E' online il numero 44 di n+1

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n+1 rivista n°44

Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx

Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura

Terra di confine: Il capitalismo non è eterno

Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno

Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Appuntamenti

15-17

Mar

73° incontro redazionale
Temi: - La transizione alle classi, - In margine alla teoria rivoluzionaria della conoscenza, - Lo strano caso Olivetti, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

14-16

Dic

72° incontro redazionale
Temi: - Taylorismo, managerialismo e impersonalità del Capitale, - Lo stato a pezzi, - Fiorite primavere delle rivoluzioni, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  19 aprile 2016

Senza riserve e senza futuro (capitalistico)

La teleconferenza di martedì scorso, presenti 18 compagni, è iniziata con la segnalazione di un documento fittissimo di spunti dal titolo: "L'emergenza dei movimenti in rete e la moltiplicazione delle pratiche tecnopolitiche".

Nel documento il gruppo che si definisce di tecnopolitica, cerca di analizzare i "fatti sociali" con delle modellizzazioni, seguendo l'evoluzione dei movimenti da Seattle (1999) fino ai giorni nostri. Viene tracciata un'interessante analogia tra il funzionamento del cervello umano e quello del cervello sociale emerso dai movimenti, nelle differenti esperienze si colgono delle invarianti, da Occupy Wall Street alle proteste in Brasile, dal movimento spagnolo 15M ad OccupyGezi fino alle mobilitazioni di Hong Kong.

Da Occupy Wall Street del 2011 in poi si è costretti a fare i conti con quanto, di nuovo, è stato messo in moto dal movimento americano. La cosa più interessante ormai non è neanche soffermarsi sull'infrastruttura tecnologica, i social network, le wiki, i siti e la possibilità di interagire tra continenti tramite flash mob internazionali, ma il contenuto politico: l'anticapitalismo feroce con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista dell'agire pratico.

Il movimento francese delle NuitDebout sta cercando di allargare la mobilitazione in altri paesi, gli osservatori mettono l'accento sulla mancanza di rivendicazioni piuttosto che sul motivo della protesta. Per il 28 aprile prossimo è stato lanciato un nuovo sciopero generale e c'è da dire che l'utilizzo del meme 99% vs 1% lascia sprazzi di ottimismo.

Mentre la guerra civile generalizzata coinvolge tutta la società compreso Internet e i social network, Chossudovsky pubblica un articolo dove si sostiene che i movimenti sono creati a tavolino dai soliti servizi segreti americani. Questi dietrologi non si rendono conto che per aizzare un movimento bisogna che questo esista, non ci si può infiltrare in qualcosa che non c'è.

Si è passati quindi a commentare alcune notizie economiche. Un compagno ha segnalato un articolo pubblicato su ZeroHedge: da sette mesi la produzione industriale americana sarebbe in calo costante, nel cuore del sistema capitalistico sta per arrivare un altra ondata di crisi acuta. Curiosa anche la presa di posizione del Il Sole 24 Ore dopo il fallimento del vertice di Doha sul petrolio, dal titolo mai più azzeccato: "Un sistema fuori controllo". Persino il giornale degli industriali ormai utilizza un linguaggio catastrofico: "L'ordine mondiale fondato sugli alti prezzi del greggio sembra al tramonto, così come l'onnipotenza del Cartello Opec. Una cosa è certa: anche l'oro nero a buon mercato provoca degli shock e saranno forse imprevedibili. Il crollo dei prezzi è il simbolo di un sistema fuori controllo dove l'irrazionalità e la destabilizzazione possono prevalere persino sugli interessi economici."

A conferma di un sistema fuori controllo si è accennato alle news sul Fondo Atlante. Quando il capitale è in difficoltà classicamente interviene lo Stato accompagnato dalle maggiori banche. Su Lavoce.info si afferma che il Fondo non ha credibilità perché i soggetti che lo sostengono sono impelagati nel mercato e non ci sono risorse sufficienti, si chiede quindi un maggiore intervento dell'ormai dissanguato Pantalone. La situazione in realtà rasenta l'assurdo, consegnare alle fondazioni bancarie e alle più grandi banche d'Italia il salvataggio delle banche stesse è come dare alla volpe le chiavi del pollaio. Le maggiori banche ritirano titoli in sofferenza, ma non possono far altro che rimetterli in circolazione, magari impacchettati per bene in strumenti finanziari ad alto interesse. Siamo daccapo: finché c'è la fiducia tutto gira ma quando questa manca crolla l'intero assetto, viene smascherata quella che Galbraith chiama l'economia della truffa.

Anche distribuire soldi con gli elicotteri sarà difficile perché snaturerebbe il sistema capitalistico basato sullo sfruttamento, non si può regalare denaro, questo come dice la Bibbia, deve venire fuori dal sudore degli operai. Friedman per primo aveva lanciato la proposta già negli anni '70. La crisi attuale però è di sovrapproduzione: eccesso di capitali vuol dire eccesso di merci, la produzione teoricamente infinita si scontra con un mondo fisicamente finito. Se si inondasse il mondo di moneta, come già succede aumenterebbe il risparmio, a cui gli economisti attribuiscono una spiegazione di carattere psicologico.

Il presidente dell'Inps Boeri mette in guardia circa la tenuta sociale e afferma, sinceramente, che i giovani nati negli anni '80 non hanno futuro e saranno costretti alla miseria nera: "c'é una penalizzazione molto forte dei giovani e dato il livello della disoccupazione giovanile c'é il rischio di avere intere generazioni perdute all'interno del nostro Paese".

Nel 2005 ci occupammo dell'incendio nelle banlieue, a cui seguì l'anno dopo l'enorme mobilitazione contro il CPE (Contrat Première Embauche, contratto di primo impiego). Erano due mondi opposti in collisione. Le banlieues esplodevano perché a un proletariato disoccupato, escluso, anche per fattori etnici, bastava una piccola scintilla per far emergere la propria rabbia, invece i milioni in lotta contro il CPE protestavano non tanto per le loro condizioni di vita quanto per l'incertezza riservata dal futuro. Mentre i banlieusards avevano obbligato persino il ministro di polizia a invocare di fronte al parlamento la costruzione di una nuova società, gli studenti e i lavoratori avevano rivendicato la conservazione dell'esistente contro una minaccia futura, incanalando la rabbia in una forma istituzionale.

Di fronte alla fibrillazione sociale e al marasma bisogna sempre tenere salda la bussola. In Proprietà e Capitale si afferma che il partito in quanto organismo del futuro deve aver chiari i compiti storici: "Il problema della prassi del partito non è di sapere il futuro, che sarebbe poco, né di volere il futuro, che sarebbe troppo, ma di conservare la linea del futuro della propria classe".

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  • Africa, marasma sociale e lotta di classe

    Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 14 compagni, abbiamo ripreso l'articolo "Imperialismo in salsa cinese", pubblicato sul numero 44 della rivista, e in particolare il capitolo "Le mani sull'Africa".

    Il continente africano misura 30 milioni di km/q ed è formato da 54 stati che contano circa 1,2 miliardi di abitanti, una popolazione molto giovane e in costante crescita. Ciononostante, i maggiori media occidentali di rado si occupano delle vicende africane, se non in occasione di guerre particolarmente cruente o in relazione ai flussi migratori. Invece, quel territorio ha un'importanza strategica per molti paesi, a cominciare dalla Cina, che da tempo lì sta costruendo porti, strade e ferrovie.

    Comunque sia, gli investimenti cinesi non saranno mai sufficienti a far diventare l'Africa una valvola di sfogo per il sistema capitalistico in crisi cronica di sovrapproduzione. Pechino investe in infrastrutture, acquista compagnie petrolifere ed estrattive africane, ma se mai dovessero sorgere nuove industrie esse sarebbero ultramoderne e automatizzate, rispecchiando il livello massimo raggiunto dai paesi a vecchio capitalismo. L'accoppiata capitali cinesi e risorse naturali africane potrebbe sembrare vincente, in realtà prepara situazioni esplosive sia a livello geopolitico che a livello ecologico. Pensiamo all'interscambio di persone tra Cina e Africa, che per ora è rappresentato da qualche decina di migliaia di studenti e operai africani che vengono addestrati in Cina, e da tecnici e operai cinesi che vengono mandati a lavorare in Africa: i numeri sono bassi rispetto al numero delle popolazioni in gioco (Cina e Africa messe assieme fanno quasi 3 miliardi di persone), ma in costante aumento.

  • Tutto il mondo è polarizzato

    La teleconferenza di martedì sera, connessi 16 compagni, è iniziata con il commento dell'articolo "Tutto il mondo è polarizzato", di Moisés Naím, pubblicato su La Repubblica lo scorso 4 febbraio. Il giornalista, che dal 1989 al 1990 è stato ministro del Commercio e dell'Industria del Venezuela, descrive quasi con le nostre parole la paludosa situazione in cui versa il mondo:

    "Il governo della superpotenza mondiale è in stallo, mentre il governo di un'ex superpotenza — il Regno Unito — è in preda alla paralisi, dopo una raffica di ferite autoinflitte. Angela Merkel, che fino a poco tempo fa era la leader più influente d'Europa, si avvia al ritiro. Il suo collega francese deve far fronte a una sorprendente rivolta, i famosi Gilet gialli. L'Italia, il Paese con la settima economia mondiale, attualmente è governato da una fragile coalizione, con leader così diametralmente opposti e dichiarazioni così sconcertanti che non si sa se ridere o piangere; sembra che gli italiani abbiano deciso di vedere com'è quando il malgoverno viene spinto ai limiti più estremi. In Spagna, il capo del governo non è nemmeno stato eletto da una maggioranza parlamentare, ma è arrivato al potere grazie a un tortuoso processo legislativo."

  • Polarizzazioni passate, presenti e future

    La teleconferenza di martedì, connessi 15 compagni, è iniziata dal breve resoconto di un'assemblea sindacale in una grande azienda a cui ha partecipato un compagno. All'incontro, indetto dai confederali per discutere il rinnovo del CCNL di categoria, erano presenti su circa 250 lavoratori solo una trentina di persone, tra cui una decina di sindacalisti. Gli interventi dei bonzi sindacali sono stati tutti imperniati sul rispetto delle cosiddette compatibilità e sulla necessità di far funzionare al meglio gli organismi paritetici, in modo che delegati e azienda abbiano più occasioni di confronto partecipativo.

    E' proprio vero: dal tipo di impostazione corporativa inaugurata dal fascismo nel corso degli anni '20 (patto di Palazzo Vidoni del 1925) non si è più tornati indietro. Anzi, lo stato borghese ha rafforzato questo tipo di struttura burocratizzando in misura sempre maggiore i rapporti tra capitale e lavoro. Nell'articolo "La socializzazione fascista e il comunismo" (n+1, n. 42), abbiamo citato Il Sole 24 Ore che così definisce la natura degli enti bilaterali: essi "esprimono una concreta ed efficace forma di collaborazione tra capitale e lavoro, indicativa della tendenza al superamento del modello esasperatamente conflittuale. Hanno diversi scopi: mutualizzazione di obblighi retributivi (per esempio, mensilità aggiuntive, ferie) per lavoratori che cambiano spesso datore di lavoro (per esempio, nell'edilizia); formazione professionale; sicurezza del lavoro; prestazioni assistenziali. Da qualche anno la legge ha iniziato a promuovere il ruolo degli enti bilaterali, riconoscendogli compiti relativamente al mercato del lavoro, alla formazione professionale, all'assistenza della volontà delle parti nella stipulazione dei contratti e nella disposizione dei diritti."

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°43, aprile 2018

copertina n°43f6Editoriale: Si fa presto a dire moneta
f6Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica
f6Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop
f6Terra di confine: Elementare, Watson
f6Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo
f6Recensione: Verso un nuovo paradigma
f6Doppia direzione: Lavorare è bello

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 232, 12 febbraio 2019

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f6La lunga notte della sonda cinese
f6Le nuove armi di Pechino
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