E' uscito il numero 43, aprile 2018

Gli abbonati riceveranno il nuovo numero della rivista nel mese di maggio.

n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

15-17

Giu

70° incontro redazionale
L'incontro si terrà presso la sede di Torino.
Temi da definire.

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  4 marzo 2014

Modelli a comando centrale o intelligenza diffusa?

La teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, ha sviluppato alcune considerazioni emerse da una recente corrispondenza sulla possibilità di comprensione e di controllo dei sistemi complessi.

Nel libro Out of control Kevin Kelly descrive la crescente commistione fra il vivente e l'artificiale, e afferma: "L'URSS non è caduta a pezzi perché la sua economia era stata strangolata dal modello di comando centrale, ma piuttosto perché ogni complessità controllata centralmente è instabile e non flessibile. Istituzioni, grandi società, industrie, organismi, sistemi economici e robot mancheranno di prosperare se progettati intorno a un comando centrale".

I sistemi complessi non possono essere controllati attraverso processi di semplicità. Occorre far emergere il controllo dalla stessa complessità, fare in modo che essa si auto-organizzi. Con ciò non viene meno il principio d'autorità o il centralismo, ma semplicemente lo schema non è più piramidale, tipico delle vecchie società gerarchiche e frutto della divisione sociale del lavoro. Lo schema di riferimento è a rete, come il nostro cervello. Il quale non ha un centro di controllo: il pensiero, qualunque cosa sia, è il frutto dell'attività congiunta di parti non pensanti. Allo stesso modo la concezione piramidale e gerarchica del partito, l'organismo che ha la funzione storica di traghettare l'umanità in un'altra società, va sostituita da quella a rete, in cui il lavoro in doppia direzione dei singoli militanti forma un insieme che assomiglia al funzionamento del cervello biologico. La riflessione sull'intelligenza diffusa si ricollega all'articolo di Joan Donovan che abbiamo analizzato nella scorsa teleconferenza. In quell'occasione abbiamo parlato di quanto avvenuto con Occupy Sandy: scattata l'emergenza, si è attivata spontaneamente una rete di mutuo soccorso collegata al movimento Occupy Wall Street e al suo modo di funzionare, in maniera tale che "[...] many of the people volunteering in the emerging network were opposed to an occupy related organization, but were powerless to stop it's momentum." L'infrastruttura Occupy è un rizoma, sostiene l'autrice del testo, perché non ha capi o centri di comando ma si sviluppa orizzontalmente e può riattivarsi anche quando sembra morta.

Certo, capi non ce ne sono, ma la centralizzazione c'è ed è la stessa che vediamo emergere dai sistemi complessi. A New York, la macchina dei soccorsi ha funzionato perché si è potuto scaricare il sovraccarico di informazione su piattaforme collegate come InterOccupy. Esternalizzando parte del lavoro, l'hub newyorkese ha potuto riequilibrarsi e funzionare più efficacemente sul campo. Un procedimento del genere può avere luogo solo in un organismo bio-cibernetico, capace di rispondere e modellarsi differentemente secondo le necessità del momento. Al posto di caos e disorganizzazione, gli occupiers si sono trovati di fronte ad un sistema capace di auto-attivarsi, auto-organizzarsi e auto-ripararsi.

Nell'articolo dell'ultimo numero della rivista, Marcati sintomi di società futura, si aggiunge un elemento di conoscenza (possibilità di controllo): un sistema complesso può essere disseminato di detector che si tramutano in "agenti" in grado di accumulare e utilizzare informazione fino a rendere autopoietico il sistema stesso, con sorprendente similitudine con i processi biologici. Prendiamo ad esempio il concetto di net work introdotto dalla Donovan: grazie ai lavoratori della conoscenza, che durante la fase iniziale di Occupy hanno utilizzato le proprie competenze per sostenere il movimento, l'infrastruttura ha potuto crescere e svilupparsi. Ma chi sono i lavoratori della conoscenza che immettono informazione nella rete e spostano bit da una parte all'altra? Chiunque si agganci alla rete di Occupy "[...] posting, linking, liking, friending, inviting, sharing, tweeting, retweeting, following, instagramming, regramming, streaming, broadcating, commenting, blogging, emailing, texting, calling, watching, donating, recording, editing, documenting, note-taking, meeting". Insomma, siamo tutti lavoratori della conoscenza potenzialmente impegnati nel net work, la differenza semmai sta nell'essere polarizzati o meno. Il movimento OWS è infatti un prodotto e allo stesso tempo un fattore di polarizzazione sociale, con una carica talmente potente che non solo è uscito dai confini nazionali ma ha dato vita ad un nuovo linguaggio, ad un nuovo stile della rivoluzione (Fiorite primavere del Capitale, 1953).

Possiamo perciò affermare che l'assunto secondo cui esisterebbe una ingovernabilità intrinseca dei sistemi complessi è semplicemente una fesseria. Un sistema fatto di pochi uomini può essere soggetto ai capricci di ognuno, sbalzi di umore, improvvisi cambiamenti di idea che lo rendono imprevedibile. Ma questo non è un sistema complesso, è un sistema di stupidi battilocchi. Non appena si supera una soglia quantitativa (massa critica), i fessi individuali incominciano a comportarsi come "atomi sociali" e di qui in là interviene la "fisica della storia" alla Buchanan.

Si è poi passati a parlare dell'Ucraina, importante snodo dei gasdotti che portano il gas naturale russo in Europa. La Russia non può permettersi di perdere l'influenza sulla Crimea, un importante sbocco sul Mar Nero e quindi, attraverso lo stretto dei Dardanelli, sul Mediterraneo. La posta in gioco è la riconquista del paese e l'esercito russo sembra muoversi in tal senso. Mosca non riconosce il governo attuale, accusato di essere salito al potere tramite un colpo di stato, e incita la popolazione di origini russe a farsi sentire. La situazione è molto simile a quella georgiana del 2008, dove gli americani avevano sul libro paga esercito, classe politica e magistratura, e i russi, non digerendo la cosa, erano intervenuti pesantemente. Solo che la Georgia è un piccolo stato, mentre l'Ucraina è grande il doppio dell'Italia e ha 45 milioni di abitanti. Se dovesse prospettarsi una divisione del paese, è difficile immaginare che i russi se ne stiano a guardare, e a quel punto sarebbe probabile un'invasione del paese. L'Europa, dal canto suo, si è sciolta come neve al sole: non riesce a trovare una posizione unitaria dimostrando ancora una volta la totale inconsistenza politica. Nello scenario attuale gli americani sembrano i più realisti: sanno che l'Ucraina se la possono comprare a suon di dollari, anche con un governo filo-russo. Al solito, come diceva la Sinistra Comunista negli anni 50' riguardo la cortina di ferro, riescono più i dollari che i colpi di cannone. Gli americani sono ben consapevoli della pericolosità di un eventuale scontro armato e cercano di non tirare troppo la corda con i russi. La minaccia più grande per gli Stati coinvolti rimane la possibilità che scatti qualcosa all'interno della società ucraina. Le classi dominanti hanno paura che si radicalizzi e si diffonda lo scontro di classe: il nazionalismo di piazza Maidan è solo la punta dell'iceberg, sotto cova la rabbia sociale per il drastico peggioramento delle condizioni di vita.

La temperatura sociale continua a salire. In Brasile scioperi e scontri di piazza si sono verificati anche durante il Carnevale. In Turchia la situazione non si è affatto placata e proseguono le manifestazioni per chiedere le dimissioni di Erdogan, che risponde aumentando la repressione e blindando la società. In Cina, c'è stato un massacro all'arma bianca alla stazione ferroviaria di Kunming con decine di vittime e centinaia di feriti, per cui il governo ha accusato i separatisti uiguri del Xinjiang. Ma tutta la società cinese è in fermento: continuano gli assalti alle caserme, gli scioperi e le rivolte di massa che l'esercito "rosso" fatica sempre più a contenere.

Quand'è che una forma sociale può definirsi superata? Quando non regge più il confronto oggettivo, materiale, con una forma nuova. Quando quest'ultima si manifesta "come concreta evidenza che condanna le forme antiche e mostra il rendimento infinitamente superiore delle nuove, anche prima della rivoluzione politica". (Proprietà e Capitale, 1948-50)

Articoli correlati (da tag)

  • Guerra diffusa, entropia e marasma sociale

    Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, si è ricordato il Rapporto segreto da Iron Mountain sulla possibilità e desiderabilità della pace. Quando uscì, nel 1967, il testo suscitò un certo scalpore ed alcuni si spinsero ad identificarne l'autore nell'economista John Kenneth Galbraith. Il libro fu curato dal giornalista Leonard Lewin e nella prefazione venne presentato come un documento segreto commissionato dal governo americano con lo scopo di valutare la possibilità o meno di arrivare ad una pace globale, studiandone rischi e benefici. Il Gruppo che lo redasse, composto da studiosi e ricercatori, consegnò all'esecutivo il Rapporto che fu detto da Iron Mountain per il nome della località in cui si trovava il rifugio segreto, presso lo stato di New York, in cui si sarebbero riuniti gli scienziati.

    Le conclusioni riportate nel documento colpirono l'opinione pubblica. Eccone alcuni passaggi:

  • Solo dal caos nasce nuovo ordine

    Durante la teleconferenza di martedì, presenti 16 compagni, abbiamo ripreso il tema del funzionamento dei magazzini della logistica, e in particolare quelli di Amazon.

    Nell'articolo "Amazon, il successo nasce dal caos: viaggio nel super magazzino italiano" l'ingegnere Tarek Rajjal, general manager della sede italiana dell'azienda, dichiara: "Seguendo i principi dell'algoritmo di Gauss, il nostro software fornisce sempre il percorso più breve". Preso in carico l'ordine, la pistola, lo strumento utilizzato dagli addetti per leggere i codici a barre delle merci, fa da navigatore guidando l'operatore nel minor tempo possibile fino allo scaffale dove si trova il prodotto.

    L'ottimizzazione del lavoro, in questo caso basata su un sistema gaussiano, è finalizzata alla riduzione dei tempi per ogni singolo ordine e all'aumento della produttività. Nel magazzino Amazon di Piacenza, così come in quelli di Germania o Stati Uniti, lo sfruttamento è bestiale; diverse inchieste giornalistiche rivelano che i lavoratori arrivano a far uso di psicofarmaci pur di sopportare ritmi e turni di lavoro massacranti. La gigantesca fabbrica della logistica (TNT, SDA, Bartolini, ecc.) e dello shopping in rete (Amazon, Zalando, ecc.) funziona grazie a una massa di facchini e drivers precari e super-sfruttati che hanno sempre meno da perdere, e infatti fanno scioperi, picchetti e blocchi della produzione.

  • Sindacati, proletariato diffuso e reti mesh

    La teleconferenza di martedì sera, connessi 15 compagni, è stata incentrata sul rapporto tra sindacati e lotte di classe.

    Partendo dalla battaglia della Sinistra Comunista all'interno del PSI durante il Biennio Rosso, abbiamo innanzitutto rimarcato la differenza tra sindacati e soviet. Se i primi nascono e si sviluppano per difendere le condizioni economiche dei lavoratori, i secondi possono diventare espressione di un contropotere; in un periodo post-rivoluzionario, afferma Bordiga in Per la costituzione dei consigli operai in Italia, i soviet possono diventare organismi esecutivi capillari:

    "Ciò che importa stabilire è che la rivoluzione comunista viene condotta e diretta da una rappresentanza politica della classe operaia, la quale, prima dell'abbattimento del potere borghese è un partito politico; dopo, è la rete del sistema dei Soviet politici, eletti direttamente dalle masse col proposito di designare rappresentanti che abbiano un dato programma generale politico, e non siano già esponenti degli interessi limitati di una categoria o di una azienda."

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 228, 29 aprile 2018

f6Socialismo, dove?
f6Le mezze classi inglesi e l'austerity
f6Il gorilla
f6Metamorfosi
f6Viva Bio
f6Integrando
f6Guardie e ladri
f6Terre amare

Leggi la newsletter 228
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email