Il numero 44 di n+1 è in tipografia

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n+1 rivista n°44

Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx

Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura

Terra di confine: Il capitalismo non è eterno

Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno

Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Appuntamenti

14-16

Dic

72° incontro redazionale
Temi: - Taylorismo, managerialismo e impersonalità del Capitale, - Lo stato a pezzi, - Fiorite primavere delle rivoluzioni, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  24 maggio 2016

Guerra civile, marasma sociale e comunità resilienti

La teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, è iniziata commentando alcuni articoli di Limes.

La rivista, come il quotidiano la Repubblica, fa parte del Gruppo Editoriale l'Espresso ma si rivolge ad un pubblico diverso: significativi i fondi di Lucio Caracciolo, sempre molto netti, spesso crudi nel descrivere la gravità degli scenari sociali ed economici globali con cui dobbiamo fare i conti.

L'ultimo numero è dedicato alle periferie e in particolare alla differenza tra quelle di Parigi, Londra, Bruxelles, e le italiane che per ragioni geostoriche vedono una presenza minore di immigrati. Indicativa la condizione della capitale belga, un ginepraio di sedi istituzionali letteralmente assediato da senza riserve: "In particolare a Molenbeek-Saint-Jean, Schaerbeek e Forest, tre comuni che quasi minacciosamente circondano quello di Bruxelles. Non banlieues nel senso parigino del termine, ma quartieri collocati a un passo dal centro storico. Un tempo sede dell'industria pesante, oggi incapaci di convertirsi al terziario e alla nuova economia. Qui il tasso di disoccupazione fra i figli di immigrati raggiunge in media il 40% e spesso la disperazione si tramuta in nichilismo, con i giovani preda dell'ideologia salafita e fondamentalista."

Il Belgio, come molti altri stati europei, deve anche gestire il crescente malcontento dei lavoratori; a Bruxelles la manifestazione anti-austerità organizzata dai sindacati ha portato a violenti scontri con la polizia. Intanto in Francia proseguono le contestazioni alla Loi Travail con scioperi, picchetti e blocchi, tra cui quello delle raffinerie che sta mettendo in seria difficoltà il governo. Di fronte a questa situazione la Cgt, uno dei maggiori sindacati francesi paragonabile alla nostrana Cgil, non se ne è stata con le mani in mano ma è scesa in campo per tentare di intercettare la spinta dal basso dei lavoratori, sperando di riprenderne le briglie.

In questi momenti di scontro il sindacato può essere sia un fattore di lotta che un sabotatore della stessa. Se da una parte la Cgt supporta i lavoratori degli impianti in sciopero, dall'altra dispiega un servizio d'ordine in combutta con la polizia, come nelle ultime manifestazioni a Parigi. Rimane il fatto che i lavoratori francesi, che non dispongono di una loro organizzazione autonoma, hanno obbligato i sindacati esistenti a bloccare le raffinerie e i centri di distribuzione del carburante in tutto il paese. In Forza, violenza, dittatura nella lotta di classe è spiegato che in natura esistono l'energia cinetica, o di movimento, e quella potenziale, o di posizione: anche la seconda può costringere l'avversario a fare ciò che non vuole, esercitando una compellence tremenda.

Negli anni '50, in merito al corretto inquadramento della cosiddetta questione sindacale, Amadeo Bordiga scriveva:

"Non vi sono due capitalismi, quello vecchio che rendeva possibile l’azione sindacale rivendicativa e quello nuovo che la ha esclusa. Vi è uno svolgimento in senso monopolistico ossia nel preciso senso della critica marxista alla economia borghese stabilita al tempo del preteso liberismo, e vi è una egualmente preveduta fase politica antiliberale demascherata. Il nuovo rapporto tra classe dominante e sindacati è un rapporto di influenza e dominazione. Errore enunciarlo così: i sindacati sono divenuti organi della classe borghese e parti dello stato borghese. Sono sempre organi proletari, sotto dittatura borghese dopo un lungo periodo e processo di corruzione dei quadri e di infeudamento... L'appetito economico è sempre il nostro punto di partenza, non un nudo sterile confessionalismo rivoluzionario" (Lettera a Maffi e Damen del 4 marzo 1951).

Più chiaro di così! I sindacati per loro stessa natura devono fare i conti con gli iscritti e, quando questi si incazzano, devono organizzare scioperi e mobilitazioni generali, come accaduto negli Stati Uniti quando Occupy Wall Street ha lanciato il blocco coordinato dei porti della West Coast.

Ritornando alla Francia, il governo Valls si trova in una situazione molto complicata. Attentati terroristici, stato d'emergenza, blocco delle raffinerie, picchetti alle centrali nucleari ed ora lo sciopero dell'aviazione civile indetto in concomitanza con l'inizio del campionato europeo di calcio. Proprio come in Brasile due anni fa in occasione dei Mondiali, gli Europei del 2016 si terranno in un paese militarizzato e sotto assedio.

I grandi eventi portano con sé grandi problemi di ordine pubblico, e ormai sono sempre più numerosi quelli che percepiscono che il Sistema è al collasso. Ne sono esempio i survivalisti o preppers americani, individui e comunità che si preparano per tempo alla catastrofe futura. Roberto Vacca, nel libro Il medioevo prossimo venturo (1971), sostiene che la società crollerà a causa di difetti intrinseci, anzi proprio per quella crescente sofisticazione tecnica che il sistema stesso si dà al fine di evitare il collasso, e prevede l'affermarsi di comunità di tipo monastico atte a conservare il sapere della specie e favorire un nuovo rinascimento. Piero San Giorgio, autore del controverso saggio Sopravvivere al collasso economico, già best seller in Francia, suggerisce di prepararsi al crollo sistemico dando vita a basi autonome durevoli attraverso le quali sarà possibile trovare espedienti concreti per poter sopravvivere.

In alcuni casi sono gli stati e gli eserciti a promuovere questo tipo iniziative, tanto che la Svizzera ha un esercito di popolo ben armato, perennemente in servizio, che viene allertato periodicamente. André Blattmann, capo di stato maggiore svizzero, ha dichiarato che l'Europa è sull'orlo di una guerra civile e il suo paese deve organizzarsi per resistere al crollo generalizzato. Dobbiamo esser preparati a un nuovo tipo di guerra: "una guerra ibrida combattuta con droni e con armi differenti del passato, una minaccia terroristica crescente e imprevedibile corredata da sbarchi migratori di massa poco tracciabili", ha dichiarato Blattmann al settimanale Schweiz am Sonntag. E conclude: "Faremmo bene ad essere pronti a conflitti, crisi e catastrofi!" Cose simili le ha scritte l'analista militare americano John Robb negli articoli The Open-Source War, Security: Power To The People e nel libro Brave New War (2007), da noi analizzati nella teleriunione del 17 marzo 2015.

La classe dominante è preoccupata, tocca con mano il crescente marasma sociale e la guerra di tutti contro tutti. Alcune sue componenti propongono strategie e tattiche isolazioniste e autarchiche, fino all'idea di separarsi dal resto della società munendosi di strutture armate di auto-difesa. Anche in Italia i borghesi cominciano a prendere in considerazione l'idea di vivere in quartieri blindati. Resta da chiedersi che tipo di comunità costituiranno i senza riserve. Un primo abbozzo lo si è visto in OWS e nelle strutture di mutuo soccorso che il movimento è riuscito a mettere in piedi in occasione dell'uragano Sandy. Ciò comunque non basta, è necessario un organismo che punti ad organizzare la produzione e la distribuzione dei beni a livello globale su un piano di specie: il partito-comunità, che guiderà la transizione verso la società futura e avrà il compito di prendere in mano l'intero apparato produttivo, anche nell'ottica di limitare le conseguenze catastrofiche della trasformazione sociale (pensiamo ad esempio alla necessità di mettere in sicurezza le centrali atomiche).

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    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata prendendo spunto dall'articolo "Le rivolte anti elité nate dalla rabbia più che dai conti", pubblicato sul Corriere della Sera (4.12.18) a firma di Pierluigi Battista. Secondo il giornalista in vari paesi, tra i quali Francia, Usa, Italia, Germania e Inghilterra, il ceto medio sta facendo i conti con il peggioramento dei livelli di vita:

    "Sono i condannati all'esclusione culturale, alla marginalità, all'irrilevanza sociale che si sentono più poveri anche se possono mantenere un Suv. Ed è la paura dell'impoverimento più dell'impoverimento in quanto tale che agita e scuote un ceto medio declassato, assediato dai nuovi dannati della terra che marciano rumorosi a distruggere un'identità sempre più incapace di difendersi: il ceto medio, non solo i diseredati orfani delle protezioni fornite da un robusto Welfare State in declino."

    Sulla stessa linea Stefano Folli che sulle pagine di Repubblica, nell'articolo "Roma, Parigi e l'Europa delle debolezze", osserva che "se l'incendio francese continuasse a divampare, Macron avrebbe bisogno della solidarietà europea per placare il malessere dei ceti impoveriti. In quel caso non sarebbe possibile negare all'Italia ciò che viene concesso alla Francia." Il fenomeno francese dei gilet jaune è dunque un prodotto e al tempo stesso un fattore di instabilità politica e sociale. A seguito delle rivolte, il capo dell'Eliseo ha fatto un passo indietro sulla tassa del carburante, anche perché, secondo Le Monde, si rischiava di arrivare ad una situazione pre-insurrezionale. Ma la sua mossa potrebbe convincere le piazze a non fermarsi e ad alzare la posta in gioco, mettendo sul tavolo una nuova serie di richieste.

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    E' proprio vero: dal tipo di impostazione corporativa inaugurata dal fascismo nel corso degli anni '20 (patto di Palazzo Vidoni del 1925) non si è più tornati indietro. Anzi, lo stato borghese ha rafforzato questo tipo di struttura burocratizzando in misura sempre maggiore i rapporti tra capitale e lavoro. Nell'articolo "La socializzazione fascista e il comunismo" (n+1, n. 42), abbiamo citato Il Sole 24 Ore che così definisce la natura degli enti bilaterali: essi "esprimono una concreta ed efficace forma di collaborazione tra capitale e lavoro, indicativa della tendenza al superamento del modello esasperatamente conflittuale. Hanno diversi scopi: mutualizzazione di obblighi retributivi (per esempio, mensilità aggiuntive, ferie) per lavoratori che cambiano spesso datore di lavoro (per esempio, nell'edilizia); formazione professionale; sicurezza del lavoro; prestazioni assistenziali. Da qualche anno la legge ha iniziato a promuovere il ruolo degli enti bilaterali, riconoscendogli compiti relativamente al mercato del lavoro, alla formazione professionale, all'assistenza della volontà delle parti nella stipulazione dei contratti e nella disposizione dei diritti."

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    Il "movimento" è nato sui social network (#GiletsJaunes) e ha indetto le prime manifestazioni lo scorso 17 novembre quando si è dato appuntamento nelle piazze di circa 600 città francesi. I servizi segreti dicono di aver identificato i promotori: 5 uomini e 3 donne, abitanti della regione Ile de France, tra i 27 e i 35 anni. La motivazione ufficiale del flash mob sembra sia stata il rincaro del prezzo dei carburanti ma, generalizzandosi la lotta, sono state messe in discussione le troppe tasse, la diminuzione dei servizi sociali, il disinteresse verso le città medie e piccole da parte di Parigi. I partiti di opposizione stanno cercando di cavalcare la protesta, anche se con magri risultati, almeno per adesso. Sulla loro pagina Facebook i "gilet gialli" dicono di essere persone "come me e te... un pensionato, un artigiano, uno studente, un disoccupato, un uomo d'affari... soprattutto una persona che è preoccupata di non arrivare alla fine del mese." Finora sono scese in strada circa 250 mila persone, ci sono stati 500 arresti, centinaia di feriti e due morti in incidenti stradali dovuti al caos provocato dai blocchi. Durante le mobilitazioni sono state bloccate importanti vie di comunicazione, raffinerie e hub logistici. Per Christophe Castaner, ministro dell'Interno francese, "siamo di fronte a una disorganizzazione totale, hanno tentato di entrare nelle prefetture, ci sono state azioni di grande violenza". Per il prossimo 24 novembre i "gilets jaunes" hanno annunciato una nuova manifestazione nazionale con l'obiettivo di "dare un colpo di grazia e convergere tutti su Parigi con tutti i mezzi possibili... perché è lì che si trova il governo."

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°43, aprile 2018

copertina n°43f6Editoriale: Si fa presto a dire moneta
f6Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica
f6Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop
f6Terra di confine: Elementare, Watson
f6Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo
f6Recensione: Verso un nuovo paradigma
f6Doppia direzione: Lavorare è bello

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Newsletter 230, 18 ottobre 2018

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