E' online il numero 44 di n+1

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n+1 rivista n°44

Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx

Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura

Terra di confine: Il capitalismo non è eterno

Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno

Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Appuntamenti

24

Mar

Seminario: "La socializzazione fascista e il comunismo"
Comitato di lotta Viterbo - Officina Dinamo
via del Suffragio 18 (VT) - ore 15.30

15-17

Mar

73° incontro redazionale
Temi: - La transizione alle classi, - In margine alla teoria rivoluzionaria della conoscenza, - Lo strano caso Olivetti, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

14-16

Dic

72° incontro redazionale
Temi: - Taylorismo, managerialismo e impersonalità del Capitale, - Lo stato a pezzi, - Fiorite primavere delle rivoluzioni, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  25 febbraio 2014

Il lato umano della sincronia

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 18 compagni, è iniziata dal commento di Occupy, Solidarities, and Social Movement Creation, articolo pubblicato qualche tempo fa sul sito di Occupy Wall Street. Il testo, scritto da una componente del progetto InterOccupy, propone un'analisi dell'infrastruttura, nata dal movimento Occupy, basata sui concetti di net work, keyword e comunicazione rizomatica. Per net work si intende l'utilizzo delle proprie capacità, nella vita quotidiana e durante l'orario di lavoro, al servizio di progetti che coinvolgono molteplici competenze, conoscenze, tecnologie e persone. Fondamentale nello sviluppo di questo tipo di progetti è l'utilizzo di keywords, parole chiave che sul Web servono a collegare ambienti simili. Nella rete di Occupy esse hanno permesso al movimento di diventare multi-modale poiché capaci di connettere l'organizzazione online con quella offline, le decine di piattaforme Web con le piazze, le strade e le acampadas. La keyword #OccupyWallStreet non rappresenta perciò solo un indirizzo a cui collegarsi, ma uno schema organizzativo improntato sulla solidarietà, per cui prendere parte al movimento non significa solamente identificarsi con esso ma aderire ad una posizione di classe - quella del 99% contro l'1% - e impiegare le proprie capacità sociali per progetti tesi al cambiamento.

L'autrice racconta che durante l'evolversi del movimento questo tipo di infrastruttura è nata spontaneamente e si è sincronizzata senza che nessuno lo decidesse a priori ma agendo secondo il principio mutuato dal mondo hacker don't propose, just do (non proporre, datti da fare). La straordinaria capacità connettiva dell'infrastruttura è data dalla forma rizomatica della comunicazione: non esiste un centro o un posto di comando, ma si instaura piuttosto una struttura organizzativa tentacolare che utilizza più canali per rinforzare le connessioni di rete che spargono le idee da un gruppo all'altro, e la fanno evolvere. Tale forma diventa poi un modello per organizzare iniziative e manifestazioni offline.

Interessanti le considerazioni in merito all'utilizzo delle comunicazioni mobili come smartphone, tablet, ecc.: nell'articolo si sostiene che i movimenti globali contro il capitalismo sono stati capaci di re-immaginare queste tecnologie a proprio vantaggio. Ed è in in questo tipo di contesto che prendono piede il net work e tutte quelle attività tese a soddisfare le esigenze della comunità (postare, linkare, mettere "mi piace", aggiungere contatti alle proprie liste di amici sui social network, diffondere inviti, condividere, twittare, retwittare, seguire, pubblicare foto su Instagram, diffonderle, trasmettere, commentare, bloggare, mandare mail, scrivere testi, chiamare, guardare, donare, registrare, editare, documentare, prendere appunti, incontrarsi e, alla fine, protestare).

Il progetto più sofisticato nato da OWS è Occupy Sandy. Alla fine dell'ottobre 2012 il ciclone Sandy si abbatte su New York creando moltissimi danni e isolando diverse zone. La rete di Occupy si attiva e in breve tempo l'intera infrastruttura del movimento partecipa all'organizzazione dei soccorsi. Viene utilizzato lo stesso modello impiegato per organizzare il sostegno alle acampadas e allo stesso tempo viene elevato il livello delle tecnologie di comunicazione per rispondere più efficacemente all'emergenza. Quiescente sotto il terreno, il rizoma Occupy riesce a mettere in piedi una rete di soccorso capace di far arrivare gli aiuti anche nelle zone maggiormente danneggiate dalla tempesta, muovendo non solo informazione ma anche beni di prima necessità e persone. Il New York Times scriverà: Where FEMA Fell Short, Occupy Sandy was There.

La base di tutte le piattaforme Web, delle iniziative, delle manifestazioni, dei progetti Occupy, e non solo negli Stati Uniti, è il mutuo soccorso (Mutual Aid). Questo meme, insieme al potente We are the 99%, ha attecchito in tutto il globo. Cosa potrebbe accadere se una infrastruttura simile si mobilitasse in situazioni di scontro più radicale? Ci vengono in mente Bosnia e Ucraina, e tutte quelle situazioni in cui, al di là di quello che dicono gli attivisti di se stessi, conta quello che sono costretti a fare di fronte all'emergenza.

La teleconferenza è proseguita con la lettura di alcuni passi dal libro Sincronia. I ritmi della natura, i nostri ritmi di Steven Strogatz. Nel decimo capitolo, intitolato Il lato umano della sincronia, si studiano le leggi soggiacenti alla diffusione di sommosse, mode e pubblicità. Nel caso delle rivolte, la decisione di ciascun individuo di insorgere oppure no dipende da ciò che fanno tutti gli altri secondo un effetto domino:

"L'esempio più famoso di Granovetter riguarda il caso di una folla con una distribuzione uniforme della soglia che varia da 0 a 99. In altre parole, un individuo ha una soglia personale uguale a 0, un altro ha una soglia uguale a 1 e così via. E' facile prevedere che cosa accadrà per una folla siffatta. L'individuo con soglia 0 è pronto a dare inizio alla sommossa anche se nessun altro lo è. Questa persona è l'istigatore della sommossa. Subito dopo di lui si attiva l'individuo con soglia 1, dato che gli basta vedere una sola persona (l'istigatore) che spacca delle vetrine. Ora che le persone in rivolta sono due, l'individuo con una soglia pari a 2 si unirà a loro."

Ora, immaginiamo che la persona con soglia pari a 1 sia sostituita con un'altra con soglia pari a 2. Quando l'istigatore dà inizio alla sommossa, nessun altro si unisce a lui, dato che la soglia di tutti è maggiore di 1. La dinamica collettiva di una massa di persone è quindi estremamente sensibile alla sua composizione. Le rivolte globali in corso sono caratterizzate da un disagio sociale crescente che rende possibile l'esplosione spontanea di comportamenti coordinati. Questi fenomeni sono il risultato di un comportamento gregario, in cui ogni persona basa le proprie azioni sulle decisioni prese dagli altri. In Ucraina il tutto è iniziato con una protesta di piazza che, velocemente, si è trasformata in una sommossa generalizzata, per arrivare all'assalto armato del parlamento e dei ministeri. Normalmente quando si analizzano fenomeni sociali come le sommosse lo si fa introducendo il libero arbitrio dei partecipanti. Ma il cervello del singolo conta poco o nulla: non bisogna pensare alle persone, si deve prestare attenzione alle strutture. Bisogna ragionare su un piano globale per comprendere come riescano dei grandi sistemi sociali a sincronizzarsi spontaneamente. La folla si raduna nelle piazze, qualcuno inizia a lanciare sassi oppure a scontrarsi con la polizia, e presto si mettono in moto delle reazioni a catena che oltrepassano i confini nazionali. La Primavera araba è cominciata in Tunisia con la Rivoluzione dei Gelsomini, ha attraversato l'Algeria e contagiato Libia, Egitto, Yemen, ecc. In Europa, dove in pochi anni si è passati dal confuso incendio delle banlieue francesi ai fatti di Kiev, si sta mettendo in moto la stessa dinamica?

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    Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 14 compagni, abbiamo ripreso l'articolo "Imperialismo in salsa cinese", pubblicato sul numero 44 della rivista, e in particolare il capitolo "Le mani sull'Africa".

    Il continente africano misura 30 milioni di km/q ed è formato da 54 stati che contano circa 1,2 miliardi di abitanti, una popolazione molto giovane e in costante crescita. Ciononostante, i maggiori media occidentali di rado si occupano delle vicende africane, se non in occasione di guerre particolarmente cruente o in relazione ai flussi migratori. Invece, quel territorio ha un'importanza strategica per molti paesi, a cominciare dalla Cina, che da tempo lì sta costruendo porti, strade e ferrovie.

    Comunque sia, gli investimenti cinesi non saranno mai sufficienti a far diventare l'Africa una valvola di sfogo per il sistema capitalistico in crisi cronica di sovrapproduzione. Pechino investe in infrastrutture, acquista compagnie petrolifere ed estrattive africane, ma se mai dovessero sorgere nuove industrie esse sarebbero ultramoderne e automatizzate, rispecchiando il livello massimo raggiunto dai paesi a vecchio capitalismo. L'accoppiata capitali cinesi e risorse naturali africane potrebbe sembrare vincente, in realtà prepara situazioni esplosive sia a livello geopolitico che a livello ecologico. Pensiamo all'interscambio di persone tra Cina e Africa, che per ora è rappresentato da qualche decina di migliaia di studenti e operai africani che vengono addestrati in Cina, e da tecnici e operai cinesi che vengono mandati a lavorare in Africa: i numeri sono bassi rispetto al numero delle popolazioni in gioco (Cina e Africa messe assieme fanno quasi 3 miliardi di persone), ma in costante aumento.

  • Tutto il mondo è polarizzato

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    "Il governo della superpotenza mondiale è in stallo, mentre il governo di un'ex superpotenza — il Regno Unito — è in preda alla paralisi, dopo una raffica di ferite autoinflitte. Angela Merkel, che fino a poco tempo fa era la leader più influente d'Europa, si avvia al ritiro. Il suo collega francese deve far fronte a una sorprendente rivolta, i famosi Gilet gialli. L'Italia, il Paese con la settima economia mondiale, attualmente è governato da una fragile coalizione, con leader così diametralmente opposti e dichiarazioni così sconcertanti che non si sa se ridere o piangere; sembra che gli italiani abbiano deciso di vedere com'è quando il malgoverno viene spinto ai limiti più estremi. In Spagna, il capo del governo non è nemmeno stato eletto da una maggioranza parlamentare, ma è arrivato al potere grazie a un tortuoso processo legislativo."

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    E' proprio vero: dal tipo di impostazione corporativa inaugurata dal fascismo nel corso degli anni '20 (patto di Palazzo Vidoni del 1925) non si è più tornati indietro. Anzi, lo stato borghese ha rafforzato questo tipo di struttura burocratizzando in misura sempre maggiore i rapporti tra capitale e lavoro. Nell'articolo "La socializzazione fascista e il comunismo" (n+1, n. 42), abbiamo citato Il Sole 24 Ore che così definisce la natura degli enti bilaterali: essi "esprimono una concreta ed efficace forma di collaborazione tra capitale e lavoro, indicativa della tendenza al superamento del modello esasperatamente conflittuale. Hanno diversi scopi: mutualizzazione di obblighi retributivi (per esempio, mensilità aggiuntive, ferie) per lavoratori che cambiano spesso datore di lavoro (per esempio, nell'edilizia); formazione professionale; sicurezza del lavoro; prestazioni assistenziali. Da qualche anno la legge ha iniziato a promuovere il ruolo degli enti bilaterali, riconoscendogli compiti relativamente al mercato del lavoro, alla formazione professionale, all'assistenza della volontà delle parti nella stipulazione dei contratti e nella disposizione dei diritti."

Materiale ricevuto

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Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°43, aprile 2018

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f6Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica
f6Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop
f6Terra di confine: Elementare, Watson
f6Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo
f6Recensione: Verso un nuovo paradigma
f6Doppia direzione: Lavorare è bello

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