E' online il numero 44 di n+1

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n+1 rivista n°44

Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx

Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura

Terra di confine: Il capitalismo non è eterno

Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno

Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Appuntamenti

14-16

Dic

72° incontro redazionale
Temi: - Taylorismo, managerialismo e impersonalità del Capitale, - Lo stato a pezzi, - Fiorite primavere delle rivoluzioni, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  23 giugno 2015

Una nuova recessione è solo questione di tempo

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata commentando un articolo dell'Economist del 13 giugno sulla crisi in corso, intitolato Watch out.

Da sempre considerato la bibbia del capitalismo, The Economist fonda la propria attività sui principi teorici elaborati da Adam Smith e nel corso degli anni ha criticato dettagliatamente ogni forma di keynesismo, sia come scuola di pensiero che come sistema di governo. Lo Stato, secondo l'assunto principale dell'analisi smithiana, deve limitarsi a favorire il libero sviluppo del capitalismo.

Nell'articolo suddetto, il periodico inglese fa notare che a tutt'oggi, 8 anni dopo il crollo dell'economia del 2007-2008, la crisi perdura e gli interventi operati dagli stati (il tentativo di drogare il sistema, diremmo noi) altro non hanno fatto che ingigantire i problemi che si volevano risolvere. Prima o poi ci sarà una nuova recessione, avverte l'Economist, e potrebbe accadere che i governi e le banche centrali si ritrovino senza cartucce a disposizione per farvi fronte, avendo già attinto a tutte le risorse nei propri arsenali: il debito pro capite medio dei paesi ricchi dal 2007 è aumentato del 50%, e i paesi con un debole accesso ai mercati obbligazionari, come quelli della periferia dell'eurozona, potrebbero non essere in grado di lanciare programmi di stimolo fiscale.

Insomma i capitalisti più lucidi vedono nero, e hanno ragione. La legge generale biologica dell'auxologia, cioè del decremento della crescita nel tempo, si può applicare non solo agli organismi viventi ma anche alla società capitalistica. Non ci sono interventi statali che possano salvare un capitalismo che è già morto. In Scienza economica marxista come programma rivoluzionario (1959) si scrive che "una volta scoperto che la chiave del capitalismo non è la brama personale dei capitalisti di godere dei profitti, ma è la impersonale esigenza del capitale sociale di aumentarsi di plusvalore, resta dimostrata la necessità della morte del capitalismo, quindi la sua scientifica non-esistenza potenziale dichiarata da Marx."

La crisi argentina di fine anni '90 ha anticipato quella attuale in Grecia. L'Argentina perse rapidamente la fiducia degli investitori e la fuga di capitali aumentò fino a portare i cittadini alla corsa agli sportelli. Allora ci pensarono le autorità bancarie sovranazionali a risolvere la situazione; se qualcosa del genere dovesse succedere oggi in Europa, nessuno sarebbe più in grado di frenare l'effetto domino. Nel libro 2030. La tempesta perfetta – Come sopravvivere alla Grande Crisi gli autori prevedono che entro questa data si verificherà una situazione mondiale difficilmente gestibile, per la somma di fattori demografici, economici, ambientali, cui si aggiungeranno la carenza di acqua e il rialzo dei prezzi alimentari.

Scorgendo all'orizzonte la fine del modo di produzione capitalistico, alcuni borghesi cominciano a capitolare ideologicamente di fronte al "movimento reale". E' il caso di Jeremy Rifkin, che in La società a costo marginale zero sostiene che si sta affermando sulla scena mondiale un nuovo sistema economico: il "Commons collaborativo". Motore di questo nuovo mondo è l'Internet delle cose, un'infrastruttura intelligente formata dall'intreccio di Internet delle comunicazioni, Internet dell'energia e Internet della logistica, che avrà l'effetto di spingere la produttività fino al punto in cui il costo marginale di numerosi beni e servizi sarà quasi azzerato, rendendo gli uni e gli altri praticamente gratuiti, abbondanti e non più soggetti alle forze del mercato.

Anche la Chiesa registra la fase di cambiamento che sta attraversando la società. La pressione dei fatti materiali costringe l'organismo millenario a uscire dagli stretti binari dell'ortodossia e parlare di "ecologia integrale". Nell'ultima enciclica del Papa, Laudato sì', le "dimensioni umane e sociali" non vengono considerate separatamente, ma nelle loro interazioni:

"L'ambiente umano e l'ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale".

La Chiesa, essendo un organismo reazionario, mostra preoccupazione per la velocità con cui la società si sta disgregando e lancia l'ennesimo accorato allarme: o si cambia stile di vita oppure si va incontro a una catastrofe di dimensioni globali.

La teleconferenza è proseguita con alcune considerazioni sull'idea lanciata da Amazon per un nuovo servizio di consegne: ispirato da Uber Pop, il colosso americano sta pensando di far consegnare i propri prodotti agli utenti. Giusta Rifkin, nella società a costo marginale zero ogni consumatore può diventare anche distributore/produttore (Prosumer). Così come l'industria tende a farsi società, anche le aziende si socializzano sempre più, trasformando i cittadini in potenziali fattorini, nel caso di Amazon, o in taxisti, nel caso di Uber. E domani?

Le possibilità date dallo sviluppo tecnologico sono molteplici, e anche i borghesi si aggiornano. Infuria da qualche tempo sui social network la polemica contro Expo per i controlli a distanza sui dipendenti. Niente di cui stupirsi: i capitalisti hanno sempre controllato i lavoratori, la differenza è che adesso si dotano di strumenti più moderni per farlo.

Per il 1 luglio "la rete Attitudine NoExpo e il mondo del lavoro che si oppone al modello sociale di Expo 2015" hanno lanciato a Milano un flashmob, davanti all'entrata di Expo Spa, per denunciare le condizioni di schiavitù dentro il sito espositivo, i licenziamenti politici, la sorveglianza dei lavoratori da parte di datore di lavoro e questura, lo sfruttamento intensivo della manodopera "volontaria" e gratuita. Le aziende hanno una struttura proprietaria definita e non possono che badare ai propri interessi peculiari. Gli attuali movimenti leaderless non hanno strutture predefinite e sono espandibili all'infinito grazie alle Rete, motivo per cui non è importante quello che dicono di se stessi, ma i contatti che essi stabiliscono nella società e le traiettorie politiche che sono costretti a percorrere. Ecco una differenza che conta.

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