E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

Invitiamo tutti ad abbonarsi comunque alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  24 maggio 2016

Guerra civile, marasma sociale e comunità resilienti

La teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, è iniziata commentando alcuni articoli di Limes.

La rivista, come il quotidiano la Repubblica, fa parte del Gruppo Editoriale l'Espresso ma si rivolge ad un pubblico diverso: significativi i fondi di Lucio Caracciolo, sempre molto netti, spesso crudi nel descrivere la gravità degli scenari sociali ed economici globali con cui dobbiamo fare i conti.

L'ultimo numero è dedicato alle periferie e in particolare alla differenza tra quelle di Parigi, Londra, Bruxelles, e le italiane che per ragioni geostoriche vedono una presenza minore di immigrati. Indicativa la condizione della capitale belga, un ginepraio di sedi istituzionali letteralmente assediato da senza riserve: "In particolare a Molenbeek-Saint-Jean, Schaerbeek e Forest, tre comuni che quasi minacciosamente circondano quello di Bruxelles. Non banlieues nel senso parigino del termine, ma quartieri collocati a un passo dal centro storico. Un tempo sede dell'industria pesante, oggi incapaci di convertirsi al terziario e alla nuova economia. Qui il tasso di disoccupazione fra i figli di immigrati raggiunge in media il 40% e spesso la disperazione si tramuta in nichilismo, con i giovani preda dell'ideologia salafita e fondamentalista."

Il Belgio, come molti altri stati europei, deve anche gestire il crescente malcontento dei lavoratori; a Bruxelles la manifestazione anti-austerità organizzata dai sindacati ha portato a violenti scontri con la polizia. Intanto in Francia proseguono le contestazioni alla Loi Travail con scioperi, picchetti e blocchi, tra cui quello delle raffinerie che sta mettendo in seria difficoltà il governo. Di fronte a questa situazione la Cgt, uno dei maggiori sindacati francesi paragonabile alla nostrana Cgil, non se ne è stata con le mani in mano ma è scesa in campo per tentare di intercettare la spinta dal basso dei lavoratori, sperando di riprenderne le briglie.

In questi momenti di scontro il sindacato può essere sia un fattore di lotta che un sabotatore della stessa. Se da una parte la Cgt supporta i lavoratori degli impianti in sciopero, dall'altra dispiega un servizio d'ordine in combutta con la polizia, come nelle ultime manifestazioni a Parigi. Rimane il fatto che i lavoratori francesi, che non dispongono di una loro organizzazione autonoma, hanno obbligato i sindacati esistenti a bloccare le raffinerie e i centri di distribuzione del carburante in tutto il paese. In Forza, violenza, dittatura nella lotta di classe è spiegato che in natura esistono l'energia cinetica, o di movimento, e quella potenziale, o di posizione: anche la seconda può costringere l'avversario a fare ciò che non vuole, esercitando una compellence tremenda.

Negli anni '50, in merito al corretto inquadramento della cosiddetta questione sindacale, Amadeo Bordiga scriveva:

"Non vi sono due capitalismi, quello vecchio che rendeva possibile l’azione sindacale rivendicativa e quello nuovo che la ha esclusa. Vi è uno svolgimento in senso monopolistico ossia nel preciso senso della critica marxista alla economia borghese stabilita al tempo del preteso liberismo, e vi è una egualmente preveduta fase politica antiliberale demascherata. Il nuovo rapporto tra classe dominante e sindacati è un rapporto di influenza e dominazione. Errore enunciarlo così: i sindacati sono divenuti organi della classe borghese e parti dello stato borghese. Sono sempre organi proletari, sotto dittatura borghese dopo un lungo periodo e processo di corruzione dei quadri e di infeudamento... L'appetito economico è sempre il nostro punto di partenza, non un nudo sterile confessionalismo rivoluzionario" (Lettera a Maffi e Damen del 4 marzo 1951).

Più chiaro di così! I sindacati per loro stessa natura devono fare i conti con gli iscritti e, quando questi si incazzano, devono organizzare scioperi e mobilitazioni generali, come accaduto negli Stati Uniti quando Occupy Wall Street ha lanciato il blocco coordinato dei porti della West Coast.

Ritornando alla Francia, il governo Valls si trova in una situazione molto complicata. Attentati terroristici, stato d'emergenza, blocco delle raffinerie, picchetti alle centrali nucleari ed ora lo sciopero dell'aviazione civile indetto in concomitanza con l'inizio del campionato europeo di calcio. Proprio come in Brasile due anni fa in occasione dei Mondiali, gli Europei del 2016 si terranno in un paese militarizzato e sotto assedio.

I grandi eventi portano con sé grandi problemi di ordine pubblico, e ormai sono sempre più numerosi quelli che percepiscono che il Sistema è al collasso. Ne sono esempio i survivalisti o preppers americani, individui e comunità che si preparano per tempo alla catastrofe futura. Roberto Vacca, nel libro Il medioevo prossimo venturo (1971), sostiene che la società crollerà a causa di difetti intrinseci, anzi proprio per quella crescente sofisticazione tecnica che il sistema stesso si dà al fine di evitare il collasso, e prevede l'affermarsi di comunità di tipo monastico atte a conservare il sapere della specie e favorire un nuovo rinascimento. Piero San Giorgio, autore del controverso saggio Sopravvivere al collasso economico, già best seller in Francia, suggerisce di prepararsi al crollo sistemico dando vita a basi autonome durevoli attraverso le quali sarà possibile trovare espedienti concreti per poter sopravvivere.

In alcuni casi sono gli stati e gli eserciti a promuovere questo tipo iniziative, tanto che la Svizzera ha un esercito di popolo ben armato, perennemente in servizio, che viene allertato periodicamente. André Blattmann, capo di stato maggiore svizzero, ha dichiarato che l'Europa è sull'orlo di una guerra civile e il suo paese deve organizzarsi per resistere al crollo generalizzato. Dobbiamo esser preparati a un nuovo tipo di guerra: "una guerra ibrida combattuta con droni e con armi differenti del passato, una minaccia terroristica crescente e imprevedibile corredata da sbarchi migratori di massa poco tracciabili", ha dichiarato Blattmann al settimanale Schweiz am Sonntag. E conclude: "Faremmo bene ad essere pronti a conflitti, crisi e catastrofi!" Cose simili le ha scritte l'analista militare americano John Robb negli articoli The Open-Source War, Security: Power To The People e nel libro Brave New War (2007), da noi analizzati nella teleriunione del 17 marzo 2015.

La classe dominante è preoccupata, tocca con mano il crescente marasma sociale e la guerra di tutti contro tutti. Alcune sue componenti propongono strategie e tattiche isolazioniste e autarchiche, fino all'idea di separarsi dal resto della società munendosi di strutture armate di auto-difesa. Anche in Italia i borghesi cominciano a prendere in considerazione l'idea di vivere in quartieri blindati. Resta da chiedersi che tipo di comunità costituiranno i senza riserve. Un primo abbozzo lo si è visto in OWS e nelle strutture di mutuo soccorso che il movimento è riuscito a mettere in piedi in occasione dell'uragano Sandy. Ciò comunque non basta, è necessario un organismo che punti ad organizzare la produzione e la distribuzione dei beni a livello globale su un piano di specie: il partito-comunità, che guiderà la transizione verso la società futura e avrà il compito di prendere in mano l'intero apparato produttivo, anche nell'ottica di limitare le conseguenze catastrofiche della trasformazione sociale (pensiamo ad esempio alla necessità di mettere in sicurezza le centrali atomiche).

Articoli correlati (da tag)

  • L'età della magagna

    Durante la teleconferenza di martedì, a cui si sono connessi 11 compagni, abbiamo discusso del crollo del ponte Morandi a Genova. Il bilancio della strage è di 43 morti, decine di feriti e centinaia di famiglie sfollate dal quartiere sottostante alla struttura.

    In questa società, che nella serie di articoli Drammi gialli e sinistri della moderna decadenza sociale la nostra corrente definisce "età della magagna", può accadere che gli ingegneri si sentano frustrati perché soppiantati da architetti divenuti star, e per tutta risposta progettino strutture leggere ed avveniristiche per fare, a loro volta, scalpore e meraviglia. Strutture che ad un certo punto collassano, sono da demolire o non sono comunque più utilizzabili. D'altra parte tutte le case, i ponti e i manufatti costruiti negli anni del boom economico hanno oggi bisogno di manutenzione straordinaria. Ma in epoca capitalistica le opere di conservazione rappresentano un costo passivo, mentre risulta più conveniente demolire e costruire ex novo, bandendo gare dai preventivi fasulli e dagli alti profitti:

    "Esso [Il Capitale] non vuole appalti di manutenzione, ma giganteschi affari di costruzione: per renderli possibili, non bastando i cataclismi della natura, il capitale crea, per ineluttabile necessità, quelli umani, e fa della ricostruzione postbellica 'l'affare del secolo'". ("Piena e rotta della civiltà borghese", 1951).

  • Si dissolvono tutti i rapporti stabili e irrigiditi

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando quanto accaduto nella provincia di Foggia dove sono morti 16 braccianti in due distinti incidenti stradali.

    Per la raccolta degli ortaggi nei campi del foggiano, così come a Rosarno, Saluzzo o nell'alessandrino, viene impiegata manodopera composta per lo più da immigrati. Questi lavoratori, solitamente risiedenti in baracche o altre abitazioni insalubri, sono pagati qualche euro al giorno e vengono trasportati nei luoghi di lavoro ammassati in furgoni, spesso in numero superiore rispetto a quanto consentito dalle norme sulla sicurezza per la circolazione dei veicoli. Paghe da fame e condizioni al limite dello schiavismo non riguardano solo le campagne, ma rappresentano la normalità in tante altre situazioni lavorative. Basti pensare che sono più di 400 i morti sul lavoro nel 2018, per la maggior parte registrati nell'industria e nei servizi, e in particolare nel Nord Italia.

    In risposta all'ennesima strage sul lavoro, Cgil-Cisl-Uil hanno proclamato una manifestazione a Foggia per mercoledì 8 agosto, chiedendo diritti e tutele per i lavoratori delle campagne. Anche l'USB ha indetto per quella giornata uno sciopero nei campi e una marcia da Rignano a Foggia. Il Comitato Lavoratori delle Campagne, che si situa più a sinistra, si è fatto sentire rivendicando anch'esso trasporti, documenti e contratti e attivandosi per aprire uno sportello legale contro lo sfruttamento, una scuola di italiano, ecc.

  • Sul rifiuto delle categorie capitalistiche basiamo il nostro lavoro

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dalla segnalazione di alcune notizie di stampa sul ruolo non proprio umanitario svolto dalle Organizzazioni Non Governative.

    Nell'epoca dell'imperialismo qualsiasi attività è sussunta al capitale e trasformata in valore. Questo vale anche per le ONG che sono presenti negli scenari di guerra e in tutte quelle situazioni al limite, dove gli Stati non ci sono o non riescono ad affermarsi.

    La sigla ONG è stata stabilita a livello internazionale per definire tutte quelle organizzazioni private e "no profit" il cui statuto le identifica come enti di sussistenza e beneficenza. Tali enti dovrebbero intervenire quando le popolazioni soffrono la fame o la guerra, ma nella maggior parte dei casi raccolgono fondi per la sopravvivenza delle loro stesse strutture. Nelle situazioni in cui gli stati sono collassati, come in Siria, Yemen e Iraq, i finanziamenti internazionali passano direttamente dal Fondo Monetario alle ONG, bypassando le autorità statali. Con il diffondersi dell'attuale guerra civile globale, questo tipo di organizzazioni, che gestiscono anche gli immensi campi profughi sparsi per il pianeta, non potrà che aumentare.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 229, 6 agosto 2018

f6Dedicato a Karl Marx
f6Maledetta socialdemocrazia
f6Il film
f6Il Vallo Atlantico
f6Organizzazione Mondiale per il Commercio
f6Giganti?
f6Su tre continenti
f6Governicchio

Leggi la newsletter 229
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email