non è solo speculazione di prezzo sull'acquisto della merce, è proprio un fatto reale alle cui spalle c'è questa legge del valore e di svalorizzazione delle merci.

E alla volgarissima gestione contabile corrente si dà arbitrariamente conto di questo (cioè del fatto che tanto si prende in forma di merce e tanto si mette fuori; a parte il giusto profitto e altre fesserie di questo genere) con le tecniche di valutazione del magazzino e si è inventato quello che si chiama VMP (valore medio ponderato) per cui si ha diritto a dire che via via che le merci entrano in magazzino e cambiano di prezzo alterano praticamente il valore complessivo dello stesso e si considera la merce ad un valore medio (oppure si applicano le tecniche del FIFO e LIFO).

Però questo, in epoca di prezzi decrescenti, giustifica parzialmente la cosa; se si acquistano cento pezzi e il giorno dopo i listini cadono del 50% si può fare il VPM quanto si vuole: si è rovinati. D'altro canto sono previste (lo si afferma per curiosità, per dire come queste considerazioni hanno dei riscontri nella vita economica di tutti i giorni a cui si danno risposte) e consentite nella contabilità corrente vere e proprie scritture di svalutazione di magazzino. Si abbia un magazzino valutato 500 milioni; a fine anno, con la sola considerazione che è obsoleto, si può abbattere il suo valore a 150 milioni. Quello che una volta succedeva nei magazzini tessili, perché era entrata umidità, s'era rovinata fisicamente della merce, adesso avviene frequentemente per il solo motivo che si è appena detto: che il costo di riproduzione di una merce di tipo elettronico cambia di settimana in settimana, di mese in mese.

Passiamo invece alla seconda forma di svalutazione o svalorizzazione di cui parla Marx che è quella del fatto che la merce potenzialmente è invenduta o meglio che non è garantito che sia venduta e che quindi in quel momento è svalorizzata finché il processo di circolazione non porta alla realizzazione concreta. "La svalutazione di cui qui si tratta è quella per cui dalla forma di denaro il capitale è trapassato in quello di una merce di un prodotto che ha un determinato prezzo che deve essere realizzato. Come denaro esso esisteva in quanto valore; ora esso esiste come prodotto e solo idealmente come prezzo ma non come valore in quanto tale. Per valorizzarsi, cioè per conservarsi e moltiplicarsi come valore, dovrebbe prima passare dalla forma di denaro a quella dei valori d'uso (materia prima, strumenti, salari) ma ciò comporterebbe la perdita della forma di valore [ecco perché la chiama svalorizzazione] per cui ora deve rientrare nuovamente in circolazione per porre di nuovo questa forma della ricchezza generale. A questo punto il capitalista non entra più nel processo di circolazione semplicemente come soggetto di scambio, bensì come produttore di fronte agli altri soggetti di scambio nelle vesti di consumatori. Costoro devono scambiare denaro per ottenere la sua merce per il loro consumo mentre egli scambia il suo prodotto per ottenere il loro denaro. Supponiamo che questo processo non si compia, e la possibilità che non si compia nel singolo caso è data dalla semplice separazione di vendita e compera, in tale caso il denaro del capitalista si è trasformato in un prodotto privo di valore che non solo non ha acquisito nessun nuovo valore ma ha perduto il suo valore originario.[Fuori campo: "E' lo stesso esempio che Marx usa per dire che la crisi è già presente nella riproduzione semplice"]. Che ciò si verifichi oppure no la svalutazione costituisce comunque un momento del processo di valorizzazione". Magari la realizzazione va a buon fine, ma è importante capire questa differenza; e cioè il fatto che per valorizzarsi il capitale abbia perso la sua forma propria anche se poi si valorizza: però per completare la sua valorizzazione ha bisogno di riconquistare la sua forma propria di cui si è spogliato ed in quel momento lì c'è il baratro della svalorizzazione. "Ciò è già implicito nel semplice fatto che il prodotto del processo nella sua forma immediata non è valore ma deve prima rientrare in circolazione per essere realizzato come tale". Si tratta qui di capire che si parte dal concetto che processo di produzione e processo di valorizzazione sono un'identità per arrivare a dire che processo di valorizzazione e processo di produzione non sono un'identità ma hanno una distinzione che può diventare una delle contraddizioni di funzionamento del capitale.

"Se dunque attraverso il processo di produzione il capitale viene riprodotto come valore e come nuovo valore, come plusvalore, esso è posto al tempo stesso come non-valore, come qualcosa che deve essere previamente valorizzato attraverso lo scambio". Dice valorizzato attraverso lo scambio non che si sia spostato e la valorizzazione è fuori dalla produzione e dalla circolazione; ma il completamento dialettico della forma capitale è solo nell'unità del processo e questa separatezza dei momenti logici è una delle caratteristiche per capirne il funzionamento. I tre processi (produzione, circolazione e realizzazione) di cui il capitale costituisce l'unità sono esterni l'uno all'altro, separati nel tempo e nello spazio. "Il trapasso dall'uno all'altro ossia la loro unità considerata in rapporto ai singoli capitalisti in quanto tale è accidentale. Essi esistono indipendentemente l'uno accanto all'altro nonostante la loro unità interna e ciascuno come presupposto dell'altro. Nel complesso questa unità deve verificarsi nella misura in cui la totalità della produzione si fonda sul capitale e questo deve quindi realizzare tutti i momenti necessari della sua autoformazione e contenere le condizioni per realizzarla. Al punto in cui siamo giunti finora, il capitale non si presenta ancora come un fattore che condiziona la circolazione stessa, lo scambio, ma soltanto come un momento di essa: cessa di essere capitale proprio nell'istante in cui vi entra [nella circolazione]. Come merce in generale il capitale ora condivide la sorte della merce che essa venga o non venga scambiata con denaro, che il suo prezzo venga o non venga realizzato diventa un fatto accidentale."

Pensiamo quanto sia palese e palpabile nell'attuale fase di crisi industriale di tutto il mondo capitalistico questa forma di svalorizzazione. I magazzini pieni di merci o i piazzali pieni di automobili dal punto di vista del capitale sono sicuramente in quanto tali materializzazione, cristalizzazione, di quella data quantità di valore, di ore di lavoro oggettivato ecc.ecc. ma nella misura in cui rimangono in quei magazzini o piazzali sono anche il segnale dell'annichilimento del capitale stesso in quanto come forma concreta di prodotto, di merce, dal punto di vista del capitale l'automobile o altro non hanno nessun valore d'uso.

Poniamo ora una nota a questo secondo aspetto della svalorizzazione del capitale per ricondurla a cose dell'economia volgare di tutti i giorni. E' già presente qui in potenza la rappresentazione di tutti i problemi di sovrapproduzione e di crisi. Si è già capito che da questa scollatura, da questa definizione importante e non solo illuminante del fatto che il primo momento della valorizzazione del capitale è la svalorizzazione dello stesso (il suo perdere la sua forma propria che non è poi necessariamente richiusa dal punto di vista del singolo capitale ma diventa un fatto accidentale, casuale che giunga a compimento il processo di valorizzazione) ne deriva l'implicita definizione del problema della sovrapproduzione, della crisi di circolazione ecc. ecc.. La percezione capitalistica di questo pericolo incombente di sovrapproduzione (o sottovendita in base alla terminologia giornalistica) può essere posta in relazione per esempio al peso specifico che nelle tesi manageriali delle aziende assume il ramo commerciale in confronto al ramo tecnico-produttivo. Poiché il pericolo di sovrapproduzione ecc. ecc. (e qui andrebbe necessariamente giustificato) è storicamente crescente (poiché è una legge storica quella della crescita della produttività in campo capitalistico) e contemporaneamente c'è, anche qui storicamente, il tendenziale esaurimento dei mercati di sbocco per la finitezza stessa del pianeta e della popolazione, abbiamo che questo rapporto ha portato, e materialmente si può vedere nelle tesi di gestione aziendale, al predominio sempre maggiore del commerciale sul tecnico-produttivo. Agl'occhi del capitale il problema è smaltire la produzione; promovuere le vendite tira la produzione: è completamente rovesciato il processo reale e materiale della produzione del valore.

[Fuori campo. "A proposito di tutto ciò ci si può riallacciare a "Economia marxista". Amadeo dice che bisogna prendere tutto il ciclo nel suo complesso. Non ci importa niente da dove si inizia; ormai l'accumulazione primitiva è fatta e quindi in qualsiasi punto prendiamo il ciclo

DISTURBI E RUMORE

Bisogna vedere dove si interrompe il ciclo. Per esempio Gramsci è quello che ha detto Merce-Denaro-Merce e basta: vede la merce all'inizio e alla fine ... ed ecco i Consigli di Fabbrica. L'importanza sta nel fatto di vedere il ciclo Merce-Denaro-Merce, oppure Denaro-Merce-Denaro e non vederli isolatamente ma insieme altrimenti si va da una deviazione all'altra..... E' importantissimo; infatti per dimostrare che la Luxemburg ha torto sulla teoria dell'imperialismo Bucharin adopera proprio la formula sviluppata della riproduzione del capitale che è Denaro-Merce i quali sono inferiori a Forza lavoro su Mezzi di produzione: attraverso il processo di produzione diventa M1 e D1. Di qui sviluppa tutta la teoria, ma molto meccanicamente, che il capitalismo a seconda di questi elementi ha uno sviluppo più o meno alto e quindi il capitalismo si sposta dove le condizionbi materiali gli consentono un saggio di profitto più alto. Tutta la polemica che fa con la Luxemburg è inficiata da questa formula perché lui ha un inizio e una fine e parte da una dimostrazione (anche le sue formule iniziali dell'accumulazione) che deriva proprio da questo. Per cui è chiaro che non è la Luxemburg che parte da un presupposto fasullo per poi elaborare la sua tesi: sono tutti gli altri che partono da un presupposto fasullo che è quello del denaro già realizzato cioè della valorizzazione già in atto. Questo viene confutato dalla Luxemburg. Questi collegamenti sono importanti perché i tasselli vanno tutti a posto. La Sinistra non ha avuto modo di fare questo studio però indubbiamente l'intuizione che i compagni hanno avuto a suo tempo, già in Prometeo ad esempio c'è la ripubblicazione dell'"Anticritica"; intuizione giusta"].

DISTURBI

In realtà è un processo articolato in tre momenti paralleli ed esterni l'uno all'altro; esterni nel tempo e nello spazio. Ciò innesta dei meccanismi di contraddizione del problema che poi, sì, vengono periodicamente ripianati con crisi ecc.ecc., ma sono esattamente il modo di funzionamento critico del capitale.

[Fuori campo. "C'è la dimostrazione come in rapporto al capitale anticipato, anche per l'immobilizzo tecnico ecc. ecc., c'è un saggio del plusvalore tot, mentre invece se vediamo che il ciclo si ripete dieci volte in un anno, il saggio non è più 10% ma 1000% o dieci volte tanto o cento volte tanto". "Questo spiega anche il perché Marx voleva farsi mandare da Engels i libri economia aziendale ecc.". "Per capire il funzionamento concreto al di là della veste ideologica". "Per quanto tempo rimane immobilizzato il capitale? Allora il processo non è così lineare ed istantaneo: Denaro-Merce-Denaro per esempio; ma ci sono dei tempi che implicano lo sciupio sociale, per rimanere in tema"].

Tutta questa premessa dobbiamo vederla come introduzione al problema degli schemi di riproduzione di Marx. Tutta questa parte e la seguente dei Grundrisse ha molta attinenza con la trattazione della Luxemburg e la incomprensione di Bucharin. La Luxemburg quasi per certo non conosceva i Grundrisse.

A proposito della svalutazione del capitale (o svalorizzazione) come momento determinato dalla separatezza, dalla esternità nello spazio e nel tempo fra produzione e circolazione dobbiamo aggiungere che ciò determina concretamente delle reazioni e degli adattamenti che il capitale nella sua organizzazione material-concreta ha adottato, determinato, prodotto per rendere meno critico questo abisso e doppia faccia. Una di queste è la dislocazione dei magazzini fuori dal mondo della produzione e non ancora al consumo: tutta l'intermediazione commerciale che sicuramente rende più elastico e meno immediato il manifestarsi di crisi. Invece di depositare le merci nei piazzali o nei magazzini della fabbrica (pronte per il consumo) si allungano i tempi della realizzazione attraverso concessionari ecc.ecc.; la creazione quindi di forme di amortizzazione, normalizzazione del flusso di riproduzione, di valorizzazione del capitale.

Siamo giunti quindi alla necessità, per chiudere il processo di valorizzazione, dello scambio nella circolazione per la realizzazione del valore che in potenza è già nel prodotto uscito dal processo di produzione.

Lo scambio è l'unione dialettica di due momenti; una vendita e un acquisto contemporanei; un venditore e un acquirente; la vendita per il possessore di merci e l'acquisto dal punto di vista del consumatore. Lo scambio si pone sempre tra eguali; quantitativamente eguali proprio in base alla legge del valore: quantitativa uniformità degli elementi dello scambio; uguale oggettivazione di lavoro sociale contro uguale quantità di lavoro sociale in due forme diverse (di merce e di denaro). Qui Marx fa notare che però contemporaneamente, affinché si abbia scambio, la merce deve porsi anche dialetticamente come valore d'uso, concreto, determinato; accanto a questa assoluta astrazione, generalizzazione che quantitativamente misurabile rende tutte essenzialmente uguali le merci in quanto coaguli, cristalizzazioni di lavoro umano, c'è la necessità che abbia, per essere scambiabile, tutte le connotazioni specifiche, tipiche, concrete, naturali, utilizzabili, utili, del valore d'uso. Lo scambio è anche fra valori d'uso. Dal lato del compratore il valore d'uso concreto è quello della merce che è oggetto dello scambio; dal lato del venditore, del produttore, la stessa merce ha, come valori d'uso per il produttore, la sua alienabilità, la sua scambiabilità.

Nella determinazione di questo scambio il capitale trova dei limiti proprio perché non c'è solo lo scambio tra valori quantitativamente uguali e essenzialmente commisurabili in quanto cristalizzazione di valore ma c'è anche lo scambio tra valori d'uso concreti i quali invece non hanno la stessa illimitatezza teorica, possibilità di crescere illimitata quantitativa che avevamo, finché si ragionava in termini di valore e accumulazione di valore, nella produzione. Qui si tratta di confrontare un consumatore che ha bisogno, o crede di aver bisogno, di una particolare merce, e la determinata finitezza di questo bisogno. Quindi il capitale trova nella circolazione, che abbiamo visto è necessaria per completare il processo di valorizzazione, due tipi di limiti, dice Marx: 1) nella capacità di consumo in quanto il valore d'uso non ha in sè la illimitatezza del valore in quanto tale; 2) nella disponibilità di denaro in quanto equivalente (Se nella produzione si crea un plusvalore, quindi un plusprodotto, un prodotto eccedente si dovrà scambiare contro un plus-equivalente. Partendo da un momento di circolazione in equilibrio in cui tutto si può scambiare perché la somma del venduto è uguale alla somma del comprato, abbiamo che se nella produzione si creano dei plus-prodotti d'altra parte dobbiamo avere dei plus-equivalenti, cioè del denaro in quanto equivalente (non in quanto mezzo tecnico di scambio) che si forma contemporaneamente in maniera armonica nella società per potersi scambiare.

PLUS-EQUIVALENTI?

DISTURBI

...nel processo di produzione stessa, dove il capitale rimaneva costantemente

... la sua valorizzazione sembrava dipendere esclusivamente dal rapporto che esso, come lavoro materializzato, aveva col lavoro vivo, ossia dal rapporto del capitale col lavoro salariato". Quando abbiamo esaminato nel I Libro del Capitale il processo di produzione del plusvalore, l'unico limite a questa valorizzazione sembrava il limite di contrazione del rapporto tra pluslavoro e lavoro necessario, lavoro morto e lavoro vivo. "Ma ora come prodotto e come merce

DISTURBI

... in realtà come abbiamo visto ritorna nel processo di produzione come suo fondamento ma del pari ne esce nuovamente. Come merce esso deve: 1) essere valore d'uso e come tale oggetto del bisogno, oggetto del consumo; 2) essere scambiato col suo equivalente, ..... Il nuovo valore può realizzarsi solo nella vendita.

...Se prima esso conteneva valore materializzato per un prezzo di 100 talleri ed ora contiene lavoro materializzato per un prezzo di 110 (il prezzo non fa che esprimere in denaro la misura del lavoro materializzato) ciò deve manifestarsi nel fatto che ora il lavoro materializzato cioè contenuto nella merce prodotta si scambia con 110 talleri[non basta sapere che si è materializzato, deve potersi scambiare con 110 talleri]. Anzittutto il prodotto è svalorizzato nella misura in cui deve essere scambiato con denaro per riassumere la sua forma di valore. All'interno del processo di produzione la valorizzazione appariva del tutto identica alla produzione di lavoro eccedente cioè alla materializzazione di tempo eccedente e quindi senza altri limiti se non quelli in parte presupposti in parte posti all'interno di questo stesso processo ma che in esso lo sono sempre come ostacoli da superare. Ora compaiono ostacoli esterni al processo stesso [ cioè non sono gli elementi della produzione che possono limitare la valorizzazione, ma elementi esterni alla produzione]. Anzittutto da un punto di vista molto superficiale la merce è valore di scambio solo se al tempo stesso è valore d'uso, ossia oggetto di consumo. Il tipo di consumo qui è ancora del tutto indifferente. Essa cessa di essere valore di scambio quando cessa di essere valore d'uso, giacché non esiste ancora di nuovo come denaro ma in un modo di esistenza determinato che coincide con la sua qualità. [Se non ha più il valore d'uso perde il valore in senso stretto]. Il suo primo limite è quindi il consumo stesso, il bisogno che si ha di essa. In base alle premesse poste finora non si può ancora assolutamente parlare di un bisogno insolvibile, ossia di un bisogno di una merce che non abbia essa stessa una merce denaro..

DISTURBI

...In secondo luogo deve però esserci un equivalente per essa. Ma poiché in origine la circolazione era presupposta come grandezza fissa di un volume determinato e d'altro canto nel processo di produzione il capitale ha creato un nuovo valore, per quest'ultimo sembra effettivamente non poterci essere alcun equivalente. Sicché quando il capitale esce dal processo di produzione per rientrare nuovamente nella circolazione sembra che esso: a) trovi come produzione il limite della grandezza esistente del consumo o della capacità di consumo. Come valore d'uso determinato la sua quantità fino ad un certo punto è indifferente. Solo ad un determinato grado, poiché soddisfa soltanto un determinato bisogno essa cessa di essere...

DISTURBI

[Fino a quel punto lì l'aumento della produzione di automobili non crea nessun ostacolo alla valorizzazione del capitale, da lì in poi l'ostacolo c'è; il mercato non è più in grado di assorbire]. Come valore d'uso determinato, unilaterale, qualitativo, ad esempio come grano, la sua stessa quantità è indifferente solo fino ad un certo grado; esso è richiesto soltanto in una determinata quantità ossia in una certa misura. Ma questa misura è data in parte dalla sua qualità di valore d'uso, dalla sua specifica utilità e utilizzabilità, in parte dal numero di soggetti di scambio che hanno bisogno di questo determinato...

.... Il numero dei consumatori moltiplicato per la grandezza del bisogno che essi hanno di questo specifico prodotto. Il valore d'uso in sè non ha l'illimitatezza del valore in quanto tale. Solo fino a un certo grado certi oggetti possono essere consumati e sono oggetto del bisogno; ad esempio si consuma solo una determinata quantità di grano e di cereali. Come valore d'uso il prodotto ha quindi un limite in se stesso appunto il limite del bisogno che se ne ha; limite che però non è misurato dal bisogno dei produttori bensì dal bisogno totale dei soggetti...

...Dove cessa il bisogno di un determinato bisogno d'uso, questo cessa di essere valore d'uso. [L'automobile che rimane nel piazzale invenduta cessa di essere valore d'uso]....

...[In questo punto Marx sottolinea] con il lavoro materializzato altrui sembra ricadere in se stesso nella misura in cui non procedeva fino allo scambio con lavoro vivo altrui ossia fino al processo di produzione; la circolazione era incapace di rinnovarsi da sè. D'altro canto ora il processo di produzione sembra essere nei guai nella misura in cui non è in grado di passare nel processo di circolazione [per quei limiti che abbiamo visto prima]. Il capitale come produzione fondata sul lavoro salariato presuppone la circolazione come condizione necessaria e momento dell'intero movimento. Questa forma determinata della produzione presuppone questa forma determinata dello scambio....

... Per rinnovarsi l'intero prodotto deve essere trasformato in denaro non come ai precedenti livelli della produzione, dove lo scambio investe soltanto la produzione superflua e i prodotti superflui, ma in nessun caso la produzione...

DISTURBI

[Nell'economia feudale la produzione e il tipo di scambio feudale interno al feudo, la decima al signore, prestazioni, ecc., venivano indipendentemente da qualunque problema di circolazione, ed era solo una limitatissima parte di plusprodotto che entrava nel circolo e nei vincoli della circolazione. Qui Marx dice che il capitalismo, per le cose che abbiamo detto, per la natura del processo complessivo del capitale che si articola necessariamente nel processo di produzione e nel processo di circolazione in maniera inscindibile, le due forme della produzione e della circolazione sono parti integranti e necessarie].

Queste sono le contraddizioni che si offrono spontaneamente ad un semplice esame obiettivo. In che modo in una produzione fondata sul capitale esse vengano poi costantemente superate, ma anche costantemente riprodotte e superate soltanto violentemente, sebbene questo superamento fino ad un certo punto questo si presenti semplicemente come ....

…questo è un altro problema. L'importante per ora è constatare l'esistenza di queste contraddizioni. Tutte le contraddizioni della circolazione ..

…Il prodotto come valore d'uso è in contraddizione con se stesso come valore, cioè fin che esso esiste in una determinata qualità, come una cosa specifica, come un prodotto di determinate qualità naturali, come sostanza del bisogno in contraddizione con la sostanza, che in quanto valore esso possiede esclusivamente nel lavoro materializzato. Questa volta però tale contraddizione [che c'è già nella circolazione semplice della merce ecc.] non è più posta come nella circolazione soltanto in modo da essere una differenza puramente formale, l'essere misurato dal valore d'uso qui è invece saldamente determinato come l'essere misurato dal bisogno complessivo che i soggetti di scambio hanno di questo prodotto ossia dalla quantità del consumo totale. Quest'ultimo qui si presenta come la misura del prodotto in quanto valore d'uso e perciò anche in quanto valore di scambio. Nella circolazione semplice si trattava solo di convertirlo dalla forma di valore d'uso particolare in quella di valore di scambio. Il suo limite appariva soltanto nel fatto che provenendo dalla prima esisteva in virtù del suo carattere naturale in una forma particolare invece che nella forma di valore nella quale esso era direttamente scambiabile con tutte le altre merci. Ora invece è posto che la misura della sua presenza è dato dal suo stesso carattere naturale. Per essere convertito nella sua forma generale il valore d'uso deve essere presente soltanto in una quantità determinata. Una quantità la cui misura non sta nel lavoro in essa materializzato ma risulta invece dalla sua natura di valore d'uso e più precisamente di valore d'uso per altri. [Si dice che l'inceppamento della circolazione, che nella circolazione semplice poteva essere determinato sì dalla ...

DISTURBI

...Qui invece considerata....

...si trova un limite quantitativo che nell'esaminare il capitale in quanto tale nella sua forma di valore non si trova. Nella forma di valore d'uso invece si trova un limite quantitativo di saturazione].

D'altro canto la contraddizione precedente per cui il denaro per se stante doveva procedere fino a scambiarsi col lavoro vivo ora appare ancora più acuta in quanto il denaro eccedente per essere come tale o il valore eccedente, deve scambiarsi con valore eccedente. Come valore esso ha quindi il suo limite nella produzione altrui tanto quanto come valore d'uso ha il suo limite nel consumo altrui. Qui la sua misura consiste nella quantità del bisogno dello specifico prodotto, là nella quantità di lavoro materializzato che esiste nella circolazione. Con ciò l'indifferenza del valore in quanto tale nei confronti del valore d'uso è messa nella stessa posizione falsa in cui d'altro canto si trova nella sostanza nella misura del valore come lavoro materializzato...

[ Da qui in poi Marx fa un bellissimo passo in cui da queste prime considerazioni va a spiegare il perché dunque in questa unità inestricabile in epoca capitalistica tra il processo di produzione e il processo di circolazione, il capitale non può fa altro che agganciare e allargare continuamente la sfera della circolazione ed ha quindi la tendenza necessaria alla creazione di un mercato mondiale che distrugge supera ogni limite di sfera. "Tendenza all'allargamento della circolazione e alla fomazione di un mercato mondiale in cui i limiti imposti dalla circolazione alla realizzazione apparentemente vengono risolti". Il capitale per superare i limiti posti deve cercare nuove sfere di consumo e inglobarle nella sfera capitalistica. Per eludere il vincolo posto dalla circolazione alla presenza di un flusso equivalente, deve...

...sempre nuove sfere produttive. E in questo continuo allargamento apparentemente vengono risolti i problemi, le pastoie poste dall'elemento circolazione nel processo complessivo di valorizzazione; ma non vengono superate; solo riproposte ad uno stadio più alto. L'unità del processo di valorizzazione capitalistico non è immediata. "Ciò che qui importa nell'esame del concetto generale del capitale è che questa unità di produzione e valorizzazione non è immediata ma è solo un processo legato a condizioni che così come si è presentato sono condizioni esterne. La creazione di plusvalore assoluto, di più lavoro materializzato da parte del capitale, ha come condizione che il cerchio della circolazione si allarghi, e più precisamente si allarghi di continuo. Il plusvalore creato in un punto richiede la creazione di plusvalore in un altro punto con il quale possa scambiarsi. Anche se in un primo momento si ha soltanto la produzione di più oro o argento, di più denaro, sicché il plusvalore non può ridiventare immediatamente capitale, esso esiste nella forma di denaro come possibilità di nuovo capitale. Una condizione della produzione fondata sul capitale è quindi la produzione di un cerchio della circolazione costantemente allargato o direttamente oppure creando in esso più.........................di produzione. [Un'anticipazione. La Luxemburg su questo punto dedica interi capitoli sulla necessità dell'allargamento della circolazione...

DISTURBI

Ne fa la base materiale, di questo processo di valorizzazione del capitale, della tendenza al militarismo, all'imperialismo].

"Se la circolazione a tutta prima appariva come grandezza data, qui appare come grandezza in movimento che si espande attraverso la produzione stessa. Di conseguenza la circolazione si presenta essa stessa già come un momento della produzione. [Non è banale dire che in epoca capitalista la circolazione si presenta come un momento della produzione]. Se da un lato il capitale ha quindi la tendenza a creare di continuo più lavoro eccedente, dall'altro la tendenza integrante a creare più punti di scambio...

... Ossia qui dal punto di vista del plusvalore o del lavoro eccedente assoluto la tendenza a generare più lavoro eccedente come integrazione di se stessa. ....In fondo la tendenza a propagare la produzione basata sul capitale....

.... La tendenza a creare un mercato mondiale è legato immediatamente ....

DISTURBI

...Qui il commercio non si presenta più come funzione che ha luogo tra le produzioni autonome per lo scambio delle eccedenze, bensì come presupposto sostanzialmente universale del momento della produzione stessa...

...D'altro canto la produzione di valore eccedente relativo ossia la produzione di valore eccedente fondata...

.....di sviluppo delle forze produttive richiede la produzione di nuovo surplus…

...In un primo luogo espansione quantitativa dei consumi esistenti; in secondo luogo creazione di nuovi bisogni mediante la diffusione di quelli esistenti in una cerchia più ampia; in terzo luogo produzione di nuovi bisogni e scoperta e creazione di nuovi valori d'uso. In altri termini essa esige che il lavoro eccedente realizzato non rimanga un'eccedenza puramente quantitativa ma che al tempo stesso la cerchia delle differenze qualitative del lavoro e quindi del lavoro eccedente sia costantemente ampliata resa più varia e differenziata in se stessa. In seguito al raddoppiamento della forza produttiva basta ad esempio impiegare un capitale di 50 solamente dove in precedenza ne occorreva uno di 100 sicché si libera un capitale di 50 e il lavoro necessario ad essa corrispondente. Per il capitale ed il lavoro liberati occorre allora creare un nuovo ramo di produzione qualitativamente diverso che soddisfa e produce nuovi bisogni. [Oltre all'estensione geografica, spaziale del mercato, dei cerchi della circolazione, c'è anche dunque ....

...dei cerchi della circolazione stessa]. Il valore della vecchia industria viene conservato con la creazione di un fondo per una nuova industria dove il rapporto del capitale con il lavoro si pone in forma nuova. Dunque esplorazione dell'intera natura per scoprire nuove proprietà utili nelle cose, scambio universale dei prodotti...

...nei paesi stranieri, nuova preparazione artificiale degli oggetti naturali mediante la quale si conferiscono loro nuovi valori d'udo. L'esplorazione della terra in tutte le direzioni per scoprire sia nuovi oggetti utili sia nuove proprietà utili.,..

... come pure nuove proprietà che essi hanno come materie prime ecc. Lo sviluppo delle scienze naturali al suo punto più alto, come pure la scoperta e la creazione e il soddisfacimento di nuovi bisogni...

....e la produzione di esso come un nuovo per quanto possibile ricco di bisogni e ricco di qualità e di relazioni...

DISTURBI

...Ciò non è soltanto divisione del lavoro, creazione di nuovi rami di produzione ossia di tempo eccedente qualitativamente nuovo, è invece la repulsione da se stesso della produzione determinata [il tentativo di rompere qualsiasi limite quantitativo alla produzione] come lavoro che ha un nuovo valore d'uso. Lo sviluppo di un sistema in costante espansione e sempre più globale di tipi di lavoro, di tipi di produzione ai quali corrisponde un sistema sempre più ampio e ricco di bisogni. Se da un lato la produzione fondata sul capitale crea l'industria universale, ossia lavoro eccedente, lavoro che crea valore, dall'altro crea un sistema di sfruttamento generale delle qualità naturali ed umane, un sistema dell'utilità generale che appare portato dalla scienza stessa come da tutte le qualità fisiche e spirituali mentre nulla di più elevato in sè, di giustificato per se stesso, appare al di fuori di questo circolo della produzione e dello scambio sociale. Soltanto il capitale crea dunque la società borghese e l'appropriazione universale tanto della natura quanto della ..............sociale stessa da parte dei membri della società. Di qui la grande influenza civilizzatrice del capitale, la sua produzione di un livello sociale rispetto al quale tutti i livelli precedenti appaiono soltanto come sviluppi locali dell'umanità e come idolatria della natura. [In questo passo, come nel Manifesto, c'è la descrizione del modo di produzione capitalistica come una tendenza potenzialmente all'universalità. Ed è da qui che spicca poi il balzo per dire che da qui stesso si vede la necessità del superamento]. Soltanto con il capitale la natura diventa puro oggetto per l'uomo puro oggetto dell'utilità. Cessa di essere riconosciuta come potenza per sè. La stessa conoscenza teoretica delle sue leggi autonome pare soltanto come un'astuzia per assoggettarla ai bisogni umani sia come oggetto del consumo che sia cvome mezzo della produzione. In conformità con questa sua tendenza il capitale tende a trascendere sia nell....

...i pregiudizi nazionali sia l'idolatria della natura sia il soddisfacimento tradizionale modestamente chiuso entro limiti determinati dei bisogni esistenti e la riproduzione di un vecchio modo di vivere. Nei confronti di tutto questo esso è distruttivo e agisce nel senso di un perenne rivoluzionamento abbattendo tutte le barriere che ostacolano lo sviluppo delle forze produttive, l'espansione dei bisogni, la molteplicità della produzione e lo sfruttamento e lo scambio delle forze della natura e dello spirito. Dal fatto che il capitale pone ciascuno di questi limiti come ostacoli e quindi idealmente lo ha superato non consegue in alcun modo che esso lo abbia superato realmente e poiché ciascuno di questi ostacoli contraddice alla sua destinazione, la sua produzione si muove tra contraddizioni costantemente superate e altrettanto costantemente poste. E non è tutto. L'universalità alla quale esso tende irresistibilmente trova nella sua stessa natura ostacoli che ad un certo livello del suo sviluppo metteranno in luce che esso stesso è ostacolo massimo che si oppone a questa tendenza e perciò spingono verso il superamento.......

[Il modo di produzione capitalistico distruttivo di ogni altra forma, insofferente di ogni altra forma ein quanto tale spinge la specie in avanti verso l'universalità, verso l'arricchimento dell'uomo e un rapporto colla natura mai conosciuti prima, ed ad un certo punto questa spinta cozza contro le contraddizioni stesse del capitalismo............

A proposito dei limiti nazionali richiede un mercato mondiale e continuamente lo deve negare perché senza il Gatt, manifestazione normativo, giuridica, di questa esigenza del mercato mondiale da parte del capitale, non riesce ad andare avanti; si inceppa, si rompe, si manifesta in barriere protezionistiche notevoli che cercano di chiudere sotto sfere di mercato in cui la circolazione è limitata. Questo passo seguente è riferito alla sovrapproduzione.

Gli economisti che come Ricardo concepiscono la produzione come immediatamente identica alla autovalorizzazione del capitale e quindi incuranti sia dei limiti del consumo sia dei limiti esistenti nella circolazione stessa finché essa deve presentare in tutti i punti degli equivalenti, guardano solo allo sviluppo delle forze produttive e all'aumento della popolazione industriale, all'offerta, senza tener conto della domanda, costoro hanno dunque compreso l'essenza positiva del capitale in modo più corretto e profondo di quanto abbiano fatto coloro i quali, come Sismondi, sottolineano i limiti del consumo e della cerchia esistente degli equivalenti sebbene quest'ultimo abbia compreso più a fondo la limitatezza della produzione fondata sul capitale e la sua unilateralità negativa. Il primo ha compreso di più la sua tendenza universale, il secondo la sua limitatezza particolare. Tutta la controversia sulla possibilità e necessità della sopraproduzione a livello del capitale verte sul problema se il processo di valorizzazione del capitale nella produzione ponga immediatamente la sua valorizzazione nella circolazione; se cioè la sua valorizzazione posta nel processo di produzione sia la sua valorizzazione reale.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°41, aprile 2017

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f6Recensione: Che cosa c'è dopo il capitalismo?
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