E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  8 settembre 2015

Eccesso di risparmio

La teleconferenza di martedì, presenti nove compagni, si è focalizzata sulla situazione economica mondiale e sugli effetti che essa produce sulle sovrastrutture politiche.

Siamo partiti da un significativo articolo di Paul Krugman apparso sul New York Times, Quella sovrabbondanza infinita che destabilizza l'economia globale, in cui si fa il punto sullo stato della crisi e si mette in evidenza come nei mercati finanziari troppo denaro sia alla caccia di troppe poche opportunità di investimento:

"Da sette anni (e chissà per quanti altri ancora) stiamo vivendo in un'economia globale che procede barcollando da una crisi all'altra: ogni qualvolta una regione del mondo sembra finalmente rimettersi in sesto, ecco che subito un'altra inizia a traballare. E l'America non può certo isolarsi del tutto da queste calamità globali. Ma perché l'economia continua a incespicare?"

 

Si fanno sempre più numerosi i portavoce del Capitale - di destra o di sinistra, della scuola di Keynes oppure di quella di Friedman - che capitolano ideologicamente di fronte al "marxismo", arrivando ad affermare che quella in corso è una crisi strutturale del capitalismo. "Le cose andranno di male in peggio", dice Krugman.

A fargli eco l'Economist, che titola l'ultimo numero Washington, we have a problem.... Davanti al giganteggiare del debito pubblico e privato, lo Stato è costretto ad intervenire per rattoppare le falle dell'economia, adottando così un modus operandi irreversibile. Ultimamente negli Stati Uniti alcuni opinionisti, sulla scia della campagna elettorale del candidato repubblicano alle presidenziali Donald Trump, accusano il governo di socialismo ovvero dell'eccessiva ingerenza dello stato nei fatti economici. Ma anche se, per magia, gli Usa risolvessero i loro problemi e riuscissero a far ripartire artificialmente l'economia, la crescita del Pil americano metterebbe l'intero mondo capitalistico a rischio collasso per eccesso di produzione.

In Europa Mario Draghi dopo la paura per il default della Grecia e la "terra incognita" cui andava incontro il capitalismo, ammette che l'operazione di quantitative easing di oltre mille miliardi di euro non ha stimolato l'economia reale, non ha fatto crescere l'inflazione, non è insomma servita a nulla. Servono altri incentivi. Il cadavere ancora cammina... ma è un cadavere!

Sullo sfondo i problemi della Cina: secondo alcuni analisti occidentali il gigante asiatico non crescerebbe del 6-7% l'anno come annunciato dal partito-stato, la crescita reale si attesterebbe intorno al 3%. Anche la "fabbrica del mondo" arranca. Troppa produzione, troppo capitale, troppa appropriazione privata di fronte all'esplodere della produzione sociale.

Le migliaia di profughi che premono sui confini occidentali sono ovviamente una conseguenza dello stato dell'economia mondiale. Ultimamente, nel giro di pochi giorni, i toni sul problema dei migranti sono cambiati. La Germania ha dichiarato che è pronta ad accoglierne 500 mila l'anno, mentre la Casa Bianca sta valutando di fornire aiuti all'Unione europea per fronteggiare l'emergenza. Americani ed europei intuiscono che la questione immigrazione potrebbe avere effetti catastrofici sul medio e lungo periodo, e cercano di coordinarsi per evitare il caos.

Il finto umanitarismo dei governanti potrebbe preludere ad un'azione di guerra contro la Siria. Inghilterra, Francia e Stati Uniti si sono già detti pronti a intervenire; Hollande ha annunciato voli di ricognizione in Siria ed eventuali raid contro lo Stato Islamico. Nel contempo Iran e Russia continuano a supportare Damasco contro la "minaccia terroristica", mettendo i bastoni tra le ruote agli americani. Se la coalizione occidentale decidesse di sbarazzarsi di Assad, si troverebbe col problema di mantenere in piedi una parvenza di stato in un'area dove i maggiori interlocutori sono gli jihadisti dell'IS, assestati in buona parte del paese e in Iraq. L'espansione dello Stato islamico e le possibili risposte da parte degli attori in campo possono portare a scenari di guerra generalizzata nel terremotato Medioriente. Si pensi alla situazione interna della Turchia: Ankara attacca sia l'IS che i curdi, in prima linea contro il Califfato.

In chiusura di teleconferenza si è accennato alle manifestazioni di massa in Moldavia in seguito allo scandalo di corruzione che ha coinvolto le banche principali del paese. I manifestanti hanno piantato le tende nella capitale Chisinau, dichiarando che non se ne andranno fino a quando l'attuale governo non sarà sciolto. Anche se la rabbia si traduce nella richiesta di dimissioni dei corrotti, sappiamo che dietro questi movimenti c'è un disagio crescente causato dal peggioramento delle condizioni di vita. La modalità Occupy si ripresenta puntualmente. E' un'onda sismica la cui energia sotterranea è la stessa per tutti i differenti fenomeni di superficie: dove qua crolla un muro, là si apre una voragine e altrove cade una frana.

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    Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 10 compagni, abbiamo ripreso lo studio sulla genesi e lo sviluppo del fascismo.

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  • Fascismo come realizzatore delle istanze riformiste

    La teleriunione di martedì scorso è cominciata con la segnalazione da parte di uno dei compagni collegati (12 in totale) della proliferazione su YouTube di filmati tesi a dimostrare che il crollo del ponte Morandi di Genova non è avvenuto accidentalmente ma sarebbe invece un fatto voluto. Questo genere di video, visualizzati in breve tempo da decine di migliaia di persone, rientra nel fenomeno, già visto in passato in occasione dell'attentato alle Torri Gemelle o, ancor prima, dello sbarco sulla Luna, della diffusione di teorie strampalate solitamente a sostegno di una visione più o meno complottista dell'ordine delle cose.

    Il Web è lo specchio della società e quindi in esso non possiamo che trovare tutto quello che esiste nel mondo, compresa la vita senza senso alimentata dal capitalismo. Questa sorta di grande magazzino globale contrasta con l'idea, propria di molti intellettuali, della profondità della cultura accademica. Secondo tale schiera di pensatori, solo esperti o specialisti dovrebbero potersi esprimere su determinati argomenti, mentre il resto dell'umanità dovrebbe limitarsi ad esternare le proprie "opinioni" al bar. Tra questi spicca Umberto Eco che, contraddittoriamente, nel suo "Ur-fascismo" non riesce ad approfondire il tema preso in esame, ma si limita a fornire una lista di caratteristiche estetiche e morali del fascismo (la camicia nera, l'autoritarismo, il culto della tradizione, il culto dell'azione, ecc.), tralasciando l'analisi della società e dei rapporti di produzione che produsse quel tipo di governo. Evidentemente, all'esimio professore era sfuggito che negli anni '20 del '900 tutto il mondo volgeva lo sguardo, avvicinandosi, al fascismo, un movimento internazionale - così come lo definisce la nostra corrente - capace di dar vita a numerose correnti nazionali che discutevano e dibattevano tra loro. Solo per citare alcuni tra i nomi più conosciuti, ricordiamo il tedesco Werner Sombart e il belga Henri de Man, a cui si aggiungono i collegamenti con alcuni esponenti russi sviluppati durante l'importante congresso di Amsterdam del 1931 e i progetti di programmazione economica.

  • Si dissolvono tutti i rapporti stabili e irrigiditi

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando quanto accaduto nella provincia di Foggia dove sono morti 16 braccianti in due distinti incidenti stradali.

    Per la raccolta degli ortaggi nei campi del foggiano, così come a Rosarno, Saluzzo o nell'alessandrino, viene impiegata manodopera composta per lo più da immigrati. Questi lavoratori, solitamente risiedenti in baracche o altre abitazioni insalubri, sono pagati qualche euro al giorno e vengono trasportati nei luoghi di lavoro ammassati in furgoni, spesso in numero superiore rispetto a quanto consentito dalle norme sulla sicurezza per la circolazione dei veicoli. Paghe da fame e condizioni al limite dello schiavismo non riguardano solo le campagne, ma rappresentano la normalità in tante altre situazioni lavorative. Basti pensare che sono più di 400 i morti sul lavoro nel 2018, per la maggior parte registrati nell'industria e nei servizi, e in particolare nel Nord Italia.

    In risposta all'ennesima strage sul lavoro, Cgil-Cisl-Uil hanno proclamato una manifestazione a Foggia per mercoledì 8 agosto, chiedendo diritti e tutele per i lavoratori delle campagne. Anche l'USB ha indetto per quella giornata uno sciopero nei campi e una marcia da Rignano a Foggia. Il Comitato Lavoratori delle Campagne, che si situa più a sinistra, si è fatto sentire rivendicando anch'esso trasporti, documenti e contratti e attivandosi per aprire uno sportello legale contro lo sfruttamento, una scuola di italiano, ecc.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

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