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n+1 rivista n°44

Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx

Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura

Terra di confine: Il capitalismo non è eterno

Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno

Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Appuntamenti

15-17

Mar

73° incontro redazionale
Temi: - La transizione alle classi, - In margine alla teoria rivoluzionaria della conoscenza, - Lo strano caso Olivetti, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

14-16

Dic

72° incontro redazionale
Temi: - Taylorismo, managerialismo e impersonalità del Capitale, - Lo stato a pezzi, - Fiorite primavere delle rivoluzioni, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  20 agosto 2013

Dal ventre del capitalismo

Alla teleriunione di martedì sera, presenti 10 compagni, è stato commentato l'articolo Peer to Peer Production as the Alternative to Capitalism: A New Communist Horizon (Peer to peer come alternativa al capitalismo: un nuovo orizzonte comunista) di Jakob Rigi, un lavoro a suo modo in sintonia con il "movimento reale che abolisce lo stato di cose presente". La nostra corrente aveva a disposizione meno materiale anti-formista, mentre oggi le anticipazioni teoriche e pratiche della società futura sono una realtà a portata di mano. Nell'articolo si sostiene che la produzione peer to peer, nata e cresciuta nel capitalismo, inizia ad avere caratteristiche che si scontrano con il capitalismo stesso.

Partendo dall'analisi delle rivolte globali, dall'Egitto agli Usa, viene fatto un parallelo tra le aspirazioni dei dimostranti e le nuove forme e modi di produzione che si stanno imponendo in ambito informatico. Oggi tutta la tecnologia segue a ruota l'informatica. All'interno di questo settore c'è una forza che spinge verso una direzione comunista, questa forza cui non si può sfuggire può essere pensata in termini di inevitabilità strutturale dell'evoluzione bio-tecnologica. La Free Software Foundation e Linux vengono considerati come esempi di produzione collettiva che fa volentieri a meno del denaro e punta tutto sulla gratuità. Il copyleft è fattore e prodotto dello sviluppo di programmi che bypassano i vincoli dettati dalla legge del valore:

"Stallman ha creato la Free Software Foundation, rilasciando un codice sotto una licenza che ha chiamato la General Public License (GPL). La GPL garantisce quattro libertà: esecuzione del programma per qualsiasi scopo; studio e personalizzazione del programma; ridistribuzione delle copie gratuitamente o per un prezzo ragionevole; e cambiamento e miglioramento del programma. Stallman incluse la cosiddetta clausola "copyleft" nella GPL. In base a questa clausola qualsiasi codice che comprenda un componente che è stato derivato da un codice con licenza GPL deve essere anch'esso rilasciato interamente sotto una licenza GPL. Il copyleft è una negazione dialettica del diritto d'autore, perché contemporaneamente conserva e abolisce copyright"

Nel mondo scientifico il sapere ha bisogno di un ambiente che garantisca la circolazione dello stesso, eppure il capitalismo impedisce la libera circolazione della conoscenza. Secondo l'autore, a differenza dei modi di produzione precedenti che tendevano a concentrare la conoscenza in ristrette cerchie di individui (caste sacerdotali, circoli intellettuali, ecc.), il capitalismo contribuisce alla diffusione dei saperi, ma allo stesso tempo - contraddittoriamente - pone dei limiti a tale diffusione. Nei capitoli Il P2P e la micro divisione capitalistica del lavoro e Il P2P e macro divisione capitalistica del lavoro si analizza il processo di dissoluzione dell'attuale modo di produzione e l'emergere di qualcosa di nuovo, che tende a superare questi dualismi. Per quanto riguarda la divisone "micro" è messo in evidenza come nel capitalismo le attività siano organizzate in modo gerarchico a livello di singole aziende ed esasperino la divisione sociale del lavoro, caricando i lavoratori con tremendi ritmi e tempi di produzione. Al contrario nel P2P non c'è divisione gerarchica, il lavoro è spontaneo e in molti campi questo sistema risulta, dati alla mano, più efficiente:

"Nella macro divisione capitalistica del lavoro le diverse unità di produzione non sono collegate in modo immediato tra loro, ma attraverso la mediazione del mercato. I lavoratori scambiano il loro lavoro per i salari, ed i prodotti del loro lavoro diventano merci di proprietà di capitalisti e venduti nel mercato. È solo in questo modo che i lavori dei produttori immediati di varie unità e rami di produzione sono collegati tra loro, divenendo parti del lavoro sociale totale della società. Ogni unità di produzione diventa un componente della divisione totale macro capitalistica del lavoro nella misura in cui produce merci che sono vendute."

Secondo Rigi possono coesistere all'interno del capitalismo diverse forme di produzione, rimasugli di modi di produzione precedenti e potenziali anticipati, tuttavia un modo di produzione alla fine prevale sugli altri e si impone. Il capitalismo ha avuto una prima fase emergente (1850-1950), seguita da una fase di consolidamento (1950-1980) ed estensione del Capitale sia nello spazio (il globo intero) sia nei diversi settori economici. Dal 1980 in poi sarebbe iniziata l'ultima fase, dove il processo di emersione di una forma sociale in antitesi a quella dominante spinge per rompere l'involucro.

Anche nel mondo della produzione materiale si avverte la necessità di una produzione e distribuzione gestite con il sistema P2P (vedi stampanti 3D che si autoriproducono), ma la proprietà privata dei mezzi di produzione è un ostacolo insormontabile all'emergenza del nuovo. In conclusione, si afferma che non è automatico il passaggio da un modo di produzione morente ad uno emergente: le classi dominanti difendono con la forza il monopolio sul lavoro altrui. E' quindi fondamentale che il modo di produzione P2P in un certo senso, potremmo dire, trovi un riflesso anche sul piano sovrastrutturale.

Un esempio di questo è nelle lotte in Egitto, Iran e Tunisia, dove sono stati creati, da attivisti in collaborazione tra loro, canali di comunicazione alternativi (reti Mesh) che bypassano il controllo statale. Lo stesso autore giunge a definire di estrema importanza la formazione di un ambiente diverso da quello dominante:

"Le comunità P2P sviluppano anche atteggiamenti morali progressisti ed umanisti. I membri della comunità non amano il vanto, l'auto-promozione, la disonestà e la manipolazione calcolatrice. Nel complesso, pur riconoscendo gli individui e dando valore ai loro contributi, l'interesse comune a mantenere e sviluppare comunità P2P produttive è stato forte. Non c'è dubbio che la formazione di una solida cultura collettivista e progressista che cresca organicamente intorno alla produzione P2P e agli altri movimenti sociali sarà essenziale per la formazione di una società comunista."

La società comunista è anticipata da un ambiente che supera le logiche individualiste ed egoiste, dando vita a relazioni veramente umane. Noi diciamo che i comunisti dovrebbero estendere la loro critica dall'individualismo attuale alle manifestazioni degenerate che vi corrispondono, ed estendere il concetto olistico della continuità delle parti con il tutto al partito-comunità che dovrà anticipare il futuro. Nel 1913 i giovani socialisti intransigenti pensavano che ciò fosse possibile. Nel 1921 tentarono e ci riuscirono, spingendosi poi temerariamente fino ad azzardare un approccio organico nientemeno che con l'Internazionale Comunista. Osservando i fenomeni sociali che sono sotto i nostri occhi, Rigi giunge a delle conclusioni abbastanza significative: Occupy Wall Street, gli Indignados e Anonymous, sono movimenti sociali che tendono ad anticipare forme organizzative che rispecchiano la società futura:

"Un grande movimento di protesta ha spazzato il mondo nel 2011. E se questi movimenti di protesta mettessero l'appropriazione dei principali mezzi di produzione e la loro riorganizzazione in un sistema di cooperazione P2P sulla loro agenda?"

A proposito di proteste, negli Stati Uniti è in corso l'organizzazione del quarto sciopero nazionale dei fast food per chiedere l'aumento della paga minima (#fightfor15). La cosa interessante sono gli strumenti di cui i lavoratori si stanno dotando (massiccio utilizzo di Facebook ma soprattutto di Twitter), compreso il manuale dello scioperante, un vero e proprio kit per l'organizzazione fai-da-te sui posti di lavoro e fuori. I precari utilizzano piattaforme e modalità simili a quelle usate dagli occupiers per l'organizzazione dello sciopero generale del Primo Maggio 2012. Era inevitabile che i sindacati finissero per prendere spunto dal movimento Occupy.

Insomma, dal ventre del capitalismo arrivano sempre più frequentemente, esempi maturi, non sprazzi isolati, di un insopprimibile bisogno di comunismo. Kevin Kelly è uno degli autori che seguiamo con più attenzione. Nel libro Quello che vuole la tecnologia ed in particolare nel capitolo Predestinati a diventare, si parla del "tecnium" ("Comprende entità intangibili come il software, le leggi, i concetti filosofici. E, cosa ancora più importante, comprende gli impulsi generativi delle nostre invenzioni che stimolano ulteriori produzioni di strumenti, ulteriori invenzioni tecnologiche, ulteriori connessioni autoaccrescenti."), ovvero del marxiano General Intellect. In certi passi del libro si parla di inevitabilità e convergenza evolutiva:

"In effetti in tutti i campi della tecnologia non è raro trovare invenzioni indipendenti, equivalenti e simultanee. Se questa convergenza indica che quelle scoperte erano inevitabili, i rispettivi inventori apparirebbero come "canali" attraversati da invenzioni che comunque sarebbero avvenute. Si potrebbe anche credere che le persone che le hanno compiute fossero intercambiabili, se non addirittura che sia loro capitato di giungervi quasi per caso."

Le leggi fisiche vincolano la formazione sia biologica che tecnologica degli esseri viventi sul nostro pianeta. E' inevitabile la formazione del "tecnium", poiché viene meno la differenza tra il regno del "prodotto" e quello del "nato". La stessa mente, essendo prodotto della materia, non può fare a meno di rispondere e sottostare alle leggi generali dell'evoluzione degli organismi viventi, come anche le teorie che spiegano questi concetti e la loro affermazione su scala sociale:

"Possiamo concludere che, in epoca storica come preistorica, la tecnologia, partendo da origini distinte in varie aree del globo, converge lungo lo stesso percorso. Indipendentemente dalle diverse culture che lo ospitano, o dai sistemi politici che lo regolamentano, o dalle risorse naturali che lo alimentano, il technium evolve lungo traiettorie parallele. Le direttrici su vasta scala del corso tecnologico sono predeterminate."

Partendo dal campo informatico, da quello dei maker oppure da quello accademico, una serie di ricercatori stanno arrivando a determinate conclusioni, a quello che noi chiamiamo comunismo. Loro stessi teorizzano che da diversi punti di partenza, spaziali e temporali, c'è una convergenza evolutiva verso uno spazio-tempo ben preciso. E' indubbio che sta succedendo qualcosa a livello sociale: l'emergenza epistemologica è troppo evidente, troppo potente, per non essere indagata a fondo anche dai comunisti. Chi vuole essere sulla linea del partito storico della rivoluzione, deve andare avanti, antivedere quale sarà il passo successivo. Come diceva Engels, a noi non interessa criticare i borghesi ma i comunisti... quando non sono al passo con il "movimento reale".

In conclusione abbiamo parlato di quanto sta accadendo in Egitto. In un recente articolo su Repubblica (L'incendio globale), Lucio Caracciolo sostiene che la repressione dei Fratelli Mussulmani da parte dell'esercito egiziano avrà ripercussioni su tutta l'area e oltre. Questa non è una crisi egiziana ma globale. Qualche mese fa la popolazione egiziana è quasi insorta con l'obiettivo di abbattere Mubarak, ci sono state le invocate elezioni democratiche che hanno visto vincere i più organizzati e strutturati, ovvero gli islamici.

La popolazione però non ha apprezzato il puritanesimo religioso e l'incapacità politica dei "mussulmani" e i militari con un colpo di stato hanno ristabilito una parvenza di ordine. Adesso sono di nuovo al governo i militari e si paventa una possibile riabilitazione di Mubarak. E' caduta la carta degli islamici, è caduta la carta di El Baradei che si è dileguato, ma resta la situazione economica disastrosa in cui versano milioni di persone. In seguito all'incancrenirsi della situazione potrebbe mettersi in moto una sorta di convergenza di tutti i raggruppamenti "rivoluzionari", dal 6 aprile, ai Tamarod, ai sindacati indipendenti, verso una piattaforma unitaria di lotta. La situazione è talmente paradossale che non può durare, non possono esserci sparatorie e manifestazioni tutti i giorni. E' chiaro che forze internazionali agiscono pesantemente, americani in primis: in tutta l'area c'è una tendenza dell'Islam di andare oltre il livello elettorale e l'introduzione della Sharia non è vista di buon occhio dagli occidentali.

È da negare che in Egitto accada quanto avvenuto in Siria, dove continua senza sosta la mattanza, o in Algeria agli inizi degli anni Novanta: questo paese è troppo importante e delicato per essere lasciato a se stesso. C'è poi il grosso problema della dipendenza dell'Egitto dagli Usa e questo è un deterrente terribile: l'esercito sta in piedi perché gli americani lo foraggiano a suon di dollari.

La crescita dei sistemi peer to peer e quella del marasma sociale sono fenomeni concatenati, il mondo è in sobbollimento sia economicamente che politicamente. Lo scontro tra modi di produzione si fa sempre più netto: le rivoluzioni liberano energie potenziali oggi compresse, anche quelle di masse legate all'attuale modo di produzione ma che non riescono più a vivere alla vecchia maniera.

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