E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

14-16

Dic

72° incontro redazionale
L'incontro si terrà presso la sede di Torino.
Temi da definire.

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

Azione sociale e finalità deterministiche nelle antiche comunità

Dice Marx: "Lo scambio di prodotti ha inizio nei punti in cui diverse famiglie, tribù, comunità, vengono in contatto, perché, ai primi albori della civiltà, non persone private, ma famiglie, tribù ecc. si affrontano come entità indipendenti. Comunità diverse trovano nel loro ambiente naturale mezzi di produzione e mezzi di sussistenza diversi. Diversi sono quindi i loro modi di vivere e produrre, diversi i loro prodotti. È questa diversità naturale che, nel contatto fra le comunità, genera lo scambio dei rispettivi prodotti, perciò la graduale trasformazione di tali prodotti in merci". Eppure per tutta l’antichità questa diversità naturale non ha impedito che gli scambi entro le diverse comunità rimanessero assai limitati.

I celti, ad esempio, non furono sconfitti dai romani per ragioni militari, ma per ragioni economico-sociali: essi persero la loro libertà proprio a causa della loro eccessiva libertà. I vari clan e tribù erano assai slegati fra di loro, proprio per la mancanza di scambi fra di loro. Abbiamo esempi abbastanza numerosi di sovrani sovra-tribali (ri còcid), il più noto dei quali è forse Conchobar, figura del ciclo epico irlandese. Ma nell’era cristiana comparve anche la figura del Sommo Re (ard ri), del quale invece gli esempi sono pochissimi. La regalità "spontanea" aveva quindi una scala al massimo regionale. Se questa scala era maggiore la regalità doveva venire imposta con la forza, come presso gli incas, che con una struttura economico-sociale ancora più arretrata di quella dei celti crearono un impero di dodici milioni di persone tenuto assieme con il filo spinato.

In questa prospettiva va anche riconsiderato ciò che si era detto di Caral. In realtà non è che fra interno e costa non esistessero scambi, solo che questi scambi non erano tanto fra persone private, quanto piuttosto fra intere comunità. Ma anche qui così limitati da non riuscire a dissolvere le comunità coinvolte.

Dunque le forme di aggregazione spontanea, di auto-organizzazione, non superano la scala regionale. Ma noi abbiamo esempi, e li si citava l’ultima volta, di interi popoli che si spostano ordinatamente non si sa spinti da cosa (ci si sposterebbe così ordinatamente se si trattasse solo di semplice fame?). La domanda era quindi: qual è la ragione per cui questi popoli si comportano così?

Ma se nell’antichità i prodotti non sono merci se non in misura estremamente limitata allora non vi è nessuna classe che, come la borghesia moderna, "non può esistere senza rivoluzionare di continuo gli strumenti di produzione, quindi i rapporti di produzione, quindi tutto l’insieme dei rapporti sociali". Le società antiche sopravvivono uguali a sé tesse per periodi di tempo corrispondenti a intere vite del presente modo di produzione (la loro vitalità, come dice Marx, è incomparabilmente superiore a quella dell’odierna forma sociale di produzione). Il rivoluzionamento dei mezzi di produzione potrebbe dunque essere il fatto capace di liberare improvvisamente quell’energia sociale che abbiamo visto manifestarsi non caoticamente, ma secondo un piano, visto che si è nell’ambito di società che non conoscono l’anarchia del mercato.

Ma a questo punto la questione potrebbe addirittura essere rovesciata: non potrebbe essere che i mezzi di produzione vengano rivoluzionati proprio per liberare nuova energia sociale? Messa così il tutto potrebbe puzzare di sporco finalismo. Ma dicevate in una delle lettere:

"Una ricerca di cui abbiamo parlato di sfuggita in un articoletto della rivista ha stabilito che le amigdale paleolitiche non erano "attrezzi" ma strumenti di una qualche forma di linguaggio, la cui fabbricazione ha inciso sull'evoluzione del linguaggio stesso (come intuì Engels): le grandi costruzioni monumentali, incomprensibili per l'uomo borghese, non potrebbero essere lo strumento, analogo all'amigdala, per sviluppare il cervello non individuale ma sociale?

Ma allora lo studio dell'antichità ci aiuta anche a capire cosa potrà scaturire da milioni di uomini che in questo momento "giocano" con uno strumento come Internet, che finora non ha offerto grandi performances dal punto di vista del profitto e neppure da quello dell'utilità pratica in sostituzione delle biblioteche ecc. ecc. come da false profezie dei guru cibernetici".

Se si pensa inoltre che la rivoluzione neolitica -origine di quel surplus cui gli studiosi danno tanta importanza- non è in alcun modo spiegata da un punto di vista materialista volgare (perché l’uomo avrebbe dovuto cambiare quando con caccia e raccolta poteva vivere, Sahlins docet, nell’abbondanza?), l’ipotesi di spiegare le grandi rivoluzioni "culturali" (cultura come "livello sociale di conoscenza utile alla produzione e riproduzione sociale", si diceva nell’articolo sull’Argentina) attraverso schemi simili a quelli della fabbricazione delle amigdale o dell’utilizzo di Internet verrebbe ulteriormente rafforzata. Purtroppo non ho ancora avuto tempo di leggermi tranquillamente Il gesto e la parola, ma ormai risulta chiaro come il libro di Leroi-Gourhan sia il primo capitolo di una serie di cui noi non siamo che modesti continuatori. Serie che il partito storico sta producendo nell’epoca in cui il cervello sociale entra in contraddizione acuta con la struttura economico-sociale. A questo proposito guardate l’immagine qua sotto. Cosa è? Un neurone con i dendriti o una città con le autostrade?

(fotografia)

Scherzi a parte, ora si può riformulare lo schema che proponevo la volta scorsa (in grassetto rosso le aggiunte):

1. Importanza dello strappare le società antiche alla borghesizzazione cui purtroppo sono sottoposte (Questioni metodologiche; Confronto con le conoscenze di base che sono servite a Marx ed Engels (e a Roger))

2. Categoria principe della forma sociale presente: il valore. Conseguenza dell’eliminazione di questa categoria nello studio delle società antiche: la comprensione della operatività del pur limitato potenziale di rovesciamento della prassi, elevato all’ennesima potenza nella forma presente ma inutilizzabile (contenuto che non corrisponde alla forma). (da sviluppare, anche in relazione al passaggio futuro, quando finalmente l’elevatissimo potenziale di r. della p. potrà essere operativo). Spiegazione dicome avvenivano i cambiamenti nell’antichità (spostamento di popoli, costruzione di città,…): proprio grazie alla trasformazione del r. della p. potenziale in r. della p. cinetico. (La società megalitica; Forme urbane specifiche con tracce di comunismo).

3. Tentativo di comprensione del perché questi cambiamenti avvenivano: niente determinismo meccanicistico. Piuttosto sarebbe utile muoversi nel solco inaugurato da Leroi-Gourhan (ma già da Engels): i corpi (animali o sociali) compiono certe azioni che a prima vista appaiono perfettamente inutili (se non dannose), ma che alla lunga si rivelano fonte di nuove energie che si manifestano in sviluppo della conoscenza individuale e sociale (più specificamente, nel nostro caso, in sviluppo di conoscenze capaci di pianificare l’attività altrimenti enormemente frammentata di un popolo antico). (Invarianti; Passaggio dal comunismo primitivo alle prime forme economico-sociali, esclusa La società megalitica: La transizione neolitica, Le determinazioni del passaggio alla forma urbana, Forme della produzione 1 – Produzione materiale, Forme della produzione 2 – Comunicazione, Forme di sovrastruttura, Le necropoli come riflesso della società che le esprime (rientra nella precedente!), Trasformazione dell'autorità centrale in Stato, Prime avvisaglie delle classi – Lo Stato come strumento di quelle dominanti).

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 230, 18 ottobre 2018

f6Bomba a orologeria
f6Uno schema Ponzi per sé stessi
f6Umanità minore
f6C'era una volta la teoria del valore
f6Il paradosso di Fermi
f6Il non-Statuto dei gig-lavoratori
f6La strana storia del reddito di base
f6Spread

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