E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  19 aprile 2016

Senza riserve e senza futuro (capitalistico)

La teleconferenza di martedì scorso, presenti 18 compagni, è iniziata con la segnalazione di un documento fittissimo di spunti dal titolo: "L'emergenza dei movimenti in rete e la moltiplicazione delle pratiche tecnopolitiche".

Nel documento il gruppo che si definisce di tecnopolitica, cerca di analizzare i "fatti sociali" con delle modellizzazioni, seguendo l'evoluzione dei movimenti da Seattle (1999) fino ai giorni nostri. Viene tracciata un'interessante analogia tra il funzionamento del cervello umano e quello del cervello sociale emerso dai movimenti, nelle differenti esperienze si colgono delle invarianti, da Occupy Wall Street alle proteste in Brasile, dal movimento spagnolo 15M ad OccupyGezi fino alle mobilitazioni di Hong Kong.

Da Occupy Wall Street del 2011 in poi si è costretti a fare i conti con quanto, di nuovo, è stato messo in moto dal movimento americano. La cosa più interessante ormai non è neanche soffermarsi sull'infrastruttura tecnologica, i social network, le wiki, i siti e la possibilità di interagire tra continenti tramite flash mob internazionali, ma il contenuto politico: l'anticapitalismo feroce con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista dell'agire pratico.

Il movimento francese delle NuitDebout sta cercando di allargare la mobilitazione in altri paesi, gli osservatori mettono l'accento sulla mancanza di rivendicazioni piuttosto che sul motivo della protesta. Per il 28 aprile prossimo è stato lanciato un nuovo sciopero generale e c'è da dire che l'utilizzo del meme 99% vs 1% lascia sprazzi di ottimismo.

Mentre la guerra civile generalizzata coinvolge tutta la società compreso Internet e i social network, Chossudovsky pubblica un articolo dove si sostiene che i movimenti sono creati a tavolino dai soliti servizi segreti americani. Questi dietrologi non si rendono conto che per aizzare un movimento bisogna che questo esista, non ci si può infiltrare in qualcosa che non c'è.

Si è passati quindi a commentare alcune notizie economiche. Un compagno ha segnalato un articolo pubblicato su ZeroHedge: da sette mesi la produzione industriale americana sarebbe in calo costante, nel cuore del sistema capitalistico sta per arrivare un altra ondata di crisi acuta. Curiosa anche la presa di posizione del Il Sole 24 Ore dopo il fallimento del vertice di Doha sul petrolio, dal titolo mai più azzeccato: "Un sistema fuori controllo". Persino il giornale degli industriali ormai utilizza un linguaggio catastrofico: "L'ordine mondiale fondato sugli alti prezzi del greggio sembra al tramonto, così come l'onnipotenza del Cartello Opec. Una cosa è certa: anche l'oro nero a buon mercato provoca degli shock e saranno forse imprevedibili. Il crollo dei prezzi è il simbolo di un sistema fuori controllo dove l'irrazionalità e la destabilizzazione possono prevalere persino sugli interessi economici."

A conferma di un sistema fuori controllo si è accennato alle news sul Fondo Atlante. Quando il capitale è in difficoltà classicamente interviene lo Stato accompagnato dalle maggiori banche. Su Lavoce.info si afferma che il Fondo non ha credibilità perché i soggetti che lo sostengono sono impelagati nel mercato e non ci sono risorse sufficienti, si chiede quindi un maggiore intervento dell'ormai dissanguato Pantalone. La situazione in realtà rasenta l'assurdo, consegnare alle fondazioni bancarie e alle più grandi banche d'Italia il salvataggio delle banche stesse è come dare alla volpe le chiavi del pollaio. Le maggiori banche ritirano titoli in sofferenza, ma non possono far altro che rimetterli in circolazione, magari impacchettati per bene in strumenti finanziari ad alto interesse. Siamo daccapo: finché c'è la fiducia tutto gira ma quando questa manca crolla l'intero assetto, viene smascherata quella che Galbraith chiama l'economia della truffa.

Anche distribuire soldi con gli elicotteri sarà difficile perché snaturerebbe il sistema capitalistico basato sullo sfruttamento, non si può regalare denaro, questo come dice la Bibbia, deve venire fuori dal sudore degli operai. Friedman per primo aveva lanciato la proposta già negli anni '70. La crisi attuale però è di sovrapproduzione: eccesso di capitali vuol dire eccesso di merci, la produzione teoricamente infinita si scontra con un mondo fisicamente finito. Se si inondasse il mondo di moneta, come già succede aumenterebbe il risparmio, a cui gli economisti attribuiscono una spiegazione di carattere psicologico.

Il presidente dell'Inps Boeri mette in guardia circa la tenuta sociale e afferma, sinceramente, che i giovani nati negli anni '80 non hanno futuro e saranno costretti alla miseria nera: "c'é una penalizzazione molto forte dei giovani e dato il livello della disoccupazione giovanile c'é il rischio di avere intere generazioni perdute all'interno del nostro Paese".

Nel 2005 ci occupammo dell'incendio nelle banlieue, a cui seguì l'anno dopo l'enorme mobilitazione contro il CPE (Contrat Première Embauche, contratto di primo impiego). Erano due mondi opposti in collisione. Le banlieues esplodevano perché a un proletariato disoccupato, escluso, anche per fattori etnici, bastava una piccola scintilla per far emergere la propria rabbia, invece i milioni in lotta contro il CPE protestavano non tanto per le loro condizioni di vita quanto per l'incertezza riservata dal futuro. Mentre i banlieusards avevano obbligato persino il ministro di polizia a invocare di fronte al parlamento la costruzione di una nuova società, gli studenti e i lavoratori avevano rivendicato la conservazione dell'esistente contro una minaccia futura, incanalando la rabbia in una forma istituzionale.

Di fronte alla fibrillazione sociale e al marasma bisogna sempre tenere salda la bussola. In Proprietà e Capitale si afferma che il partito in quanto organismo del futuro deve aver chiari i compiti storici: "Il problema della prassi del partito non è di sapere il futuro, che sarebbe poco, né di volere il futuro, che sarebbe troppo, ma di conservare la linea del futuro della propria classe".

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  • Uno spettro continua ad aggirarsi per la Rete

    Durante la scorsa teleconferenza, a cui si sono connessi 11 compagni, abbiamo ripreso alcune corrispondenze girate nella nostra piccola rete di lavoro. La prima riguarda l'importanza di Occupy Wall Street, soprattutto nella prospettiva del riemergere di un nuovo movimento antiforma; la seconda si sviluppa da alcune considerazioni intorno ai processi di delocalizzazione e rilocalizzazione delle produzioni come strategia economica degli stati nell'ottica del cosiddetto sovranismo.

    Per comprendere l'apporto del movimento americano Occupy Wall Street (OWS) è necessario ripartire da Marx, quando in Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, e poi anche nel Manifesto, afferma che nel capitalismo il proletariato non ha rivendicazioni particolari da portare avanti. Premesso che gli episodi di lotta di classe che costellano la storia della classe proletaria sono importantissimi, e che la mancanza della battaglia quotidiana contro il capitalismo significherebbe l'abdicazione del proletariato al proprio compito storico, sappiamo che le conquiste ottenute in questi frangenti sono effimere perchè, la storia ci insegna, il capitalismo può riprendersele in qualsiasi momento. Storicamente il proletariato non subisce ingiustizie particolari, ma l'ingiustizia tout court e perciò non ha nulla da rivendicare in questa società se non la sua abolizione.

  • #OccupyICE

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    "A dirlo sono i dati ufficiali diffusi mercoledì dalla Immigration and Custom Enforcement (ICE), l'agenzia federale responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell'immigrazione negli Stati Uniti. Secondo quanto riporta Usa Today, citando i dati diffusi dall'agenzia, nel periodo compreso tra il 22 gennaio e il 29 aprile, sono finiti in manette 41.318 immigrati, per una media di 400 arresti al giorno. Un numero che è aumentato del 38% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente." ("La stretta di Trump sui clandestini: boom di immigrati irregolari arrestati", il Giornale.it del 18.5.17)

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    Le conclusioni riportate nel documento colpirono l'opinione pubblica. Eccone alcuni passaggi:

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

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f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
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f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
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