E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  16 febbraio 2016

Il mondo del continuo

La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata con il commento di un articolo del Corriere della Sera sulla grande fuga di capitali dalla Cina.

Nonostante tutti i tentativi di controllo del fatto economico approntati dal governo cinese, il Dragone sta sperimentando una delle più grandi migrazioni finanziarie della storia. Il denaro volato oltre confine ammonta a circa 700 miliardi di dollari e il flusso non sembra destinato a fermarsi.

I capitali si spostano là dove la redditività è maggiore, passando non solo per gli istituti bancari ma in buona parte attraverso fiduciari non controllati. Se a ciò si aggiunge che software automatici di trading muovono nei mercati internazionali cifre enormi che nessuno riesce più a controllare, ci si rende conto che è l'intera economia mondiale ad essere fuori dai conteggi ufficiali.

La Cina ha raggiunto nel giro di pochissimi anni la potenza produttiva degli Stati Uniti diventando uno dei cardini dell'economia mondiale (seguita a ruota dall'India). Senza passare per la fase dell'accumulazione originaria, si è subito trovata ad essere un capitalismo aggressivo, esportatore e finanziarizzato la cui esuberanza produttiva si sposava con la richiesta di capitali da parte degli USA. I cinesi hanno difatti cominciato ad acquistare Buoni del Tesoro americani, utilizzando una parte del proprio plusvalore per sostenere il dollaro. Si è creata così una situazione di doppio vincolo tra le due economie, anche in virtù del fatto che le merci a basso costo made in China contribuivano a calmierare i prezzi di quelle americane. In epoca di deflazione sono però in molti a chiedere al Dragone l'adozione di una politica monetaria adeguata. Fino ad ora il governo di Pechino si è ben guardato dall'attuare provvedimenti in tal senso dato che il rapporto di cambio col dollaro favorisce le esportazioni; colpisce perciò la notizia di questi giorni dell'avvio di una rivalutazione dello Yuan.

Paese oramai a capitalismo senile, in Cina le rivolte stanno cambiando di segno. La ribellione dei contadini all'espropriazione delle terre da parte di governanti corrotti sta lasciando il passo al dilagare delle rivolte urbane di operai, che lottano contro condizioni di vita miserevoli e per l'aumento del salario. Da segnalare anche le proteste di piazza a Hong Kong, ultima quella denominata #fishballrevolution che ha prodotto centinaia di feriti, molti tra le forze di polizia.

Ma fino a quando le merci prodotte nei distretti industriali cinesi potranno riempire un mondo finito? Secondo lo studio di un ricercatore giapponese pubblicato sul Monthly Review, il capitalismo è in grado di superare i limiti imposti dal Pianeta grazie all'innovazione scientifica e tecnologica: "Il potenziale di adattamento del capitalismo è così grande che può probabilmente sopravvivere come sistema sociale dominante anche fino a che la maggior parte della terra diventa inadatta per la vita umana."

Nell'analisi viene citato Liebig, secondo cui bisogna ridare alla Terra tutto ciò che le si toglie. Curioso, dato che la crescita esponenziale del capitalismo non permette di certo tale tipo di auto-regolazione. Nonostante la mole di dati raccolta dallo studioso, alla fine trionfa l'ideologia e viene fuori un Marx ecologista: "Marx era ben consapevole del fatto che la critica ecologica del capitalismo non fosse stata completata dalla teoria di Liebig, e ha cercato di svilupparla ed estenderla attingendo alle nuove ricerche provenienti da diverse aree dell'ecologia, dell'agronomia e della botanica. La teoria economica ed ecologica di Marx non è per niente superata, ma rimane completamente aperta a nuove possibilità per integrare le conoscenze scientifiche della natura con la critica del capitalismo contemporaneo."

Già a fine '800 era evidente che lo sviluppo del capitalismo avrebbe portato alla frattura degli equilibri tra uomo e natura. Ma per noi lo sviluppo della forza produttiva sociale significa eliminazione di produzione quantitativa. La scienza non è il problema, è parte della soluzione.

La teleconferenza è proseguita con le notizie provenienti dal fronte militare in Medio Oriente.

Aleppo è assediata dalle truppe di Assad che dall'inizio di febbraio hanno conquistato, grazie alle milizie di Hezbollah, agli iraniani e soprattutto al supporto dell'aviazione russa, 800 km² di territorio e 73 centri abitati. La situazione nell'area rimane altamente instabile. I turchi schierano i carri armati al confine con la Siria, mentre ormai è evidente il ruolo dei curdi nei confronti del governo di Assad.

Le milizie armate curdo-siriane, che secondo alcuni sinistri sarebbero l'espressione di un'alternativa al capitalismo, sono in realtà parte dello scontro imperialistico in atto e, a seconda della situazione, vengono usate sia dai russi che dagli americani. Scrive Francesca La Bella su Nena News: "L'avvicinamento tra curdi siriani e Assad potrebbe essere la motivazione principale dell'attacco della Turchia nel nord della Siria. L'alleanza ha, però, contorni ambigui e la sua durata dipenderà dalle diverse scelte di lungo periodo dei due attori." Nelle guerre dell'epoca imperialistica diventa facile capire a cosa servono i vari "partigiani": li si utilizza come poveri burattini e li si butta quando non servono più.

In chiusura di riunione si è accennato alla recente scoperta delle cosiddette onde gravitazionali, di cui tutti affermano la grande importanza senza poi spiegarne il perché.

Da parte nostra, in attesa di approfondire, possiamo dire che le "increspature" provocate da grandi eventi gravitazionali sullo spazio-tempo oltre a essere l'ennesima conferma della teoria della relatività, sono a favore di una teoria del continuo deterministico in contraddizione con la teoria del discreto probabilistico. Le onde gravitazionali appena rilevate con strumentazione e metodo inoppugnabili (sembra) potrebbero dimostrare che non è la teoria della relatività ad essere inadeguata per spiegare quella "standard" del Big Bang, ma è tale teoria ad essere inadeguata per spiegare l'esistenza dell'Universo. Se ci sono le onde gravitazionali, diventa problematica l'ipotesi del gravitone (però qualcuno dice che anzi, ne rafforza l'ipotesi) e salterebbe la possibilità di giungere a una teoria quantistica della gravità (per le questioni di principio vedere l'articolo Relatività e determinismo - In morte di Albert Einstein del 1955).

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    La storiografia ufficiale, scritta perlopiù da antifascisti, colloca il fenomeno fascista principalmente nel periodo che va dal 1922 al 1945. La Sinistra Comunista "italiana" ha sempre messo in guardia da tali interpretazioni: "Il fascismo è moderno: il suo carattere saliente è l'adattamento darwiniano delle ideologie, non importa quali, alla difesa degli interessi materiali della classe dominante" ("Che cosa è il fascismo", Il Comunista del 3 febbraio 1921). E ancora, nel secondo dopoguerra in "Natura, funzione e tattica del partito rivoluzionario" (Prometeo, 1947), scrive che il riformismo ha spinto al "rafforzamento dell'imperialismo capitalistico. Questo aveva così superata nella guerra, per una intera fase storica almeno, la minaccia insita nelle contraddizioni del suo meccanismo produttivo, e superata la crisi politica determinata dalla guerra e dalle sue ripercussioni coll'assoggettare a sé gli inquadramenti sindacali e politici della classe avversaria attraverso il metodo politico delle coalizioni nazionali".

  • Fascismo come realizzatore delle istanze riformiste

    La teleriunione di martedì scorso è cominciata con la segnalazione da parte di uno dei compagni collegati (12 in totale) della proliferazione su YouTube di filmati tesi a dimostrare che il crollo del ponte Morandi di Genova non è avvenuto accidentalmente ma sarebbe invece un fatto voluto. Questo genere di video, visualizzati in breve tempo da decine di migliaia di persone, rientra nel fenomeno, già visto in passato in occasione dell'attentato alle Torri Gemelle o, ancor prima, dello sbarco sulla Luna, della diffusione di teorie strampalate solitamente a sostegno di una visione più o meno complottista dell'ordine delle cose.

    Il Web è lo specchio della società e quindi in esso non possiamo che trovare tutto quello che esiste nel mondo, compresa la vita senza senso alimentata dal capitalismo. Questa sorta di grande magazzino globale contrasta con l'idea, propria di molti intellettuali, della profondità della cultura accademica. Secondo tale schiera di pensatori, solo esperti o specialisti dovrebbero potersi esprimere su determinati argomenti, mentre il resto dell'umanità dovrebbe limitarsi ad esternare le proprie "opinioni" al bar. Tra questi spicca Umberto Eco che, contraddittoriamente, nel suo "Ur-fascismo" non riesce ad approfondire il tema preso in esame, ma si limita a fornire una lista di caratteristiche estetiche e morali del fascismo (la camicia nera, l'autoritarismo, il culto della tradizione, il culto dell'azione, ecc.), tralasciando l'analisi della società e dei rapporti di produzione che produsse quel tipo di governo. Evidentemente, all'esimio professore era sfuggito che negli anni '20 del '900 tutto il mondo volgeva lo sguardo, avvicinandosi, al fascismo, un movimento internazionale - così come lo definisce la nostra corrente - capace di dar vita a numerose correnti nazionali che discutevano e dibattevano tra loro. Solo per citare alcuni tra i nomi più conosciuti, ricordiamo il tedesco Werner Sombart e il belga Henri de Man, a cui si aggiungono i collegamenti con alcuni esponenti russi sviluppati durante l'importante congresso di Amsterdam del 1931 e i progetti di programmazione economica.

  • La Cina non salverà il mondo capitalistico

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata commentando due articoli pubblicati sull'edizione del 28 luglio di The Economist dedicata alla nuova via della Seta cinese: la Belt and road initiative (BRI).

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Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

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copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

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