E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

Invitiamo tutti ad abbonarsi comunque alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

15-17

Giu

70° incontro redazionale, Torino
Temi: Il 200° anniversario di un Marx inesistente, Governo 2.0, Il rovesciamento della prassi. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  19 febbraio 2013

L'era dell'accesso

La citazione riportata nella locandina della riunione pubblica di marzo, in merito alla relazione "Marx, la Germania e l'ideologia tedesca", ben individua il tema che sarà affrontato, e cioè il rapporto tra Germania e filosofia. Partendo dall'analisi della "Introduzione a Per la critica della filosofia del diritto di Hegel" e passando per alcuni fatti storici significativi, verranno messe in evidenza le caratteristiche peculiari del paese teutonico in relazione al dispiegarsi della dinamica rivoluzionaria nel contesto europeo e mondiale.

All'epoca dell'ondata rivoluzionaria di inizio '900, la Germania diventò il punto di riferimento per tutti i comunisti poichè era il paese europeo maggiormente industrializzato e con un proletariato combattivo, ma questo insieme di elementi non produsse il "rovesciamento della prassi" tanto sperato.

La nostra corrente già negli anni Cinquanta indicava il territorio statunitense come il cuore del capitalismo e nella Seconda Guerra mondiale auspicava la vittoria tedesca sui paesi anglosassoni di vecchia accumulazione. Oggi il sistema capitalistico ha centro a Washington e di lì controlla l'economia mondiale. Risulta difficile immaginare uno sbocco rivoluzionario senza lo sfaldarsi dall'interno del mostro statale americano:

"La rivoluzione non potrà passare che da una lotta civile nell'interno degli Stati Uniti, che una vittoria nella guerra mondiale prorogherebbe di un tempo misurabile a mezzi secoli." (Raddrizzare le gambe ai cani)

E difatti la "proroga" c'è stata. Gli Stati Uniti sono l'ultimo anello della catena imperialistica e appare compiuto il tragitto verso un mercato unico mondiale di produzione e di scambio. E' una situazione assai critica perché di fronte ad un mercato globale si riproducono a scala altrettanto globale tutte le contraddizioni del sistema. E in questa dimensione agli Usa tocca fare il poliziotto globale, dove la loro proiezione di potenza fa il giro del mondo. D'altronde, c'è un motivo basilare per cui seguiamo Occupy Wall Street: più di quello che il movimento dice di sé stesso, ci interessa quello che è spinto a fare nel ventre della balena.

Se guardiamo il rapporto tra USA e Cina, notiamo che il flusso di capitali ha invertito la direzione storica. Fino ad ora il capitale si è spostato dalla potenza in declino verso il paese emergente, oggi si verifica il contrario e cioè che è proprio quest'ultimo a finanziare la potenza in collasso. Anche da un punto di vista militare non c'è competizione possibile fra Cina e USA, le due economie - bisogna ribadirlo - sono complementari: i cinesi, invece di svincolarsi dal legame economico con gli americani, continuano a pagarne il debito affinché gli stessi comprino le loro merci.

Il lavoro sul collasso degli stati pubblicato sull'ultimo numero della rivista trova ulteriori conferme in quanto accade in Egitto e Tunisia, dove assistiamo allo sfaldamento dell'infrastruttura statale. Dopo l'articolo di Caracciolo su "La Repubblica", questa volta tocca a "Le Monde" registrare la presenza della lotta di classe in Egitto ("Egitto: rivoluzione e lotte sociali"). Si tratta di preoccupazioni interessate della classe dominante, soprattutto quando anche il Dragone vede crescere in maniera esponenziale il ritmo delle rivolte urbane e degli scioperi. Se in superficie il mostro statale cinese sembra sano e intatto, in profondità la "vecchia talpa" scava.

La relazione sulla guerra, sempre in programma per la prossima riunione di marzo, prenderà le mosse dall'analisi del ruolo della moderna industria nella "guerra guerreggiata" e cioè dal rapporto tra velocità d'esecuzione degli ordini, massa delle truppe in movimento, enorme logistica e supporto alla stessa. Gli apparati di guerra si sono evoluti ed ingigantiti a tal punto che non esiste più la possibilità, dati i costi e l'impianto logistico necessario, di sostenere guerre mondiali sullo stile degli ultimi due conflitti imperialistici. Molto più probabile, invece, un insieme di guerre per procura (proxy war), interventi mirati a difendere particolari interessi.

E a proposito di interessi particolari, le manovre militari dei francesi in Africa non riguardano più solo il Mali ma tutta la fascia subsahariana, dove vi sono importanti giacimenti di petrolio e uranio e una profonda penetrazione cinese che sta sovvertendo i già precari equilibri imperialistici. Da questo punto di vista l'intervento francese risulta essere non più in un paese circoscritto ma in una area ben più vasta, in linea con la politiguerra mondiale.

La terza relazione programmata, intitolata "Dall'oggetto al processo", verte sui nessi che legano operaio parziale a operaio globale, merce discreta e merce continua. Nasce in continuità con la relazione, presentata a Pesaro alla scorsa riunione redazionale, sulla "Terza cultura" e da cui viene il riferimento al libro di Brockman sulla cyber elite. "Digerati. Dialoghi con gli artefici della nuova frontiera elettronica" viene in aiuto per dimostrare gli effetti della smaterializzazione delle merci sulla società. Il futuro prossimo del capitalismo non riguarderà più tanto la produzione di merci discrete ma l'accesso o meno a flussi di informazione e consumo. Secondo il guru Jeremy Rifkin ("L'era dell'accesso"), fra un po' di anni "è probabile che un numero sempre maggiore di imprese e di consumatori percepirà l'idea stessa di proprietà come un limite, qualcosa di obsoleto, fuori moda. In parole semplici, la proprietà è un'istituzione che si adatta con ritmi troppo lenti alla velocità travolgente della cultura del nanosecondo. Essa si fonda sull'idea che il possesso di un bene materiale per un prolungato periodo di tempo rappresenti, in sé, un valore; che 'avere', 'possedere', 'accumulare' siano concetti positivi. Oggi, però, la rapidità dell'innovazione tecnologica e il ritmo stordente dell'attività economica mettono in discussione la nozione di possesso. In un mondo di produzioni personalizzate, di continue innovazioni e aggiornamenti costanti, di prodotti con un ciclo di vita sempre più breve, tutto invecchia molto in fretta: in un'economia la cui unica costante è il cambiamento, avere, possedere, accumulare ha sempre meno senso."
Come base teorica per sviluppare il tema della relazione si prende spunto dal capitolo VI inedito del Capitale. Questi "appunti" molto complessi e densi di contenuti sono stati analizzati a suo tempo da "il programma comunista" e gli articoli sono stati in parte raccolti in un quaderno di "n+1" dal titolo "Scienza economica marxista come programma rivoluzionario". Ogni società nuova, per imporsi, non può far altro che utilizzare categorie di quella vecchia portandole a conseguenze estreme. La società futura è impossibile quindi senza le categorie del presente, ma nello stesso tempo dà/darà luogo a categorie di natura opposta rispetto a quelle che appartengono a "n", "n-1", ecc., cioè al capitalismo e a tutte le società precedenti. Nell'intervento verranno approfonditi i concetti di sottomissione formale e reale del lavoro al Capitale per cui il moderno sistema di fabbrica esce dalle mura aziendali e si fa società. Si tratterà perciò di un'indagine sul passato, sul presente e soprattutto sul futuro per dimostrare che sono ultra mature le basi materiali per fare il salto in un'altra forma sociale.

Le imminenti votazioni forniscono interessanti squarci sulla situazione politica italiana. Hanno fatto notizia le piazze stracolme per Grillo; a Milano alcuni compagni ne hanno seguito un comizio e segnalano la presenza di molti giovani entusiasti. Tra le variopinte proposte del comico genovese spiccano quelle riguardanti la riduzione dell'orario di lavoro e il reddito di cittadinanza. Beppe Grillo è bravissimo e coinvolgente nel fustigare i politici e gli sprechi di questa società rimanendone però sempre al suo interno.

A prescindere dalle proposte dei professionisti della politique politicienne, sarà interessante vedere cosa accadrà ad elezioni concluse visto che già adesso i "mercati" prospettano una situazione di ingovernabilità. Probabilmente toccherà a Napolitano sbrogliare la matassa. In questi giorni il Presidente della Repubblica, il cui mandato scade a maggio, è stato negli Usa per appositi colloqui con Obama. A questo punto può risultare giusta l'ipotesi circa la ripetizioni di un "golpetto": la necessità di mettere un po' di ordine in casa spingerà in qualche modo alla riproposizione di un governo tecnico. Questa è la tendenza di fondo:

"Se il fascismo – giusta le nostre Tesi – è il modo di essere ultimo della sovrastruttura capitalistica, e se la tendenza storica è quella di andare oltre al fascismo, questo fatto deve pur esprimersi in qualche forma. Che cosa infatti può esserci dopo il fascismo?" (Il piccolo golpe d'autunno)

Le classi dominanti non possono permettersi di continuare con il solito teatrino della politica e saranno costrette, data la situazione economica catastrofica, ad adottare misure politiche energiche. Per evitare l'implosione del sistema dovranno adottare misure economiche che negheranno quelle precedenti e anticiperanno quelle future, proprie di un periodo di transizione:

"Nessun governo tradizionale è capace di tanto, e di sicuro nemmeno un governo provvisorio. Ora è inutile mettersi a fare profezie, ma è certo che se il capitale vuole sopravvivere ancora un po', deve comunque piantarla con la sua esplosione esclusivamente fittizia. Deve darsi una drastica autoriduzione e darsi un assetto sovrastrutturale tecnico, spazzando via gli orpelli del politicantismo parassitario. La riuscita anche solo parziale è dubbia, ma l'italietta come al solito prova a fare qualche esperimento di laboratorio, lasciando ad altri il compito di fare qualcosa di più serio." (Il piccolo golpe d'autunno)

Il Capitale ha bisogno di un governo unico mondiale e la necessità di avere delle forme istituzionali che favoriscano la "pianificazione" legata alle esigenze della valorizzazione. Gli organismi internazionali (FMI e BM) rappresentano un passaggio verso il governo mondiale che però, non può darsi nel modo di produzione vigente. L'operatività di tali organismi sovranazionali rappresenta l'inizio di un periodo di transizione dove questi convivono con l'apparato ben più solido e sperimentato dello stato nazionale. In questo contesto, il prossimo governo italiano dovrà rispettare le direttive dei mercati, che già adesso si fanno sentire minacciosi, obbedire alle imposizioni della finanza internazionale e aumentare la produttività del lavoro. La differenza con gli anni Venti è presto spiegata: allora il capitalismo aveva decisi margini di sviluppo, oggi la situazione è compromessa e priva di sbocchi di natura riformistica. Questa non è una crisi congiunturale.

Articoli correlati (da tag)

  • Sul rifiuto delle categorie capitalistiche basiamo il nostro lavoro

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dalla segnalazione di alcune notizie di stampa sul ruolo non proprio umanitario svolto dalle Organizzazioni Non Governative.

    Nell'epoca dell'imperialismo qualsiasi attività è sussunta al capitale e trasformata in valore. Questo vale anche per le ONG che sono presenti negli scenari di guerra e in tutte quelle situazioni al limite, dove gli Stati non ci sono o non riescono ad affermarsi.

    La sigla ONG è stata stabilita a livello internazionale per definire tutte quelle organizzazioni private e "no profit" il cui statuto le identifica come enti di sussistenza e beneficenza. Tali enti dovrebbero intervenire quando le popolazioni soffrono la fame o la guerra, ma nella maggior parte dei casi raccolgono fondi per la sopravvivenza delle loro stesse strutture. Nelle situazioni in cui gli stati sono collassati, come in Siria, Yemen e Iraq, i finanziamenti internazionali passano direttamente dal Fondo Monetario alle ONG, bypassando le autorità statali. Con il diffondersi dell'attuale guerra civile globale, questo tipo di organizzazioni, che gestiscono anche gli immensi campi profughi sparsi per il pianeta, non potrà che aumentare.

  • L'unico muro che serve ai proletari è quello di classe

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata con un breve commento dell'articolo "Il messaggio dimenticato di Karl Marx", pubblicato su Internazionale a firma di Paul Mason.

    Il giornalista britannico, noto per il libro Postcapitalism, sostiene che il vero scopo di Marx fu non tanto di produrre una teoria della rivoluzione, quanto di affermare la riappropriazione e la liberazione dell'individuo; sono stati piuttosto i suoi seguaci ad averne travisato l'idea, preferendo una dottrina collettivistica basata sulla lotta di classe. L'errore viene fatto risalire alla tarda pubblicazione dei Manoscritti economico-filosofici del 1844, andati in stampa solo nel 1932, che "contengono un'idea che nel marxismo è andata perduta: il concetto di comunismo come 'umanesimo radicale' [...] Il vero obiettivo della storia umana è la libertà, la realizzazione personale di ogni individuo."; e che, secondo Mason, non contemplano la necessità che il proletariato si costituisca in partito, in quanto "il vero soggetto rivoluzionario è l'io!"

    Invece di limitarsi a divulgare quanto scritto dal rivoluzionario di Treviri, questi marxologi dell'ultima ora fanno opera di falsificazione, inventandosi un Marx che non esiste, ora filosofo e pensatore, ora socialdemocratico o libertario. Studiosi e accademici che magari giungono ad interessanti analisi della materia (vere e proprie capitolazioni ideologiche come nel caso dell'articolo "Happy Birthday, Karl Marx. You Were Right!", pubblicato sul New York Times), ma che rimangono preda dell'ideologia imperante dell'individualismo, e finiscono per affermare che le rivoluzioni avvengono come somma dei pensieri individuali e non come prodotto di forze storiche che prendono la forma di lotta tra le classi.

  • Caos istituzionale

    Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 15 compagni, abbiamo discusso della crisi istituzionale in corso in Italia.

    Rispetto a quanto accaduto nel 2011, quando una serie di concause portò alla fine del governo Berlusconi e all'avvento di quello tecnico a guida Monti ("Il piccolo golpe d'autunno", n+1 n. 30), oggi la situazione appare molto più confusa, dato che il quasi-governo Conte è caduto ancora prima di insediarsi: Lega e M5S hanno presentato la lista dei ministri al presidente Mattarella che, ufficialmente, ha rifiutato di accettare la nomina di Paolo Savona al delicato dicastero dell'Economia.

    Sembra proprio che la borghesia italiana, dal punto di vista economico e pure politico, abbia perso qualsiasi capacità di intervento. D'altronde, le maggiori aziende italiane sono passate in mano al capitale anonimo internazionale, mentre i grandi gruppi industriali sono spariti, sostituiti quasi ovunque da tagliatori di cedole (vedi Marchionne in Fca). Al netto dei proclami anti-tedeschi, i partiti populisti devono fare i conti con il fatto che Lombardia e Veneto hanno un'importante attività di import/export con Germania e Austria; la Lega, che nasce principalmente come partito teso alla tutela degli interessi del nord Italia, non può scordare che quest'ultimi sono legati a doppio filo con i paesi al di là del Brennero. A ricordaglielo ci ha pensato Confindustria Veneto, che ha espresso la propria preoccupazione per quanto sta accadendo a livello istituzionale.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 228, 29 aprile 2018

f6Socialismo, dove?
f6Le mezze classi inglesi e l'austerity
f6Il gorilla
f6Metamorfosi
f6Viva Bio
f6Integrando
f6Guardie e ladri
f6Terre amare

Leggi la newsletter 228
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email