E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

15-17

Giu

70° incontro redazionale, Torino
Temi: Il 200° anniversario di un Marx inesistente, Governo 2.0, Il rovesciamento della prassi. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  20 maggio 2014

Un manico di scopa, un barattolo di latta e un telefonino

La teleconferenza di martedì, a cui hanno partecipato 16 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sull'utilizzo delle reti mesh wireless. Ne avevamo già parlato ne Le unghie della Talpa, riprendiamo l'argomento in occasione del raduno in Germania degli appassionati di questa tecnologia prendendo spunto dall'articolo di Repubblica Mi connetto, lontano da Internet: la rivoluzione del mesh networking.

La rete mesh, detta anche a maglie, è una infrastruttura decentralizzata basata su connessioni peer to peer, non si appoggia quindi a server centrali ma sono gli stessi nodi che la costituiscono a fungere da ricevitori, trasmettitori e ripetitori. Questo sistema di trasmissione rende il network difficile da neutralizzare. Per "spegnerlo" bisognerebbe eliminare l'intera serie di nodi che lo compone, e allo stesso tempo, nel caso in cui uno di questi nodi andasse fuori uso, sarebbe relativamente semplice sostituirlo (auto-riparazione).

Ma la novità dei wireless mesh network non consiste tanto nella tecnologia in sé, quanto nell'utilizzo innovativo che se ne fa.

Durante la seconda guerra mondiale l'attività di spionaggio richiedeva antenne da venti chili che funzionavano emettendo un segnale non direzionale. Oggi bastano un manico di scopa, un vecchio telefonino e un barattolo di latta per lanciare un segnale direzionale a bassissima frequenza, molto difficile da intercettare e, se ripetuto, in grado di coprire un intero territorio nazionale. Nessuna apparecchiatura pesante e costosa, qualche competenza e abilità, e mettere in piedi una rete mesh diventa alla portata dei più. Fatto importantissimo in diverse situazioni, ad esempio quando la rete ufficiale viene chiusa, come accadde in Egitto durante la Primavera araba. Certo, non è pensabile un blocco totale di Internet, anche solo per una settimana, perché pure il business si muove online e si otterrebbe lo stesso effetto di uno sciopero generale pienamente riuscito. Di sicuro il capitalismo d'oggi non se lo può permettere. Ma l'importanza che le reti mesh possono assumere in un momento di accesa lotta di classe è notevole. Come ai tempi dei radioamatori, la cui collaborazione era fondamentale nei momenti critici. Oggi il potenziale è ancora maggiore, anzi enorme, perché i sistemi di comunicazione sono molto più perfezionati.

Nell'articolo sopracitato si mette in luce l'utilità di questa tecnologia per esempio durante le situazioni di emergenza causate da "catastrofi naturali". Oppure nel fornire l'infrastruttura base per la connettività a chi non può permettersi la connessione all'Internet ufficiale. A noi è venuto in mente quanto accaduto negli Usa con Occupy Sandy, quando si impose una complessa infrastruttura a rete autorganizzata che riuscì a compensare l'assenza dei soccorsi statali. L'organizzazione piramidale, tipica delle società classiste, venne sostituita da un'intelligenza diffusa in funzione dello stesso meccanismo su cui si fondano le reti mesh, e cioè la sostituzione dell'accesso centralizzato con quello decentralizzato.

Un altro aspetto importante riguardo la diffusione e l'utilizzo delle reti mesh è che esse non sono proprietà di alcuno. In base al numero di nodi che coinvolgono, possono aumentare la capacità di autorganizzazione e autoriparazione, e la loro efficienza. Scrive Primavera De Filippi in un articolo su Wired "[la tecnologia delle reti a maglie] fornisce alle persone uno strumento per organizzarsi e condividere risorse tra loro. Invece di dipendere da infrastrutture fornite da terzi ISPs, i network mesh fanno affidamento su un'organizzazione orizzontale tra chi vi partecipa. Nessuno possiede l'intera infrastruttura: ciascuno contribuisce con le proprie risorse al funzionamento della rete che, a sua volta, è controllata solo dalla propria comunità". A proposito di sviluppo tecnologico, molti ricorderanno il drone artigianale di Occupy Varsavia impiegato dai manifestanti per spiare i movimenti della polizia antisommossa. Le immagini inviate dall'apparecchio finirono su YouTube e fecero il giro del mondo. Ora la Nikon propone l'abbinata macchina fotografica-drone per le fotografie aeree con tanto di istruzioni per effettuare il volo. Insomma, non passano tre anni dai fatti polacchi che il capitalismo ci fornisce il kit completo per l'utilizzo del drone, e nel frattempo alcune grandi aziende della logistica come Amazon, Dhl e Ups sperimentano la consegna aerea delle merci.

Reti mesh, Internet delle cose, droni multifunzione: la società assomiglia sempre più ad un organismo bio-cibernetico aperto, in grado di assorbire informazione, filtrarla, riutilizzarla o ignorarla. La compenetrazione tra biologico e tecnologico è un fatto compiuto e il partito della rivoluzione dovrà tenerne conto.

Anche dal punto di vista politico la situazione è in movimento. Sul sito di OWS è stato postato un articolo della Reuters sul Movimento 5 Stelle in relazione alle imminenti elezioni europee. Il fatto è curioso perché il movimento americano si è sempre tenuto alla larga dalle forze parlamentari, ma è anche vero che ultimamente in OWS ci sono stati dei cambiamenti. Non solo il rinnovo dello slogan del sito, ma anche l'annuncio della fondazione di un partito, l'After Party. Se da una parte è una caduta di stile pubblicizzare il M5S, è anche vero che la spinta al partito è presente in Occupy fin dalla sua nascita. I sostenitori del Venus Project criticarono l'anarchismo degli occupiers perché, sostenevano, senza indirizzo finalizzato e un'organizzazione conseguente è difficile combinare qualcosa.

Anche altrove spuntano partiti sullo stile del nostrano 5 Stelle. Ad esempio in Spagna dove è nato il partito X che, uscito dalla galassia Indignados, mischia elementi di Occupy e del M5S, esperienze a cui si richiama, rivendicando l'importanza dell'anonimato e del reddito di cittadinanza. Si riallaccia inoltre al Pirate Party e ad Anonymous. Se riusciamo ad individuare delle invarianze nelle varie esperienze nazionali, significa che qualcosa è in movimento a livello mondiale. I partiti portatori di istanze in qualche modo "anti-sistema" rischiano, se diventassero inconseguenti rispetto alle premesse con cui sono nati, di essere travalicati da quelle stesse forze che hanno contribuito ad evocare. D'altronde, lo stesso Beppe Grillo durante un comizio dice: "siamo cittadini e facciamo tutti parte di qualcosa che non abbiamo ancora capito, forse lo capiremo tra dieci anni, perché ora ci siamo in mezzo." Come con i Soviet in Russia, inizialmente in mano ai menscevichi e poi sotto il controllo dei bolscevichi, in un dato momento della storia si pongono biforcazioni che possono cambiare la natura dei movimenti. Fatto sta che siamo al fondo del famoso barile. Morto il vecchio movimento operaio, finita con esso la pratica rivendicativo-concertativa, siamo al punto per cui da una parte Grillo inserisce nel suo programma il reddito di cittadinanza, e dall'altra il governo Renzi, realizzatore dialettico delle istanze sindacali, eroga 80 miseri euro al mese scavalcando le cosiddette parti sociali. Spariti il sindacato e i partiti di sinistra, rimangono dei governi screditati che tentano di stimolare l'economia rispolverando la "teoria" keynesiana. In primis il presidente Obama, che cerca di aumentare il salario minimo e si mette di traverso alle multinazionali che hanno in mano il governo. Una lotta intestina tra capitalista collettivo, il governo difensore degli interesse generali della borghesia, e i singoli capitalisti, aggrappati ai loro interessi particolari. Il cui esito, nel lungo periodo, potrebbe tradursi nel collasso dell'impalcatura statale.

Abbiamo chiuso la teleconferenza accennando alla mobilitazione dell'11 luglio a Torino contro il vertice europeo sulla disoccupazione. Molte forze politiche hanno cominciato a prepararsi per quel giorno, l'aspettativa cresce e sui social network il tam tam è già partito (#civediamolundici). Nessuno dei partiti istituzionali oggi in circolazione può governare il movimento, anche se ancora non ci sono le basi per un cambio di indirizzo. Comunque, Torino è un attrattore strano e di qui a luglio possono succedere molte cose.

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  • Ancora superimperialismo
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    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

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