E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  4 agosto 2015

Realtà e percezione

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato cinque compagni. Attualmente la nostra rete di lavoro è alle prese con la progettazione della nuova sede di n+1 che comprenderà anche la strutturazione di un archivio cartaceo e digitale. Si è pertanto discusso delle possibili modalità di organizzazione dell'archivio a partire dalle tecniche finora messe a disposizione dalla biblioteconomia.

Si è proceduto con il discutere dell'inesorabile legge della caduta tendenziale del saggio di profitto direttamente collegata alla sovrapproduzione di merci. Proprio a causa della sovrapproduzione, infatti, il valore delle singole merci tende a diminuire. Ad oggi il mercato si trova dinanzi ad una scelta obbligata: puntare alla formazione di una massa crescente di profitto nelle mani di pochi centri di accumulazione per poter contrastare la tendenza al ribasso del saggio di profitto. Ma questa "scelta" conduce all'inevitabile chiusura e al fallimento di molte piccole e medie aziende e al relativo impoverimento della popolazione.

Un altro argomento affrontato è stato quello del diffuso marasma sociale oramai endemico. Seppure l'Europa appaia come l'ultimo avamposto del Sistema in cui sembra prevalere una sorta di pace sociale, anche qui vediamo crepe che iniziano a determinare situazioni di tensione e scenari di guerra permanente. Basti pensare a quanto sta accadendo a Calais da qualche settimana a questa parte e alle migliaia di immigrati morti nel Mediterraneo dall'inizio dell'anno.

Se poi si punta lo sguardo fuori della vecchia Europa, ci si imbatte in situazioni del tutto out of control. Al confine tra Kenya e Somalia, a Dadaab, c'è un campo profughi che ospita centinaia di migliaia di persone. Finora pochi sapevano che esistesse e questo ci fa intuire che il mondo sta andando fuori controllo ben di più di quanto i singoli individui percepiscano.

Sembrerebbe che non vi sia soluzione a tale processo di necrosi, eppure abbiamo assistito nel corso degli ultimi anni allo svilupparsi di movimenti in grado di garantire rifugio e mutuo sostegno al moderno proletariato (99%). Occupy Wall Street e le sue diverse diramazioni sono forse l'esempio più completo, per ora, di come un movimento possa diventare una micro società di distribuzione, superando il semplice fatto contingente dei bisogni. Il culmine è stato raggiunto durante gli scioperi di solidarietà nella costa occidentale: dal Canada al Messico non conosciamo il numero esatto dei partecipanti, ma di certo sappiamo che migliaia di persone sono state mobilitate in quell'occasione.

D'altro canto la borghesia continua a rivelarsi classe parassitaria e codarda. La Grecia ne è oggi l'esempio emblematico: la trattativa con la cosiddetta Troika, di cui tanto s'è detto, poteva essere rifiutata ma la borghesia locale, ben rappresentata da Tsipras, ha firmato tutto senza battere ciglio. Ciò dimostra che quando il Capitale ha bisogno di massacratori non si rivolge tanto ai fascisti (in camicia nera) bensì a questi personaggi melliflui che altro non sono se non i moderni Noske. Lo stesso discorso vale per lo spagnolo Iglesias.

A proposito di "sinistri", sostenere la creazione dello stato curdo, come fanno molti attivisti occidentali, equivale a sostenere i guerriglieri dello Stato Islamico, dato che in fondo non c'è differenza tra chi spara e chi taglia teste. Entrambi vogliono costruire il loro stato. Piuttosto che appoggiare partigianerie di diversa natura, sarebbe più interessante provare a capire, nel marasma generale, cosa sta facendo la Turchia che spara sia ai jihadisti che ai curdi. L'immagine degli schieramenti imperialisti tradizionali si sta sgretolando. Stati Uniti ed Iran, per esempio, non sono nemici, e Israele e Arabia Saudita sono uniti contro il comune nemico iraniano. Stiamo assistendo ad uno sfaldarsi della vecchia forma sociale che produce paradossi a volte non immediatamente comprensibili. Una situazione così non è si mai verificata prima d'ora.

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    Per comprendere l'apporto del movimento americano Occupy Wall Street (OWS) è necessario ripartire da Marx, quando in Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, e poi anche nel Manifesto, afferma che nel capitalismo il proletariato non ha rivendicazioni particolari da portare avanti. Premesso che gli episodi di lotta di classe che costellano la storia della classe proletaria sono importantissimi, e che la mancanza della battaglia quotidiana contro il capitalismo significherebbe l'abdicazione del proletariato al proprio compito storico, sappiamo che le conquiste ottenute in questi frangenti sono effimere perchè, la storia ci insegna, il capitalismo può riprendersele in qualsiasi momento. Storicamente il proletariato non subisce ingiustizie particolari, ma l'ingiustizia tout court e perciò non ha nulla da rivendicare in questa società se non la sua abolizione.

  • Sul rifiuto delle categorie capitalistiche basiamo il nostro lavoro

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dalla segnalazione di alcune notizie di stampa sul ruolo non proprio umanitario svolto dalle Organizzazioni Non Governative.

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  • Guerra diffusa, entropia e marasma sociale

    Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, si è ricordato il Rapporto segreto da Iron Mountain sulla possibilità e desiderabilità della pace. Quando uscì, nel 1967, il testo suscitò un certo scalpore ed alcuni si spinsero ad identificarne l'autore nell'economista John Kenneth Galbraith. Il libro fu curato dal giornalista Leonard Lewin e nella prefazione venne presentato come un documento segreto commissionato dal governo americano con lo scopo di valutare la possibilità o meno di arrivare ad una pace globale, studiandone rischi e benefici. Il Gruppo che lo redasse, composto da studiosi e ricercatori, consegnò all'esecutivo il Rapporto che fu detto da Iron Mountain per il nome della località in cui si trovava il rifugio segreto, presso lo stato di New York, in cui si sarebbero riuniti gli scienziati.

    Le conclusioni riportate nel documento colpirono l'opinione pubblica. Eccone alcuni passaggi:

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 229, 6 agosto 2018

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