E' online il numero 42, ottobre 2017

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n+1 rivista n°42

Editoriale: L'immane mistificazione

Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre

Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti

Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)

Spaccio al bestione trionfante: Coppi, Bartali e i vaccini

Recensione: Lavorare è bello

Doppia direzione: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  28 aprile 2015

#BaltimoreUprising è virale

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 12 compagni, si è aperta con le notizie provenienti dagli Stati Uniti.

Un altro giovane afroamericano muore per le percosse ricevute dalla polizia durante l'arresto a Baltimora. Per le strade della città del Maryland, a soli 40 km da Washington e a 270 da New York, esplode la rivolta, viene inviata la Guardia Nazionale e istituito il coprifuoco. Le gang della città stringono un'alleanza per respingere la polizia dai quartieri, mettendo in moto una prima forma di coordinamento territoriale. E Mentre a Baltimora esplode la rabbia, a Detroit si registra un nuovo caso: un giovane di colore di 20 anni, sospettato di rapina e armato con un martello, viene ucciso da un poliziotto. Sull'episodio viene aperta un'inchiesta, mentre sono previste proteste in strada.

Il fronte interno americano si fa sempre più minaccioso, Baltimora è solo l'ultima in ordine cronologico delle città attraversate dai disordini e dalle proteste contro la violenza della polizia, in special modo verso gli afroamericani. La faccenda comincia a preoccupare seriamente il presidente Obama: se le rivolte dovessero scoppiare contemporaneamente in più città, diventerebbe difficile gestire la situazione senza alzare il livello di repressione. Segnali di solidarietà ai manifestanti arrivano da tutti gli Stati Uniti; tra i più significativi il blocco del porto di Oakland indetto per il Primo Maggio dai sindacati locali, in collegamento con le iniziative del movimento #BlackLivesMatter.

In Rete c'è molta attesa per la manifestazione contro Expo del Primo Maggio. Le iniziative sono già cominciate (manifestazioni a Milano, Genova, Bologna, ecc.), e l'hashtag #NoExpo impazza su Twitter. Dalla Primavera araba in poi i social network hanno inesorabilmente livellato le capacità di comunicazione di tutte le forze in campo, mettendo virtualmente sullo stesso piano gli stati, i rivoltosi, i media, gli spioni e quelli che si tappavano in casa.

Il grande evento milanese è diventato il simbolo di tutte le contraddizioni della società e, soprattutto, del sistema dell'1%.

Gli studenti manifesteranno il giorno prima dell'apertura di Expo rivendicando un mondo diverso e una vita degna di essere vissuta. Di fronte alla disoccupazione strutturale, viene chiesto alle giovani generazioni di lavorare gratuitamente. L'hashtag #iononlavorogratisperexpo diviene in breve #iononlavorogratis, perché non è solo l'Esposizione universale a funzionare in questo modo ma l'intero sistema capitalista. Spesso i movimenti dei nostri giorni vengono sminuiti perché si appoggiano su rivendicazioni confuse e non fanno esplicito riferimento alla lotta di classe. Per quanto vero o falso, il punto essenziale è che le richieste espresse non possono trovare soddisfazione in questa società e pertanto il livello non potrà che alzarsi. Meglio i giovani contestatori che si incazzano per un futuro di lavoro gratis e disoccupazione e scendono in strada senza troppi calcoli politici, che i sindacati di base che criticano i confederali ma svolgono la stessa opera di pompieraggio.

Nel frattempo il governo Renzi va avanti a colpi di fiducia, asfalta l'opposizione interna al PD, esaltando l'organo esecutivo sul legislativo. Ormai sono in molti a rendersi conto che sta emergendo qualcosa che assomiglia molto al fascismo.

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    La situazione che emerge dai dati raccolti nel rapporto, come illustra un rappresentante della sede italiana dell'organizzazione non governativa in una recente intervista, è decisamente preoccupante. Oxfam è una confederazione internazionale di organizzazioni no profit operanti in 90 diversi nazioni e dispone di una rete ampiamente estesa i cui sensori sono dislocati praticamente in tutto il mondo (10.000 operatori e 50.000 volontari). Lo studio del 2018 tratta principalmente il tema della diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza, e il risultato a cui giunge – ma non si tratta di una novità dato che sono sempre di più le ricerche di questo tipo a rilevare tale assetto generale – è quello di una società in cui il denaro, o la prosperità in generale, confluisce in misura sempre maggiore nelle solite "poche" mani. Nel documento vengono inoltre presentate proposte e suggerimenti per arginare tale situazione di disparità. Ovviamente si tratta di soluzioni di carattere riformista, come la tassazione progressiva, l'introduzione di un tetto agli stipendi dei manager, e via dicendo.

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Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°41, aprile 2017

copertina n°41f6Editoriale: Non possiamo ingannare la natura
f6Articoli: Assalto al pianeta rosso - Il secondo principio - Il grande collasso - Capitale e teoria dello sciupio
f6Rassegna: Ancora Trump - Fuga nel sub mondo
f6Terra di confine: Buoni di non lavoro
f6Recensione: Che cosa c'è dopo il capitalismo?
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f6Spaccio al bestione trionfante: Dieci punti per demolire Trump

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