E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

Invitiamo tutti ad abbonarsi comunque alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  3 marzo 2015

Dissipazione e anticipazioni

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 17 compagni, è iniziata dal commento di una notizia dal settore energetico.

Il presidente Obama ha posto il veto sull'oleodotto Keystone, 1900 km di tubazioni per trasportare bitume canadese fino alle raffinerie del Golfo del Messico. Il Canada possiede grossi giacimenti a cielo aperto di sabbie bituminose; il petrolio (pesante) che ne viene estratto è lavorato attraverso speciali e costosi processi che richiedono elevati quantitativi di acqua e energia, alzandone perciò il prezzo. E' plausibile che l'opposizione di Obama al progetto nasca dal ritenere poco conveniente, visto il trend petrolifero in corso, la costruzione di un impianto di trasporto per una risorsa che non rende. Comunque, se in futuro il prezzo del greggio dovesse risalire, c'è da scommettere che le lobbies del petrolio avranno la meglio e il Keystone si farà.

Intanto negli USA continua l'estrazione dello shale oil, il petrolio di buona qualità che si ricava dal fracking. Anche questa variante però comporta l'impiego di molta energia.

Al di là del discorso puramente economico, è da considerare l'aspetto termodinamico della questione: man mano che passa il tempo si utilizzano risorse che presentano un rapporto tra l'energia ricavata e quella usata per l'estrazione (il cosiddetto indice EROEI) sempre più basso. Se questo rapporto tende all'unità, per quanti capitali possano essere investiti, la risorsa non è più sfruttabile.

Nei giorni scorsi questi temi sono stati affrontati durante una trasmissione della Rai, condotta dal meteorologo Luca Mercalli e con la partecipazione del professor Ugo Bardi che da anni studia il problema dell'esaurimento delle risorse naturali (interessante il suo testo La terra svuotata). Se da un lato il programma ha avuto il merito di far conoscere ad un vasto pubblico concetti come i limiti fisici che il pianeta oppone ad un crescita che si pretende essere infinita, dall'altro le conclusioni a cui si è giunti non si discostano molto dalle solite prediche dei riformisti, che vorrebbero aggiustare il sistema dall'interno con utopistiche e irrilevanti buone azioni locali, senza metterlo in discussione alla radice. E' l'intera organizzazione della produzione e distribuzione dei beni che va cambiata, a livello globale, partendo dal grado di maturazione delle forze produttive raggiunto e sviluppandolo ancor di più; non per continuare l'insensato meccanismo di accumulazione capitalistica che distrugge le risorse non rinnovabili, ma per soddisfare i bisogni umani.

Alcuni minerali sono molto rari e, per come sono progettate le merci, sono difficilmente riciclabili. In generale i minerali non sono distribuiti in modo uniforme sulla crosta terrestre: esauriti i giacimenti migliori sarebbe necessario, per continuare a ricavare gli elementi che servono in particolar modo nell'industria elettronica, andare ad estrarli da rocce indifferenziate, che richiederebbe immense quantità di energia. Sul controllo dello sfruttamento delle terre rare si scateneranno lotte feroci tra le potenze imperialiste.

Lo sfruttamento delle risorse naturali ha aperto la discussione ad alcune considerazioni sul famigerato trattato di Kyoto: nel capitalismo prima si inquina, poi si cerca di monetizzare il problema, irrisolvibile dall'interno di questa società. Il commercio delle emissioni non è servito a diminuire a livello globale le emissioni di gas climalteranti e a volte ha anzi innescato meccanismi distorsivi controproducenti. Mentre da un punto di vista teorico lavori come quelli degli stessi borghesi del MIT hanno tentato uno studio sistemico del pianeta, individuando una dinamica dei processi fisici attraverso dati del passato-presente-futuro (procedimento che è proprio dei lavori scientifici), da un punto di vista pratico abbiamo la creazione di un sistema-mercato rivelatosi fallimentare. Il Protocollo di Kyoto adopera gli stessi mezzi del problema per ovviare agli inconvenienti che esso genera, e invece di sradicare la dinamica sottostante si immerge nel sistema, lo aiuta. Non si può risolvere un problema adoperando il problema stesso: utilizzare elementi del sistema capitalistico per risolvere "problemi" è l'escamotage riformista classico e non fa altro che spostare su un livello superiore le contraddizioni.

Il capitalismo registra nuovi allarmi anche sul versante finanziario, si teme per la nuova bolla del Nasdaq. Una massa enorme di capitale fittizio cerca disperatamente settori produttivi dove collocarsi senza riuscire a trovarli. Secondo alcuni analisti, il capitale alla ricerca di valorizzazione ammonterebbe a circa 48 milioni di miliardi di dollari. E siccome si vocifera di ripresa economica, una parte di questo capitale si aggira vorticosamente nelle borse. In questa situazione anche piccoli movimenti di valore possono provocare macro-conseguenze a livello globale e portare allo scoppio dell'ennesima bolla finanziaria.

La teleconferenza si è conclusa con le notizie provenienti dal fronte iracheno e con un accenno al quadro politico italiano.

L'annunciata offensiva su Tikrit delle forze di Baghdad, appoggiate da volontari delle milizie sciite, in tutto circa 30-40 mila unità, ha l'obiettivo di riprendere l'importantissima città di Mosul e tagliare la via dei rifornimenti a Falluja. Il lato orientale viene invece lasciato sotto la difesa dei kurdi. Sembrerebbe iniziata la controffensiva di terra con gli insostituibili fantaccini: mentre è probabile che questi riescano a conquistare la parte sud ovest del paese (desertica e controllabile con i droni), risulterà invece più problematico incidere nella fascia collinare e boschiva verso la Siria e l'Iran.

La situazione politica italiana diviene sempre più instabile. Con la manifestazione di Roma, Salvini cerca di salvare il salvabile: la Lega si è liquefatta e non ha più la tenuta di qualche anno fa. L'unico spazio che può occupare è quello a destra. Di fronte al nullismo del governo Renzi, non mancano spinte verso nuovi esperimenti "tecnici" (magari sotto l'etichetta di Italia Unica). La borghesia italiana spinge verso questa direzione, verso una nuova prova di governo non politico alla Peccei-Visentini. Sarebbe un ulteriore passo avanti rispetto a Monti e Renzi: la tendenza ormai è quella all'esautorazione del parlamento.

Articoli correlati (da tag)

  • Necessità di governi tecnici e di tecnici al governo

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata commentando la situazione politica italiana a pochi mesi dalle elezioni e l'ipotesi di un'eventuale formazione di un governo tecnico qualora il risultato delle urne non permettesse la costituzione di una maggioranza politica. A tal proposito, Curzio Maltese, su Il Venerdì di Repubblica del 12 gennaio, fa il nome di Mario Draghi come prossimo salvatore della patria ("E super Mario l'Italia salvò").

    La maggior parte degli analisti politici concorda sul fatto che le consultazioni di marzo vedranno sia un forte tasso di astensione, soprattutto tra i giovani, sia un risultato elettorale complicato. Il commissario agli Affari economici della Ue Pierre Moscovici, in conferenza stampa a Parigi, ha dichiarato:

    "L'Italia si prepara ad elezioni il cui esito è quanto mai indeciso. Quale maggioranza uscirà dal voto? Quale programma, quale impegno europeo? In un contesto in cui la situazione economica dell'Italia non è certamente la migliore al livello europeo, felice chi potrà dirlo."

  • Lotta quotidiana contro l'omologazione

    La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 15 compagni, ha preso le mosse dalla notizia dell'approvazione in via definitiva del decreto che introduce il reddito di inclusione in Italia.

    Se ne discute da tempo: che siano di cittadinanza, di povertà o, come in questo caso, di inclusione, le forme di sostegno al reddito dei più poveri stanno diventando un'impellenza. La misura varata dal governo italiano entrerà in vigore dal 1° gennaio 2018 e prevede un assegno mensile tra i 190 e i 485 euro, a seconda che venga erogato ad un unico individuo o ad una famiglia con 5 o più componenti. Chi vorrà ottenere il sussidio dovrà sottoscrivere "un 'progetto personalizzato' volto al superamento della condizione di povertà" e partecipare a corsi di formazione e di reinserimento nel mondo del lavoro, pena la perdita dell'assegno.

  • Il miracolo della moneta "creata"

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 10 compagni, è iniziata commentando le ultime news sui Bitcoin.

    La moneta digitale nata nel 2009 torna in questi giorni a far parlare di sé. Lo scorso 29 luglio l'Economist ha pubblicato un articolo "Making Bitcoin work better" con il curioso sottotitolo, "a crypto-currency civil war". Alla base del conflitto nella community ci sarebbe la crisi di crescita del bitcoin, che ha registrato un successo superiore alle attese, passando da qualche centinaio di dollari, al suo esordio, a circa 3 mila euro. Secondo i critici la catena di certificazione decentralizzata delle transazioni e il limite della capacità dei blocchi (un megabyte per blocco) ha portato, con l'incremento delle operazioni, a tempi lunghi per la gestione delle stesse e ad un aumento delle commissioni. Difronte alla crescita del volume di affari e di transazioni si sono distinte quindi due "scuole di pensiero": gli sviluppatori tradizionali denominati "core" che si oppongono ad un aumento della capacità dei blocchi, hanno proposto una specie di compromesso, una piattaforma denominata SegWit che prevede uno spostamento parziale della gestione delle transazioni su una rete esterna alla blokchain, mentre il nucleo di "liberalizzatori" non ha accettato il compromesso e ha lanciato una nuova bit moneta chiamata bitcoin cash. Tutto il sistema è assolutamente senza controllo, alla dissipazione del modo di produzione capitalistico si aggiunge quella delle immense farmers dove centinaia di processori in parallelo lavorano per ottenere criptomonete.

    Le monete virtuali ormai hanno un loro mercato che gira intorno a 120 miliardi di dollari, cifre per ora irrisorie. Quanto accade nei circuiti delle monete virtuali non è altro che il portato dell'impossibilità di valorizzazione del capitale nella sfera della produzione, effetto della paludosa situazione economica. Un compagno ha letto un passaggio tratto da "Teoria della moneta" (Il programma comunista, 1968):

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 229, 6 agosto 2018

f6Dedicato a Karl Marx
f6Maledetta socialdemocrazia
f6Il film
f6Il Vallo Atlantico
f6Organizzazione Mondiale per il Commercio
f6Giganti?
f6Su tre continenti
f6Governicchio

Leggi la newsletter 229
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email