E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

14-16

Dic

72° incontro redazionale
L'incontro si terrà presso la sede di Torino.
Temi da definire.

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  10 novembre 2015

Obsolescenza delle strutture di controllo

La teleconferenza di martedì sera, connessi 12 compagni, è iniziata dalla segnalazione di un articolo sulla comunicazione tra esseri microscopici: i biologi dell'Università di San Diego hanno scoperto che i batteri sono in realtà molto sofisticati nelle loro interazioni "sociali" e comunicano attraverso meccanismi di segnalazione elettrica simili a quelli dei neuroni nel cervello umano. In uno studio pubblicato sulla rivista Nature, gli scienziati hanno spiegato come i batteri che vivono in comunità comunicano tra loro elettricamente tramite proteine chiamate "canali ionici":

"Quelli che finora consideravamo organismi unicellulari capaci di riunirsi al solo fine di riprodursi sono, in realtà, dotati di un sofisticato sistema di comunicazione che permette loro di interagire."

Da più parti si comincia a mettere in discussione la presunta unicità della nostra specie: noi uomini siamo fatti di cellule che vivono e muoiono, trasportiamo batteri che vivono in simbiosi con i nostri corpi diventando noi stessi network ambulanti che comunicano con l'interno e con l'esterno senza soluzione di continuità.

A proposito di nuovi paradigmi abbiamo parlato delle lotte dei lavoratori americani scesi in sciopero il 10 novembre per chiedere una paga oraria di 15 dollari. La giornata di lotta, lanciata dal movimento #FightFor15, ha coinvolto oltre 270 città dove migliaia di lavoratori hanno dichiarato guerra alla miseria in cui il capitalismo li obbliga: ormai sono endemici gli scioperi nei fast food, le mobilitazioni dei working poor, i sommovimenti partiti da Occupy Wall Street, che vedono i proletari dar battaglia nel cuore dell'Impero. La cosa importante di quest'ultima iniziativa è che a scendere in strada sono stati, oltre ai lavoratori dei fast food, anche quelli dell'assistenza sanitaria, degli aeroporti, dei servizi socio-assistenziali, e gli attivisti di #BlackLivesMatter. Una lotta partita da qualche centinaio di dipendenti di McDonald's stanchi di farsi rubare la vita ha trovato terreno fertile per crescere e dilagare in tutti gli Stati Uniti. Insomma il 99% è più vivo che mai e si fa sentire.

Le condizioni di vita peggiorano anche dal punto di vista ambientale, si pensi al grande problema dello smog in Cina. Nonostante la crescita del PIL del gigante asiatico sia "solo" del 5-7%, l'inquinamento ha raggiunto livelli preoccupanti. Lo sviluppo capitalistico della Cina con i suoi 1,4 miliardi di abitanti non può arrivare ai livelli occidentali, il Pianeta Terra non può sopportarlo.

Sul fronte dello sgretolamento delle strutture di controllo sociale abbiamo parlato dell'aereo russo caduto in Sinai e delle news sullo scandalo doping degli atleti russi. La Russia è impegnata in Siria nel bombardamento delle postazioni degli jihadisti dell'IS, i quali molto probabilmente hanno lanciato in tutta risposta un messaggio esplosivo a Mosca. L'attentato all'aereo ha raggiunto due risultati: mettere in crisi la sicurezza russa e colpire direttamente l'Egitto che ha nel turismo una delle sue principali fonti economiche. Al di là di quello che pensano i singoli attori statali, la guerra di tutti contro tutti si è cronicizzata, diventando sistema.

Lo stesso discorso vale per lo sport dove gli imbrogli ci sono sempre stati, anche prima dell'esistenza del modo di produzione capitalistico (i romani erano corrotti, truccavano le partite, drogavano i gladiatori, idem nel Rinascimento quando si ubriacavano i fanti), ma oggi hanno raggiunto livelli record. Il denaro si è autonomizzato completamente dai suoi possessori, in ogni campo. Uno sportivo per vincere una medaglia è coadiuvato da team di psicologi, medici, allenatori e tecnici: per raggiungere i risultati richiesti si trasforma in un automa della catena di montaggio generale.

Un compagno ha segnalato l'articolo Dopo il QE arriverà il 'denaro dall'elicottero'? pubblicato sulla Stampa, in cui alcuni economisti propongono, di fronte agli esiti fallimentari della politica di Quantitative Easing (QE), di iniettare denaro fresco direttamente nell'economia reale in varie forme, tra cui un bonifico di 8000 euro direttamente nei conti correnti di ogni singolo cittadino. Abbiamo evidentemente a che fare con un capitalismo che nega se stesso. Comunque, se si sommano i miliardi di dollari iniettati nei circuiti finanziari dal 2008 a oggi, s'intuisce che i soldi sono stati già lanciati dagli elicotteri, è solo che non hanno avuto effetti sul cadavere capitalista.

L'idea di redistribuire denaro alla popolazione impoverita fa venire in mente la proposta grillina del reddito di cittadinanza, ovvero un sussidio di disoccupazione per chi si trova senza lavoro. Anche in questo caso il capitalismo è costretto a fare proprie parole d'ordine del movimento operaio (salario ai disoccupati e riduzione dell'orario di lavoro), mistificandole. Secondo l'Università Cattolica di Milano, in Italia i giovani che non studiano né lavorano, i cosiddetti Neet, sono 2,4 milioni. Si tratta di una sacca di popolazione tagliata fuori dal sistema del lavoro salariato e dell'istruzione e quindi difficilmente rappresentabile dai vecchi apparati di controllo sociale. Anche se passasse la proposta di un reddito di cittadinanza sganciato dalla prestazione lavorativa, questi soldi finirebbero per riattivare i consumi e quindi aumentare la composizione organica del capitale (automazione, macchine e robot) e acutizzare la crisi di sovrapproduzione.

Per scongiurare la sua morte la borghesia sta pensando a rimedi esoterici. Visto che manca la fiducia nell'economia e nessuno investe, si sfornano teorie su come uscire da questa situazione. Come? Andando da un'altra parte, afferma l'Economist. Visto che la produzione arranca, non resta che rivolgersi a un meccanismo automatico che darebbe al Capitale quella fiducia che ormai ha perso. Stiamo parlando del Bitcoin, la moneta virtuale P2P che, secondo alcuni analisti finanziari, libererà definitivamente il Capitale dai vincoli statali e dal controllo delle banche centrali. Nove delle più grosse banche mondiali hanno annunciato di voler adottare la tecnologia Blockchain (una sorta di registro delle transazioni dei Bitcoin) per il settore finanziario. Un ulteriore passo in avanti nel processo di autonomizzazione del Capitale.

In chiusura di teleconferenza si è fatto un breve riepilogo della situazione agricola mondiale partendo dall'articolo La questione agraria del 1921. Da quegli anni il capitalismo ha portato alle massime conseguenze le sue contraddizioni: massima è ormai la socializzazione della produzione e la pianificazione di un settore, quello agricolo, che vive ormai fuori dalle logiche del valore. Di conseguenza le misure immediate della rivoluzione supereranno sia il paradigma costruttivista della Russia bolscevica sia lo stesso Programma rivoluzionario immediato sviluppato a Forlì nel 1952, perché l'agricoltura è già una struttura assistita dallo Stato e aspetta solo di essere liberata. In agricoltura funziona già tutto in modo socialista, l'autorità statale si occupa di alimentare le metropoli e di rimpinguare i redditi dei contadini. Ma ci riesce sempre meno, e le proteste degli allevatori per le quote latte dimostrano che solo un'altra società, portatrice di concetti organici di metabolismo sociale estranei alla borghesia, può risolvere questi problemi.

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    La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 14 compagni, è iniziata dal libro Inventare il futuro. Per un mondo senza lavoro, di Nick Srnicek e Alex Williams (autori nel 2013 del Manifesto per una politica accelerazionista), di cui un compagno ha presentato una sintesi.

    Innanzitutto notiamo che ormai i testi sul reddito di base, l'automazione e la "fine del lavoro" sono disponibili in bella vista nelle maggiori librerie: temi che qualche anno fa erano lontani dal mainstream, oggi fanno vendere decine di migliaia di copie. In Inventare il futuro gli argomenti trattati sono gli stessi che troviamo in libri come Postcapitalismo di Paul Mason, Il futuro senza lavoro. Accelerazione tecnologica e macchine intelligenti di Martin Ford, e La nuova rivoluzione delle macchine di Andrew McAfee ed Erik Brynjolfsson. Ma nessuno di questi autori, pur raccogliendo una marea di dati che dimostra la fine dell'attuale modo di produzione, riesce a scorgere un futuro oltre il capitalismo; tutti immaginano invece un capitalismo riformato.

  • Uno spettro continua ad aggirarsi per la Rete

    Durante la scorsa teleconferenza, a cui si sono connessi 11 compagni, abbiamo ripreso alcune corrispondenze girate nella nostra piccola rete di lavoro. La prima riguarda l'importanza di Occupy Wall Street, soprattutto nella prospettiva del riemergere di un nuovo movimento antiforma; la seconda si sviluppa da alcune considerazioni intorno ai processi di delocalizzazione e rilocalizzazione delle produzioni come strategia economica degli stati nell'ottica del cosiddetto sovranismo.

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  • La visione della società futura

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, è iniziata dal commento dell'articolo "Il lato oscuro dei mercati: cosa può mandare le Borse in tilt", del Sole 24 Ore, in cui si analizzano le cause non direttamente economiche del crollo dei mercati avvenuto nei giorni scorsi, ovvero l'insieme di espedienti automatici, scambi ad alta frequenza e algoritmi che ormai governano il mondo finanziario.

    Secondo il giornale di Confindustria, uno dei pericoli più grandi che minacciano le piazze economiche di tutto il mondo è rappresentato dalla finanza automatizzata: "Ormai il 66% degli scambi azionari in Borsa è fatto da algoritmi. Cioè da computer che vendono e comprano azioni in autonomia, seguendo complessi calcoli matematici. Il 'flash-crash' ha però mostrato che anche queste macchine, apparentemente perfette, possono prendere cantonate. E far scattare vendite automatiche molto velocemente."

    Se l'intero mercato azionario è controllato per il 66% da programmi che lavorano autonomamente (ma l'automazione non riguarda solo il mondo delle finanza, tutto ormai è in mano agli algoritmi, dall'industria alla complessa gestione di aeroporti e treni, dalla logistica civile e militare alla grande distribuzione organizzata), allora possiamo affermare che non è più l'uomo a subordinare l'economia ma il contrario. Ciò è la dimostrazione pratica dell'incapacità della classe borghese che, sprovvista di una teoria economica, non riesce ad anticipare i processi sociali ma è costretta a subirli. Dacché esiste il capitalismo, non una crisi è stata prevista, mentre le spiegazioni sono sempre arrivate dopo.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
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f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
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