E' online il numero 42, ottobre 2017

Invitiamo tutti ad abbonarsi alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°42

Editoriale: L'immane mistificazione

Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre

Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti

Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)

Spaccio al bestione trionfante: Coppi, Bartali e i vaccini

Recensione: Lavorare è bello

Doppia direzione: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  23 settembre 2014

Simmetrie di guerra

Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, abbiamo ripreso e sviluppato alcuni dei temi affrontati nelle recenti riunioni pubbliche di Roma e Torino sulla guerra.

La notizia del bombardamento in terra siriana da parte degli Stati Uniti si aggiunge a quelle che, ormai quotidianamente, arrivano dal Medio Oriente, soprattutto dalle fila jihadiste. Mentre i militanti dello Stato Islamico perseguono determinati la realizzazione del loro grande progetto, il Califfato, gli americani riescono finalmente a mettere in piedi una (sgangherata) coalizione anti-IS. Al di là delle dichiarazioni di allenza dei vari paesi, sembra però che l'unico intento condiviso nella coalizione sia quello di lasciare ai curdi la patata bollente dello scontro a terra, pur senza garantire loro la creazione dello Stato curdo. D'altronde, l'imperialismo ha bisogno di partigiani: che si arruolino e combattano in prima linea (visto che non ha soldati a sufficienza da schierare sul campo) o che "da casa" facciano propaganda a favore di un fronte borghese contro l'altro. Che dire quindi del fascino esercitato dalla resistenza curda e dagli altri movimenti guerriglieri sui sinistri nostrani?

La guerra va di pari passo con lo sviluppo delle forze produttive. Lo dimostra l'elevata tecnologia militare messa in campo dalla coalizione targata Usa, a cui il Califfato ha risposto, stabilendo così una simmetria delle forze in gioco, con un'estrema capacità di movimento. Gli islamisti dispongono infatti di un vero e proprio esercito, che occupa le città e, quando viene attaccato, è capace di disperdersi per poi ricompattarsi in un altro luogo. L'estrema mobilità dell'IS, la sua organizzazione a rete, rappresentano un grosso problema per gli americani, i quali in ultima istanza saranno costretti a scendere a terra inviando truppe per controllare il territorio.

Al tempo delle guerre in Iraq o in Afghanistan, i Neocons teorizzavano una guerra "infinita" contro i cosiddetti paesi canaglia per instaurare la democrazia. Oggi sembra invece che gli americani non abbiano un progetto a lungo termine e tantomeno le idee chiare sul da farsi. Stupisce che ancora non abbiamo rispolverato la vecchia teoria dello "scontro di civiltà", tratta dal famoso libro di Samuel P. Hungtinton, per dare un minimo di inquadramento degli eventi in corso; il Califfato ben si presterebbe ad un'operazione ideologica di questo tipo. Lo scontro in atto è, ovviamente, guerra entro la civiltà capitalista, in cui l'IS, superando il misticismo di Al-Qaeda, controlla importanti pozzi petroliferi, retribuisce i suoi soldati, fa proselitismo in Asia.

Roberto Vacca, in un suo testo (Rinascimento prossimo venturo), espone un'analisi sistemica del terrorismo e sostiene che se esso da "romantico", quindi stupido e incapace di arrecare gravi danni, diventasse intelligente, allora gli stati si troverebbero di fronte ad una situazione davvero difficile. Se con l'attacco alle Torri gemelle Al-Qaeda propagandava la nemesi contro il nemico, la vendetta simbolica contro gli infedeli, con gli attentati ai treni in Spagna e alla metropolitana di Londra, importanti hub logistici, il terrore si generalizza e comincia ad insinuarsi nella quotidianità degli individui, generando apprensione e panico, senza che si possa far nulla per contrastarlo. Il meccanismo poi si ripete, accrescendosi, con la notizia dell'arresto di un gruppo di jihadisti che, in seguito all'adesione dell'Australia alla coalizione anti-IS, progettava di rapire cittadini australiani per ucciderli. La simmetria in guerra deriva anche dalla capacità di far paura al nemico, mettendolo sotto pressione e facendogli letteralmente perdere la testa.

Ci troviamo nel bel mezzo della Quarta Guerra Mondiale e non serve a nulla ripetere pappagallescamente le solite formule. Di fronte al marasma sociale ed alla guerra endemica viene in mente, ad esempio, la parola d'ordine "o passa la guerra o passa la rivoluzione". Ogni conflitto oggi si configura immediatamente su un piano unitario, accorpando il fronte politico, militare e sociale. Vale perciò sempre meno l'indicazione della trasformazione della guerra imperialista in guerra civile, perché quest'ultima c'è già ed è in corso sotto i nostri occhi: nelle favelas di Rio de Janeiro o di San Paolo, dove la polizia per entrare appronta veri e propri piani di guerra contro la popolazione, o a Ferguson, in Missouri, dove per placare una rivolta è stata mobilitata la Guardia Nazionale.

Molto spesso accade, soprattutto da parte dei terzinternazionalisti, che si cerchino le cause del conflitto bellico nella necessità del capitalismo di eliminare capitale costante e variabile in eccesso. Effettivamente tale dinamica si verifica con le guerre, ma non è assolutamente pensabile che essa sia progettata a tavolino dalle borghesie. Il fascismo nasce per coinvolgere la classe operaia, non per distruggerla; mai, nell'epoca fascista o tardo-imperialista, il potere borghese si è sognato di alienarsi il proletariato. Lo sterminio di quest'ultimo e la distruzione di capitale costante nelle guerre è un fatto, ma è un prodotto della storia che precede, non certo di un fattore scatenante connesso alla volontà della borghesia. Del resto le interpretazioni volontaristiche della storia sono state abbondantemente criticate dalla nostra corrente sia nella serie del battilocchio che in articoli come i Fili del tempo intitolati: Marxismo e miseria, Lotta di classe e "offensive padronali" e Precisazioni su "Marxismo e miseria" e "Offensive padronali".

Per millenni la storia umana ha comportato società che chiamavano "uomini" sé stesse e consideravano gli "altri" non-uomini e ciò generava un atteggiamento non dissimile nel tempo rispetto a quello dei cannibali di Atapuerca. Più tardi s'è imposta la differenza economica e infine quella di classe, portatrice di una violenza più micidiale di quella antica. È plausibile teoreticamente che una società futura, basata su di un metabolismo sociale, quindi su una autoregolazione omeostatica in grado di neutralizzare le inevitabili differenze e ricondurle a contributi organici al corpo sociale, possa e sappia eliminare la violenza/guerra riservandola ai pericoli che per la specie provengono dalla natura.

Articoli correlati (da tag)

  • La metropoli è il campo di battaglia del futuro

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata commentando il report speciale dell'Economist sulla guerra ("The Next War", "Why nuclear stability is under threat"), uscito lo scorso 27 gennaio. Il settimanale inglese analizza l'argomento con ben 10 articoli che spaziano dall'uso dei robot alle nuove tattiche contro-insurrezionali. Quella di domani sarà una guerra che verrà combattuta in ambienti metropolitani e che vedrà i soldati combattere casa per casa.

    "Sempre più spesso [i conflitti bellici] saranno combattuti in ambienti urbani, se non altro perché entro il 2040 i due terzi della popolazione mondiale vivranno nelle città. Il numero di megalopoli con una popolazione di oltre 10 milioni è raddoppiato a 29 negli ultimi 20 anni e ogni anno circa 80 milioni di persone si spostano dalle aree rurali a quelle urbane. L'intensa guerra urbana, come dimostrano le recenti battaglie per Aleppo e Mosul, continua a essere dura e indiscriminata e continuerà a presentare problemi difficili per le forze di intervento occidentali. La tecnologia cambierà la guerra nelle città tanto quanto altri tipi di guerra, ma dovrà ancora essere combattuta da vicino, un isolato alla volta".

  • Schiavitù 2.0 e guerra moderna

    La teleconferenza di martedì sera (presenti 14 compagni), dopo un breve accenno allo scandalo che ha coinvolto alcuni colossi del settore automobilistico sull'utilizzo di cavie umane e animali per testare la nocività dei gas di emissione, ha preso le mosse dalla vertenza che l'IG Metall, il più grosso sindacato dei metalmeccanici della Germania, ha aperto per ottenere l'aumento dei salari e la riduzione della giornata lavorativa.

    Le trattative con gli industriali tedeschi si sono presto interrotte, dato che quest'ultimi hanno respinto la richiesta di una settimana lavorativa a 28 ore settimanali, su richiesta del lavoratore, anche perché la compensazione della decurtazione del salario graverebbe sulle loro tasche. La dirigenza del sindacato ha annunciato un blocco generale della produzione di 24 ore nei prossimi giorni, minacciando lo sciopero illimitato nel caso in cui gli imprenditori non accettassero di sedersi ad un tavolo di trattativa. IG Metall, con i suoi 2,3 milioni di iscritti, dispone di un fondo di più di 560 milioni di euro per sostenere gli scioperanti e sembra che anche i sindacati dei servizi e del settore pubblico siano in agitazione. Curiosamente, sul sito della Cisl Conquiste del Lavoro, si saluta questa mobilitazione come giusta e non ideologica "perché la battaglia dell'IG Metall su orario e salario ci riguarda". Nell'epoca del corporativismo, che vede legati governo, sindacati e padroni, è molto probabile che il grande sindacato tedesco si sia già accordato con la controparte, la quale si muove come da copione, prima rifiutando l'accordo e poi facendo finta di cedere alle pressioni. Da notare che il tutto avviene mentre è in ballo l'appoggio dell'SPD al nuovo governo di Grosse Koalition.

  • Intelligenza artificiale e cibernetica

    La teleconferenza di martedì, presenti 6 compagni, è iniziata accennando allo sviluppo dell'intelligenza artificiale.

    The Economist ha pubblicato un curioso articolo, "How soon will computers replace The Economist's writers?" in cui si chiede entro quanto tempo un computer potrà sostituire un giornalista del settimanale inglese. A tale scopo ha formato un programma di intelligenza artificiale per gli articoli della sezione "Scienza e Tecnologia", e lo ha invitato a presentare un suo pezzo. Risultato: per adesso il computer ha imitato benissimo lo stile del giornale, individuando argomenti validi, tuttavia le frasi pur essendo grammaticalmente corrette mancano di significato. La marcia nella sostituzione di forza lavoro è però inesorabile, scrive lo stesso The Economist:

    "Le macchine stanno arrivando. Uno studio molto citato nel 2013 ha concluso che metà dei posti di lavoro americani erano a rischio nei prossimi decenni. Gli scrittori non sono immuni. Un altro articolo, che ha esaminato le ricerche sull'intelligenza artificiale (AI), ha concluso che i computer avrebbero scritto saggi scolastici entro la metà del 2020 e sforneranno i libri più venduti entro il 2040."

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°41, aprile 2017

copertina n°41f6Editoriale: Non possiamo ingannare la natura
f6Articoli: Assalto al pianeta rosso - Il secondo principio - Il grande collasso - Capitale e teoria dello sciupio
f6Rassegna: Ancora Trump - Fuga nel sub mondo
f6Terra di confine: Buoni di non lavoro
f6Recensione: Che cosa c'è dopo il capitalismo?
f6Doppia direzione: Neoluddismo
f6Spaccio al bestione trionfante: Dieci punti per demolire Trump

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 227, 31 gennaio 2018

f6La scintilla
f6Accendere neuroni
f6Animal spirits
f6Reddito di base
f6Giganti scomodi
f6Mi chiamo Sophia
f6Bisogno di guerra
f6Ramoscello d'ulivo

Leggi la newsletter 227
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email