E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  21 luglio 2015

Uno scricchiolio inquietante

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando un articolo del Guardian, "The end of capitalism has begun", dove il giornalista Paul Mason presenta il suo libro "Post capitalism. A guide to the future". A parte un curioso riferimento ai Grundrisse e al general intellect di Marx, l'articolo ha un taglio pragmatico e progettuale molto simile a quello del Venus Project o di Red Plenty, la sintonia tra i sintomi della società futura è sempre più marcata. Tutti si interrogano sul decorso di questa società, sempre più importanza viene data al crollo del capitalismo, l'Economist in un articolo dedicato al futuro dell'Europa trasmette paura e incapacità storica, nel senso di impossibilità di reagire e trovare vie d'uscita.

Mentre tutti si chiedono se e come la Grecia dovrà onorare il suo debito (315 mld), quello mondiale raggiunge i 200 mila mld, tre volte il Pil. Scrive il Sole24Ore: "La Cina da sola poggia su 28.000 miliardi di dollari di soldi presi a prestito da Governo e privati. E gli Usa sono indebitati complessivamente tra debito pubblico e privato per 2,7 volte il Pil che ogni anno viene generato." E ancora: "Un mondo che cresce piano rispetto al passato ma che ha più debiti di prima, dato che il fardello è aumentato di ben 57mila miliardi, l'intero Pil mondiale dell'anno scorso".

In situazioni normali il debito può essere visto come un'emissione di moneta in cambio di un servizio. Il debito di per sè non fa spavento, anzi il capitale da credito serve a rilanciare i meccanismi capitalistici. Esiste però un effetto soglia per cui se tutta la società funziona in deficit spending emettendo titoli di stato in cambio di merci e servizi reali, a lungo andare il meccanismo si inceppa. Cosa succederà quando oltre ai vecchi paesi putrefatti si aggiungeranno i giganti come Cina e India che invecchiando precocemente si indebitano e hanno una popolazione complessiva di circa 2,5 miliardi di persone? Si prospettano scenari da incubo.

Quando non si comprende una realtà la si formalizza al massimo per ricavarne un modello, ma così facendo si semplifica un mondo che invece è complesso e ha delle differenze al suo interno. L'economia politica (con tutte le sue scuole) ormai rinuncia alla funzione di stabilizzazione del capitalismo, non è in grado di comprenderne il divenire, anche perché la realtà estremamente fuzzy è difficile da trattare con criteri di separatezza. In un articolo dedicato all'Internet delle cose l'Economist conferma le previsioni di Rifkin, ma lancia un grido d'allarme: la Rete non è controllabile, non è vendibile, non ha mercato e spinge migliaia di anonimi hacker a mettere i bastoni tra le ruote ai grossi gruppi economici. La Rete da un lato è essenziale per il funzionamento del capitalismo, dall'altro alimenta truppe di spioni; se una delle più grosse aziende produttrici di sistemi di sicurezza viene hackerata vuol dire che non c'è difesa possibile di fronte alla fame di informazione. Microsoft regalando Windows 10 sta facendo un'operazione di hackeraggio mondiale, ma legale, per cui un miliardo di computer saranno asserviti al colosso imperialistico. Una guerra totale condotta con altri mezzi rispetto al passato, di importanza epocale.

Dissoluzioni dei vecchi equilibri si notano nella politica dei paesi imperialistici. Basta vedere gli ultimi accordi tra America e Iran. Da anni scriviamo che, nonostante folklore e proclami, non si tratta di paesi nemici. Una guerra mondiale "a pezzetti" come direbbe Papa Francesco produce schieramenti che diventano funzionali alle proxy war. Il sistema delle guerre per procura funziona perché nessuno stato è in grado di intervenire ai quattro angoli del pianeta in scenari di guerra generalizzata. L'Iran con le sue milizie ha avuto un ruolo cruciale nel riprendere Tikrit e cercare di difendere Ramadi, come conseguenza gli americani spingono per una "svolta" che gli israeliani fanno finta di non capire. Gli americani permettono lo sviluppo di una potenza regionale perché sono in declino, non più in grado di schierare 12 milioni di soldati come in passato sfruttano la forza di inerzia dei persiani per risolvere problemi pratici.

A proposito di mondo che non risponde più al passato paradigma si è portato l'esempio di Facebook che ha raggiunto un valore di 250 miliardi di dollari e di Google che ha aumentato il suo valore di 67 miliardi in un solo giorno arrivando a toccare i 700 dollari ad azione. Assistiamo a processi che avvengono senza tener conto della legge del valore. Crisi periodiche si sono registrate nel 1987 con il crollo delle borse, nel 1997 quando ad essere interessate furono le Tigri Asiatiche e ancora nel 2000 si era assistito all'enorme valore raggiunto da Aol o da Tiscali che "valeva" più della Fiat. Adesso non si tratta più di singoli episodi isolati, c'è uno scollamento totale tra il processo produttivo, la produzione di plusvalore, l'applicazione di lavoro vivo e la finanziarizzazione dell'economia ovvero la massa di titoli e derivati che faticano a trovare uno sbocco che apporti nuovo profitto.

Dopo lo scoppio della bolla dei mutui subprime americani, è nato il movimento Occupy Wall Street e poi Occupy Sandy che è stata capace di mettere in piedi una struttura di auto-aiuto per contrastare gli effetti dell'uragano. Adesso che sta per scoppiare la bolla finanziaria cinese, cosa dobbiamo aspettarci? Occupy the World together? Le rivoluzioni non avvengono perché qualcuno decide di darsi da fare armato di buona volontà come sostengono gli attivisti, al contrario siamo già nella fase di transizione che prepara ad uno scontro durissimo, non ci sarà un passaggio di modo di produzione indolore.

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    La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando quanto accaduto nella provincia di Foggia dove sono morti 16 braccianti in due distinti incidenti stradali.

    Per la raccolta degli ortaggi nei campi del foggiano, così come a Rosarno, Saluzzo o nell'alessandrino, viene impiegata manodopera composta per lo più da immigrati. Questi lavoratori, solitamente risiedenti in baracche o altre abitazioni insalubri, sono pagati qualche euro al giorno e vengono trasportati nei luoghi di lavoro ammassati in furgoni, spesso in numero superiore rispetto a quanto consentito dalle norme sulla sicurezza per la circolazione dei veicoli. Paghe da fame e condizioni al limite dello schiavismo non riguardano solo le campagne, ma rappresentano la normalità in tante altre situazioni lavorative. Basti pensare che sono più di 400 i morti sul lavoro nel 2018, per la maggior parte registrati nell'industria e nei servizi, e in particolare nel Nord Italia.

    In risposta all'ennesima strage sul lavoro, Cgil-Cisl-Uil hanno proclamato una manifestazione a Foggia per mercoledì 8 agosto, chiedendo diritti e tutele per i lavoratori delle campagne. Anche l'USB ha indetto per quella giornata uno sciopero nei campi e una marcia da Rignano a Foggia. Il Comitato Lavoratori delle Campagne, che si situa più a sinistra, si è fatto sentire rivendicando anch'esso trasporti, documenti e contratti e attivandosi per aprire uno sportello legale contro lo sfruttamento, una scuola di italiano, ecc.

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    Per comprendere l'apporto del movimento americano Occupy Wall Street (OWS) è necessario ripartire da Marx, quando in Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, e poi anche nel Manifesto, afferma che nel capitalismo il proletariato non ha rivendicazioni particolari da portare avanti. Premesso che gli episodi di lotta di classe che costellano la storia della classe proletaria sono importantissimi, e che la mancanza della battaglia quotidiana contro il capitalismo significherebbe l'abdicazione del proletariato al proprio compito storico, sappiamo che le conquiste ottenute in questi frangenti sono effimere perchè, la storia ci insegna, il capitalismo può riprendersele in qualsiasi momento. Storicamente il proletariato non subisce ingiustizie particolari, ma l'ingiustizia tout court e perciò non ha nulla da rivendicare in questa società se non la sua abolizione.

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    Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, abbiamo ripreso il discorso sulle recenti evoluzioni della situazione politica italiana. Giuseppe Conte, Primo Ministro della nuova compagine parlamentare, ha dichiarato che in materia di politica estera il governo sarà vicino agli Stati Uniti ma allo stesso tempo si farà portatore di un'apertura verso la Russia. Le velleità sovraniste italiane faranno discutere e le reazioni non mancheranno, dall'Europa e da oltreoceano.

    Il tema del sovranismo è trasversale: non è appannaggio esclusivo della destra (Lega, FdI e Casa Pound) ma riguarda anche ambienti che si definiscono di sinistra (ad esempio la piattaforma Eurostop o la Rete dei Comunisti). Quest'ultimi, critici, rimproverano al governo Conte di aver messo da parte la "sovranità popolare", mancando di coerenza con quanto annunciato in campagna elettorale; i proclami anti-UE di Lega e M5S sarebbero finiti in soffitta e anche l'idea di indire un referendum sull'adesione ai Trattati europei sarebbe stata accantonata. Tra le fila di chi invece sostiene il nuovo esecutivo spicca Steve Bannon, l'ex capo stratega del presidente Donald Trump che vede nel governo giallo-verde il superamento positivo della dicotomia destra-sinistra, ritenendolo in grado di dare un duro colpo all'establishment europeo. Anche il filosofo Diego Fusaro, molto presente sul blog di Beppe Grillo, è un sovranista anti-liberista, nemico dell'élite finanziaria che piega gli stati nazionali agli interessi del mercato imponendo dosi massicce di austerity alle popolazioni.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

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f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
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