E' online il numero 44 di n+1

Invitiamo tutti ad abbonarsi comunque alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°44

Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx

Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura

Terra di confine: Il capitalismo non è eterno

Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno

Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Appuntamenti

14-16

Dic

72° incontro redazionale
Temi: - Taylorismo, managerialismo e impersonalità del Capitale, - Lo stato a pezzi, - Fiorite primavere delle rivoluzioni, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  21 luglio 2015

Uno scricchiolio inquietante

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando un articolo del Guardian, "The end of capitalism has begun", dove il giornalista Paul Mason presenta il suo libro "Post capitalism. A guide to the future". A parte un curioso riferimento ai Grundrisse e al general intellect di Marx, l'articolo ha un taglio pragmatico e progettuale molto simile a quello del Venus Project o di Red Plenty, la sintonia tra i sintomi della società futura è sempre più marcata. Tutti si interrogano sul decorso di questa società, sempre più importanza viene data al crollo del capitalismo, l'Economist in un articolo dedicato al futuro dell'Europa trasmette paura e incapacità storica, nel senso di impossibilità di reagire e trovare vie d'uscita.

Mentre tutti si chiedono se e come la Grecia dovrà onorare il suo debito (315 mld), quello mondiale raggiunge i 200 mila mld, tre volte il Pil. Scrive il Sole24Ore: "La Cina da sola poggia su 28.000 miliardi di dollari di soldi presi a prestito da Governo e privati. E gli Usa sono indebitati complessivamente tra debito pubblico e privato per 2,7 volte il Pil che ogni anno viene generato." E ancora: "Un mondo che cresce piano rispetto al passato ma che ha più debiti di prima, dato che il fardello è aumentato di ben 57mila miliardi, l'intero Pil mondiale dell'anno scorso".

In situazioni normali il debito può essere visto come un'emissione di moneta in cambio di un servizio. Il debito di per sè non fa spavento, anzi il capitale da credito serve a rilanciare i meccanismi capitalistici. Esiste però un effetto soglia per cui se tutta la società funziona in deficit spending emettendo titoli di stato in cambio di merci e servizi reali, a lungo andare il meccanismo si inceppa. Cosa succederà quando oltre ai vecchi paesi putrefatti si aggiungeranno i giganti come Cina e India che invecchiando precocemente si indebitano e hanno una popolazione complessiva di circa 2,5 miliardi di persone? Si prospettano scenari da incubo.

Quando non si comprende una realtà la si formalizza al massimo per ricavarne un modello, ma così facendo si semplifica un mondo che invece è complesso e ha delle differenze al suo interno. L'economia politica (con tutte le sue scuole) ormai rinuncia alla funzione di stabilizzazione del capitalismo, non è in grado di comprenderne il divenire, anche perché la realtà estremamente fuzzy è difficile da trattare con criteri di separatezza. In un articolo dedicato all'Internet delle cose l'Economist conferma le previsioni di Rifkin, ma lancia un grido d'allarme: la Rete non è controllabile, non è vendibile, non ha mercato e spinge migliaia di anonimi hacker a mettere i bastoni tra le ruote ai grossi gruppi economici. La Rete da un lato è essenziale per il funzionamento del capitalismo, dall'altro alimenta truppe di spioni; se una delle più grosse aziende produttrici di sistemi di sicurezza viene hackerata vuol dire che non c'è difesa possibile di fronte alla fame di informazione. Microsoft regalando Windows 10 sta facendo un'operazione di hackeraggio mondiale, ma legale, per cui un miliardo di computer saranno asserviti al colosso imperialistico. Una guerra totale condotta con altri mezzi rispetto al passato, di importanza epocale.

Dissoluzioni dei vecchi equilibri si notano nella politica dei paesi imperialistici. Basta vedere gli ultimi accordi tra America e Iran. Da anni scriviamo che, nonostante folklore e proclami, non si tratta di paesi nemici. Una guerra mondiale "a pezzetti" come direbbe Papa Francesco produce schieramenti che diventano funzionali alle proxy war. Il sistema delle guerre per procura funziona perché nessuno stato è in grado di intervenire ai quattro angoli del pianeta in scenari di guerra generalizzata. L'Iran con le sue milizie ha avuto un ruolo cruciale nel riprendere Tikrit e cercare di difendere Ramadi, come conseguenza gli americani spingono per una "svolta" che gli israeliani fanno finta di non capire. Gli americani permettono lo sviluppo di una potenza regionale perché sono in declino, non più in grado di schierare 12 milioni di soldati come in passato sfruttano la forza di inerzia dei persiani per risolvere problemi pratici.

A proposito di mondo che non risponde più al passato paradigma si è portato l'esempio di Facebook che ha raggiunto un valore di 250 miliardi di dollari e di Google che ha aumentato il suo valore di 67 miliardi in un solo giorno arrivando a toccare i 700 dollari ad azione. Assistiamo a processi che avvengono senza tener conto della legge del valore. Crisi periodiche si sono registrate nel 1987 con il crollo delle borse, nel 1997 quando ad essere interessate furono le Tigri Asiatiche e ancora nel 2000 si era assistito all'enorme valore raggiunto da Aol o da Tiscali che "valeva" più della Fiat. Adesso non si tratta più di singoli episodi isolati, c'è uno scollamento totale tra il processo produttivo, la produzione di plusvalore, l'applicazione di lavoro vivo e la finanziarizzazione dell'economia ovvero la massa di titoli e derivati che faticano a trovare uno sbocco che apporti nuovo profitto.

Dopo lo scoppio della bolla dei mutui subprime americani, è nato il movimento Occupy Wall Street e poi Occupy Sandy che è stata capace di mettere in piedi una struttura di auto-aiuto per contrastare gli effetti dell'uragano. Adesso che sta per scoppiare la bolla finanziaria cinese, cosa dobbiamo aspettarci? Occupy the World together? Le rivoluzioni non avvengono perché qualcuno decide di darsi da fare armato di buona volontà come sostengono gli attivisti, al contrario siamo già nella fase di transizione che prepara ad uno scontro durissimo, non ci sarà un passaggio di modo di produzione indolore.

Articoli correlati (da tag)

  • Superamento di soglia

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata dalle notizie di stampa sulle manifestazioni dei "gilet gialli" in Francia.

    Il "movimento" è nato sui social network (#GiletsJaunes) e ha indetto le prime manifestazioni lo scorso 17 novembre quando si è dato appuntamento nelle piazze di circa 600 città francesi. I servizi segreti dicono di aver identificato i promotori: 5 uomini e 3 donne, abitanti della regione Ile de France, tra i 27 e i 35 anni. La motivazione ufficiale del flash mob sembra sia stata il rincaro del prezzo dei carburanti ma, generalizzandosi la lotta, sono state messe in discussione le troppe tasse, la diminuzione dei servizi sociali, il disinteresse verso le città medie e piccole da parte di Parigi. I partiti di opposizione stanno cercando di cavalcare la protesta, anche se con magri risultati, almeno per adesso. Sulla loro pagina Facebook i "gilet gialli" dicono di essere persone "come me e te... un pensionato, un artigiano, uno studente, un disoccupato, un uomo d'affari... soprattutto una persona che è preoccupata di non arrivare alla fine del mese." Finora sono scese in strada circa 250 mila persone, ci sono stati 500 arresti, centinaia di feriti e due morti in incidenti stradali dovuti al caos provocato dai blocchi. Durante le mobilitazioni sono state bloccate importanti vie di comunicazione, raffinerie e hub logistici. Per Christophe Castaner, ministro dell'Interno francese, "siamo di fronte a una disorganizzazione totale, hanno tentato di entrare nelle prefetture, ci sono state azioni di grande violenza". Per il prossimo 24 novembre i "gilets jaunes" hanno annunciato una nuova manifestazione nazionale con l'obiettivo di "dare un colpo di grazia e convergere tutti su Parigi con tutti i mezzi possibili... perché è lì che si trova il governo."

  • Una crisi ai limiti del modo di produzione capitalistico

    La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 14 compagni, è iniziata dal libro Inventare il futuro. Per un mondo senza lavoro, di Nick Srnicek e Alex Williams (autori nel 2013 del Manifesto per una politica accelerazionista), di cui un compagno ha presentato una sintesi.

    Innanzitutto notiamo che ormai i testi sul reddito di base, l'automazione e la "fine del lavoro" sono disponibili in bella vista nelle maggiori librerie: temi che qualche anno fa erano lontani dal mainstream, oggi fanno vendere decine di migliaia di copie. In Inventare il futuro gli argomenti trattati sono gli stessi che troviamo in libri come Postcapitalismo di Paul Mason, Il futuro senza lavoro. Accelerazione tecnologica e macchine intelligenti di Martin Ford, e La nuova rivoluzione delle macchine di Andrew McAfee ed Erik Brynjolfsson. Ma nessuno di questi autori, pur raccogliendo una marea di dati che dimostra la fine dell'attuale modo di produzione, riesce a scorgere un futuro oltre il capitalismo; tutti immaginano invece un capitalismo riformato.

  • Si dissolvono tutti i rapporti stabili e irrigiditi

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando quanto accaduto nella provincia di Foggia dove sono morti 16 braccianti in due distinti incidenti stradali.

    Per la raccolta degli ortaggi nei campi del foggiano, così come a Rosarno, Saluzzo o nell'alessandrino, viene impiegata manodopera composta per lo più da immigrati. Questi lavoratori, solitamente risiedenti in baracche o altre abitazioni insalubri, sono pagati qualche euro al giorno e vengono trasportati nei luoghi di lavoro ammassati in furgoni, spesso in numero superiore rispetto a quanto consentito dalle norme sulla sicurezza per la circolazione dei veicoli. Paghe da fame e condizioni al limite dello schiavismo non riguardano solo le campagne, ma rappresentano la normalità in tante altre situazioni lavorative. Basti pensare che sono più di 400 i morti sul lavoro nel 2018, per la maggior parte registrati nell'industria e nei servizi, e in particolare nel Nord Italia.

    In risposta all'ennesima strage sul lavoro, Cgil-Cisl-Uil hanno proclamato una manifestazione a Foggia per mercoledì 8 agosto, chiedendo diritti e tutele per i lavoratori delle campagne. Anche l'USB ha indetto per quella giornata uno sciopero nei campi e una marcia da Rignano a Foggia. Il Comitato Lavoratori delle Campagne, che si situa più a sinistra, si è fatto sentire rivendicando anch'esso trasporti, documenti e contratti e attivandosi per aprire uno sportello legale contro lo sfruttamento, una scuola di italiano, ecc.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°43, aprile 2018

copertina n°43f6Editoriale: Si fa presto a dire moneta
f6Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica
f6Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop
f6Terra di confine: Elementare, Watson
f6Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo
f6Recensione: Verso un nuovo paradigma
f6Doppia direzione: Lavorare è bello

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 232, 12 febbraio 2019

f6Per qualche dollaro in meno
f6La lunga notte della sonda cinese
f6Le nuove armi di Pechino
f6Shutdown
f6Venezuela
f6La valle della morte
f6Italia
f6Gilet gialli

Leggi la newsletter 232
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email