E' uscito il numero 43, aprile 2018

Gli abbonati riceveranno il nuovo numero della rivista nel mese di maggio.

n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

15-17

Giu

70° incontro redazionale
L'incontro si terrà presso la sede di Torino.
Temi da definire.

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  7 giugno 2016

Ancora sulla transizione

La teleconferenza di martedì sera, connessi 16 compagni, ha preso spunto dai risultati del referendum sul reddito di cittadinanza tenutosi in Svizzera lo scorso 5 giugno.

I cittadini elvetici hanno ufficialmente bocciato "il reddito di base incondizionato": la proposta prevedeva la corresponsione mensile, per tutti e per sempre, di un importo di 2500 franchi (625 per i minori), cifra poco più alta della soglia di povertà (29mila franchi annui) e molto più bassa, meno della metà, del salario medio.

Secondo il settimanale britannico The Economist "le cose dovranno molto peggiorare per generare il sostegno politico per i cambiamenti radicali ai bilanci e ai sistemi fiscali che un reddito di base universale richiede". Per la maggior parte dei paesi europei si tratterebbe semplicemente di espandere il sistema di protezione contro la disoccupazione già esistente. Evidentemente l'incertezza in materia è ancora molta, per ora le politiche di austerità continuano e ogni paese agisce per conto proprio.

Negli Stati Uniti, l'avanzata di Donald Trump nella campagna per le elezioni presidenziali del prossimo autunno comincia a preoccupare seriamente i membri del partito democratico, ma non solo. Sono in molti a ritenere che la vittoria del miliardario sarebbe un danno per il Paese e c'è chi lo definisce una minaccia per l'economia globale. Se il candidato repubblicano vincesse le elezioni e realizzasse davvero il programma sostenuto durante comizi e interviste, la situazione potrebbe farsi interessante.

Anche in Francia cresce la preoccupazione per la condizione di instabilità in cui versa il Paese a causa delle proteste contro la Loi Travail: Hollande ha dichiarato che tale situazione non potrà essere accettata a lungo. La Cgt, sotto la pressione esercitata dai lavoratori, è costretta a coordinare scioperi e picchetti, ma i vertici spingono per portare il "movimento" al tavolo delle trattative. Comunque, non tutti hanno deciso di sottostare alle direttive dei burocrati e si stanno sviluppando, alla base dei sindacati e fuori di essi, importanti processi di autorganizzazione.

Una serie di iniziative di disturbo sono in programma in vista del 10 giugno quando inizierà il campionato europeo di calcio. Mobilitazioni sono previste di qui alla manifestazione nazionale a Parigi del 14 giugno, quando la Loi Travail inizierà ad essere discussa al Senato. In questi ultimi giorni ci sono stati picchetti diffusi a Parigi e la sede dell'associazione degli industriali è stata occupata da un centinaio di precari, studenti e disoccupati. L'account Twitter @GlobalDebout cura i collegamenti internazionali riportando le notizie dagli altri paesi, come la manifestazione in solidarietà ai lavoratori francesi promossa dai sindacati di base a Milano. Sembra sia in corso l'organizzazione di uno sciopero sociale trasnazionale.

All'appello, nella vasta mobilitazione contro la legge El Khomri, mancano i banlieusard. Per ora i movimenti di piazza sono due, quello studentesco di #NuitDebout e quello sindacale capeggiato da Cgt e altre sigle; la possibilità di dialogo tra coloro che lottano "democraticamente" e i senza riserve delle banlieue sembra molto esigua, è più probabile che si configuri uno scontro tra le diverse componenti della società. Nella storia della lotta di classe si è sempre passati attraverso scontri tra interessi diversi anche all'interno della classe operaia. Tali conflitti sono prodotto e, allo stesso tempo, fattore di polarizzazione sociale.

Più volte abbiamo citato il rapporto della Nato Urban Operation in the year 2020. In quel documento si indica nel 2020 l'anno in cui vedremo forze di polizia per le strade con le armi spianate. La guerra di quarta generazione o quella descritta da Mike Davis ne Il pianeta degli slum, vedrà protagonista la metropoli tentacolare ghettizzata, la bidonville universale da cui scaturirà la violenza planetaria. Contro di essa le forze armate, non solo americane, stanno studiando preventivamente dottrine militari di contenimento, per cui la tanto strombazzata "guerra alla povertà" sarà in effetti "guerra contro i poveri".

Se l'industria usa macchine, robot e informatica anche l'esercito non può farne a meno. Se deve vincere una guerra diventa una comunità operante con uno scopo da raggiungere, un insieme organico che non conosce democrazia. Di fronte al sommovimento sociale portatore di cambiamento reale, l'esercito può schierarsi a favore dell'esistente oppure, se la rivoluzione è montante, può polarizzarsi verso le forze del futuro. Nei momenti rivoluzionari tutto può succedere: ai delegati bolscevichi dei soviet bastarono poche parole per conquistare l'armata golpista di Kornilov. L'Armata Rossa venne formata all'inizio della rivoluzione da Trotsky ed immediatamente rispose a flussi di comando, si centralizzò e respinse gli attacchi di eserciti meglio armati.

In chiusura di teleriunione si è discusso della doppia direzione Ancora sulla transizione, presente nell'ultimo numero della rivista.

Gli Incas erano ad un livello di sviluppo paragonabile a quello dell'Egitto del Medio Regno, ma con una struttura più profondamente segnata dal comunismo. In pochissimo tempo svilupparono quello che gli spagnoli hanno definito un "impero". Tutto il metabolismo sociale era regolato in base a flussi di informazione in grado di raggiungere un equilibrio e tenerlo per lungo tempo. Per la specie umana il massimo di efficienza ottenuto nella sua formazione sociale è stato il periodo della transizione tra il comunismo originario e la successiva forma asiatica, la fase regolata con le cretule. Le civiltà precolombiane avevano caratteristiche simili: gli Incas non conoscevano la scrittura ma apportavano dei nodi su apposite cordicelle per registrare raccolti e capacità produttive. Anche la società comunistica sviluppata, basandosi solo su flussi di energia e quantità fisiche, tornerà a conoscere meravigliosamente sé stessa.

Articoli correlati (da tag)

  • La visione della società futura

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, è iniziata dal commento dell'articolo "Il lato oscuro dei mercati: cosa può mandare le Borse in tilt", del Sole 24 Ore, in cui si analizzano le cause non direttamente economiche del crollo dei mercati avvenuto nei giorni scorsi, ovvero l'insieme di espedienti automatici, scambi ad alta frequenza e algoritmi che ormai governano il mondo finanziario.

    Secondo il giornale di Confindustria, uno dei pericoli più grandi che minacciano le piazze economiche di tutto il mondo è rappresentato dalla finanza automatizzata: "Ormai il 66% degli scambi azionari in Borsa è fatto da algoritmi. Cioè da computer che vendono e comprano azioni in autonomia, seguendo complessi calcoli matematici. Il 'flash-crash' ha però mostrato che anche queste macchine, apparentemente perfette, possono prendere cantonate. E far scattare vendite automatiche molto velocemente."

    Se l'intero mercato azionario è controllato per il 66% da programmi che lavorano autonomamente (ma l'automazione non riguarda solo il mondo delle finanza, tutto ormai è in mano agli algoritmi, dall'industria alla complessa gestione di aeroporti e treni, dalla logistica civile e militare alla grande distribuzione organizzata), allora possiamo affermare che non è più l'uomo a subordinare l'economia ma il contrario. Ciò è la dimostrazione pratica dell'incapacità della classe borghese che, sprovvista di una teoria economica, non riesce ad anticipare i processi sociali ma è costretta a subirli. Dacché esiste il capitalismo, non una crisi è stata prevista, mentre le spiegazioni sono sempre arrivate dopo.

  • Schiavitù 2.0 e guerra moderna

    La teleconferenza di martedì sera (presenti 14 compagni), dopo un breve accenno allo scandalo che ha coinvolto alcuni colossi del settore automobilistico sull'utilizzo di cavie umane e animali per testare la nocività dei gas di emissione, ha preso le mosse dalla vertenza che l'IG Metall, il più grosso sindacato dei metalmeccanici della Germania, ha aperto per ottenere l'aumento dei salari e la riduzione della giornata lavorativa.

    Le trattative con gli industriali tedeschi si sono presto interrotte, dato che quest'ultimi hanno respinto la richiesta di una settimana lavorativa a 28 ore settimanali, su richiesta del lavoratore, anche perché la compensazione della decurtazione del salario graverebbe sulle loro tasche. La dirigenza del sindacato ha annunciato un blocco generale della produzione di 24 ore nei prossimi giorni, minacciando lo sciopero illimitato nel caso in cui gli imprenditori non accettassero di sedersi ad un tavolo di trattativa. IG Metall, con i suoi 2,3 milioni di iscritti, dispone di un fondo di più di 560 milioni di euro per sostenere gli scioperanti e sembra che anche i sindacati dei servizi e del settore pubblico siano in agitazione. Curiosamente, sul sito della Cisl Conquiste del Lavoro, si saluta questa mobilitazione come giusta e non ideologica "perché la battaglia dell'IG Metall su orario e salario ci riguarda". Nell'epoca del corporativismo, che vede legati governo, sindacati e padroni, è molto probabile che il grande sindacato tedesco si sia già accordato con la controparte, la quale si muove come da copione, prima rifiutando l'accordo e poi facendo finta di cedere alle pressioni. Da notare che il tutto avviene mentre è in ballo l'appoggio dell'SPD al nuovo governo di Grosse Koalition.

  • Reddito di cittadinanza, digital labour e disoccupazione di massa

    Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, abbiamo affrontato il tema del reddito di base.

    Sono molte le città e gli stati che stanno sperimentando misure di questo tipo: Scozia, Finlandia, Barcellona in Spagna, alcune località dell'Olanda, la provincia dell'Ontario (Canada), Oakland e Stockton negli Stati Uniti (dove per il 2018 un campione casuale dei 300.000 residenti otterrà 500 dollari al mese), e per ultima la città di Zurigo, che nel 2018 introdurrà un reddito universale di 2500 franchi mensili (quasi 2200 euro) per gli adulti, e 625 franchi (circa 550 euro) per i bambini. Anche l'Italia sta cercando di porre rimedio alla miseria crescente con il Rei, il reddito di inclusione. Solo che nel Belpaese l'esperimento è partito nel caos assoluto, con Inps, Comuni e CAF, impreparati ad accogliere le richieste, presi d'assalto dai cittadini. Da segnalare il sito Basic Income Network (Bin) che raccoglie notizie sulle iniziative in materia di reddito di base, come la manifestazione prevista per il prossimo 16 dicembre a Roma (#FightRight).

    Tempo fa il M5S ha organizzato una marcia da Perugia ad Assisi per chiedere il reddito di cittadinanza, uno dei punti programmatici (una delle cinque stelle) che caratterizza il movimento dalla sua nascita. Sul tema sorprendente il silenzio dei confederali, che lasciano ai grillini e ad altri soggetti il monopolio su un argomento di questa portata.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 228, 29 aprile 2018

f6Socialismo, dove?
f6Le mezze classi inglesi e l'austerity
f6Il gorilla
f6Metamorfosi
f6Viva Bio
f6Integrando
f6Guardie e ladri
f6Terre amare

Leggi la newsletter 228
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email