E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  28 ottobre 2014

Laboratorio Italia

La teleconferenza di martedì, a cui si sono connessi 15 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sul discorso di Renzi alla stazione Leopolda di Firenze. L'Italietta sgangherata sta cercando di darsi un po' di italian pride in salsa fascio-proudhoniana: vedremo se si tratta di una realtà che produce effetti o se ci ritroveremo di fronte ad una edizione in farsa del populismo alla Giannini (movimento dell'Uomo qualunque) scomparso nel nulla dopo aver riempito le piazze nel '48.

Il premier ha ufficialmente disconosciuto i sindacati quali interlocutori in materia di politica economica. Camusso, di ritorno dal tavolo con il governo per discutere della Legge di stabilità, ha lamentato un clima surreale in cui i ministri presenti non avevano il mandato per trattare e "non erano nelle condizioni di rispondere". Ma nel clima surreale, probabilmente, ci si è trovata soltanto la Cgil, ancorata ad una tradizione concertativa che appartiene al passato e non potrà più ritornare: se non comincia a darsi una mossa e a fare sul serio, allora rischia di essere asfaltata dal rullo compressore renziano.

Anche se apparentemente incredibile con i suoi atteggiamenti stucchevoli e al limite del ridicolo, il Presidente del Consiglio Renzi sta portando avanti con decisione la linea politica inaugurata da Monti, tentando man mano di rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono l'accelerazione dei processi decisionali. Quel che gli serve è una democrazia "snella", cioè una sovrastruttura politica con un Esecutivo non troppo intralciato da chiacchiere parlamentari e "disfunzioni" varie.

Nel suo discorso alla Leopolda, ha fatto un'analisi abbastanza lucida dei percorsi da intraprendere per mettere in sesto il "sistema paese" e di fatto ha presentato, prendendo molto dal repertorio berlusconiano e richiamando argomenti grillini anti-casta, il futuro Partito della Nazione.

Il fascismo è un fenomeno di totalitarismo moderno: è nato in Italia ed è poi diventato il modo di governare l'economia in tutto il mondo borghese. Sia chiaro però che oltre non si può andare, al massimo ci si può ripetere, con forme diverse e con risvolti farseschi sempre più accentuati. Da Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte:

"Prima [la rivoluzione] ha elaborato alla perfezione il potere parlamentare per poterlo rovesciare. Ora che ha raggiunto questo risultato, essa spinge alla perfezione il potere esecutivo, lo riduce alla sua espressione più pura, lo isola, se lo pone di fronte come l'unico ostacolo per concentrare contro di esso tutte le sue forze di distruzione. E quando la rivoluzione avrà condotto a termine questa seconda metà del proprio lavoro preparatorio, l'Europa balzerà dal suo seggio e griderà: Ben scavato, vecchia talpa!"

Ora, aggiungiamo al tutto gli 80 euro al mese e l'accenno al salario per i disoccupati: stiamo assistendo a un piccolo capolavoro di strategia e tattica trasformista "per entrare nel cuore di tutti". Sono molti i calli che Renzi e il suo governo stanno pestando (e qualche rottamato potrebbe mettergli i bastoni tra le ruote), ma, a quanto pare, gli agganci, nostrani (anche il Presidente della Repubblica fa parte del circuito di governance) e oltreoceano, sono abbastanza forti da permettere l'avanzata. Per il momento la blindatura democratica sembra essere garantita.

Dopo la Leopolda si profila quindi un duro scontro tra governo e sindacati, quasi di vita o di morte per quest'ultimi. Sull'onda di milioni di proletari in lotta è sempre aperta la possibilità di una riconquista dal basso delle Camere del Lavoro, ad esempio come in Polonia. Nel 1980 il proletariato polacco poté infatti usufruire di una combinazione di fattori tipici di una rivoluzione (senza però poterli utilizzare per andare oltre la rivolta); forte di una tradizione sociale che decenni di controrivoluzione non avevano potuto soffocare, esso saldò le spinte istintive, generate dalla soggezione materiale ad altre classi, alla capacità di autodifesa e soprattutto di autorganizzazione, derivata dalle condizioni materiali poste dalla grande industria. Non è perciò da considerare impossibile che un movimento dal basso utilizzi la rete sindacale esistente per i propri fini:

"I sindacati, da chiunque diretti, essendo associazioni economiche di professione, raccolgono sempre elementi di una medesima classe. È ben possibile che gli organizzati proletari eleggano rappresentanti di tendenze non solo moderate ma addirittura borghesi, e che la direzione del sindacato cada sotto l'influenza capitalista. Resta tuttavia il fatto che i sindacati sono composti esclusivamente di lavoratori e quindi non sarà mai possibile dire di essi quello che si dice del parlamento, ossia che sono suscettibili solo di una direzione borghese." (Partito rivoluzionario e azione economica, del Partito Comunista Internazionalista, 1951)

In natura come nella società si stabilisce sempre una simmetria, deve quindi emergere una forza di classe che sia all'altezza dello scontro in atto. Qualcosa di significativo lo abbiamo visto con il movimento Occupy negli Stati Uniti e altrove. In questi giorni ci sono state acampadas di fronte al Parlamento a Londra e scioperi in Inghilterra, Belgio e Germania. In Ungheria, in seguito all'introduzione di una tassa sui dati scaricati da Internet, è scesa in strada una folla armata di smartphone come a Hong Kong. In Messico masse enormi di persone sono scese in piazza in risposta al rapimento degli studenti e nelle ultime settimane sono stati incendiati alcuni palazzi del governo. La gioventù globale usa i social network per coordinarsi e ogni lotta influenza le altre dando vita ad un ecosistema mondiale della rivolta. L'abbiamo detto più volte: i movimenti nati in questi ultimi anni sono importanti per quello che esprimono nell'immediato, per il contesto globale in cui si sono formati, non tanto per quel che dicono di se stessi. La crisi non congiunturale del capitalismo ha messo il mondo in una situazione al margine del caos, ma solo da questo può nascere un nuovo ordine. Il comunismo è l'ordine emergente dal caos, ma non è un modello: è una dinamica.

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    La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando quanto accaduto nella provincia di Foggia dove sono morti 16 braccianti in due distinti incidenti stradali.

    Per la raccolta degli ortaggi nei campi del foggiano, così come a Rosarno, Saluzzo o nell'alessandrino, viene impiegata manodopera composta per lo più da immigrati. Questi lavoratori, solitamente risiedenti in baracche o altre abitazioni insalubri, sono pagati qualche euro al giorno e vengono trasportati nei luoghi di lavoro ammassati in furgoni, spesso in numero superiore rispetto a quanto consentito dalle norme sulla sicurezza per la circolazione dei veicoli. Paghe da fame e condizioni al limite dello schiavismo non riguardano solo le campagne, ma rappresentano la normalità in tante altre situazioni lavorative. Basti pensare che sono più di 400 i morti sul lavoro nel 2018, per la maggior parte registrati nell'industria e nei servizi, e in particolare nel Nord Italia.

    In risposta all'ennesima strage sul lavoro, Cgil-Cisl-Uil hanno proclamato una manifestazione a Foggia per mercoledì 8 agosto, chiedendo diritti e tutele per i lavoratori delle campagne. Anche l'USB ha indetto per quella giornata uno sciopero nei campi e una marcia da Rignano a Foggia. Il Comitato Lavoratori delle Campagne, che si situa più a sinistra, si è fatto sentire rivendicando anch'esso trasporti, documenti e contratti e attivandosi per aprire uno sportello legale contro lo sfruttamento, una scuola di italiano, ecc.

  • La distruzione delle garanzie, non la loro preservazione

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    La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata con un breve commento dell'articolo "Il messaggio dimenticato di Karl Marx", pubblicato su Internazionale a firma di Paul Mason.

    Il giornalista britannico, noto per il libro Postcapitalism, sostiene che il vero scopo di Marx fu non tanto di produrre una teoria della rivoluzione, quanto di affermare la riappropriazione e la liberazione dell'individuo; sono stati piuttosto i suoi seguaci ad averne travisato l'idea, preferendo una dottrina collettivistica basata sulla lotta di classe. L'errore viene fatto risalire alla tarda pubblicazione dei Manoscritti economico-filosofici del 1844, andati in stampa solo nel 1932, che "contengono un'idea che nel marxismo è andata perduta: il concetto di comunismo come 'umanesimo radicale' [...] Il vero obiettivo della storia umana è la libertà, la realizzazione personale di ogni individuo."; e che, secondo Mason, non contemplano la necessità che il proletariato si costituisca in partito, in quanto "il vero soggetto rivoluzionario è l'io!"

    Invece di limitarsi a divulgare quanto scritto dal rivoluzionario di Treviri, questi marxologi dell'ultima ora fanno opera di falsificazione, inventandosi un Marx che non esiste, ora filosofo e pensatore, ora socialdemocratico o libertario. Studiosi e accademici che magari giungono ad interessanti analisi della materia (vere e proprie capitolazioni ideologiche come nel caso dell'articolo "Happy Birthday, Karl Marx. You Were Right!", pubblicato sul New York Times), ma che rimangono preda dell'ideologia imperante dell'individualismo, e finiscono per affermare che le rivoluzioni avvengono come somma dei pensieri individuali e non come prodotto di forze storiche che prendono la forma di lotta tra le classi.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 229, 6 agosto 2018

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