E' uscito il numero 43, aprile 2018

Gli abbonati riceveranno il nuovo numero della rivista nel mese di maggio.

n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

15-17

Giu

70° incontro redazionale
L'incontro si terrà presso la sede di Torino.
Temi da definire.

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  3 giugno 2014

Prodromi dell'esplosione sociale

mamDurante la teleconferenza di martedì sera, presenti 17 compagni, abbiamo ripreso i temi affrontati negli articoli Le prerogative di Dio (la discussione sulle biotecnologie) e Il crogiuolo bio(tecno)logico. Il 24 maggio scorso, per il terzo anno consecutivo, una grande mobilitazione ha fatto il giro del mondo coinvolgendo milioni di persone in 50 paesi diversi. Il motivo: la lotta contro la produzione e l'utilizzo di organismi geneticamente modificati (Ogm) e in particolare contro la più grande e influente multinazionale del settore, la Monsanto. Il manifesto prodotto dal movimento è una sintesi di come "non" si dovrebbe trattare l'argomento.

Non è possibile ritornare ad una vita sana in questa società e gli ecologisti dovrebbero metterselo in testa una volta per tutte. E soprattutto non è corretto partire dagli epifenomeni prodotti dal sistema per tentare di risolvere i problemi.

L'attuale modo di produzione, per sua natura finalizzato alla realizzazione di profitto, non può avere una conoscenza e tantomeno una gestione globali dei fenomeni che innesca (compresi quelli sociali). Per questi motivi sarebbe semplicistico attribuire la responsabilità dei disastri sociali e ambientali solo a qualche azienda o a qualche stato, senza vedere che il problema sta a monte e cioè nel sistema generale che governa la Monsanto e simili. E soprattutto non bisogna dimenticare che l'uomo e il sistema che egli s'è dato per vivere non sono altro dalla natura: l'umanità, compresa la società capitalistica con le sue biotecnologie, è un prodotto della natura, come lo sono i vulcani, i terremoti e le alluvioni; la biologia genetica nasce dall'industria moderna come i robot e le reti telematiche. Le biotecnologie nascono dal rapporto uomo-terra: la teoria della rendita ci dice che essa è plusvalore, quindi il maggior profitto dei laboratori verrà dall'applicazione del capitale al suolo; la teoria della rivoluzione ci dice che il vincolo del valore sarà spezzato solo con la scomparsa del capitalismo, quando i laboratori di ricerca potranno studiare il grande sistema della natura e la catena del DNA liberi dall'anarchia capitalistica, dalle finalità e dal tipo di conoscenza imposti dall'ideologia dominante.

"La multinazionale che progetta e brevetta combinazioni genetiche nuove è solo uno dei fattori che danno vita al laboratorio globale. [...] La genetica sociale capitalistica ha clonato cervelli capitalistici e questi non possono, in quanto organi individuali, pensare contro l'ideologia dominante anche se la contestano. A meno che l'individuo-cellula non vada a far parte di un organo-cervello-sociale che già esiste e che è proiettato fuori da questa società. Da Marx in poi, questo organo si chiama 'partito storico'."

L'esempio più lampante è quello dei biocarburanti, il cui utilizzo trovò qualche anno fa numerosi sostenitori tra le fila degli ecologisti, di colpo spariti quando l'Onu ha dichiarato che la destinazione delle materie prime alla produzione di biocarburanti riduce la disponibilità di derrate alimentari e aumenta la fame nel mondo. Che pure la Monsanto affami il mondo costringendo i contadini ad acquistare semi sterili è cosa nota (l'ultimo paese che ha dovuto adeguarsi ai diktat della multinazionale americana è stato l'Iraq post-occupazione). Ma non è possibile rivendicare la fine di questa "politica" pensando che il capitalismo possa essere aggiustato, possa cioè cominciare a prendersi cura dell'uomo e delle sue necessità venendo meno ad un suo fondamento quale la legge del valore.

L'auspicio per tutti quei movimenti che si scagliano contro i sintomi del collasso capitalistico è che si liberino da quell'impostazione di stampo religioso, per cui si sprecano le opinioni e gli atteggiamenti assumono aspetti irrazionali, in virtù di livelli di critica più radicali.

Lo stesso ragionamento vale per la manifestazione prevista a Torino per l'11 luglio contro la disoccupazione e il vertice dei capi di stato europei sull'occupazione giovanile. Il 31 maggio scorso si è svolta nel capoluogo piemontese un'assemblea nazionale per l'organizzazione della mobilitazione, durante la quale si sono susseguiti numerosi interventi sulla necessità del reddito, della casa e di maggiori diritti ma anche, elemento decisamente più interessante, di un'internazionalizzazione delle lotte nella logistica. Nell'intervento di Chicago86 è stato ribadito che il futuro del mondo lavorativo è quello dell'Expo e dei suoi 20.000 volontari, che non è possibile far girare all'indietro la ruota della storia, tanto più rivendicando uno sfruttamento capitalistico dal volto umano. E' stata inoltre lanciata la parola d'ordine classica della nostra corrente: salario ai disoccupati e drastica riduzione dell'orario di lavoro.

Negli anni '60-'70 del secolo scorso è stato possibile inglobare nelle maglie capitalistiche il dissenso operaio offrendo garanzie e miglioramenti salariali. Oggi risulta sempre più difficile mantenere questo sistema perché il valore da poter distribuire è sempre più esiguo. I nuovi dati dell'Istat sulla disoccupazione in Italia sono catastrofici: 13,6% di disoccupati, 46% tra i giovani con picchi del 70% nel Sud. Una fotografia che mostra bene l'avanzata situazione italiana dove ad un maggiore sviluppo corrisponde una quantità elevata di capitale in grado di sfruttare sempre meno forza lavoro.

L'assemblea di Torino ha visto la partecipazione non solo di numerose realtà italiane ma anche estere. L'incontro ci ha ricordato la piattaforma turca nata durante l'occupazione di Gezi Park a Istanbul che "festeggiava" proprio quel giorno il suo primo anniversario. Solidarity Taksim è un'aggregazione democratica e frontista, ovviamente interclassista, formata da 116 organismi diversi che vanno dai partiti tradizionali d'opposizione ai gruppi calcistici di ultras normalmente nemici, dai sindacati ai gruppi anarchici o "marxisti" che rappresentano nell'insieme strati proletari. Coinvolge un insieme di forze sociali che, per quanto eterogenee, sono state in grado sull'onda della repressione statale di polarizzarsi velocemente e fornire coordinamento e centralizzazione al movimento.

Il 31 a Istanbul come ad Ankara la polizia antisommossa ha circondato e attaccato senza pietà i manifestanti, mettendo in campo una violenza che potrebbe apparire esagerata rispetto alle intenzioni dei manifestanti. Al di là delle contingenze, ciò che più teme la borghesia e cerca pertanto di prevenire per mezzo di una dura repressione, è la riproposizione dell'esperienza di Occupy Gezi e di una sua generalizzazione.

Sono molti i luoghi in cui il limite, la soglia di sopportazione, è stata abbondantemente superata e i margini di mediazione (tesi alla ri-forma) si sono pericolosamente assottigliati. In Ucraina si è passati in pochi mesi dalla protesta di piazza alla rivolta sociale e poi alla guerra civile. A Barcellona lo sgombero di un centro sociale ha innescato la scintilla che ha fatto esplodere la rabbia metropolitana. Il Brasile, a pochi giorni dall'inizio dei Mondiali, è bloccato dagli scioperi e dalle manifestazioni. In Cina il governo in vista del 4 giugno, anniversario dei fatti di Piazza Tienanmen, ha approntato misure straordinarie di controllo sociale. In Italia si inasprisce la repressione contro i movimenti di lotta per la casa.

Lo Stato capitalistico può "riconoscere" qualsiasi forza sociale, anche muovendole guerra per ricondurla entro i confini del compromesso; ma non potrà mai riconoscere l'anti-forma che emerge senza rivendicare nulla, che semplicemente dà vita a una società nuova e per essa combatte contro il vecchio ambiente.

Articoli correlati (da tag)

  • La borghesia è una classe senza bussola

    La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 12 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sul tema del reddito di base.

    In seguito all'annuncio del governo finlandese di voler riformare il welfare state, vari quotidiani italiani hanno pubblicato alcuni articoli sulla sperimentazione in corso nel paese del reddito di base (incondizionato), annunciandone il fallimento. In verità, il test iniziato nel gennaio del 2017 su un campione di 2mila persone terminerà, come previsto, alla fine di quest'anno e solo nel 2019 si inizieranno ad elaborare i dati raccolti. I 2000 disoccupati continueranno quindi a percepire, per tutto il 2018, 560 euro al mese esentasse, senza l'obbligo di accettare un lavoro vincolante all'ottenimento del sussidio, o di rinunciarvi nel caso in cui trovassero una nuova occupazione. La vera notizia, semmai, è che il governo finlandese ha dichiarato di voler ridurre le misure di benefit per il restante dei senza riserve, che in cambio del sussidio di disoccupazione dovranno lavorare almeno 18 ore in tre mesi.

    Nell'articolo de il manifesto "Finlandia, il test sul 'reddito di base' continua" Roberto Ciccarelli scrive:

  • La guerra nell'epoca della swarm intelligence

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, ha preso le mosse dalla notizia del raid della coalizione a guida Usa in territorio siriano.

    Ufficialmente l'azione bellica è stata la risposta al presunto attacco chimico su Douma da parte del regime di Assad. Gli Usa, coadiuvati da Inghilterra e Francia, hanno bombardato una serie di obiettivi tra cui uno stabilimento di ricerche a Damasco, alcuni centri di stoccaggio di armi vicino Homs, e alcune postazioni di comando, lanciando oltre 100 missili da navi e sottomarini presenti nel Mediterraneo Orientale e da aerei da caccia. Secondo fonti occidentali l'antiaerea siriana avrebbe abbattuto una quindicina di missili, mentre il Ministero della Difesa di Damasco ha parlato di oltre 60 abbattimenti.

    La guerra di tutti contro tutti si manifesta con una serie di conflitti sempre più concatenati. L'intervento della coalizione occidentale si configura in funzione anti-Russia e anti-Iran e lancia un messaggio di sostegno alle monarchie del Golfo, in un momento in cui l'espansione sciita nell'area mediorientale è diventata preoccupante. I sauditi sono alle prese con la guerra nello Yemen, ormai fuori controllo, mentre Israele guarda con apprensione la presenza di Hezbollah e degli iraniani ai propri confini. Il conflitto in Siria ha prodotto negli ultimi sette anni 500mila morti, milioni di feriti e un esodo all'interno del paese (circa 2 milioni) e verso l'Europa (4 milioni), riducendo la popolazione del paese di circa 1/3.

  • La dis-organizzazione mondiale del commercio

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, si è aperta con alcuni commenti riguardo l'imposizione, da parte del governo degli Stati Uniti, di nuovi dazi sull'importazione di acciaio e alluminio.

    Nell'edizione dello scorso 10 marzo, l'Economist riportava in copertina una caricatura del volto di Donald Trump a forma di bomba a mano. L'intento era quello di evidenziare la pericolosità della politica intrapresa dal Presidente, ritenuta una "minaccia al commercio mondiale" poiché potrebbe portare allo sgretolamento di quel sistema di accordi tra paesi che ha sorretto il mondo capitalistico a partire dal secondo dopoguerra:

    "Quali che siano i problemi dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, sarebbe una tragedia minarla. Se l'America persegue una politica commerciale mercantilista sfidando il sistema commerciale globale, altri paesi sono tenuti a seguirla. Ciò potrebbe non portare a un immediato collasso dell'OMC, ma gradualmente eroderebbe uno dei fondamenti dell'economia globalizzata."

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 228, 29 aprile 2018

f6Socialismo, dove?
f6Le mezze classi inglesi e l'austerity
f6Il gorilla
f6Metamorfosi
f6Viva Bio
f6Integrando
f6Guardie e ladri
f6Terre amare

Leggi la newsletter 228
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email