E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

15-17

Giu

70° incontro redazionale, Torino
Temi: Il 200° anniversario di un Marx inesistente, Governo 2.0, Il rovesciamento della prassi. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  20 settembre 2016

Black-out

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata commentando alcune notizie provenienti dagli Usa, in particolare riguardo agli attentati a New York e in New Jersey.

Gli States, nonostante vedano traballare il loro dominio planetario, restano dei vampirizzatori del valore altrui obbligando il resto del mondo a mantenerli in vita. La cosiddetta globalizzazione (che noi preferiamo chiamare imperialismo) ha integrato il capitale mondiale rendendolo sempre più autonomo rispetto alle decisioni dei governi, ridotti a semplici esecutori di decisioni prese altrove.

In Siria, mentre gli Usa colpiscono le postazioni del governo e i russi bombardano i convogli "umanitari", assistiamo ad una "interazione continua, a fatti che accadono 'in funzione di' sullo scenario del mondo intero, dove nessuno Stato o gruppo d'interessi può immaginare di essere al di fuori della mischia". Le forze statali in campo non sono però paragonabili a quelle della Seconda guerra mondiale; in questo scenario complesso lo scontro simmetrico prevede il lancio di missili teleguidati da Tampa e come risposta un'esplosione nel bel mezzo della folla a Nizza. Che sia un attentato compiuto da un "pazzo" o da cellule dormienti ben addestrate, si tratta comunque di fenomeni assolutamente incontrollabili e che tendono a generalizzarsi al mondo intero.

Roberto Vacca, nel libro Medioevo prossimo venturo, afferma che la cosiddetta guerra contro il terrorismo non fa che generare terrorismo, così come il tentativo di controllo computerizzato del traffico può generare un ingorgo, e quello di una rete elettrica momenti critici sui quali s'innesca il meccanismo a cascata dei black-out. Ed è facile immaginare cosa potrebbe scatenare un black-out nelle moderne metropoli globali.

In Italia, dopo l'uccisione di un lavoratore della logistica durante un picchetto di fronte a un magazzino della Gls di Piacenza, sono scattati numerosi scioperi in solidarietà in tutta Italia. Lo sviluppo a rete delle lotte e un coordinamento territoriale potrebbero mettere in moto qualcosa di difficilissimo da controllare. Nel mondo del just in time, la logistica rappresenta il sistema nervoso e sanguigno della produzione. I facchini delle cooperative, organizzati, sarebbero in grado di fermare questo sistema, il flusso continuo che va dall'industria al consumatore e da industria a industria (B2B). Nel settore della logistica tutto è estremamente connesso, tanto da raggiungere un livello altissimo di fragilità per cui il blocco della circolazione è solo questione di tempo.

A proposito di black-out nei sistemi logistici altamente integrati, abbiamo discusso del fallimento del colosso del trasporto marittimo Hanjin Shipping. La compagnia trasportava oltre 100 milioni di tonnellate di merci all'anno, con una flotta di oltre 200 navi e 11 terminal dedicati, situati in località strategiche come Long Beach, Tokyo, Kaohsiung, Busan, Shanghai, Qingdao, Rotterdam e Port Kelang. Nell'articolo La bancarotta delle navi Hanjin è lo specchio della crisi globale si afferma che il fallimento di una compagnia di tali dimensioni potrebbe avere delle ripercussioni anche in ambito finanziario. Stati, fondi pensione e banche (soprattutto quelle tedesche) sono altamente esposti:

"Gli operatori più seri addebitano molto alla finanza speculativa: negli anni duemila investire in container dava ritorni folli e ha alimentato un sottobosco di finanzieri e di trader. Le banche erano disposte a concedere credito a un costo vicino allo zero. Un commentatore del South China Morning Post riassume: 'Ci sono un sacco di compagnie zombie là fuori'."

Più il capitalismo s'è ingigantito e potenziato, meno è risultato capace di correggere i propri difetti, anzi, li ha aggravati portandoli a sconvolgimenti generalizzati. Nel commercio via mare molte grandi compagnie sono a rischio, ne parla Sergio Bologna nell'articolo La perfezione nei disastri:

"Perché è successo, perché doveva succedere? Perché da anni le compagnie marittime viaggiano in perdita, hanno messo in servizio troppe navi, hanno continuato a ordinarle ai cantieri sempre più grandi, i cantieri si sono fatti concorrenza spietata e le hanno costruite, malgrado siano dei gioielli tecnologici, a prezzi stracciati, i noli sono andati a picco, i volumi crescevano ma il guadagno per unità di carico trasportata diminuiva. Poi la Cina ha rallentato l'export ed è arrivato il perfect storm."

In chiusura di teleconferenza si è accennato ai temi che verranno trattati durante il 63mo incontro redazionale di n+1.

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    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata commentando due articoli pubblicati sull'edizione del 28 luglio di The Economist dedicata alla nuova via della Seta cinese: la Belt and road initiative (BRI).

    Nel primo articolo, "China's belt-and-road plans are to be welcomed-and worried about", viene evidenziato il fatto che il progetto si configura come qualcosa di più rispetto ad una rete stradale e navale da e verso Pechino. Anche se per ora non sono chiare le strategie di investimento sia in termini di cifre sia per quanto riguarda le rotte commerciali e i relativi accordi bilaterali, la Cina descrive la BRI come un piano globale, programmando la costruzione di una "Pacific Silk Road" verso l'Oceano Pacifico, di una "Via della seta sul ghiaccio" attraverso l'Oceano Artico, e di una "Via della seta digitale" nel cyberspazio. "I paesi desiderosi dei finanziamenti cinesi", scrive The Economist, "accolgono il progetto come fonte di investimenti nelle infrastrutture tra Cina ed Europa, passando per Medio Oriente ed Africa. Quelli che temono la Cina lo vedono invece come un sinistro piano teso a creare un nuovo ordine mondiale in cui il Dragone è il potere preminente." "La BRI rappresenta", conclude l'articolo, "un motivo in più per l'America per rimanere in Asia". La Cina tenta di espandere maggiormente la sua sfera d'influenza e lo fa a partire proprio da quell'heartland (il cuore del mondo) che, secondo la teoria del geografo e diplomatico inglese H. Mackinder, è essenziale per chiunque voglia prendere il controllo del pianeta.

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    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dalla segnalazione di alcune notizie di stampa sul ruolo non proprio umanitario svolto dalle Organizzazioni Non Governative.

    Nell'epoca dell'imperialismo qualsiasi attività è sussunta al capitale e trasformata in valore. Questo vale anche per le ONG che sono presenti negli scenari di guerra e in tutte quelle situazioni al limite, dove gli Stati non ci sono o non riescono ad affermarsi.

    La sigla ONG è stata stabilita a livello internazionale per definire tutte quelle organizzazioni private e "no profit" il cui statuto le identifica come enti di sussistenza e beneficenza. Tali enti dovrebbero intervenire quando le popolazioni soffrono la fame o la guerra, ma nella maggior parte dei casi raccolgono fondi per la sopravvivenza delle loro stesse strutture. Nelle situazioni in cui gli stati sono collassati, come in Siria, Yemen e Iraq, i finanziamenti internazionali passano direttamente dal Fondo Monetario alle ONG, bypassando le autorità statali. Con il diffondersi dell'attuale guerra civile globale, questo tipo di organizzazioni, che gestiscono anche gli immensi campi profughi sparsi per il pianeta, non potrà che aumentare.

  • L'unico muro che serve ai proletari è quello di classe

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata con un breve commento dell'articolo "Il messaggio dimenticato di Karl Marx", pubblicato su Internazionale a firma di Paul Mason.

    Il giornalista britannico, noto per il libro Postcapitalism, sostiene che il vero scopo di Marx fu non tanto di produrre una teoria della rivoluzione, quanto di affermare la riappropriazione e la liberazione dell'individuo; sono stati piuttosto i suoi seguaci ad averne travisato l'idea, preferendo una dottrina collettivistica basata sulla lotta di classe. L'errore viene fatto risalire alla tarda pubblicazione dei Manoscritti economico-filosofici del 1844, andati in stampa solo nel 1932, che "contengono un'idea che nel marxismo è andata perduta: il concetto di comunismo come 'umanesimo radicale' [...] Il vero obiettivo della storia umana è la libertà, la realizzazione personale di ogni individuo."; e che, secondo Mason, non contemplano la necessità che il proletariato si costituisca in partito, in quanto "il vero soggetto rivoluzionario è l'io!"

    Invece di limitarsi a divulgare quanto scritto dal rivoluzionario di Treviri, questi marxologi dell'ultima ora fanno opera di falsificazione, inventandosi un Marx che non esiste, ora filosofo e pensatore, ora socialdemocratico o libertario. Studiosi e accademici che magari giungono ad interessanti analisi della materia (vere e proprie capitolazioni ideologiche come nel caso dell'articolo "Happy Birthday, Karl Marx. You Were Right!", pubblicato sul New York Times), ma che rimangono preda dell'ideologia imperante dell'individualismo, e finiscono per affermare che le rivoluzioni avvengono come somma dei pensieri individuali e non come prodotto di forze storiche che prendono la forma di lotta tra le classi.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

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copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
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