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n+1 rivista n°44

Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx

Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura

Terra di confine: Il capitalismo non è eterno

Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno

Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Appuntamenti

24

Mar

Seminario: "La socializzazione fascista e il comunismo"
Comitato di lotta Viterbo - Officina Dinamo
via del Suffragio 18 (VT) - ore 15.30

15-17

Mar

73° incontro redazionale
Temi: - La transizione alle classi, - In margine alla teoria rivoluzionaria della conoscenza, - Lo strano caso Olivetti, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

14-16

Dic

72° incontro redazionale
Temi: - Taylorismo, managerialismo e impersonalità del Capitale, - Lo stato a pezzi, - Fiorite primavere delle rivoluzioni, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  22 settembre 2015

Autonomizzazione spinta

Le notizie sullo scandalo che ha coinvolto la Volkswagen hanno aperto la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 16 compagni.

Sotto accusa è finito il software per la gestione della centralina, l'unità di controllo del motore: sembra che il programma fosse in grado di riconoscere la fase di test e calibrare le emissioni di gas in modo da rientrare negli standard antinquinamento richiesti dalla legge. In seguito allo scandalo, il titolo del colosso tedesco ha perso in Borsa circa il 35% del suo valore solo negli ultimi due giorni, mentre all'orizzonte si profila il pagamento di multe salatissime. E' molto probabile che la vicenda si allarghi e coinvolga anche altri big della produzione di auto.

All'avanguardia per i sistemi informatici di cui è dotata, l'automobile è però un dinosauro dal punto di vista tecnico-meccanico. Lo sciupio di energia è altissimo: il motore a scoppio arriva a un rendimento massimo del 30%. Ciò significa che ogni veicolo, dopo che è stato fabbricato e messo in circolazione, "spreca" il 70% del carburante. E siccome i rendimenti sono questi, il sistema industriale può solo caricarlo d'informatica, con programmi e dispositivi elettronici che mettono in moto processi automatici che finiscono per prendere il sopravvento.

Nell'epoca dell'autonomizzazione spinta dei processi finanziari, politici ed economici, assistiamo quindi all'autonomizzazione del sistema dell'automobile. Al di là delle accuse contro i "criminali" che inquinano il mondo, sono i criteri scientifici con cui viene costruita la macchina a scontrarsi con quelli non scientifici che regolano il funzionamento della società. Volkswagen ha pensato bene di specializzarsi non tanto nella limitazione del tasso di inquinamento bensì nella creazione di software che facessero passare i test di omologazione; quello che viene messo in luce dalla vicenda è la contraddizione generale per cui le istruzioni "intelligenti" generate da un software vengono piegate alle esigenze di un mondo "esterno" stupido, mostrando al contempo la capacità dell'uomo progettista, di rovesciare la prassi.

Anche la logistica è un sistema che funziona con criteri scientifici ma che deve fare i conti con l'anarchia del mercato. Per ottimizzare le consegne, i grandi distributori di merci utilizzano appositi software per gestire lo spostamento dei prodotti. Tutto fila liscio ma quando gli operai (super-sfruttati) si fermano e incrociano le braccia tutto il sistema, velocemente, va in tilt. Lo si è visto, in piccolo, lunedì scorso all'interporto di Bologna, dove un numero esiguo di lavoratori delle cooperative che lavorano per Yoox, insieme ad alcuni solidali, hanno bloccato l'accesso al complesso logistico, causando il formarsi di una lunga coda di tir che ha raggiunto il casello autostradale. "La logistica per l'Italia è importante come il turismo. L'Interporto di Bologna bloccato ha danneggiato l'economia e le aziende di tutta l'Italia", ha scritto in una nota l'ex sottosegretario ai Trasporti.

Il proletariato raggiunge la sua massima efficienza quando esce dalla fabbrica-galera e si organizza territorialmente. Marx nel VI Capitolo Inedito del Capitale considera l'intera produzione capitalistica come un'unica merce continua. Le singole merci non contano più nulla, ciò che importa è il flusso produzione-distribuzione-consumo. L'assetto moderno dell'industria vede la catena di montaggio uscire dalle mura aziendali, con la produzione just in time che rende di vitale importanza i trasporti, il sistema informatico e l'integrazione dei flussi.

A Bologna si tratta di piccoli magazzini concentrati nella stessa area; i facchini si muovono sapendo benissimo che l'unica forza a disposizione è quella della solidarietà con altri lavoratori e occupanti di case (a volte le stesse persone), coadiuvata dalla potenza di riverbero dei social network. Da Informazione e potere (n+1, n. 37):

"A suo tempo abbiamo dato molta importanza alla lotta dei lavoratori UPS proprio perché si basò sulla realizzazione di una supersimmetria nei confronti dell'informazione che il potere credeva ancora di padroneggiare. All'epoca, cellulari e navigatori GPS non erano diffusi, ma i lavoratori della UPS, un'azienda multinazionale di trasporti e consegne, li adoperavano quotidianamente per lavoro. Così riuscirono a coordinare istantaneamente picchetti volanti nei nodi stradali e nei magazzini senza che la polizia e la UPS potessero sapere in anticipo dove e quando. Con Occupy Wall Street abbiamo constatato il maturare di un'altra simmetria: il movimento americano, cioè del paese più potente e industrializzato del mondo, ha mostrato il massimo grado di informazione, organizzazione e coordinamento tecnico mai raggiunto finora, riuscendo anche in questo caso a spiazzare la polizia in più occasioni, saldandosi con le lotte proletarie anche in contesti molto estesi (ad esempio il blocco della West Coast)."

Il proletariato si è sempre organizzato utilizzando i mezzi che il capitalismo gli mette a disposizione: come gli IWW sfruttavano le ferrovie per spostarsi e coordinare gli scioperi da una parte all'altra degli Stati Uniti, oggi i facchini usano Internet per collegare le lotte. Il prossimo 27 settembre sono in programma assemblee dei lavoratori della logistica a Milano, Genova, Torino, Bologna e altre città per discutere del contratto nazionale di settore. La cosa interessante non è tanto il contenuto delle assemblee ma il fatto che saranno collegate l'una all'altra via Skype. E se queste teleconferenze diventassero globali così come è globale la catena della logistica?

L'utilizzo della rete e il "tam tam" che ne deriva interessa tutti gli aspetti dell'attività umana. Un recente articolo del New York Times, a cui abbiamo accennato durante la teleriunione della settimana scorsa, spiega come i migranti che passano per i Balcani utilizzino gli smartphone per accedere alle piattaforme di Google Maps e trovare così i varchi per raggiungere la Germania e l'Europa settentrionale. Se da una parte il Capitale costruisce muri e barriere per impedire che il viaggio dei profughi continui, dall'altra offre gli strumenti necessari affinché essi si diano spazi di ritrovo comuni per far pressione sugli stati. Situazioni come quella di Ventimiglia o di Calais sono destinate a moltiplicarsi in tutta Europa.

Nello scontro tra paradigmi occorre saper riconoscere la rivoluzione che avanza, la nuova forma che si sta sviluppando e la vecchia che lotta per non morire. Il comunismo è sempre in marcia, anche quando gli uomini non si accorgono di essere suoi strumenti. I proletari sono chiamati dal "movimento reale" a dare il colpo finale alle ultime barriere capitalistiche, organizzati nell'unico partito adatto allo scopo: quello dell'antiforma.

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    Sabato 16 marzo i gilet jaunes sono scesi nelle strade per l'#ActeXVIII, scontrandosi violentemente con la polizia. A Parigi le manifestazioni sono sfociate nel saccheggio di diversi negozi di lusso lungo gli Champs-Élysées.

    Rispetto ai movimenti di piazza, esistono differenze significative tra Francia e Italia: mentre la prima ha un'infrastruttura statale piuttosto rigida e perciò fatica a controllare il dissenso, nella penisola i gilet gialli siedono in parlamento dato che la borghesia locale, per condizioni geostoriche del tutto particolari, è riuscita a "parlamentarizzare" la protesta nata dal basso. Niente di cui stupirsi, è nato in Italia e non altrove l'opportunismo trasformista. Il M5S, una volta andato al governo, non è riuscito a fare granché, finendo per omologarsi a quel sistema che voleva stravolgere. Il vuoto lasciato nelle piazze sarà riempito da altre forze, solo che la carta parlamentare ormai è stata giocata.

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    "Sono i condannati all'esclusione culturale, alla marginalità, all'irrilevanza sociale che si sentono più poveri anche se possono mantenere un Suv. Ed è la paura dell'impoverimento più dell'impoverimento in quanto tale che agita e scuote un ceto medio declassato, assediato dai nuovi dannati della terra che marciano rumorosi a distruggere un'identità sempre più incapace di difendersi: il ceto medio, non solo i diseredati orfani delle protezioni fornite da un robusto Welfare State in declino."

    Sulla stessa linea Stefano Folli che sulle pagine di Repubblica, nell'articolo "Roma, Parigi e l'Europa delle debolezze", osserva che "se l'incendio francese continuasse a divampare, Macron avrebbe bisogno della solidarietà europea per placare il malessere dei ceti impoveriti. In quel caso non sarebbe possibile negare all'Italia ciò che viene concesso alla Francia." Il fenomeno francese dei gilet jaune è dunque un prodotto e al tempo stesso un fattore di instabilità politica e sociale. A seguito delle rivolte, il capo dell'Eliseo ha fatto un passo indietro sulla tassa del carburante, anche perché, secondo Le Monde, si rischiava di arrivare ad una situazione pre-insurrezionale. Ma la sua mossa potrebbe convincere le piazze a non fermarsi e ad alzare la posta in gioco, mettendo sul tavolo una nuova serie di richieste.

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    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
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