Il numero 44 di n+1 è in tipografia

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n+1 rivista n°44

Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx

Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura

Terra di confine: Il capitalismo non è eterno

Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno

Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Appuntamenti

14-16

Dic

72° incontro redazionale
Temi: - Taylorismo, managerialismo e impersonalità del Capitale, - Lo stato a pezzi, - Fiorite primavere delle rivoluzioni, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  4 agosto 2015

Realtà e percezione

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato cinque compagni. Attualmente la nostra rete di lavoro è alle prese con la progettazione della nuova sede di n+1 che comprenderà anche la strutturazione di un archivio cartaceo e digitale. Si è pertanto discusso delle possibili modalità di organizzazione dell'archivio a partire dalle tecniche finora messe a disposizione dalla biblioteconomia.

Si è proceduto con il discutere dell'inesorabile legge della caduta tendenziale del saggio di profitto direttamente collegata alla sovrapproduzione di merci. Proprio a causa della sovrapproduzione, infatti, il valore delle singole merci tende a diminuire. Ad oggi il mercato si trova dinanzi ad una scelta obbligata: puntare alla formazione di una massa crescente di profitto nelle mani di pochi centri di accumulazione per poter contrastare la tendenza al ribasso del saggio di profitto. Ma questa "scelta" conduce all'inevitabile chiusura e al fallimento di molte piccole e medie aziende e al relativo impoverimento della popolazione.

Un altro argomento affrontato è stato quello del diffuso marasma sociale oramai endemico. Seppure l'Europa appaia come l'ultimo avamposto del Sistema in cui sembra prevalere una sorta di pace sociale, anche qui vediamo crepe che iniziano a determinare situazioni di tensione e scenari di guerra permanente. Basti pensare a quanto sta accadendo a Calais da qualche settimana a questa parte e alle migliaia di immigrati morti nel Mediterraneo dall'inizio dell'anno.

Se poi si punta lo sguardo fuori della vecchia Europa, ci si imbatte in situazioni del tutto out of control. Al confine tra Kenya e Somalia, a Dadaab, c'è un campo profughi che ospita centinaia di migliaia di persone. Finora pochi sapevano che esistesse e questo ci fa intuire che il mondo sta andando fuori controllo ben di più di quanto i singoli individui percepiscano.

Sembrerebbe che non vi sia soluzione a tale processo di necrosi, eppure abbiamo assistito nel corso degli ultimi anni allo svilupparsi di movimenti in grado di garantire rifugio e mutuo sostegno al moderno proletariato (99%). Occupy Wall Street e le sue diverse diramazioni sono forse l'esempio più completo, per ora, di come un movimento possa diventare una micro società di distribuzione, superando il semplice fatto contingente dei bisogni. Il culmine è stato raggiunto durante gli scioperi di solidarietà nella costa occidentale: dal Canada al Messico non conosciamo il numero esatto dei partecipanti, ma di certo sappiamo che migliaia di persone sono state mobilitate in quell'occasione.

D'altro canto la borghesia continua a rivelarsi classe parassitaria e codarda. La Grecia ne è oggi l'esempio emblematico: la trattativa con la cosiddetta Troika, di cui tanto s'è detto, poteva essere rifiutata ma la borghesia locale, ben rappresentata da Tsipras, ha firmato tutto senza battere ciglio. Ciò dimostra che quando il Capitale ha bisogno di massacratori non si rivolge tanto ai fascisti (in camicia nera) bensì a questi personaggi melliflui che altro non sono se non i moderni Noske. Lo stesso discorso vale per lo spagnolo Iglesias.

A proposito di "sinistri", sostenere la creazione dello stato curdo, come fanno molti attivisti occidentali, equivale a sostenere i guerriglieri dello Stato Islamico, dato che in fondo non c'è differenza tra chi spara e chi taglia teste. Entrambi vogliono costruire il loro stato. Piuttosto che appoggiare partigianerie di diversa natura, sarebbe più interessante provare a capire, nel marasma generale, cosa sta facendo la Turchia che spara sia ai jihadisti che ai curdi. L'immagine degli schieramenti imperialisti tradizionali si sta sgretolando. Stati Uniti ed Iran, per esempio, non sono nemici, e Israele e Arabia Saudita sono uniti contro il comune nemico iraniano. Stiamo assistendo ad uno sfaldarsi della vecchia forma sociale che produce paradossi a volte non immediatamente comprensibili. Una situazione così non è si mai verificata prima d'ora.

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    Organizzata su Facebook e WhatsApp in settembre, la carovana è partita il 13 ottobre da San Pedro Sula, in Honduras, uno dei paesi più violenti del mondo. Lì, come in Guatemala e in El Salvador, le gang controllano traffici e risorse, e la stragrande maggioranza degli abitanti vive sotto la soglia di povertà. Secondo i media messicani, le autorità dei paesi in cui i migranti sono transitati non ne hanno ostacolato il cammino, e dalle iniziali 1.600 persone, radunate in Honduras, si è arrivati a 5 mila già al confine con il Guatemala, fino a superare i 7 mila dopo il complicato passaggio dal Guatemala al Messico. La carovana sudamericana è solo una goccia nel mare dei processi migratori in corso: attualmente sono milioni gli esseri umani in fuga da situazioni difficili:

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    La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 14 compagni, è iniziata dal libro Inventare il futuro. Per un mondo senza lavoro, di Nick Srnicek e Alex Williams (autori nel 2013 del Manifesto per una politica accelerazionista), di cui un compagno ha presentato una sintesi.

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  • Dieci anni fa

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dalla segnalazione di alcuni articoli di stampa sulla situazione economico-finanziaria mondiale: quest'anno corre l'anniversario del crack sistemico del 2008 e dopo 10 anni lo scenario è peggiorato... per il Capitale. Cerchiamo di capirne il perché.

    In un articolo pubblicato sul sito ComeDonChisciotte.org, a firma Nafeez Ahmed, si afferma che il rallentamento della Cina potrebbe essere l'innesco di un nuovo crack globale:

    "Finché le istituzioni economiche tradizionali rimarranno cieche rispetto alle fondamentali basi biofisiche dell'economia, come magistralmente articolate da Charles Hall e Kent Klitgaard nel loro libro influente, Energy and the Wealth of Nations: An Introduction to BioPhysicalEconomics, rimarranno nell'oscurità circa le ragioni strutturali principali per cui l'attuale configurazione del capitalismo globale è, a periodi, propensa alla crisi e al collasso."

    Per gli economisti, l'economia è fatta di prezzi e di psicologia del consumatore, ovvero di calcolo di quello che gli agenti economici "pensano" di fare nel loro specifico interesse. Oggi invece c'è chi si richiama alle sue basi biofisiche. La cecità degli esperti del settore, additata dall'autore dell'articolo come causa dell'incapacità di far fronte alle crisi del sistema, è dovuta non tanto alla mancanza di doti morali o accademiche quanto agli strumenti utilizzati: se gli economisti riuscissero davvero a comprendere le basi biofisiche dell'economia, dovrebbero abbandonare la "scienza" economica e passare a studiare altro.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
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    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

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