E' online il numero 42, ottobre 2017

Invitiamo tutti ad abbonarsi alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°42

Editoriale: L'immane mistificazione

Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre

Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti

Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)

Spaccio al bestione trionfante: Coppi, Bartali e i vaccini

Recensione: Lavorare è bello

Doppia direzione: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  6 gennaio 2015

Dissoluzioni tutto intorno a noi

La teleconferenza di martedì, connessi 14 compagni, è iniziata prendendo spunto dall'articolo Come le reti rivoluzionano il pensiero scientifico (e forse quello umano), tradotto e pubblicato su Le Scienze.

Partendo da esempi storici di cambio di paradigma nel pensiero scientifico (Copernico, Darwin), i ricercatori John Edward Terrell, Termeh Shafie e Mark Golitko dimostrano come la diffusione delle reti in ogni campo metta fortemente in discussione il modo in cui vediamo il mondo e il nostro posto in esso:

"In contrasto con quanto sostenuto dall'Illuminismo in poi, cioè che saremmo creature intrinsecamente egocentriche, la ricerca contemporanea in sociologia, psicologia, neuroscienze e antropologia sta dimostrando che il nostro mondo non gira intorno a noi in quanto individui. Piuttosto, ciò che noi siamo come individui dipende in modo cruciale da come siamo legati agli altri, socialmente ed emotivamente, in reti di relazioni che si estendono in lungo e in largo".

In una rete sociale ogni hub è collegato ad altri individui o gruppi a loro volta collegati. Le relazioni fra elementi all'interno di un nodo sono chiamati legami forti, le relazioni fra elementi di un nodo o di tutto il nodo con altri nodi o elementi di essi sono chiamati legami deboli. Proviamo a immaginare il disegno di una rete siffatta: i legami forti sono il cemento sociale di un nodo, ma sono i legami deboli che permettono l'estensione della rete collegando i vari nodi. I ricercatori arrivano a conclusioni che, pur non rappresentando una novità, sono delle importanti capitolazioni ideologiche della borghesia di fronte al comunismo.

Col nuovo paradigma che avanza perde senso qualsiasi pulsione politica di tipo attivistico, specie se si ragiona in termine di reti e di coevoluzione, dove contano le connessioni, i link, e non sono ammessi vuoti da riempire volontaristicamente. Il rapido sviluppo della rete mondiale di comunicazione, intesa come movimento di uomini, di cose e soprattutto di informazione, è il trionfo del cervello collettivo:

"All'interno dello sviluppo del cervello sociale complessivo, il suo specifico strumento Internet è nato trent'anni fa, ma è esploso, come oggi lo conosciamo, soltanto da cinque anni. Prima esisteva in tutte le sue caratteristiche tecniche, ma non aveva ancora a disposizione una massa critica di cellule umane che lo utilizzasse, anzi, che ne facesse parte. Il cervello è cresciuto, aumentando in cellule (neuroni), connessioni (sinapsi), massa, informazione, memoria, velocità e intelligenza. E' un prodotto del Capitale, grazie tante. Ma ogni prodotto avanzato del Capitale, ci ha insegnato Marx, è anche la sua negazione" (Manifestazioni del cervello sociale, n+1 n. 5).

Fino a non molto tempo fa per un fisico parlare di coscienza voleva dire entrare nel mondo della filosofia o della psicologia, oggi in molti affermano che la coscienza non è altro che uno stato specifico della materia. A tal proposito, un compagno ha segnalato l'articolo Why Physicists Are Saying Consciousness Is A State Of Matter, Like a Solid, A Liquid Or A Gas.

La conoscenza che la specie umana possiede si è sviluppata per il contatto con la materia e la natura, mai per lavoro autonomo del pensiero (Relatività e Determinismo, in morte di Albert Einstein). I cambi di paradigma, la demolizione dei dualismi e delle dicotomie avvengono quando le rivoluzioni in marcia spazzano via le vecchie credenze. Qualche anno fa il monismo olistico era prerogativa di ambienti new age, qualcosa tra il mistico e lo scientifico. Quel mondo sta scomparendo per lasciare campo libero alla "fisica della storia". Gli studiosi della complessità ormai scrivono libri che diventano best seller: si intravede la possibilità di liberarsi dagli effetti politici della passata rivoluzione e affrontare anche i problemi della politica in termini scientifici. La langue de bois del terzinternazionalista somiglia molto al decrepito mondo della filosofia, quello che sforna frasi senza contenuto empirico.

In Fiorite primavere del capitale si mette in luce come la rivoluzione borghese non l'abbiano fatta i borghesi, ma milioni di uomini - garzoni di bottega, lavoratori delle prime manifatture, modesti artigiani, soldati senza ingaggio, ecc. - che dall'avvento capitalistico non avevano nulla da aspettarsi di buono. La rivoluzione non esploderà perché qualcuno ha letto e imparato a memoria il programma comunista, ma perché si verificherà un'adesione di massa a tesi che saranno di contenuto identico a quelle della nostra corrente ma espresse con il nuovo linguaggio che avanza (Dissoluzioni necessarie, n+1 n. 36).

Sul piano economico succedono cose anomale rispetto all'ordinaria amministrazione capitalistica: di fronte alla diminuzione del prezzo del petrolio che favorisce i paesi consumatori a scapito dei produttori, le borse dovrebbero brindare e l'euro dovrebbe rafforzarsi sul dollaro. Invece le prime crollano vistosamente e il secondo si indebolisce. Tutti gli economisti, a cominciare da Mario Draghi, si affannano a combattere il nemico di turno, la deflazione, che diventa quasi un personaggio in carne ed ossa dotato di coscienza. In realtà, per combattere la deflazione bisognerebbe aumentare di molto la spesa pubblica, ma come farlo senza sforare i patti europei di stabilità? Bisognerebbe aumentare la produzione e fare in modo che i lavoratori aumentino i consumi. Ennesimo bisognerebbe...

In Italia l'ultimo rapporto di Unimpresa parla di crescita del disagio sociale: "Più di 9 milioni di persone sono in difficoltà e questo vuol dire che spenderanno meno, tireranno la cinghia per cercare di arrivare a fine mese. Tutto ciò con effetti negativi sui consumi, quindi sulla produzione e sui conti delle imprese". Il centro studi di Confindustria rileva un'altra situazione critica: aumentano gli anziani al lavoro e diminuiscono i giovani. In Italia negli anni della crisi economica, dal 2007 al 2013, le persone tra i 55 e 64 anni di età che ancora lavorano sono aumentate di 1,1 milioni, mentre i giovani occupati tra i 25 e i 34 anni di età sono diminuiti di 1,6 milioni. Non c'è da stupirsi quindi se nelle nostre società sono sempre più numerosi gli hikikomori e i neet, giovani che rifiutano la società e non vogliono lavorare. Negli Stati Uniti, a cominciare dalle lotte alla Walmart e nei Fast Food, si vedono sempre più spesso cartelli inneggianti alla dignità dei lavoratori e non del lavoro.

La disoccupazione di massa produrrà effetti catastrofici. Con il plusvalore dello scorso secolo si è riempita la terra di manufatti, infrastrutture e megalopoli: quando scompariranno le vecchie generazioni come faranno le nuove a manutenere tutto ciò? Se il capitalismo sfrutta sempre di più un numero sempre minore di lavoratori gettando gli altri nella disoccupazione, ebbene, liberiamoci del capitalismo.

Articoli correlati (da tag)

  • Necessità di governi tecnici e di tecnici al governo

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata commentando la situazione politica italiana a pochi mesi dalle elezioni e l'ipotesi di un'eventuale formazione di un governo tecnico qualora il risultato delle urne non permettesse la costituzione di una maggioranza politica. A tal proposito, Curzio Maltese, su Il Venerdì di Repubblica del 12 gennaio, fa il nome di Mario Draghi come prossimo salvatore della patria ("E super Mario l'Italia salvò").

    La maggior parte degli analisti politici concorda sul fatto che le consultazioni di marzo vedranno sia un forte tasso di astensione, soprattutto tra i giovani, sia un risultato elettorale complicato. Il commissario agli Affari economici della Ue Pierre Moscovici, in conferenza stampa a Parigi, ha dichiarato:

    "L'Italia si prepara ad elezioni il cui esito è quanto mai indeciso. Quale maggioranza uscirà dal voto? Quale programma, quale impegno europeo? In un contesto in cui la situazione economica dell'Italia non è certamente la migliore al livello europeo, felice chi potrà dirlo."

  • Cosa succede in Iran?

    Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 14 compagni, abbiamo parlato del movimento di protesta che ha coinvolto numerose città dell'Iran.

    Dalle notizie che è stato possibile reperire sul Web, sembra che la scintilla che ha dato il via alla rivolta sia scoccata lo scorso 28 dicembre a Mashhad, la seconda metropoli del paese con i suoi 2,5 milioni di abitanti, a causa del carovita e dell'elevata disoccupazione e contro la corruzione. Inoltre per il 2018 il governo Rouhani ha approvato una legge di bilancio che prevede, tra le altre cose, un forte aumento del prezzo della benzina (70%), di luce e gas (40%), dell'imposta sui viaggi all'estero e degli importi delle multe stradali, e, soprattutto, abolisce i sussidi governativi diretti che in Iran riguardano circa 20 milioni di persone, un quarto della popolazione.

    Inizialmente le manifestazioni sono state utilizzate dai conservatori avversari di Rouhani per denigrare l'operato del governo in carica. Molto presto, però, le proteste si sono generalizzate e fatte più violente, e hanno cominciato a rivolgersi anche contro la guida suprema Khamenei, dandone alle fiamme ritratti e simboli propagandistici. La rivolta, amplificata da social network e servizi di messaggistica istantanea, in particolare Instagram e Telegram (a cui il governo ha subito bloccato l'accesso), si è estesa ad oltre 50 città. Nelle immagini e nei video dei cortei che hanno attraversato le strade di numerose città del paese non si vedono cartelli o bandiere e per ora il movimento non ha espresso nè leader ben definibili nè rivendicazioni costruttive da "proporre" al regime, assumendo piuttosto un profilo anti-sistema confermato anche dagli assalti a colpi di arma da fuoco a caserme e basi militari. Al momento si contano 23 morti e circa 450 arresti, soprattutto tra i giovanissimi.

  • I nodi vengono al pettine

    La teleconferenza di martedì sera, connessi 15 compagni, si è aperta con un breve accenno a quanto sta accadendo negli Stati Uniti riguardo l'indagine sull'interferenza della Russia nelle scorse elezioni presidenziali. Mentre parlavamo, le agenzie di stampa battevano le prime notizie sull'attentato a New York.

    Pur sembrando eventi scollegati, il Russiagate e l'attacco a Manhattan sono entrambi segnali di una stessa difficoltà, e cioè della grande instabilità che stanno attraversando non solo gli USA ma tutti gli stati in generale. In questi giorni è anche la Spagna a far parlare di sé con le vicende legate alla pretesa indipendenza della regione della Catalogna. Sul tema, interessante l'articolo "Catalan independence drive falters as its wealth fails to provide political leverage" che tenta di individuare le basi materiali che hanno portato alla crisi.

    Secondo quanto riportato nel testo, una delle maggiori spinte all'indipendentismo viene dalla giovane e rampante imprenditoria catalana, convinta, per la maggior parte, che la regione sia abbastanza forte per potersi reggere autonomamente e per liberarsi dal peso di un'economia nazionale più debole. "La Catalogna produce 314 miliardi di dollari di beni all'anno e la sua economia è la 34a più forte del mondo, davanti a Hong Kong. Il suo GDP è di $35.000, e supera Corea del Sud, Israele e Italia. I separatisti non vedono alcuna ragione per condividere la loro ricchezza con la Spagna" (DEBKAfile). Ma per ora i governanti catalani, volati in Belgio quando l'aria si è fatta un po' più pesante, non hanno ricevuto riconoscimenti ufficiali, e il neo stato, se dovesse nascere, seguirebbe sicuramente la stessa sorte. Gli unici ad aver teso una mano agli esuli belgi sono stati i nazionalisti fiamminghi, che non possono però offrir loro alcun sostegno formale. L'indipendenza della Catalogna è lontana, almeno dal punto di vista della praticabilità.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°41, aprile 2017

copertina n°41f6Editoriale: Non possiamo ingannare la natura
f6Articoli: Assalto al pianeta rosso - Il secondo principio - Il grande collasso - Capitale e teoria dello sciupio
f6Rassegna: Ancora Trump - Fuga nel sub mondo
f6Terra di confine: Buoni di non lavoro
f6Recensione: Che cosa c'è dopo il capitalismo?
f6Doppia direzione: Neoluddismo
f6Spaccio al bestione trionfante: Dieci punti per demolire Trump

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 227, 31 gennaio 2018

f6La scintilla
f6Accendere neuroni
f6Animal spirits
f6Reddito di base
f6Giganti scomodi
f6Mi chiamo Sophia
f6Bisogno di guerra
f6Ramoscello d'ulivo

Leggi la newsletter 227
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email