E' online il numero 44 di n+1

Invitiamo tutti ad abbonarsi comunque alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°44

Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx

Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura

Terra di confine: Il capitalismo non è eterno

Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno

Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Appuntamenti

15-17

Mar

73° incontro redazionale
Temi: - La transizione alle classi, - In margine alla teoria rivoluzionaria della conoscenza, - Lo strano caso Olivetti, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

14-16

Dic

72° incontro redazionale
Temi: - Taylorismo, managerialismo e impersonalità del Capitale, - Lo stato a pezzi, - Fiorite primavere delle rivoluzioni, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  18 dicembre 2012

Piccolo bilancio e programma di lavoro

Parliamo spesso di doppia direzione, ma si fatica a comprendere che sia le riunioni locali che le teleconferenze sono dei semilavorati e hanno bisogno dell'apporto della rete di lavoro per passare ad un livello superiore. Il tutto è maggiore della somma delle parti. Il patrimonio teorico della rivoluzione che matura è dato e si pone alla base di ogni nostra attività, la nostra corrente precisava nelle "Tesi di Napoli":

"Non avrebbe alcun senso la obiezione che si tratti di testi perfetti irrevocabili e immodificabili, perché lungo tutti questi anni si è sempre dichiarato nel nostro seno che si trattava di materiali in continua elaborazione e destinati a pervenire ad una forma sempre migliore e più completa; tanto che da tutte le file del partito, ed anche da elementi giovanissimi, si è sempre verificato con frequenza crescente l'apporto di contributi ammirevoli e perfettamente intonati alle linee classiche proprie della Sinistra. È solo nello sviluppo in questa direzione del lavoro, che abbiamo tratteggiato, che noi attendiamo il dilatarsi quantitativo delle nostre file e delle spontanee adesioni che al partito pervengono e che ne faranno un giorno una forza sociale più grande".

Se in passato, "quando c'era il partito", gli argomenti trattati erano bene o male sempre gli stessi, adesso ci ritroviamo con molti semilavorati che affrontano molteplici argomenti e l'unica difficoltà è renderli pubblicabili. Il primo volume della Storia della Sinistra Comunista Italiana è stato pubblicato nel 1964 e fu l'unico che Amadeo Bordiga scrisse e vide stampato; copre gli anni 1912-1919. Il secondo (1972), il terzo (1986) e il quarto (1997) furono scritti da Bruno Maffi e si riferiscono rispettivamente ai periodi dal 1919 al 1920, dal 1920 al 1921 e dal 1921 al 1922. Abbiamo documenti per proseguire con il quinto volume che sarebbe dunque sulla liquidazione della Sinistra, sul suo commissariamento da parte dell'Internazionale e andrebbe fino al 1924. Nel 1996 è stato pubblicato quello che si può considerare il sesto, interamente dedicato alle motivazioni che, nel 1924-25, portarono alla costituzione e poi alla dissoluzione del Comitato d'Intesa. Al Congresso di Lione, la sua preparazione e i risultati, e al settimo congresso dell'Internazionale del 1928, a cui partecipano Togliatti e i rappresentanti del centrismo, andrebbe dedicato il settimo volume. Infine l'ottavo e ultimo volume dovrebbe trattare, nel dopoguerra, della tormentata esperienza della Frazione all'estero. Si tratta di volumi da 500/700 pagine l'uno. Un bel pezzo della nostra Storia da diffondere in Rete.

OWS ha pubblicato una lettera aperta dei giovani sloveni in lotta. Partite inizialmente come manifestazioni antigovernative, le mobilitazioni in Slovenia sono presto arrivate ad una critica del capitalismo. Si segnalano 54 manifestazioni in 28 città, non male per una nazione che conta non più di tre milioni di abitanti. Sul sito "Occupy Lubiana" si vedono parecchie foto di manifestazioni in stile OWS. Forse il vento americano comincia a soffiare anche nel Vecchio continente. La piattaforma "Occupy Togheter Meetup Everywhere" risulta ancora attiva e potrebbe fungere da coordinamento per una mobilitazione anticapitalista in Europa.

Il movimento Occupy, la teoria della conoscenza e la psicanalisi

La relazione pesarese su Popper ci ha dato modo di ribattere alcuni chiodi teorici. Per quanto riguarda la psicanalisi, tema affrontato recentemente, la questione non è mai solo legata al metodo che si usa, ovvero se sia scientifico o meno. La cosa più importante è da dove si parte per affrontare la tematica, e cioè da un orizzonte che trascende questa società o dall'interno di essa. La nostra teoria della conoscenza arriva dal futuro. Ci interessiamo di OWS perché da lì incominciamo a sentire voci che sembrano aver superato questa società ("siamo alieni che vengono dal futuro"). Occupy Wall Street usa per adesso il linguaggio che trova, cioè quello che si può rilevare dai cartelli, dai discorsi, dai siti sul Web. Ma il linguaggio del processo reale in corso è già di un altro mondo, come se stesse nascendo una nuova forma di vita. Del resto più di uno scienziato ha studiato il fenomeno: la nostra specie negli ultimi millenni ha dato luogo a un'evoluzione extracorporea, cioè tecnica e sociale, che procede in modo infinitamente più veloce di quella biologica. Solo ponendoci al di fuori di questa forma sociale possiamo capire perché e come sono nati questi movimenti, al contrario di Popper che cercava miglioramenti e soluzioni per ri-formare questa società. Insomma, per ripetere quella frase cristiana che ci capita di citare spesso, siamo in questo mondo ma non di questo mondo. Molto spesso la psicoanalisi viene liquidata perché non utilizza il metodo scientifico, ma anche di essa bisognerebbe fare l'anatomia: scavare la materia e capire perché in un dato svolto storico nasce e si diffonde.

Il partito prefigura la società futura

Noi vogliamo parlare all'universo e lasciamo volentieri ad altri la langue de bois del luogocomunismo. Forse un giorno constateremo l'esistenza di qualcosa di diverso, qualcosa che non conosciamo ancora, ma fin da ora dobbiamo abituarci a scrivere come se ne fossimo già a conoscenza, come se l'interlocutore che cerchiamo esistesse davvero, numeroso e attento.

Rifacendoci allo schema della conoscenza di Einstein, traiamo la conclusione per cui per passare ad una forma di conoscenza superiore dobbiamo rompere con quella attuale. Proprio perché abbiamo individuato una dinamica possiamo anticipare il futuro. In "Dottrina dei modi di produzione" la Sinistra utilizza il principio di induzione completa di Poincaré. Noi siamo comunisti perché scriviamo N per tutte le società del passato compresa questa. Bordiga scrive: "Se le forme o modi sociali col capitalismo sono state n, in tutto esse sono n+1. La nostra rivoluzione non è una delle tante, ma è quella di domani; la nostra forma è la prossima forma". Dopo n può esserci solo n+1, oppure una degenerazione totale dell'umanità, ipotesi non assurda ma piuttosto improbabile, dato che ogni sistema contiene in sé gli elementi necessari al nuovo ordine. D'altronde, "non può accampare pretesa a chiamarsi dialettico e marxista chi non sa leggere, ogni qualvolta si discute del passaggio da precapitalismo a capitalismo, i taglienti enunciati del passaggio da capitalismo a comunismo, che sono tutti capiti e addotti a rovescio non solo dagli opportunisti delle varie storiche ondate (per i quali il comunismo trae la maggioranza dei suoi connotati da "immarcescibili conquiste" del tempo capitalista) ma anche dai gruppetti delle sinistre eterodosse che nelle loro storture svelano ad ogni tratto la loro soggezione reverenziale per i "valori" capitalistici di libertà, civiltà, tecnica, scienza, potenza produttiva - termini tutti che noi, con Marx originario e uscito dal getto incandescente della fornace rivoluzionaria, non vogliamo ereditare, ma spazzare via con odio e disprezzo inesausti."

Noi stiamo facendo un lavoro molto preciso sull'eredità della Sinistra Comunista "italiana", bisogna seguire il lavoro che questa corrente ha lasciato senza deviare. Abbiamo un programma di lavoro, abbiamo un lascito e un patrimonio da rispettare (archivio storico). Facciamo parte di una corrente che ha come cavalli di battaglia temi quali l'organicità e l'ambiente ferocemente anticapitalista; guarda caso sono proprio i super-ortodossi i primi a lasciarsi alle spalle le chiare impostazioni programmatiche. Per il comunista che si trova allineato con il movimento reale che distrugge lo stato di cose presente, il risultato effettivo è quello di essere coerente con questo movimento, non di ottenere a tavolino più organizzazione e omogeneità, secondo uno studio e l'applicazione di determinati espedienti. La forza di un lavoro politico è la sua coerenza, la sua compatibilità con il cambiamento che è in corso.

Se individualmente non ci si sente legati all'arco storico che lega l'uomo ancestrale lottatore con le belve all'uomo della società futura, si resta immersi nella forma sociale vigente riproducendo le sue categorie. Per questo ci sentiamo maggiormente in sintonia con movimenti tipo Occupy piuttosto che con i residuati bellici del marxismo-leninismo-bordighismo. C'è bisogno di un approccio nuovo ai testi di Marx e della Sinistra, un approccio scevro da incrostazioni di carattere ideologico. Bordiga in "Tavole immutabili della teoria comunista del partito" dimostra che mentre tutta l'umanità rimane ancorata a questa società, il partito fa il salto in un'altra. La tesi si può scrivere così: una sola pratica umana è immediatamente teoria: la rivoluzione. La conoscenza umana avanza per rivoluzioni sociali, gli sconvolgimenti sociali fanno emergere nuove teorie e di lì nuovi problemi e nuovi metodi per risolverli. Non si tratta di trovare un metodo unico perfetto (Popper) per risolvere i problemi della società, bisogna rompere con l'autoreferenzialità perché la teoria della rivoluzione non riguarda "tesi di dettaglio" (tattica, sindacati, organizzazione, ecc.) ma il completo trapasso dal capitalismo al comunismo; essa è fondata su un programma che anticipa una nuova concezione del mondo e della sua conoscenza.

La corrente americana della "Terza Cultura" ha pubblicato un libro dal titolo "Non è vero ma ci credo. Intuizioni non provate, future verità". Se pure i borghesi scendono sul nostro terreno allora sta succedendo qualcosa a livello sociale. Come dice la nostra corrente, "l'intelligenza, la scienza, la conoscenza hanno origine nel movimento avanzante – abbandoniamo l'ignobile termine di "progressivo". Nella parte decisiva della sua dinamica la conoscenza prende le sue mosse sotto forma di una intuizione, di una conoscenza affettiva, non dimostrativa; verrà dopo l'intelligenza coi suoi calcoli, le sue contabilità, le sue dimostrazioni, le sue prove. La novità, la nuova conquista, la nuova conoscenza non ha bisogno di prove, ha bisogno di fede! Non ha bisogno di dubbio, ha bisogno di lotta! Non ha bisogno di ragione, ha bisogno di forza! Il suo contenuto non si chiama Arte o Scienza, si chiama Rivoluzione!".

Articoli correlati (da tag)

  • Africa, marasma sociale e lotta di classe

    Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 14 compagni, abbiamo ripreso l'articolo "Imperialismo in salsa cinese", pubblicato sul numero 44 della rivista, e in particolare il capitolo "Le mani sull'Africa".

    Il continente africano misura 30 milioni di km/q ed è formato da 54 stati che contano circa 1,2 miliardi di abitanti, una popolazione molto giovane e in costante crescita. Ciononostante, i maggiori media occidentali di rado si occupano delle vicende africane, se non in occasione di guerre particolarmente cruente o in relazione ai flussi migratori. Invece, quel territorio ha un'importanza strategica per molti paesi, a cominciare dalla Cina, che da tempo lì sta costruendo porti, strade e ferrovie.

    Comunque sia, gli investimenti cinesi non saranno mai sufficienti a far diventare l'Africa una valvola di sfogo per il sistema capitalistico in crisi cronica di sovrapproduzione. Pechino investe in infrastrutture, acquista compagnie petrolifere ed estrattive africane, ma se mai dovessero sorgere nuove industrie esse sarebbero ultramoderne e automatizzate, rispecchiando il livello massimo raggiunto dai paesi a vecchio capitalismo. L'accoppiata capitali cinesi e risorse naturali africane potrebbe sembrare vincente, in realtà prepara situazioni esplosive sia a livello geopolitico che a livello ecologico. Pensiamo all'interscambio di persone tra Cina e Africa, che per ora è rappresentato da qualche decina di migliaia di studenti e operai africani che vengono addestrati in Cina, e da tecnici e operai cinesi che vengono mandati a lavorare in Africa: i numeri sono bassi rispetto al numero delle popolazioni in gioco (Cina e Africa messe assieme fanno quasi 3 miliardi di persone), ma in costante aumento.

  • Tutto il mondo è polarizzato

    La teleconferenza di martedì sera, connessi 16 compagni, è iniziata con il commento dell'articolo "Tutto il mondo è polarizzato", di Moisés Naím, pubblicato su La Repubblica lo scorso 4 febbraio. Il giornalista, che dal 1989 al 1990 è stato ministro del Commercio e dell'Industria del Venezuela, descrive quasi con le nostre parole la paludosa situazione in cui versa il mondo:

    "Il governo della superpotenza mondiale è in stallo, mentre il governo di un'ex superpotenza — il Regno Unito — è in preda alla paralisi, dopo una raffica di ferite autoinflitte. Angela Merkel, che fino a poco tempo fa era la leader più influente d'Europa, si avvia al ritiro. Il suo collega francese deve far fronte a una sorprendente rivolta, i famosi Gilet gialli. L'Italia, il Paese con la settima economia mondiale, attualmente è governato da una fragile coalizione, con leader così diametralmente opposti e dichiarazioni così sconcertanti che non si sa se ridere o piangere; sembra che gli italiani abbiano deciso di vedere com'è quando il malgoverno viene spinto ai limiti più estremi. In Spagna, il capo del governo non è nemmeno stato eletto da una maggioranza parlamentare, ma è arrivato al potere grazie a un tortuoso processo legislativo."

  • Polarizzazioni passate, presenti e future

    La teleconferenza di martedì, connessi 15 compagni, è iniziata dal breve resoconto di un'assemblea sindacale in una grande azienda a cui ha partecipato un compagno. All'incontro, indetto dai confederali per discutere il rinnovo del CCNL di categoria, erano presenti su circa 250 lavoratori solo una trentina di persone, tra cui una decina di sindacalisti. Gli interventi dei bonzi sindacali sono stati tutti imperniati sul rispetto delle cosiddette compatibilità e sulla necessità di far funzionare al meglio gli organismi paritetici, in modo che delegati e azienda abbiano più occasioni di confronto partecipativo.

    E' proprio vero: dal tipo di impostazione corporativa inaugurata dal fascismo nel corso degli anni '20 (patto di Palazzo Vidoni del 1925) non si è più tornati indietro. Anzi, lo stato borghese ha rafforzato questo tipo di struttura burocratizzando in misura sempre maggiore i rapporti tra capitale e lavoro. Nell'articolo "La socializzazione fascista e il comunismo" (n+1, n. 42), abbiamo citato Il Sole 24 Ore che così definisce la natura degli enti bilaterali: essi "esprimono una concreta ed efficace forma di collaborazione tra capitale e lavoro, indicativa della tendenza al superamento del modello esasperatamente conflittuale. Hanno diversi scopi: mutualizzazione di obblighi retributivi (per esempio, mensilità aggiuntive, ferie) per lavoratori che cambiano spesso datore di lavoro (per esempio, nell'edilizia); formazione professionale; sicurezza del lavoro; prestazioni assistenziali. Da qualche anno la legge ha iniziato a promuovere il ruolo degli enti bilaterali, riconoscendogli compiti relativamente al mercato del lavoro, alla formazione professionale, all'assistenza della volontà delle parti nella stipulazione dei contratti e nella disposizione dei diritti."

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°43, aprile 2018

copertina n°43f6Editoriale: Si fa presto a dire moneta
f6Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica
f6Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop
f6Terra di confine: Elementare, Watson
f6Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo
f6Recensione: Verso un nuovo paradigma
f6Doppia direzione: Lavorare è bello

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 232, 12 febbraio 2019

f6Per qualche dollaro in meno
f6La lunga notte della sonda cinese
f6Le nuove armi di Pechino
f6Shutdown
f6Venezuela
f6La valle della morte
f6Italia
f6Gilet gialli

Leggi la newsletter 232
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email