E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

15-17

Giu

70° incontro redazionale, Torino
Temi: Il 200° anniversario di un Marx inesistente, Governo 2.0, Il rovesciamento della prassi. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  5 aprile 2016

Fibrillazione in Francia

La teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sulla mobilitazione in corso in Francia contro la riforma del lavoro.

Lo scorso 31 marzo i sindacati francesi e le associazioni studentesche hanno organizzato uno sciopero generale contro la contestata Loi Travail, la riforma presentata dal ministro del lavoro El Khomri e ispirata al Jobs Act italiano. La mobilitazione ha coinvolto molte città francesi registrando anche momenti di tensione con la polizia, soprattutto da parte della componente giovanile. A tal proposito, è stato ricordato il quaderno Rompere con il capitalismo. Le basi materiali della cosiddetta questione giovanile.

A Parigi, a manifestazione conclusa, diverse centinaia di giovani hanno occupato Place de la République, rispondendo all'appello del collettivo Convergence des luttes per una "Nuit Debout", una "notte in piedi". Dopo ripetuti sgomberi, l'occupazione della piazza va avanti ancora; sono state allestite una mensa e un'infermeria, mentre l'assemblea generale gestisce le attività e i collegamenti con le altre città (Lille, Avignone, Toulose, Rennes, ecc.). Il tutto è reso possibile dai social network, specie Twitter e Facebook che sono le vere piattaforme di coordinamento.

Al solito, bisogna guardare ai fenomeni sociali partendo dall'astrazione semplificatrice per poi ritornare al concreto e complesso, partendo cioè dal generale (marasma sociale, dissoluzione degli stati e delle relative garanzie sociali) e non dal particolare. Nella maggior parte dei casi avviene invece il contrario, perlomeno nell'osservazione in campo sociale: si inizia dal concreto, da quello che "si tocca con mano", per giungere a produrre teorie generali.

Per chi lavora nel solco di una certa tradizione storica la teoria generale esiste già e non c'è bisogno di inventare nulla. La dinamica sociale non si può conoscere attraverso quello che i movimenti dicono di sé stessi perché la polarizzazione è dovuta a contraddizioni interne al sistema capitalista. Nelle manifestazioni parigine da una parte si nota un approccio sindacal-riformista su cui grava il peso della Vecchia Europa, in particolare del Sessantotto democratico e piccolo borghese (Rève/Grève génerale), dall'altra vi sono delle somiglianze con Occupy Wall Street.

Vedremo se il movimento francese riuscirà a "criticare sé stesso" e a saltare nel mondo Occupy (difficile, anche se non impossibile). OWS ha cambiato linguaggi e pratiche: dallo slogan del 99% contro il sistema dell'1%, alla consapevolezza che il mezzo e il fine sono la stessa cosa, ovvero occupare in pianta stabile il centro delle città e dar vita a un nuovo ambiente, a un nuovo mondo ("another world is possible"). Anche se negli Stati Uniti il movimento sembra sparito, il "meme" Occupy, il pacchetto di informazione essenziale, vive di vita propria ed evolve grazie a tre semplici comandi: preleva, immetti e cancella informazione dalla Rete (Occupy the World Together, rivista n. 30).

In seguito alla vicenda dei "Panama Papers", la fuga di notizie sui paradisi fiscali, in molti sui social network hanno messo in relazione le mobilitazioni di piazza a Parigi con quelle a Reykjavik, manifestazioni che hanno costretto alle dimissioni il premier islandese accusato di aver nascosto capitali in un paradiso fiscale. In Italia, sull'onda delle Primavere arabe e del movimento degli Indignados, è cresciuto il Movimento 5 Stelle: i suoi slogan vincenti si basavano sul rifiuto dei partiti, del sistema politico e della "casta". I "grillini" però si sono fatti fagocitare molto in fretta dal cretinismo parlamentare diventando parte integrante del sistema che volevano combattere; ora si è aperto un vuoto politico che qualcuno prima o poi colmerà. Insomma, dal 2011 a oggi acampadas e occupazioni non sono mai cessate e la borghesia mostra sempre maggiore preoccupazione; ne è prova lampante la censura sui fatti francesi operata dai media ufficiali italiani.

Il capitalismo è già in una transizione di fase. La Bce continua a pompare liquidità in un sistema che non dà segnali di vita, e gli stati faticano a controllare economia e popolazione. Assisteremo ad ulteriori processi di dissoluzione, processi che non avverranno né gradualmente né pacificamente. L'attuale modo di produzione è arrivato al capolinea e quindi i movimenti "anti" saranno costretti a criticare sé stessi, estinguersi oppure radicalizzarsi. Le rivolte globali in corso sono caratterizzate da un disagio sociale crescente che le porterà naturalmente a sincronizzarsi (Steven Strogatz, Sincronia. I ritmi della natura, i nostri ritmi): ogni atomo sociale basa le proprie azioni sulle decisioni prese dagli altri e così si generano flussi ordinati emergenti dal disordine (Mark Buchanan, L'atomo sociale. Il comportamento umano e le leggi della fisica).

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  • Uno spettro continua ad aggirarsi per la Rete

    Durante la scorsa teleconferenza, a cui si sono connessi 11 compagni, abbiamo ripreso alcune corrispondenze girate nella nostra piccola rete di lavoro. La prima riguarda l'importanza di Occupy Wall Street, soprattutto nella prospettiva del riemergere di un nuovo movimento antiforma; la seconda si sviluppa da alcune considerazioni intorno ai processi di delocalizzazione e rilocalizzazione delle produzioni come strategia economica degli stati nell'ottica del cosiddetto sovranismo.

    Per comprendere l'apporto del movimento americano Occupy Wall Street (OWS) è necessario ripartire da Marx, quando in Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, e poi anche nel Manifesto, afferma che nel capitalismo il proletariato non ha rivendicazioni particolari da portare avanti. Premesso che gli episodi di lotta di classe che costellano la storia della classe proletaria sono importantissimi, e che la mancanza della battaglia quotidiana contro il capitalismo significherebbe l'abdicazione del proletariato al proprio compito storico, sappiamo che le conquiste ottenute in questi frangenti sono effimere perchè, la storia ci insegna, il capitalismo può riprendersele in qualsiasi momento. Storicamente il proletariato non subisce ingiustizie particolari, ma l'ingiustizia tout court e perciò non ha nulla da rivendicare in questa società se non la sua abolizione.

  • #OccupyICE

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dal commento di alcune notizie provenienti dagli Stati Uniti.

    Nei giorni scorsi un'ondata di indignazione internazionale si è sollevata in seguito alla diffusione di un audio con le voci dei bambini imprigionati nei campi di detenzione al confine tra Messico e Usa, dove vengono separati dai genitori migranti. Va detto che la politica contro gli immigrati non riguarda specificatamente l'amministrazione Trump, in quanto questi centri, gestiti dall'agenzia federale statunitense United States Immigration and Customs Enforcement (ICE), sono attivi almeno dal 2003. Nei primi mesi in cui è entrato in carica il nuovo esecutivo, però, si è registrato un boom di arresti dei migranti non in regola con i documenti:

    "A dirlo sono i dati ufficiali diffusi mercoledì dalla Immigration and Custom Enforcement (ICE), l'agenzia federale responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell'immigrazione negli Stati Uniti. Secondo quanto riporta Usa Today, citando i dati diffusi dall'agenzia, nel periodo compreso tra il 22 gennaio e il 29 aprile, sono finiti in manette 41.318 immigrati, per una media di 400 arresti al giorno. Un numero che è aumentato del 38% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente." ("La stretta di Trump sui clandestini: boom di immigrati irregolari arrestati", il Giornale.it del 18.5.17)

  • Guerra diffusa, entropia e marasma sociale

    Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, si è ricordato il Rapporto segreto da Iron Mountain sulla possibilità e desiderabilità della pace. Quando uscì, nel 1967, il testo suscitò un certo scalpore ed alcuni si spinsero ad identificarne l'autore nell'economista John Kenneth Galbraith. Il libro fu curato dal giornalista Leonard Lewin e nella prefazione venne presentato come un documento segreto commissionato dal governo americano con lo scopo di valutare la possibilità o meno di arrivare ad una pace globale, studiandone rischi e benefici. Il Gruppo che lo redasse, composto da studiosi e ricercatori, consegnò all'esecutivo il Rapporto che fu detto da Iron Mountain per il nome della località in cui si trovava il rifugio segreto, presso lo stato di New York, in cui si sarebbero riuniti gli scienziati.

    Le conclusioni riportate nel documento colpirono l'opinione pubblica. Eccone alcuni passaggi:

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

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