E' online il numero 42, ottobre 2017

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n+1 rivista n°42

Editoriale: L'immane mistificazione

Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre

Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti

Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)

Spaccio al bestione trionfante: Coppi, Bartali e i vaccini

Recensione: Lavorare è bello

Doppia direzione: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  21 giugno 2016

Vecchi paradigmi tardano a scomparire

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata con alcuni aggiornamenti sulle lotte in corso in Francia.

Il governo Valls ha vietato il corteo del 23 giugno organizzato dai sindacati, autorizzando solo una manifestazione statica. Niente di cui stupirsi: dopo gli scontri del 14 giugno, François Hollande aveva annunciato che le organizzazioni sindacali non avrebbero più beneficiato dell'autorizzazione a manifestare qualora "la tutela dei beni e delle persone non fosse garantita."

Il movimento francese è iniziato nel segno del vecchio paradigma sindacale, la lotta per il ritiro della legge sul lavoro El Khomri, ed è continuato nel tentativo di raggiungere un nuovo paradigma, quello di Occupy Wall Street. Per adesso Nuit Debout non ci è riuscito: nel Vecchio Continente non si è ancora visto qualcosa che metta in discussione veramente i vecchi modelli politici.

Comunque, dalla Primavera araba in poi, non ha più importanza l'etichetta "politica" affibbiata ad un movimento. Quello che conta è constatare che il marasma sociale e la guerra si estendono a tutto il mondo di pari passo con l'aggravarsi della crisi di accumulazione del Capitale.

Visionando su YouTube i filmati degli ultimi tafferugli a Parigi, si nota come la polizia si prenda gioco dei manifestanti prima attaccandoli in piccoli gruppi, poi ritirandosi e infine riprendendosi il terreno perduto. Da parte della componente giovanile persiste lo scontro finalizzato allo scontro: la piazza parigina di oggi somiglia molto a quella del 1968, anche se la carica di violenza è da ambo le parti molto elevata.

La presenza dei sindacati è importante perché essi sono organizzati, mentre tutti gli altri gruppi procedono in ordine sparso. Organizzazione non significa semplicemente l'uso abile dei social network, ma capacità di gestire e coordinare dinamicamente un certo numero di uomini e mezzi in vista di un fine.

La corrente a cui facciamo riferimento ha sempre sostenuto la prospettiva dello sciopero generale e generalizzato. In Francia i sindacati hanno pochi iscritti e, non riuscendo a scatenare un movimento di massa contro il governo, hanno mobilitato le punte avanzate dei loro militanti per bloccare punti nevralgici quali porti, mercati generali, centrali elettriche e nucleari. I sinistri tendono a esaltare l'efficacia di queste forme di lotta invece di focalizzare l'attenzione sul loro basso rendimento e fanno passare per forza quella che è debolezza.

L'Europa, dal referendum sulla Brexit all'aumento della miseria, traballa sempre più. L'unione politica europea non è mai esistita e l'uscita del Regno Unito provocherebbe uno sconquasso di notevoli dimensioni. Mario Monti ha dichiarato che il governo inglese ha sbagliato a consentire un referendum su questo tema, mentre l'Economist mette in guardia dai pericoli di un'eventuale vittoria del leave.

Le mezze classi, schiacciate tra le due grandi della società, proletariato e borghesia, fibrillano per prime, scendono in piazza in difesa delle garanzie che stanno perdendo e producono teorie ad hoc, come nel caso di Podemos in Spagna o dei 5 Stelle in Italia. La giustizia, l'onestà e la trasparenza sono le parole d'ordine dei rappresentanti della piccola borghesia, insoddisfatta e irrequieta, e i "nuovi" partiti, oltre alle chiacchiere sui precetti morali, devono misurarsi con fenomeni ben più materiali quali l'automazione e la "disoccupazione tecnologica". E incassano voti, per esempio grazie alla proposta di legge per il reddito di cittadinanza (a Roma e Torino il M5S ha preso più voti nei quartieri periferici, dove alta è la disoccupazione).

Fino a poco tempo fa parlare di rifiuto del lavoro era come bestemmiare – il culto gramsciano del lavoro ci è stato inculcato in testa fin da piccoli - ma oggi ci pensa lo stesso capitalismo a eliminare forza lavoro in quantità, sostituendola con i robot. La nostra risposta dovrebbe essere: "Non aspettavamo di meglio; la liberazione dal tempo di lavoro è tempo di vita guadagnato. Se il capitalismo sfrutta sempre di più un numero sempre minore di lavoratori, gettando gli altri nella disoccupazione, ebbene, liberiamoci del capitalismo".

La richiesta classica della nostra classe, drastica riduzione della giornata lavorativa e salario ai disoccupati, è sempre più attuale.

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    Se l'intero mercato azionario è controllato per il 66% da programmi che lavorano autonomamente (ma l'automazione non riguarda solo il mondo delle finanza, tutto ormai è in mano agli algoritmi, dall'industria alla complessa gestione di aeroporti e treni, dalla logistica civile e militare alla grande distribuzione organizzata), allora possiamo affermare che non è più l'uomo a subordinare l'economia ma il contrario. Ciò è la dimostrazione pratica dell'incapacità della classe borghese che, sprovvista di una teoria economica, non riesce ad anticipare i processi sociali ma è costretta a subirli. Dacché esiste il capitalismo, non una crisi è stata prevista, mentre le spiegazioni sono sempre arrivate dopo.

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  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
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