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n+1 rivista n°44

Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx

Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura

Terra di confine: Il capitalismo non è eterno

Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno

Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Appuntamenti

14-16

Dic

72° incontro redazionale
Temi: - Taylorismo, managerialismo e impersonalità del Capitale, - Lo stato a pezzi, - Fiorite primavere delle rivoluzioni, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  18 agosto 2015

Ha ancora senso parlare di crisi?

La teleconferenza di martedì sera, presenti 8 compagni, è iniziata dalle notizie economiche provenienti dalla Cina.

A luglio la produzione industriale cinese è cresciuta "solo" del 6%, meno del +6,8% di giugno e sono in netto calo gli indici dell'export. Per far fronte a questa situazione la Banca centrale è intervenuta con tre svalutazioni competitive nel giro di 72 ore, un record persino per il paese dei record. Gli economisti dicono che il governo ha trascurato la crescita del mercato interno sostituendogli una produzione export-oriented. In realtà quello che sta succedendo è molto classico: il mercato interno cinese è troppo piccolo per i ritmi di crescita cinesi. Troppo piccolo con un miliardo e mezzo di consumatori, i grattacieli, le fabbriche del mondo. Perciò il mercato estero si è imposto in via naturale. È una delle controtendenze alla caduta del saggio di profitto.

Adesso c'è chi si aspetta una coda di piccoli deprezzamenti monetari fino a raggiungere un 10%, soglia ritenuta fisiologica per far ripartire l'industria. La People Bank cinese ha smentito, dichiarando che lavora per un cambio stabile a livelli ragionevoli. Più che una smentita è una conferma. Il fatto che un colosso come la Cina non venda dovrebbe sconquassare il mondo. Invece niente. Assuefazione totale ai provvedimenti o coma da overdose? Eppure c'era stata un'avvisaglia: il crollo in borsa, cioè la cancellazione di capitale fittizio. Ovvio: sovrapproduzione di merci significa sovrapproduzione di capitali e necessità di cancellarne ogni tanto.

Quella che stiamo vivendo non è una crisi come quelle del passato. Il termine "crisi" non è più corretto per descrivere quello che sta succedendo: dovrebbe indicare un periodo acuto che preannuncia un ritorno alla normalità, ma è dal 2008 che la situazione economica non fa che peggiorare. Sia grandissimi paesi come Russia, Cina, Usa e Brasile sia i piccoli paesi si trovano in una condizione economico-sociale per cui, al di là degli articoli giornalistici, non c'è nessuna crisi, ma questo è il modo di essere del capitale che non ce la fa più a rappresentare se stesso. Sembra quasi un'affermazione di quanto previsto da Marx: il Capitale non soddisfa più neanche le esigenze della classe dominante, non ha più un "padrone" in carne e ossa ma è una potenza autonoma in grado di agire per sé, utilizzando gli uomini, proletari o borghesi che siano.

Al contempo una nuova forma sociale sta emergendo. Si pensi a quanto scrive Jeremy Rifkin in La società a costo marginale zero: il capitalismo sta morendo perché il commons collaborativo è già una realtà operante. E' in corso un movimento molecolare nella società che assomiglia molto al brodo primordiale, l'ambiente ancestrale che ha dato origine alla vita sulla Terra. Milioni di barbari – come li chiama Alessandro Baricco nel Saggio sulla mutazione – stanno sovvertendo i vecchi rapporti sociali smantellando tutto l'armamentario mentale ereditato dalla civiltà borghese.

Anche L'Economist capitola ideologicamente mettendo in copertina lo slogan "distribuite la conoscenza gratis", una posizione inconcepibile fino a qualche anno fa per i pasdaran del capitalismo.

Tutto sembra spingere verso un capitalismo che uccide sé stesso preparando l'avvento di una nuova forma sociale. In questa dinamica l'attivismo di uomini geniali o di gruppi illuminati conta poco o nulla. La rivoluzione, intesa come rottura sociale definitiva, non è una questione di forme e neppure di grandi capi, condottieri o geni della politica. Può solo essere la risultante di tutti i fattori in gioco in una società.

In chiusura di teleconferenza è stato fatto circolare un interessante video girato in un magazzino di Amazon. Gli operai sono pochissimi e giganteggia il lavoro delle macchine. In parallelo si è accennato all'inchiesta del New York Times sulle condizioni dei lavoratori in carne e ossa, sottoposti a ritmi e stress estenuanti. Lo sviluppo della forza produttiva nel modo di produzione capitalistico è aumento dello sfruttamento, della miseria e della disoccupazione.

Sull'onda delle lotte dei lavoratori dei fast food alcuni stati americani hanno alzato il salario minimo orario. In risposta le grandi multinazionali della ristorazione stanno pensando di introdurre macchine al posto dei commessi. Il movimento globale #FightFor15 dovrà quindi porsi il problema della difesa delle condizioni di vita dei proletari e non del posto di lavoro, magari saldandosi con le istanze di #BlackLivesMatter.

Occupy Wall Street è stato l'unico movimento che ha rifiutato radicalmente l'esistente, non ha fatto congressi e ha voltato le spalle alla vita democratica della nazione. Tutte le rivoluzioni del passato hanno visto la formazione all'interno della vecchia società di un partito-comunità (Origine e funzione della forma partito). Engels era particolarmente attratto dalle origini del cristianesimo: i cristiani sono riusciti infatti ad imporsi perché hanno formato una comunità potente con un proprio canone, sovvertendo tutto quello che gli stava intorno.

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  • Dieci anni fa

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    In un articolo pubblicato sul sito ComeDonChisciotte.org, a firma Nafeez Ahmed, si afferma che il rallentamento della Cina potrebbe essere l'innesco di un nuovo crack globale:

    "Finché le istituzioni economiche tradizionali rimarranno cieche rispetto alle fondamentali basi biofisiche dell'economia, come magistralmente articolate da Charles Hall e Kent Klitgaard nel loro libro influente, Energy and the Wealth of Nations: An Introduction to BioPhysicalEconomics, rimarranno nell'oscurità circa le ragioni strutturali principali per cui l'attuale configurazione del capitalismo globale è, a periodi, propensa alla crisi e al collasso."

    Per gli economisti, l'economia è fatta di prezzi e di psicologia del consumatore, ovvero di calcolo di quello che gli agenti economici "pensano" di fare nel loro specifico interesse. Oggi invece c'è chi si richiama alle sue basi biofisiche. La cecità degli esperti del settore, additata dall'autore dell'articolo come causa dell'incapacità di far fronte alle crisi del sistema, è dovuta non tanto alla mancanza di doti morali o accademiche quanto agli strumenti utilizzati: se gli economisti riuscissero davvero a comprendere le basi biofisiche dell'economia, dovrebbero abbandonare la "scienza" economica e passare a studiare altro.

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Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°43, aprile 2018

copertina n°43f6Editoriale: Si fa presto a dire moneta
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f6Terra di confine: Elementare, Watson
f6Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo
f6Recensione: Verso un nuovo paradigma
f6Doppia direzione: Lavorare è bello

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 230, 18 ottobre 2018

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f6C'era una volta la teoria del valore
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