Il numero 44 di n+1 è in tipografia

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n+1 rivista n°44

Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx

Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura

Terra di confine: Il capitalismo non è eterno

Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno

Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Appuntamenti

14-16

Dic

72° incontro redazionale
Temi: - Taylorismo, managerialismo e impersonalità del Capitale, - Lo stato a pezzi, - Fiorite primavere delle rivoluzioni, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

Il Sole

("Sole" - voce per un futuro dizionario comunista)

Se sotto le spoglie degli squallidi santi cattolici vive ancora la forma antichissima delle divinità non inumane, come il Sole, ciò ricorda le notizie – quanto giunte a noi travisate! - della civiltà Inca, che Marx ammirava. Non erano primitivi e feroci tanto da immolare i più begli esemplari della specie giovane al Sole che chiedeva sangue umano, ma splendide di un intuito possente, quelle comunità che riconoscevano il fluire della vita nella energia, che è la stessa quando il Sole fluisce nelle arterie dell’uomo vivo e diventa unità ed amore nella specie una, che fino a quando non cade nella superstizione dell’anima personale col suo bilancio bigotto di dare e avere, soprastruttura della venalità monetaria, non teme la morte e non ignora che la morte della persona può essere inno di gioia, e contributo fecondo alla vita dell’umanità. A Janitzio la morte non fa paura.

L’uomo e il suo lavoro sono infatti il prodotto di una infinitesima parte dell’energia che il Sole diffonde nello spazio e che, incontrando la Terra, dà luogo al chimismo della vita. Nella società senza classi nessuno si "approprierà", nessuno "pagherà"; in essa risolto razionalmente il rapporto uomo- natura, la specie non avrà bisogno di scindere il lavoro dell’uomo da quello del Sole. Partito Comunista Internazionale, 1953.

L’uomo può ben progettare un’organica sua fusione con l’ambiente, dato che il suo avvenire non sarà certo un ritorno al "paradiso perduto" dell’australopiteco, che rischiava ogni giorno di essere sbranato dai leopardi mentre per parte sua mangiava bacche e larve. Il ciclo agrario è il completo ciclo della trasformazione dell’energia che giunge dal Sole e che, agendo sulla materia, produce una serie di effetti non solo sul cibo dell’uomo – unico elemento preso in considerazione nella limitata ottica antropocentrica – ma su tutta la biosfera in cui l’uomo è immerso. La faticosa coltivazione del grano fa sì che il nostro corpo sia alimentato, a caldo di vita, grazie al trasferimento in esso, dopo cicli chiusi di chimismo in bilancio pari (ai quali rifiutiamo irrazionalmente la nostra carcassa) energia che il Sole irraggia nello spazio e fa pagare tanto poco per la parte che investe la sfera terrestre quanto per quella immensa che viaggia verso i gelidi vuoti interstellari senza trovare schermi. L’uomo e il lavoro del Sole, n+1, numero 5. Mai la merce sfamerà l’uomo.

Prima di tutto tra i bisogni dell’umanità ci sarà quello di non estinguersi troppo in fretta a causa dei processi messi in moto dalle società classiste dato che la nuova società incomincerà finalmente, per la prima volta, a preoccuparsi del futuro della specie in un normale interagire con il mondo di cui fa parte, come ogni altra specie. Solo che l’uomo lo farà secondo un progetto razionale. L’uomo che oggi non ha neppure incominciato a pensare seriamente cosa significhi, in termini ingegneristici, utilizzare appieno il ciclo solare (compresa la bio-massa esistente sulla terra) prima o poi dovrà dunque sviluppare una conoscenza approfondita del ciclo biologico-solare e passare all’utilizzo razionale dell’energia che può offrire - tributo regolare pagatoci sempre dal grande astro - unica fonte disponibile ancora per qualche miliardo di anni e che, per tutto questo tempo giungerà sulla Terra in modo continuo e senza sorprese. Allora sarà invero la natura che ci darà tutto e vivremo non lavorando ma rubando a madre natura. Oggi non esiste rendita per un solo individuo che non sia rubata al lavoro dell’uomo. Neghiamo ai ladri l’alibi della scienza economica: il corpo del reato non l’ho sottratto a nessuno, è dono divino della natura, raggio partito col mio indirizzo dalla Stella di fuoco, roteante e rutilante nel Cielo.

Controllo dei consumi, sviluppo dei bisogni umani, n+1, numero 3. Mai la merce sfamerà l’uomo.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°43, aprile 2018

copertina n°43f6Editoriale: Si fa presto a dire moneta
f6Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica
f6Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop
f6Terra di confine: Elementare, Watson
f6Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo
f6Recensione: Verso un nuovo paradigma
f6Doppia direzione: Lavorare è bello

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 230, 18 ottobre 2018

f6Bomba a orologeria
f6Uno schema Ponzi per sé stessi
f6Umanità minore
f6C'era una volta la teoria del valore
f6Il paradosso di Fermi
f6Il non-Statuto dei gig-lavoratori
f6La strana storia del reddito di base
f6Spread

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