E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

Invitiamo tutti ad abbonarsi comunque alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  7 gennaio 2014

La singolarità (sociale) è vicina

Le notizie provenienti dal sud-est asiatico hanno aperto la teleconferenza di martedì sera, a cui si sono connessi 18 compagni. Dopo le recenti proteste in Bangladesh, ora è la Cambogia a farsi sentire. I lavoratori dell'industria tessile, il maggior settore produttivo del paese che occupa circa 500.000 operai, hanno richiesto un aumento del salario a 160 dollari rispetto agli attuali 80. A nulla è valsa la proposta del governo di una paga mensile di 100. Le proteste e gli scontri continuano da giorni e sono già quattro i morti tra le fila operaie a seguito delle sparatorie da parte della polizia.

Le lotte in corso in Asia hanno molti punti in comune con quelle che ultimamente si sono sviluppate negli Stati Uniti. Ad esempio con quella dei Fast Food dove, come per i tessili cambogiani, si richiede il raddoppio del salario e il compromesso proposto dalle controparti è stato rifiutato.

Quanto accade in Cambogia non è una specificità del paese, potrebbe anzi avvenire ovunque nel mondo: la risposta repressiva e violenta degli Stati di fronte a rivendicazioni classiste è una realtà con cui anche i lavoratori occidentali dovranno fare i conti.

In Italia continua il movimento dei Forconi, adesso alleggerito dalla componente di estrema destra. I leader del coordinamento nazionale hanno rilanciato una serie di iniziative dando un ultimatum al governo: "Stiamo pensando di occupare i Comuni e di fare dei presidi davanti alle prefetture. I sindaci devono decidere da che parte stare, se fare gli esattori in cui sono stati trasformati dal governo o stare con i cittadini". A Torino prefetto e sindaco si sono incontrati per non farsi trovare impreparati all'iniziativa prevista per il 10 gennaio, ma sembra che la spinta propulsiva del movimento, già affetto da "cretinismo parlamentare" (vedi la proposta di formazione dell'ennesimo partito "popolare"), si stia esaurendo. Rimane comunque l'incitamento a occupare i comuni e a presidiare le prefetture, parole d'ordine che riecheggiano quelle lanciate dalla Sinistra Comunista "italiana" nel 1920, quando invitò gli operai ad uscire dalle fabbriche occupate per prendere le questure. Scenari evocativi inquietanti per la borghesia.

Dalla Turchia giungono notizie di sommovimento sociale, soprattutto in seguito allo scandalo che ha colpito il governo di Erdogan lo scorso 17 dicembre. Mentre il premier turco tuonava contro polizia e magistratura per aver condotto "una sporca operazione" per danneggiare il governo e colpire il suo partito, in un braccio di ferro che da tempo contrappone la componente laica del paese e quella filo-islamica, il 26 dicembre scendevano in piazza ad Ankara ed Istanbul migliaia di persone. La piazza richiedeva le dimissioni di Erdogan, le forze dell'ordine hanno risposto con lacrimogeni e cannoni ad acqua. Il pretesto della corruzione del governo Erdogan sembra dar piuttosto sfogo ad un crescente disagio sociale diffuso. Non solo nella società turca, ma, ad esempio, anche nella solida e ricca Germania.

Nella giornata del 6 gennaio l'hashtag #OccupyHamburg è diventato un trend topic su Twitter. Quanto accadeva in quei giorni nella città tedesca è diventato uno dei temi più seguiti nelle pagine turche del popolare social network.

Il Rote Flora è un centro sociale di Amburgo dove molti degli immigrati extracomunitari che vi trovano rifugio provengono dal più conosciuto Cie italiano, e fa parte del movimento contro la segregazione degli immigrati cresciuto in Germania soprattutto dopo l'ultima strage del mare di Lampedusa. La minaccia di sgombero del centro ha dato il via a manifestazioni con scontri molto duri, motivo per cui le forze dell'ordine hanno disposto il coprifuoco in una delle zone centrali della città, perché identificata di pericolo. La situazione ha probabilmente ricordato ai turchi, e non solo quelli residenti in Turchia, quanto avvenuto ai tempi dello sgombero di Gezi Park.

Il malcontento sociale comincia a farsi sentire anche in Germania, cuore politico-economico dell'Europa: le motivazioni le possiamo trovare nelle condizioni in cui vivono 8 milioni di proletari tedeschi pagati meno di 500 euro al mese e nell'altro 1,5 prossimo alla fame. Interessante sull'argomento l'articolo Germania, raddoppia il numero di chi mangia grazie alle mense per i poveri.

La miseria crescente attanaglia tutto il mondo, anche le grandi città occidentali. Federico Rampini in un recente articolo racconta che all'Inauguration Day del neo-eletto sindaco Bill De Blasio, l'artista afro-americano Harry Belafonte ha paragonato New York ad una "piantagione", dove prosperano piccole minoranze di ultraricchi (1%) accanto a centinaia di migliaia di disperati. E un reportage del New York Times afferma che sono 22.000 i bambini senza tetto nella Grande Mela. Il capitalismo genera una situazione sempre più omogenea a livello mondiale, i quartieri poveri di Istanbul, New York, Phnom Penh e Dacca si somigliano sempre più.

Allo stesso tempo capita che a Londra la Goldman Sachs aumenti del 77% lo stipendio dei manager (Sole24Ore). Passata la sbornia di moralismo post-bolla, si è tornati alla situazione vigente prima del crack del 2008, con stock options, bonus e paghe da capogiro per i funzionari del Capitale. E le borse chiudono il 2013 in positivo, soprattutto Wall Street che con un anno pieno di record, il migliore dal 1997, vede i principali indici attestarsi ancora una volta ai massimi livelli. Da quarant'anni a questa parte il Capitale non riesce a valorizzarsi con i classici canoni (è sempre più difficile il passaggio da D a D' a causa della saturazione di merci e capitali) e sopravvive drogato di espedienti. Economisti, governanti e giornalisti non hanno ancora metabolizzato che c'è stato un immane crack del capitale fittizio e che da sette anni l'economia mondiale è in coma, encefalogramma piatto, per cui il capitale fittizio se ne sta congelato grazie ad altro capitale fittizio creato apposta per tenerlo buono dov'è. E non s'è mai visto nella storia creare tanta moneta senza provocare inflazione.

La teleconferenza è proseguita con alcune considerazioni riguardo le potenzialità produttive per ora tenute incatenate dal Capitale. E' stato segnalato uno studio della società Incapsula, secondo cui il 60% del traffico in Internet è generato da robot. Questo argomento ci ha dato l'occasione per riprendere l'articolo Marcati sintomi di società futura (n+1, n. 34): con lo sviluppo dell'informatica e di Internet molte funzioni una volta svolte da uomini sono state automatizzate e vengono ora svolte da macchine.

Il mondo tecnico-scientifico deve fare i conti con programmi che producono altri programmi, macchine che trasmettono informazione ad altre macchine. D'altro canto sono sempre più evidenti i limiti raggiunti dai microprocessori. Nella durata di un ciclo di clock di un nanosecondo un segnale percorre meno di 30 centimetri a una velocità prossima a quella della luce, per cui le dimensioni dei computer dovrebbero diminuire drasticamente per non perdere i vantaggi della crescente velocità di calcolo. Ma così diventa sempre più difficile dissipare il calore, per cui si è passati alla computazione tramite CPU in parallelo e si spera che gli esperimenti sulla computazione quantistica (sfruttamento delle proprietà legate al cosiddetto entanglement) portino da qualche parte. Sono in fase di avanzata sperimentazione computer quantistici, commercializzati ancor prima che si sappia bene come funzionino.

L'umanità è impegnata in una corsa fra l'accrescimento dell'entropia che essa stessa genera e l'accrescimento dell'informazione che è in grado di aggregare. Il capitalismo procede verso il massimo di entropia, ma nello stesso tempo acquista potenzialità di rovesciamento della prassi mai raggiunte prima. Questi due elementi si scontreranno molto presto. Non a caso sempre più spesso si utilizza il termine sincronia, che si parli di rivolte sociali, eventi naturali, guerre o altro. Nella misura in cui tutto il mondo diventa connesso, e non solo dal punto di vista della Rete, qualcosa effettivamente deve accadere. Il saggio La singolarità è vicina di Raymond Kurzweil affronta con dovizia d'argomenti questo tema. Anche Daniel Hillis sostiene che siamo nel bel mezzo di una transizione di fase:

"Stiamo incominciando a usare calcolatori che sono in grado di generare programmi molto complessi con metodi diversi [rispetto alla programmazione tradizionale]. Poiché non capiamo bene come fanno a girare, possiamo affermare che questo tipo di intelligenza ci sta sopravanzando. Mano a mano che costruiamo computer sempre più veloci, il processo sta diventando auto-catalitico [si organizza da sé]. Ci troviamo nella stessa condizione degli organismi unicellulari quando si stavano convertendo in multicellulari. Proprio così, siamo come amebe che non capiscono in che cosa diavolo si stanno trasformando. In realtà siamo parte di un sistema che ci sta traghettando oltre noi stessi" (in La Terza cultura).

Dal punto di vista dello scontro di classe, la faccenda si fa ancora più interessante perché di fatto c'è una forza di rovesciamento della prassi immensa e per adesso non utilizzata. Negli aspetti sociali qualcosa sta già succedendo, altrimenti non potremmo spiegare la tendenza verso la sincronizzazione di eventi a prima vista diversi tra loro, il fatto che dal 2011 ad oggi non si fermano le rivolte nel mondo. Epifenomeni come la violenza omicida in famiglia e soprattutto la violenza del linguaggio amplificata dai social network sono indici di ulteriore marasma, pulsioni incontrollabili di rifiuto dell'esistente. A tal proposito, abbiamo citato il giornalista-linguista Stefano Bartezzaghi, che ad esempio negli attacchi degli animalisti contro la ragazza malata vede un rifiuto totale e irrazionale della medicina attuale (Quell'onda di odio che viaggia sul web).

Marasma sociale e guerra: i paesi imperialistici più potenti abdicano persino rispetto ai loro compiti, altro che impiantare democrazia! Le due guerre in Iraq hanno consegnato il paese in mano ad al Qaida. Le cartine geografiche parlano chiaro, da Baghdad a Damasco a Beirut, gruppi armati islamici prendono piede riempiendo il vuoto lasciato da altri. È fin troppo evidente che la guerra in corso è una guerra internazionale perché 1) le forze locali e gli Stati belligeranti non possono limitarsi a una semplice proxi-civil-war perché sono coinvolti a livello globale; 2) i combattenti sul campo stanno manovrando e guerreggiando al di là delle frontiere, ad esempio in Libano, nel Sinai, in Iraq; 3) ciò che sta succedendo in Medio Oriente ha legami diretti con l'espansione africana dei jihadisti di varie scuole; 4) la logica elementare che unisce o contrappone amici e nemici (gli amici dei miei nemici sono miei nemici, ecc.) salta quando le concatenazioni di amici e nemici incominciano ad essere espressione di sistemi complessi (la jihadista Arabia Saudita è amica di al Qaida e degli Stati Uniti ma questi sono nemici sia dei jihadisti che del governo laico di Siria - e del fu Iraq, ecc.).

Che cosa vuol dire, nell'accezione odierna, "guerra internazionale"? L'Africa è forse il luogo dove si capisce meglio l'interconnessione dei barili di polvere che stanno per essere cablati con micce accese. Un territorio vasto come 30 volte l'Italia (il Sahel e le sue propaggini) è completamente fuori controllo, dalla Mauritania alla Somalia, e rischia di essere solo l'anticamera di un marasma più generalizzato ancora. Non c'è più Stato, economia, organizzazione, agricoltura, cibo. Non sta meglio la fascia euroasiatica, dove altri milioni di Kmq di territorio, dal Caucaso all'Afghanistan, sono in mano a trafficanti warlord che si prestano come funzionari del Capitale sempre più libero da ogni vincolo. La versione moderna della Via della Seta, la Silk Road, appunto. E tutto questo mentre i grandi agglomerati imperialistici hanno il fiato corto, seguiti a ruota dagli ex emergenti del BRICS, del MINT (questo è nuovo: Messico, Indonesia, Nigeria e Turchia) e di sigle affini.

C'è una crisi sistemica, si dice. Siamo d'accordo, lo diciamo da decenni. Ma questa parola ha un significato più profondo di quello che si è disposti a concedere. Siccome non sembra che su questo ci sia molto accordo, proviamo ad esprimere un significato con un linguaggio non politichese. Sistema è ogni insieme costituito da sottoinsiemi, tutti in relazione funzionale l'uno con l'altro e ognuno in relazione con il tutto. Aristotelicamente, il tutto è un qualcosa di più della semplice somma delle parti. Ciò che stiamo vivendo è una crisi sistemica nel senso che il tutto incomincia a rappresentare meno della somma delle parti.

In termini fisici stiamo assistendo alla vittoria dell'entropia, cioè della degenerazione dei rapporti sociali che, tramite gli Stati, rappresentavano la capacità umana di rovesciare la prassi, vale a dire, secondo il nostro schema del 1951, a invertire la tendenza al disordine. Non si tratta di disordine nel senso comune (quello a cui si contrappongono le "forze dell'ordine", cioè gli sbirri) ma di una delle due tendenze complementari che esistono in natura. Dalla massa di materia caotica esistente nell'universo è emerso ordine e da questo ordine quello particolare delle biomasse che, statisticamente parlando, si trovano di certo qua e là in varie galassie. Dunque, in una concezione anti-dualistica, ordine e disordine sono dialetticamente due facce della stessa medaglia. Stiamo assistendo, alla scala infima della biosfera del terzo pianetino di un Sole sperduto fra miliardi di miliardi, ad una compenetrazione fra ordine e disordine, come se un ordine emergente gettasse nel disordine quello esistente.

Articoli correlati (da tag)

  • Ben scavato, vecchia talpa!

    La teleconferenza di martedì scorso, a cui si sono connessi 10 compagni, è cominciata prendendo spunto dalla notizia degli scioperi al magazzino Amazon di San Ferdinando a Madrid. Alcune settimane fa i lavoratori spagnoli del gigante dell'e-commerce avevano diramato un appello a tutti i lavoratori di Amazon in Europa per uno sciopero generale europeo; la proposta è stata accolta dai lavoratori tedeschi e polacchi, che in questi giorni, durante il Prime Day 2018 (16-17 luglio) - 36 ore di sconti esclusivi per i clienti Prime dell'azienda -, sono scesi in lotta organizzando blocchi o manifestazioni. Le due giornate di offerte lampo di Amazon si basano sul fatto che decine di migliaia di clienti restino appiccicati ai computer e agli smartphone tenendosi pronti all'acquisto più conveniente. E' proprio vero: stiamo diventando tutti terminali di una grande Rete: chiamiamola "rete neuronale globale" (J. Rifkin) oppure "general intellect" (K. Marx), l'importante è aver chiaro che il cervello sociale non è più una metafora ma è una realtà.

    Scioperi sono in corso anche in Iraq, da più di una settimana, e in Cina, dove ad incrociare le braccia sono stati i camionisti. Scrive il Fatto Quotidiano in un articolo del 29/6: "Tutto è cominciato con un appello anonimo online indirizzato 'ai 30 milioni di autisti di tutta la Cina', vessati dal rincaro di carburante e pedaggi autostradali. Da allora, in alcune aree, le rimostranze hanno paralizzato la viabilità, sebbene l'entità reale del movimento – immortalato da video e foto – risulti occultata dal lavoro certosino dei censori del web." E ancora: "In aprile avevano incrociato le braccia gruisti e operai del settore edile: per la prima volta si tratta di mobilitazioni settoriali e organizzate spontaneamente."

  • Uno spettro continua ad aggirarsi per la Rete

    Durante la scorsa teleconferenza, a cui si sono connessi 11 compagni, abbiamo ripreso alcune corrispondenze girate nella nostra piccola rete di lavoro. La prima riguarda l'importanza di Occupy Wall Street, soprattutto nella prospettiva del riemergere di un nuovo movimento antiforma; la seconda si sviluppa da alcune considerazioni intorno ai processi di delocalizzazione e rilocalizzazione delle produzioni come strategia economica degli stati nell'ottica del cosiddetto sovranismo.

    Per comprendere l'apporto del movimento americano Occupy Wall Street (OWS) è necessario ripartire da Marx, quando in Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, e poi anche nel Manifesto, afferma che nel capitalismo il proletariato non ha rivendicazioni particolari da portare avanti. Premesso che gli episodi di lotta di classe che costellano la storia della classe proletaria sono importantissimi, e che la mancanza della battaglia quotidiana contro il capitalismo significherebbe l'abdicazione del proletariato al proprio compito storico, sappiamo che le conquiste ottenute in questi frangenti sono effimere perchè, la storia ci insegna, il capitalismo può riprendersele in qualsiasi momento. Storicamente il proletariato non subisce ingiustizie particolari, ma l'ingiustizia tout court e perciò non ha nulla da rivendicare in questa società se non la sua abolizione.

  • #OccupyICE

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dal commento di alcune notizie provenienti dagli Stati Uniti.

    Nei giorni scorsi un'ondata di indignazione internazionale si è sollevata in seguito alla diffusione di un audio con le voci dei bambini imprigionati nei campi di detenzione al confine tra Messico e Usa, dove vengono separati dai genitori migranti. Va detto che la politica contro gli immigrati non riguarda specificatamente l'amministrazione Trump, in quanto questi centri, gestiti dall'agenzia federale statunitense United States Immigration and Customs Enforcement (ICE), sono attivi almeno dal 2003. Nei primi mesi in cui è entrato in carica il nuovo esecutivo, però, si è registrato un boom di arresti dei migranti non in regola con i documenti:

    "A dirlo sono i dati ufficiali diffusi mercoledì dalla Immigration and Custom Enforcement (ICE), l'agenzia federale responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell'immigrazione negli Stati Uniti. Secondo quanto riporta Usa Today, citando i dati diffusi dall'agenzia, nel periodo compreso tra il 22 gennaio e il 29 aprile, sono finiti in manette 41.318 immigrati, per una media di 400 arresti al giorno. Un numero che è aumentato del 38% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente." ("La stretta di Trump sui clandestini: boom di immigrati irregolari arrestati", il Giornale.it del 18.5.17)

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 229, 6 agosto 2018

f6Dedicato a Karl Marx
f6Maledetta socialdemocrazia
f6Il film
f6Il Vallo Atlantico
f6Organizzazione Mondiale per il Commercio
f6Giganti?
f6Su tre continenti
f6Governicchio

Leggi la newsletter 229
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email