E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  9 settembre 2014

Tamburi di guerra

La discussione di martedì sera, a cui hanno partecipato 12 compagni, si è aperta con il commento di un articolo tratto dalla rivista La Civiltà Cattolica, Fermare la tragedia umanitaria in Iraq, sulla guerra in Medio Oriente e oltre. I fatti di Iraq e Siria, dove le pulizie etniche non sono legate solamente ad aspetti locali ma rappresentano piuttosto un fenomeno in crescita, sono il risultato di un salto di qualità delle dinamiche in atto a livello mondiale. I gesuiti, in questo momento, sembrano tra i pochi ad avere una visione chiara di quanto sta accadendo e parlano con cognizione di causa di Terza Guerra Mondiale. Se la Chiesa in passato aveva condannato i bombardamenti in Iraq e Afghanistan, e più recentemente quelli in Siria, ora si pone diversamente rispetto alla necessità di bloccare l'avanzata del Califfato islamico, rigettando "un pacifismo imbelle e ingenuo al fine di condannare un militarismo che assolutizza l'efficacia della violenza".

A lanciare l'allarme, su un altro versante (ma non troppo), ci prova anche Ezio Mauro con l'editoriale L'Occidente da difendere. Di fronte allo scenario drammatico per cui "una parte sempre più larga di popolazione ha la sensazione davanti alle crisi che il mondo sia fuori controllo", il direttore di Repubblica si mette l'elmetto in testa e afferma con decisione che "l'Occidente oggi va difeso, con ogni mezzo, da chi lo condanna a morte."

Il fronte ucraino continua ad essere fonte di grande impegno per le diplomazie internazionali. Nonostante il cessate il fuoco, che nella guerra moderna serve in realtà non tanto ad una vera e propria tregua quanto a riprendere energie per nuove battaglie, sono molte le forze in movimento (soprattutto quelle nazionaliste ucraine) a spingere per il proseguimento del conflitto. Fino a che punto potrà arrivare la contrapposizione tra Nato e Russia? L'escalation dello scontro sembra inevitabile. Putin non può cedere senza ottenere una contropartita ma, allo stesso tempo, non può isolare del tutto il Paese dall'Occidente.

La guerra nell'est Europa ha generato, fin dagli scontri di piazza Maidan, partigianerie di ogni tipo ma anche un imperdonabile quanto errato indifferentismo. L'esito di ogni conflitto ha influenza sulla prospettiva storica della rivoluzione e per tal motivo sarebbe sbagliato – al pari, s'intende, dello schierarsi per l'una o l'altra parte – non darvi la dovuta importanza. Scriveva la nostra corrente nel n° 3 di Prometeo, nel 1946:

"Noi affermiamo senz'altro che alle diverse soluzioni non solo delle grandi guerre interessanti tutto il mondo, ma di qualunque guerra, anche più limitata, hanno corrisposto e corrisponderanno diversissimi effetti sui rapporti delle forze sociali in campi limitati e nel mondo intiero, e sulle possibilità di sviluppo della azione di classe. Di ciò hanno mostrato l'applicazione ai più diversi momenti storici Marx, Engels, Lenin, e nella elaborazione della Piattaforma del nostro movimento se ne deve dare continua applicazione e dimostrazione." (Le prospettive del dopoguerra in relazione alla piattaforma del partito)

Anche la guerra alla povertà sta prendendo nuove forme, trasformandosi in guerra ai poveri. Interessanti le analogie e le differenze tra la rivolta di Ferguson (#MikeBrown) in Missouri e i fatti occorsi nel rione Traiano a Napoli (#DavideBifolco), mentre rappresentano una verifica sperimentale della legge della miseria crescente i dati forniti da Ilo, Ocse e Banca Mondiale in un documento (G20 labour markets: outlook, key challenges and policy responses) preparato per il summit di Melbourne in cui si stima che i "lavoratori poveri", cioè quelli che vivono con meno di 2 dollari al giorno nelle economie emergenti, sono 447 milioni.

La teleconferenza si è chiusa con un accenno alle recenti manifestazioni operaie in Turchia, al #FastFoodStrike del 4 settembre negli Stati Uniti e ad alcuni processi di autorganizzazione in corso in Italia. E' stato inoltre segnalato un curioso articolo di The Guardian intitolato Spain prepares for an autumn of discontent by buying €1m of riot gear.

 

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    Per comprendere l'apporto del movimento americano Occupy Wall Street (OWS) è necessario ripartire da Marx, quando in Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, e poi anche nel Manifesto, afferma che nel capitalismo il proletariato non ha rivendicazioni particolari da portare avanti. Premesso che gli episodi di lotta di classe che costellano la storia della classe proletaria sono importantissimi, e che la mancanza della battaglia quotidiana contro il capitalismo significherebbe l'abdicazione del proletariato al proprio compito storico, sappiamo che le conquiste ottenute in questi frangenti sono effimere perchè, la storia ci insegna, il capitalismo può riprendersele in qualsiasi momento. Storicamente il proletariato non subisce ingiustizie particolari, ma l'ingiustizia tout court e perciò non ha nulla da rivendicare in questa società se non la sua abolizione.

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    Le conclusioni riportate nel documento colpirono l'opinione pubblica. Eccone alcuni passaggi:

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

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