E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

15-17

Giu

70° incontro redazionale, Torino
Temi: Il 200° anniversario di un Marx inesistente, Governo 2.0, Il rovesciamento della prassi. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  30 giugno 2015

Grecia: stiamo entrando in terra incognita?

Abbiamo iniziato la teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, parlando degli sviluppi della situazione politica in Grecia.

La novità di questi giorni è il referendum promosso dal governo greco: "Il no al referendum non significa la rottura con l'Europa, ma un ritorno ad una Europa di valori", ha detto Tsipras nel suo discorso ai greci, chiedendo di aiutarlo "a dire no alle formule del memorandum che stanno distruggendo l'Europa". Dietro i tatticismi di Tsipras e della Troika, si profila una situazione pericolosa per l'intera economia europea: un default di Atene porterebbe l'Europa "in terra incognita" (Mario Draghi). C'è insomma una grande confusione sotto il cielo e il governo greco potrebbe trovarsi spiazzato dall'esito del referendum: la vittoria del "No" non è per nulla scontata. Un governo più serio avrebbe rifiutato di pagare il debito e non avrebbe perso tempo con insulse consultazioni democratiche.

I sinistri nostrani, da buoni partigiani, hanno trovato nella Grecia la nuova Stalingrado da difendere. Per la nostra corrente "Partigiano è chi, per fede, per dovere o per soldo, combatte per un altro. Militante del partito rivoluzionario è chi combatte per sé e per la sua classe. La ripresa rivoluzionaria dipende dal poter elevare una barriera tra il metodo demoborghese della lotta partigiana e quello dell'azione classista di partito." (Marxismo o partigianesimo, 1949)

Con il fallimento di Atene, la Grecia potrebbe uscire dall'euro e ritornare alla dracma procedendo a una svalutazione competitiva, la quale darebbe una spinta alle esportazioni e avrebbe effetti benefici sul turismo. Non è da escludere però l'avvio di un micidiale effetto domino: altri paesi potrebbero seguire l'esempio greco e sganciarsi dalla moneta comune. Le forze politiche anti-euro di destra e di sinistra si stanno rafforzando. A parte l'oggettivo fronte politico tra Alba dorata e Syriza, entrambe a favore del "No", è da segnalare l'arrivo di Vendola, Fassina e Grillo ad Atene. Tutti contro la Troika, ma non contro il capitalismo tout court.

Il caos greco è il portato di profonde contraddizioni a livello strutturale, non è certo una questione di malgoverno o di malvagità di banche e finanza. E' la crisi di valorizzazione del Capitale che produce incapacità di governo dei processi economici e politici.

In chiusura di teleconferenza abbiamo ripreso i temi dell'ultimo incontro redazionale, soprattutto la relazione Può il capitalismo uccidere sé stesso? Per un materialista conseguente solo mediante la categoria di "rivoluzione in permanenza" e le affini "stabilità strutturale" e "morfogenesi" si può risolvere l'antinomia del "crollo del capitalismo". Volendo rintracciare dei postulati nelle teorie "volontariste" del crollo, alla stregua della teoria degli insiemi, si può osservare che queste risolvono "il paradosso" non portando alle estreme conseguenze gli assiomi iniziali (il capitalismo che sopprimendosi ammette in potenza l'esistenza della sua antiforma - che equivale all'insieme di tutti gli insiemi che per un assioma porta a partorire un insieme che non gli appartiene) ma ribaltando uno degli assiomi stessi.

Siccome il risultato futuro muove l'azione che vuole raggiungerlo, è solo proiettandosi in n+1 che si può comprendere l'insieme n. Questo importante concetto è presente in molti scritti di Amadeo Bordiga. Citiamo quanto è detto nell'ultimo capitolo di Proprietà e capitale (Utopia, scienza, azione):

"Ognuno che forma e possiede piani lavora su dati del futuro. [...] Profetizzare un futuro, o voler realizzare un futuro, sono posizioni entrambe inadeguate per i comunisti. A tutto ciò si sostituisce la storia della lotta di una classe considerata come un corso unitario, di cui ad ogni momento contingente solo un tratto è stato già svolto, e l'altro si attende. I dati del corso ulteriore sono ugualmente fondamentali e indispensabili quanto quelli del corso passato. Del resto gli errori e gli sviamenti sono egualmente possibili nella valutazione del movimento precedente, e in quella del movimento successivo: e tutte le polemiche di partiti e di partito stanno a provarlo. Per conseguenza il problema della prassi del partito non è di sapere il futuro, che sarebbe poco, né di volere il futuro, che sarebbe troppo, ma di conservare la linea del futuro della propria classe."

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    Tutte le maggiori riviste e quotidiani, dall'Espresso a Repubblica, dal Sole 24 Ore all'Economist, non possono fare a meno di scrivere, con cadenza sempre più frequente, articoli sull'AI, ovviamente in chiave sensazionalistica e/o allarmistica. Il primo a mettere in guardia dai pericoli dell'automazione era stato il fisico Stephen Hawking: le macchine intelligenti, affermava, si sviluppano troppo velocemente in confronto all'evoluzione umana e prenderanno il potere mettendo a rischio la sopravvivenza della nostra specie; perciò i governi dovrebbero applicare qualche forma di controllo o di limitazione allo sviluppo tecnologico. Quindi è stata la volta di Elon Musk, che nei suoi tweet ha definito l'AI "più pericolosa delle armi nucleari, una vera minaccia per tutta la razza umana", arrivando a sostenere che "un nuovo conflitto internazionale potrebbe essere avviato non dai leader dei vari Paesi ma da uno dei loro sistemi di intelligenza artificiale, se questo dovesse decidere che un attacco preventivo costituisce il percorso ideale per la vittoria."

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    Il tema della ridistribuzione della ricchezza è oggi all'ordine del giorno. Joseph Stiglitz, in un intervento alla conferenza organizzata dall'Istituto Cattaneo di Bologna su "Non si esce dalla crisi senza politica redistributiva della ricchezza", ha affermato che "l'1 per cento della popolazione controlla il 90 per cento della ricchezza mondiale"; e Romano Prodi, anch'egli presente all'incontro bolognese, ha dichiarato: "Io credo che ci sarebbe bisogno di un organismo mondiale in grado di redistribuire le risorse ma da questo punto di vista sono tutt'altro che ottimista. Le difficoltà che si incontrano ad esempio nel tassare le nuove multinazionali come Google e Apple sono significative. Comunque penso che spetti alla politica, ai governi invertire questo trend. Ma non mi pare che ci siano progetti credibili."

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Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

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