E' online il numero 42, ottobre 2017

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n+1 rivista n°42

Editoriale: L'immane mistificazione

Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre

Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti

Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)

Spaccio al bestione trionfante: Coppi, Bartali e i vaccini

Recensione: Lavorare è bello

Doppia direzione: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  8 settembre 2015

Eccesso di risparmio

La teleconferenza di martedì, presenti nove compagni, si è focalizzata sulla situazione economica mondiale e sugli effetti che essa produce sulle sovrastrutture politiche.

Siamo partiti da un significativo articolo di Paul Krugman apparso sul New York Times, Quella sovrabbondanza infinita che destabilizza l'economia globale, in cui si fa il punto sullo stato della crisi e si mette in evidenza come nei mercati finanziari troppo denaro sia alla caccia di troppe poche opportunità di investimento:

"Da sette anni (e chissà per quanti altri ancora) stiamo vivendo in un'economia globale che procede barcollando da una crisi all'altra: ogni qualvolta una regione del mondo sembra finalmente rimettersi in sesto, ecco che subito un'altra inizia a traballare. E l'America non può certo isolarsi del tutto da queste calamità globali. Ma perché l'economia continua a incespicare?"

Si fanno sempre più numerosi i portavoce del Capitale - di destra o di sinistra, della scuola di Keynes oppure di quella di Friedman - che capitolano ideologicamente di fronte al "marxismo", arrivando ad affermare che quella in corso è una crisi strutturale del capitalismo. "Le cose andranno di male in peggio", dice Krugman.

A fargli eco l'Economist, che titola l'ultimo numero Washington, we have a problem.... Davanti al giganteggiare del debito pubblico e privato, lo Stato è costretto ad intervenire per rattoppare le falle dell'economia, adottando così un modus operandi irreversibile. Ultimamente negli Stati Uniti alcuni opinionisti, sulla scia della campagna elettorale del candidato repubblicano alle presidenziali Donald Trump, accusano il governo di socialismo ovvero dell'eccessiva ingerenza dello stato nei fatti economici. Ma anche se, per magia, gli Usa risolvessero i loro problemi e riuscissero a far ripartire artificialmente l'economia, la crescita del Pil americano metterebbe l'intero mondo capitalistico a rischio collasso per eccesso di produzione.

In Europa Mario Draghi dopo la paura per il default della Grecia e la "terra incognita" cui andava incontro il capitalismo, ammette che l'operazione di quantitative easing di oltre mille miliardi di euro non ha stimolato l'economia reale, non ha fatto crescere l'inflazione, non è insomma servita a nulla. Servono altri incentivi. Il cadavere ancora cammina... ma è un cadavere!

Sullo sfondo i problemi della Cina: secondo alcuni analisti occidentali il gigante asiatico non crescerebbe del 6-7% l'anno come annunciato dal partito-stato, la crescita reale si attesterebbe intorno al 3%. Anche la "fabbrica del mondo" arranca. Troppa produzione, troppo capitale, troppa appropriazione privata di fronte all'esplodere della produzione sociale.

Le migliaia di profughi che premono sui confini occidentali sono ovviamente una conseguenza dello stato dell'economia mondiale. Ultimamente, nel giro di pochi giorni, i toni sul problema dei migranti sono cambiati. La Germania ha dichiarato che è pronta ad accoglierne 500 mila l'anno, mentre la Casa Bianca sta valutando di fornire aiuti all'Unione europea per fronteggiare l'emergenza. Americani ed europei intuiscono che la questione immigrazione potrebbe avere effetti catastrofici sul medio e lungo periodo, e cercano di coordinarsi per evitare il caos.

Il finto umanitarismo dei governanti potrebbe preludere ad un'azione di guerra contro la Siria. Inghilterra, Francia e Stati Uniti si sono già detti pronti a intervenire; Hollande ha annunciato voli di ricognizione in Siria ed eventuali raid contro lo Stato Islamico. Nel contempo Iran e Russia continuano a supportare Damasco contro la "minaccia terroristica", mettendo i bastoni tra le ruote agli americani. Se la coalizione occidentale decidesse di sbarazzarsi di Assad, si troverebbe col problema di mantenere in piedi una parvenza di stato in un'area dove i maggiori interlocutori sono gli jihadisti dell'IS, assestati in buona parte del paese e in Iraq. L'espansione dello Stato islamico e le possibili risposte da parte degli attori in campo possono portare a scenari di guerra generalizzata nel terremotato Medioriente. Si pensi alla situazione interna della Turchia: Ankara attacca sia l'IS che i curdi, in prima linea contro il Califfato.

In chiusura di teleconferenza si è accennato alle manifestazioni di massa in Moldavia in seguito allo scandalo di corruzione che ha coinvolto le banche principali del paese. I manifestanti hanno piantato le tende nella capitale Chisinau, dichiarando che non se ne andranno fino a quando l'attuale governo non sarà sciolto. Anche se la rabbia si traduce nella richiesta di dimissioni dei corrotti, sappiamo che dietro questi movimenti c'è un disagio crescente causato dal peggioramento delle condizioni di vita. La modalità Occupy si ripresenta puntualmente. E' un'onda sismica la cui energia sotterranea è la stessa per tutti i differenti fenomeni di superficie: dove qua crolla un muro, là si apre una voragine e altrove cade una frana.

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    "Sempre più spesso [i conflitti bellici] saranno combattuti in ambienti urbani, se non altro perché entro il 2040 i due terzi della popolazione mondiale vivranno nelle città. Il numero di megalopoli con una popolazione di oltre 10 milioni è raddoppiato a 29 negli ultimi 20 anni e ogni anno circa 80 milioni di persone si spostano dalle aree rurali a quelle urbane. L'intensa guerra urbana, come dimostrano le recenti battaglie per Aleppo e Mosul, continua a essere dura e indiscriminata e continuerà a presentare problemi difficili per le forze di intervento occidentali. La tecnologia cambierà la guerra nelle città tanto quanto altri tipi di guerra, ma dovrà ancora essere combattuta da vicino, un isolato alla volta".

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    "Le macchine stanno arrivando. Uno studio molto citato nel 2013 ha concluso che metà dei posti di lavoro americani erano a rischio nei prossimi decenni. Gli scrittori non sono immuni. Un altro articolo, che ha esaminato le ricerche sull'intelligenza artificiale (AI), ha concluso che i computer avrebbero scritto saggi scolastici entro la metà del 2020 e sforneranno i libri più venduti entro il 2040."

Materiale ricevuto

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Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°41, aprile 2017

copertina n°41f6Editoriale: Non possiamo ingannare la natura
f6Articoli: Assalto al pianeta rosso - Il secondo principio - Il grande collasso - Capitale e teoria dello sciupio
f6Rassegna: Ancora Trump - Fuga nel sub mondo
f6Terra di confine: Buoni di non lavoro
f6Recensione: Che cosa c'è dopo il capitalismo?
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