E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

Invitiamo tutti ad abbonarsi comunque alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

15-17

Giu

70° incontro redazionale, Torino
Temi: Il 200° anniversario di un Marx inesistente, Governo 2.0, Il rovesciamento della prassi. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  3 dicembre 2013

Tendenze alla sincronia

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 22 compagni, è iniziata da alcune considerazioni in merito allo sviluppo delle lotte nel comparto della logistica. Il settore è strategico per il capitalismo ultra-maturo, perché permette il continuo flusso di merci da industria a industria, da industria a consumatore; esso è parte indispensabile di una catena di montaggio che si è estesa a tutto il globo e che sviluppa le sue fasi nelle singole fabbriche, le quali a loro volta sono collegate da autostrade, ferrovie, rotte aeree e marittime, ecc.: la catena, appunto, della logistica.

In Italia il settore è in fermento da mesi. La TNT, una delle maggiori aziende nel campo, ha recentemente annunciato un piano di riorganizzazione che prevede il licenziamento di circa 800 lavoratori. In risposta è stata aperta una vertenza per la difesa degli istituti contrattuali, che coinvolge tutti i magazzini. Lo scorso 28 novembre i lavoratori esternalizzati hanno scioperato per due ore nelle sedi di Ancona, Bologna, Brescia, Milano, Roma, Padova, Piacenza, Torino e Verona. I facchini stanno costruendo una rete di sostegno in modo che alle rappresaglie padronali si risponda unitariamente.

Negli Stati Uniti le mobilitazioni operaie stanno crescendo. Oltre all'ondata di scioperi che sta coinvolgendo i fast food americani, ne è conferma la riuscita del Walmart Black Friday Strike. I militanti di base di OUR-Walmart sostengono che se il lavoro di organizzazione collettiva è stato possibile dentro un luogo di lavoro difficile e ostile come Walmart, allora è possibile dare vita a processi in grado di organizzare con successo settori poco qualificati e sindacalizzati come quelli dei servizi e della logistica, che negli ultimi tre decenni sono cresciuti velocemente negli Stati Uniti. Il comune denominatore di queste lotte è l'aumento del salario minimo.

Quanto accade in Italia, negli Stati Uniti e ormai in molte aree del Pianeta, mostra la fine del ciclo storico del sindacalismo corporativo e, di conseguenza, del ruolo svolto dai suoi burocrati, che misuravano la propria forza in base al numero di tessere raccolte. Legati al vecchio paradigma gramsciano della conquista graduale della società, non riescono a presagire il terremoto sociale in arrivo.

I lavoratori della logistica sono tra i peggio pagati e i meno sindacalizzati. La catena globale che li coinvolge, dai porti di Oakland a Hong Kong, da Walmart a Amazon, da DHL a GLS, potrebbe fermarsi.

La teleconferenza è proseguita con il commento alle dichiarazioni allarmate del presidente dell'INPS in cui afferma che il disavanzo patrimoniale dell'istituto è "una cosa che, vista dall'esterno, nel mondo della previdenza, può dare segnali di non totale tranquillità". Per la prima volta nella sua storia l'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale è in deficit, a causa, sembrerebbe, dell'aumento della disoccupazione ovvero della diminuzione del numero di lavoratori che versano contributi. A questo si aggiungono anche gli oneri di assistenza verso le casse di diversi enti, tra cui quello degli agricoltori e dei piccoli commercianti. Finora l'INPS risultava in attivo perché era possibile mantenere un certo equilibrio tra i contributi dei lavoratori dipendenti e i fondi destinati ai gruppi parassitari. Adesso, mentre cresce il numero dei lavoratori in mobilità, non accenna a diminuire quello dei beneficiari delle mezze classi che, fin quando avranno il potere di non cedere, scaricheranno il peso della crisi sul proletariato.

La situazione di stallo in cui si trova il capitalismo preoccupa gli economisti. Paul Krugman, in un recente articolo, si chiede: siamo sicuri che questa crisi sia un'eccezione, oppure questo stato di cose diventerà la normalità? L'economista sostiene che le attuali condizioni economiche rimarranno stabili e che si sta andando verso una crisi permanente accompagnata da una stagnazione secolare. Alcuni, in accordo con quanto dice Krugman, affermano che effettivamente ci troviamo di fronte a una crisi a forma di "L": c'è stata una caduta a precipizio nel 2008 e ora siamo in piena depressione e prossimi alla deflazione, la diminuzione del livello generale dei prezzi. Se fosse vero sarebbe una tragedia per il Capitale: esso è valore in processo, deve aumentarsi continuamente, ha l'obbligo di passare da D a D', non può sopportare una situazione di stasi prolungata. Che fare allora? Il keynesismo è morto, e non ha più senso una pianificazione nazionale, mentre il liberismo è andato in bancarotta con la crisi dei "subprime".

Quando i media mainstream cominciano a parlare con insistenza degli effetti sociali della mancata crescita, è arrivato il momento di andare oltre all'assuefazione giornalistica e di affermare il primato della scienza su tutto il resto. E' stato citato L'atomo sociale di Mark Buchanan, un brillante saggio sul comportamento umano e le leggi della fisica: "Stando a una vecchia impostazione mentale il mondo sociale è complesso perchè la gente è complessa. Per questo, ritengono molti, non siamo mai riusciti a comprendere il mondo umano tramite teorie affidabili come quelle della fisica o della chimica. Gli atomi sono semplici, le persone no; fine della storia. Spero di riuscire a spiegare perchè questo modo di pensare sia sbagliato."

A proposito di atomi sociali, in Thailandia masse inferocite di manifestanti hanno preso d'assalto gli uffici governativi e occupato la sede della televisione pubblica. Il motivo della protesta, iniziata ormai un mese fa, è la caduta del "regime Thaksin". Molti hanno notato che questa contestazione, per quanto abbia raccolto un gran numero di persone, non ha espresso chiaramente i suoi obiettivi proponendo una soluzione, ma ha voluto solo mobilitare coloro che odiano il governo.

Ritroviamo la stessa dinamica in Ucraina, dove la scintilla che ha fatto scattare le manifestazioni e gli scontri è stato il congelamento della firma per l'accordo economico con l'Unione Europea. Anche qui la polizia ha lanciato gas lacrimogeni, e contro i dimostranti sono state mobilitate le teste di cuoio. Vari siti internet della presidenza, del governo e del ministero degli interni sono stati più volte attaccati e messi fuori uso. Il ministro dell'Interno, Vitaly Zakharchenko, ha avvertito che se ci saranno disordini di massa le forze di sicurezza reagiranno con forza perchè "Non siamo la Tunisia o la Libia".

Al di là delle motivazioni locali, la costante di queste manifestazioni è la collera contro il governo di turno, indicato come colpevole della miseria diffusa. Dalla Primavera araba alle ultime proteste in Messico, Thailandia e Ucraina, il riformismo ha il fiato sempre più corto.

Dalla società arrivano continue capitolazioni di fronte al "marxismo", evidenziando un trend verso la sincronia (Steven Strogatz, Sincronia. I ritmi della natura, i nostri ritmi). Se in più punti del Pianeta si assediano ministeri e parlamenti, prima o poi tali pratiche si sincronizzeranno e dal caos emergerà nuova informazione. La crisi in corso sta producendo effetti diversi, dove qui cade un muro lì si apre una crepa, ma il processo è unitario e tale è la soluzione. Facciamo di tutta l'erba un fascio? Pensiamo di no, potrà esservi differenza tra quello che succede in Bulgaria e quello che succede negli Usa, ma ovunque si muovono masse in lotta contro l'esistente (una vasta schiera di movimenti ha promesso che il 9 dicembre fermerà l'Italia). Un'ondata simile ricorda la Primavera dei Popoli del 1848, con la differenza che oggi ci sono degli strumenti di coordinamento enormemente più potenti. La nostra specie è giunta ad un livello evolutivo non più compatibile con l'attuale modo di produzione e, come scrive Daniel Hillis, "le società si stanno costituendo in unità più grandi, superando il loro isolamento attraverso connessioni di tipo tecnologico. Ci troviamo nella stessa condizione degli organismi unicellulari quando si stavano convertendo in organismi multicellulari. In realtà noi siamo parte di un processo che ci sta traghettando oltre noi stessi. La cosa può apparire eccitante o deprimente, ma sta di fatto che ci stiamo avvicinando alla singolarità".

E a tal riguardo non poteva mancare la lettura di un brano dall'ultimo numero della rivista, appena finito di scrivere: "Occupy Wall Street è un po' il paradigma della situazione (cfr. Occupy the World together). Il suo programma è certamente anti-ideologico e anti-capitalista, ma non è supportato da una teoria e una tattica adeguate a un fine, per cui l'anti-capitalismo senza un pro-qualcosa d'altro rimane come sospeso per aria, per non parlare delle forti contaminazioni da parte del sinistrismo americano. Tuttavia non ci interessa tanto la critica al movimento americano quanto la comprensione dei saggi di società futura riscontrabili entro la società presente e le relazioni fra di essi. È praticamente certo che i movimenti sociali attuali fanno parte dell'unico grande fenomeno oggettivamente anticapitalista del crescere irreversibile di rapporti produttivi, sociali e politici già tipici di una società diversa. Se ciò sarà dimostrato – e crediamo che lo sarà – quel "qualcosa" che manca nella visione futura dell'attuale anti-capitalismo, oggettivo e soggettivo, non mancherà di manifestarsi, così come non mancherà qualche sua mistificazione opportunistica nell'eterna lotta fra rivoluzione e controrivoluzione. Il capitalismo stesso sta dunque producendo un anticapitalismo radicato a diversi livelli, ma per liberare potenzialità così evidenti come quelle che stiamo esaminando la soluzione non potrà essere che quella del controllo sociale dei mezzi di produzione attraverso la conquista del potere politico."

Nel mondo stanno crescendo dei movimenti che individuano nei parlamenti, nei governi e nella finanza mondiale l'1% che vampirizza l'umanità. In Italia il Movimento 5 Stelle cavalca queste spinte e cerca di riportarle nell'alveo istituzionale, ma chi pensa di strumentalizzare la rivoluzione finisce per diventare strumento della stessa. La marea sociale sta salendo e andrà oltre l'accerchiamento dei palazzi del potere per investire l'intera società.

Articoli correlati (da tag)

  • Sul rifiuto delle categorie capitalistiche basiamo il nostro lavoro

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dalla segnalazione di alcune notizie di stampa sul ruolo non proprio umanitario svolto dalle Organizzazioni Non Governative.

    Nell'epoca dell'imperialismo qualsiasi attività è sussunta al capitale e trasformata in valore. Questo vale anche per le ONG che sono presenti negli scenari di guerra e in tutte quelle situazioni al limite, dove gli Stati non ci sono o non riescono ad affermarsi.

    La sigla ONG è stata stabilita a livello internazionale per definire tutte quelle organizzazioni private e "no profit" il cui statuto le identifica come enti di sussistenza e beneficenza. Tali enti dovrebbero intervenire quando le popolazioni soffrono la fame o la guerra, ma nella maggior parte dei casi raccolgono fondi per la sopravvivenza delle loro stesse strutture. Nelle situazioni in cui gli stati sono collassati, come in Siria, Yemen e Iraq, i finanziamenti internazionali passano direttamente dal Fondo Monetario alle ONG, bypassando le autorità statali. Con il diffondersi dell'attuale guerra civile globale, questo tipo di organizzazioni, che gestiscono anche gli immensi campi profughi sparsi per il pianeta, non potrà che aumentare.

  • Rigurgiti sovranisti

    Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, abbiamo ripreso il discorso sulle recenti evoluzioni della situazione politica italiana. Giuseppe Conte, Primo Ministro della nuova compagine parlamentare, ha dichiarato che in materia di politica estera il governo sarà vicino agli Stati Uniti ma allo stesso tempo si farà portatore di un'apertura verso la Russia. Le velleità sovraniste italiane faranno discutere e le reazioni non mancheranno, dall'Europa e da oltreoceano.

    Il tema del sovranismo è trasversale: non è appannaggio esclusivo della destra (Lega, FdI e Casa Pound) ma riguarda anche ambienti che si definiscono di sinistra (ad esempio la piattaforma Eurostop o la Rete dei Comunisti). Quest'ultimi, critici, rimproverano al governo Conte di aver messo da parte la "sovranità popolare", mancando di coerenza con quanto annunciato in campagna elettorale; i proclami anti-UE di Lega e M5S sarebbero finiti in soffitta e anche l'idea di indire un referendum sull'adesione ai Trattati europei sarebbe stata accantonata. Tra le fila di chi invece sostiene il nuovo esecutivo spicca Steve Bannon, l'ex capo stratega del presidente Donald Trump che vede nel governo giallo-verde il superamento positivo della dicotomia destra-sinistra, ritenendolo in grado di dare un duro colpo all'establishment europeo. Anche il filosofo Diego Fusaro, molto presente sul blog di Beppe Grillo, è un sovranista anti-liberista, nemico dell'élite finanziaria che piega gli stati nazionali agli interessi del mercato imponendo dosi massicce di austerity alle popolazioni.

  • La borghesia è una classe senza bussola

    La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 12 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sul tema del reddito di base.

    In seguito all'annuncio del governo finlandese di voler riformare il welfare state, vari quotidiani italiani hanno pubblicato alcuni articoli sulla sperimentazione in corso nel paese del reddito di base (incondizionato), annunciandone il fallimento. In verità, il test iniziato nel gennaio del 2017 su un campione di 2mila persone terminerà, come previsto, alla fine di quest'anno e solo nel 2019 si inizieranno ad elaborare i dati raccolti. I 2000 disoccupati continueranno quindi a percepire, per tutto il 2018, 560 euro al mese esentasse, senza l'obbligo di accettare un lavoro vincolante all'ottenimento del sussidio, o di rinunciarvi nel caso in cui trovassero una nuova occupazione. La vera notizia, semmai, è che il governo finlandese ha dichiarato di voler ridurre le misure di benefit per il restante dei senza riserve, che in cambio del sussidio di disoccupazione dovranno lavorare almeno 18 ore in tre mesi.

    Nell'articolo de il manifesto "Finlandia, il test sul 'reddito di base' continua" Roberto Ciccarelli scrive:

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 228, 29 aprile 2018

f6Socialismo, dove?
f6Le mezze classi inglesi e l'austerity
f6Il gorilla
f6Metamorfosi
f6Viva Bio
f6Integrando
f6Guardie e ladri
f6Terre amare

Leggi la newsletter 228
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email