E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  27 settembre 2016

Sciupìo di energia sociale

La teleconferenza di martedì, presenti 14 compagni, è iniziata commentando alcuni dati sullo spreco di cibo a livello mondiale e nazionale.

Secondo la Fao oltre un terzo del cibo prodotto ogni anno, cioè circa 1,3 miliardi di tonnellate, finisce al macero. Lo sciupìo capitalistico non è lo spreco immediato affrontato moralmente dalla borghesia, ma il modo di essere del sistema. Il cibo è una percentuale piccolissima rispetto a quanto il capitalismo dilapida in energie sociali, basti immaginare che nella produzione di cereali e nel relativo calcolo delle energie impiegate nel processo, bisogna far rientrare il trattore, la produzione dell'acciaio per costruirlo, il combustibile necessario ecc., se ne deduce che l'indice EROEI è completamente negativo. Lo spreco fisico nella catena alimentare è da confrontare non tanto con lo spreco consumistico immediato, ma con una società senza dissipazione, da "Scienza economica marxista come programma rivoluzionario":

"Questo "sciupio" sociale appare maggiormente evidente e criminale se si confrontano la società capitalista e quella futura, la comunista. È, infatti, il modello comunista della organizzazione della produzione e della forma del lavoro umano che pone bene in risalto i caratteri nefandi del modo di produzione capitalistico, una volta unanimemente ammesso che nella storia le forme della produzione si succedono sulla base dell'aumento delle forze produttive. Per la società capitalista, secondo i suoi corifei, non esiste sciupio, lavoro inutile, distruzione di ricchezza, se non in maniera del tutto accidentale, come nelle guerre tra Stati".

In futuro si risparmierà tanta di quella energia che l'umanità potrà tranquillamente dedicare ad attività produttive una minima quantità di tempo. Nel terzo libro del Capitale Marx riferendosi al chimico Liebig, parla di capitalismo agrario come "rottura del metabolismo sociale dettato dalle leggi della vita"; potremmo quindi parlare della società comunista sviluppata come di un riappropriarsi del metabolismo originario e, appunto, delle leggi della vita.

A proposito di immane sciupìo di energie si è passati a commentare quanto accade nella produzione di nuove armi. Il ministero della difesa americano ha approvato la riconversione dell'arsenale atomico attuale in nuove mini bombe. Finora per rispettare la necessità di avere una massa critica bisognava utilizzare molto uranio, le bombe risultavano di grosse dimensioni come quelle esplose a Hiroshima e Nagasaki. Con le ultime scoperte sembra sia possibile fabbricare bombe tattiche molto più piccole, eccellenti nel moderno scenario di guerra. Difatti un'arma con queste caratteristiche sarebbe utilizzata come oggi si usa un'arma leggera. Maurizio Torrealta ed Emilio Del Giudice nel loro saggio "Il segreto delle tre pallottole" sostengono che durante il conflitto del 2006 tra Hezbollah e truppe israeliane, sono state utilizzate alcune di queste mini bombe atomiche in un villaggio del sud del Libano, e a sostegno di questa tesi, hanno trovato radiazioni compatibili.

Si è passati a commentare quanto avviene negli Usa, in particolare a Charlotte dopo l'uccisione di Keith Scott, un nero di 43 anni. Le proteste e i sit-in vanno avanti da giorni nonostante il governatore della North Carolina abbia dichiarato lo stato di emergenza in città, dando il via libera all'intervento della Guardia Nazionale. Scene di guerriglia urbana si sono viste nelle strade, con i poliziotti in assetto antisommossa che lanciano gas lacrimogeni e granate stordenti nel tentativo di disperdere la folla e molti dimostranti che rispondono col lancio di pietre e bottiglie. Dai materiali reperibili sul Web si intuisce che la lotta del movimento Black Lives Matter si intreccia sempre più con quella di Fight for 15: sottopagati e super sorvegliati, contro i salari da fame e la violenza della polizia, dicono alcuni slogan che campeggiavano sui cartelli.

In chiusura si è accennato agli scenari di guerra diffusa. In Siria la farsa degli aiuti umanitari si scontra con la realtà di una popolazione ridotta alla fame, relegata in immensi campi profughi dove neanche le organizzazioni umanitarie possono entrare. Nel 2000 l'ONU calcolava che almeno un miliardo di persone tra migranti e profughi vivessero in condizioni precarie, sradicate dal luogo d'origine. Queste masse in movimento non possono trovare occupazione a salario che in minima percentuale. Che siano baraccopoli sorte nelle estreme periferie delle città del Sud del mondo come a Lima o colline fatte di spazzatura come a Manila, oppure immensi campi-ghetto ormai paradigma di un mondo morente, i processi di urbanizzazione non sono stati svincolati solo dai processi di industrializzazione ma addirittura dalla stessa (impossibile) crescita economica (Mike Davis, Il pianeta degli slum).

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    Per comprendere l'apporto del movimento americano Occupy Wall Street (OWS) è necessario ripartire da Marx, quando in Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, e poi anche nel Manifesto, afferma che nel capitalismo il proletariato non ha rivendicazioni particolari da portare avanti. Premesso che gli episodi di lotta di classe che costellano la storia della classe proletaria sono importantissimi, e che la mancanza della battaglia quotidiana contro il capitalismo significherebbe l'abdicazione del proletariato al proprio compito storico, sappiamo che le conquiste ottenute in questi frangenti sono effimere perchè, la storia ci insegna, il capitalismo può riprendersele in qualsiasi momento. Storicamente il proletariato non subisce ingiustizie particolari, ma l'ingiustizia tout court e perciò non ha nulla da rivendicare in questa società se non la sua abolizione.

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    La sigla ONG è stata stabilita a livello internazionale per definire tutte quelle organizzazioni private e "no profit" il cui statuto le identifica come enti di sussistenza e beneficenza. Tali enti dovrebbero intervenire quando le popolazioni soffrono la fame o la guerra, ma nella maggior parte dei casi raccolgono fondi per la sopravvivenza delle loro stesse strutture. Nelle situazioni in cui gli stati sono collassati, come in Siria, Yemen e Iraq, i finanziamenti internazionali passano direttamente dal Fondo Monetario alle ONG, bypassando le autorità statali. Con il diffondersi dell'attuale guerra civile globale, questo tipo di organizzazioni, che gestiscono anche gli immensi campi profughi sparsi per il pianeta, non potrà che aumentare.

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    Le conclusioni riportate nel documento colpirono l'opinione pubblica. Eccone alcuni passaggi:

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

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f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
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