E' online il numero 44 di n+1

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n+1 rivista n°44

Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx

Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura

Terra di confine: Il capitalismo non è eterno

Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno

Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Appuntamenti

14-16

Dic

72° incontro redazionale
Temi: - Taylorismo, managerialismo e impersonalità del Capitale, - Lo stato a pezzi, - Fiorite primavere delle rivoluzioni, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  7 ottobre 2014

Assuefazione alla catastrofe

La teleconferenza di martedì sera, connessi 17 compagni, si è aperta con il commento delle principali notizie della settimana appena trascorsa.

In Messico è stata scoperta una fossa comune in cui sembra siano stati ritrovati i corpi di 28 dei circa 50 studenti scomparsi dopo le imponenti manifestazioni contro la riforma dell'istruzione. Per quanto il livello della violenza nel paese sia normalmente elevato, è significativo che la notizia sia stata sottaciuta o relegata alle colonne minori dalle maggiori testate giornalistiche.

Sempre in primo piano invece il Medio Oriente, dove l'avanzata dell'Is, dotato di carri armati e cannoni a lunga gittata (probabilmente presi all'esercito siriano), non si arresta ed è ormai vicina alla conquista della città di Kobane. Se l'espansione dello Stato Islamico procede a questo ritmo, a breve assisteremo all'annessione ufficiale al Califfato di mezza Siria e di un terzo dell'Iraq. Vale la pena ribadire la sua attuale estensione: 200.000 Kmq di territori controllati, 10 milioni di abitanti, 60 centri abitati, 10.000 miliziani armati e specialisti del terrore, un budget da un milione di dollari al giorno, una rete internazionale mobilissima con presenze "federate" dal Mali all'Indonesia, dall'Europa all'Africa. Di fronte a tutto ciò la guerra dall'aria (sono centinaia i bombardamenti), condotta dalla coalizione capeggiata dagli Usa, sembra non sortire effetti.

Lo sa bene la Turchia e se ne lamenta, visto che si ritrova a gestire sia le rivolte interne dei Curdi contro l'immobilismo del governo Erdogan rispetto al massacro jihadista, sia il flusso di profughi provenienti da Kobane.

I profughi in fuga, sfollati o perseguitati, vittime delle guerre o della fame, sono milioni nel mondo: esattamente 50 secondo l'ONU. Al primo posto troviamo i Palestinesi con 4 milioni, seguono i Siriani con 3 e gli Ucraini con 1, per proseguire con gli Iracheni, i Sudanesi, i Nigeriani e tanti di cui non sentiamo mai parlare. L'OCSE avverte che la crisi attuale non è pericolosa unicamente per i suoi risvolti tecnico-economici, ma soprattutto per l'instabilità geopolitica del mondo. E le previsioni per il 2015 non sono per niente rassicuranti. La stima del Pil mondiale è stata rivista rispetto a quella di qualche mese fa, si calcola infatti che la crescita si attesterà intorno al 2% e non al 4%. L'area Euro non sarà trainata dalla ex-locomotiva americana (+2,5%) e i PIIGS vedranno aumentare ancora il rischio del collasso, soprattutto in Italia, paese che secondo le cifre macro è allo sbando.

La crisi è fonte anche di rabbia sociale che si accumula in un potenziale enorme di violenza. Ne abbiamo avuto un piccolo assaggio nella metropoli finanziaria e bottegaia di Honk Kong dove gli studenti, consueta cartina di tornasole del malessere, hanno manifestato per una "vera democrazia" sotto l'etichetta per niente casuale di Occupy Central. E' la reazione all'impoverimento degli strati bassi della popolazione, colpiti dall'emigrazione di molti servizi verso le aree portuali dei distretti produttivi cinesi come Shanghai; reazione a cui risponde, per ora solidarizzando timidamente, la megalopoli operaia confinante di Shenzhen con volantini e attività su Internet a firma Occupy Shenzhen. Classicamente, prima ancora che la polizia sparasse come promesso, la teppaglia bottegaia s'è rivoltata contro i manifestanti, coadiuvata dagli emissari della potente mafia cinese, ormai in combutta manifesta con il governo non solo sul piano interno ma a livello internazionale. Voci di protesta arrivano, nella stessa zona, anche da Taiwan, dove spunta Occupy Taipei, movimento contro il caro-affitti. Come scritto nel nostro Occupy the World togheter, in ogni nuovo Occupy che nasce vi è l'apporto di un +1 di informazione che vale per il mondo intero.

Crisi significa anche recessione, ora anche per la Germania, e disoccupazione. Per l'Europa i numeri indicano un punto di non ritorno, a luglio è stata superata la quota 25 milioni. La borghesia italiana, non sapendo più che pesci pigliare, si dedica al completo scorticamento del proletariato, riuscendo a togliergli tutte quelle "guarentigie" che fin dal Manifesto i comunisti additano come fonte di corruzione politica e opportunismo. In tal modo, paradossalmente ma non troppo, la borghesia stessa elimina quegli istituti che la nostra corrente storica denunciava come impedimento al libero manifestarsi della lotta rivendicativa, senza la quale è precluso "qualsiasi movimento più grande". Via dunque i contratti di categoria a scadenza fissa, via le leggi di tutela, via persino la contrattazione locale, ormai sostituita dal ricatto basato sulla religione del lavoro. C'è persino la proposta dell'Unione Europea per un contratto unico del lavoro, certamente in incubatrice come legge corporativa fascista, ma dialetticamente in linea con la nostra storica richiesta di eliminare la medioevale/modernissima divisione per mestiere (divisione, appunto, il contrario di unione). Lavorano per noi e lasciano il proletariato nudo e libero di lottare, classe contro classe, senza vincoli avvocateschi e diritti da difendere.

I partiti borghesi sono diventati organismi evanescenti, rappresentanti, secondo i più, della "casta". Non stupisce quindi il crollo degli iscritti del Pd, mentre incuriosisce la tre giorni al Circo Massimo organizzata dal M5S: potrebbero esserci delle contestazioni dalla base visto che, rispetto a quello che prometteva all'inizio, il movimento di Grillo e Casaleggio si è completamente integrato nelle istituzioni. Il mese di ottobre vedrà comunque tutta una serie di iniziative: il 16 lo sciopero nazionale della logistica, il 17 e il 18 la manifestazione contro il summit dei ministri europei del Lavoro a Torino, il 25 la manifestazione nazionale della Cgil a Roma. Si svolgerà invece il 14 novembre lo sciopero sociale "contro l'austerità, in lotta per il salario minimo orario, il reddito di base e i beni comuni".

Ancora poco rispetto a quello che ci vorrebbe, è comunque sicuro che stiamo vivendo una singolarità storica. Il mondo è una polveriera sulla quale ormai troppi sono quelli che accendono fiammiferi senza essere consapevoli del botto che ne deriverà quando si sarà giunti alla soglia di catastrofe.

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    "Il governo della superpotenza mondiale è in stallo, mentre il governo di un'ex superpotenza — il Regno Unito — è in preda alla paralisi, dopo una raffica di ferite autoinflitte. Angela Merkel, che fino a poco tempo fa era la leader più influente d'Europa, si avvia al ritiro. Il suo collega francese deve far fronte a una sorprendente rivolta, i famosi Gilet gialli. L'Italia, il Paese con la settima economia mondiale, attualmente è governato da una fragile coalizione, con leader così diametralmente opposti e dichiarazioni così sconcertanti che non si sa se ridere o piangere; sembra che gli italiani abbiano deciso di vedere com'è quando il malgoverno viene spinto ai limiti più estremi. In Spagna, il capo del governo non è nemmeno stato eletto da una maggioranza parlamentare, ma è arrivato al potere grazie a un tortuoso processo legislativo."

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  • Polarizzazioni passate, presenti e future

    La teleconferenza di martedì, connessi 15 compagni, è iniziata dal breve resoconto di un'assemblea sindacale in una grande azienda a cui ha partecipato un compagno. All'incontro, indetto dai confederali per discutere il rinnovo del CCNL di categoria, erano presenti su circa 250 lavoratori solo una trentina di persone, tra cui una decina di sindacalisti. Gli interventi dei bonzi sindacali sono stati tutti imperniati sul rispetto delle cosiddette compatibilità e sulla necessità di far funzionare al meglio gli organismi paritetici, in modo che delegati e azienda abbiano più occasioni di confronto partecipativo.

    E' proprio vero: dal tipo di impostazione corporativa inaugurata dal fascismo nel corso degli anni '20 (patto di Palazzo Vidoni del 1925) non si è più tornati indietro. Anzi, lo stato borghese ha rafforzato questo tipo di struttura burocratizzando in misura sempre maggiore i rapporti tra capitale e lavoro. Nell'articolo "La socializzazione fascista e il comunismo" (n+1, n. 42), abbiamo citato Il Sole 24 Ore che così definisce la natura degli enti bilaterali: essi "esprimono una concreta ed efficace forma di collaborazione tra capitale e lavoro, indicativa della tendenza al superamento del modello esasperatamente conflittuale. Hanno diversi scopi: mutualizzazione di obblighi retributivi (per esempio, mensilità aggiuntive, ferie) per lavoratori che cambiano spesso datore di lavoro (per esempio, nell'edilizia); formazione professionale; sicurezza del lavoro; prestazioni assistenziali. Da qualche anno la legge ha iniziato a promuovere il ruolo degli enti bilaterali, riconoscendogli compiti relativamente al mercato del lavoro, alla formazione professionale, all'assistenza della volontà delle parti nella stipulazione dei contratti e nella disposizione dei diritti."

Materiale ricevuto

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Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

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