E' uscito il numero 44 di n+1

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n+1 rivista n°44

Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx

Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura

Terra di confine: Il capitalismo non è eterno

Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno

Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Appuntamenti

14-16

Dic

72° incontro redazionale
Temi: - Taylorismo, managerialismo e impersonalità del Capitale, - Lo stato a pezzi, - Fiorite primavere delle rivoluzioni, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  11 ottobre 2016

Gli algoritmi del capitalismo senile

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando gli ultimi dati sulla produzione italiana.

Secondo l'Istat, lo scorso agosto la produzione industriale ha segnato una crescita dell'1,7% sul mese precedente e addirittura del 4,1% sul 2015. Quest'ultimo sarebbe il maggior incremento da cinque anni a questa parte. Evidentemente i giornalisti che parlano di "boom" mentono sapendo di mentire: i comparti che hanno registrato la maggiore crescita tendenziale sono quelli della fabbricazione di mezzi di trasporto, e le automobili, si sa, vengono sostituite quando diventano vecchie. Inoltre parte dell'oscillazione può essere spiegata con il fatto che ad agosto essa è generalmente bassa e quindi le variazioni percentuali tendono ad essere più accentuate.

La micro-crescita della produzione industriale è un piccolo effetto di un sistema sempre meno oscillante. Abbiamo visto un secolo di oscillazioni fino all'imbuto catastrofico segnato dal 1987, quando tutte le economie si sono sincronizzate ad esclusione della Cina, all'epoca agli inizi della crescita vorticosa che l'ha portata velocemente al livello delle maggiori economie.

Il ministro Poletti in un'intervista rilasciata a SkyTg24 ammette che la struttura istituzionale è obsoleta: "Abbiamo bisogno di cambiare l'impianto istituzionale. Con la tecnologia che viaggia veloce non possiamo avere due Camere che si rimpallano le leggi per anni". Effettivamente, rispetto a masse di capitali che viaggiano da una parte all'altra del mondo in una frazione di secondo, l'infrastruttura politico-giuridica della borghesia risulta vecchia. L'imminente referendum costituzionale in Italia ha fatto nascere il fronte di quelli che sostengono la Costituzione così com'è e quello di coloro che vogliono modificarla. Entrambi gli schieramenti sono interni al sistema (borghese) che vorrebbero migliorare. Gli Stati non riescono a stare al passo con processi economico-politici sempre più veloci per cui si possono anche eliminare le lungaggini istituzionali, ma resta il fatto che il capitalismo è un cadavere che ancora cammina.

Un compagno ha commentato alcune news dal mondo delle autovetture. La Norvegia ha aumentato la vendita di auto elettriche, mentre il governo tedesco studia di vietare, entro il 2030, la vendita di quelle a combustione. Si può anche riuscire a soppiantare il parco macchine e convertire tutto all'elettrico, ma è difficile immaginare l'industria adeguarsi silenziosamente (e poi bisogna ancora vederlo un tir elettrico). Il caos molecolare del trasporto privato è alimentato da una serie di servizi privati assolutamente dissipativi: concessionari, distributori, assicuratori, carrozzieri, meccanici, gommisti, elettrauti. Tutto fa pensare che sia difficile un'alternativa dentro il Sistema.

Si è poi passati a commentare lo sciopero dei corrieri di Foodora a Torino. Decine i driver che hanno incrociato le braccia lamentando una condizione lavorativa instabile e con paghe da fame. I lavoratori, che con le loro bici consegnano il cibo, sono coordinati da una piattaforma che li mette in contatto prima con i punti di ristorazione e poi con i clienti. Anche la start-up Deliveroo nei mesi scorsi ha visto uno sciopero dei fattorini in quel di Londra. Secondo i giornalisti la sharing economy sarebbe l'economia della condivisione, mentre quella di Foodora & C. viene definita gig economy, l'economia dei lavoretti, un modello economico sempre più diffuso dove non esistono più le prestazioni lavorative continuative (il posto fisso) ma si lavora on demand, cioè solo quando c'è richiesta.

Come scritto per lo sciopero dei precari dell'Ups, i mezzi di comunicazione messi a disposizione dal capitalismo (smartphone, reti e potenti algoritmi) sono ottimi per organizzare picchetti volanti, flash mob e scioperi improvvisi. Con la rottura dei limiti d'azienda, la strumentazione che i capitalisti adoperano per sfruttare i lavoratori può essere facilmente usata dagli operai contro chi li sfrutta. L'uso dei social network per organizzarsi si è generalizzato. La ragione è evidente: un mezzo praticamente gratuito, facile da usare e in grado di raggiungere e coordinare istantaneamente migliaia o milioni di persone, permette di ridurre il divario di potenza fra gli scioperanti e gli apparati repressivi, ristabilendo una certa simmetria.

In chiusura di teleconferenza si è parlato del repentino crollo della sterlina del 7 ottobre. Gli analisti si affannano a trovare un colpevole, ma che l'incidente sia legato al Fat finger (dito grosso di un operatore sbadato) o ad un algoritmo impazzito, poco importa. Il sistema finanziario è autonomizzato, fuori controllo, e non potrebbe essere diversamente. In borsa, quando si raggiunge un certo limite, partono vendite o acquisti automatici e diventa vitale la velocità, perché l'azione è fondamentale e tutta l'economia ormai funziona così. Tutti devono arrivare prima degli altri, ma la vera novità è il sistema: adesso un computer fa con un algoritmo complesso quello che prima faceva un operatore al telefono. Sulle accelerazioni tecnologiche è risaputo che le macchine fanno più in fretta e meglio operazioni complicate, e a velocità difficili da raggiungere per gli umani. La singolarità, come dice Raymond Kurzweil, è vicina.

Succedono cose strane anche in macroeconomia, come nel caso della Germania che tiene artificialmente bassa la composizione organica del capitale (meno macchine e più uomini al lavoro) e fa infuriare i partner europei. Oppure la storia della Brexit: l'Inghilterra ha una sua moneta, quindi non c'è stata nessuna Brexit. Poteva comunque verificarsi un movimento caotico sincronizzato, ma la grande catastrofe, per adesso, non c'è stata.

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  • Marasma sociale e autorganizzazione

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata prendendo spunto dall'articolo "Le rivolte anti elité nate dalla rabbia più che dai conti", pubblicato sul Corriere della Sera (4.12.18) a firma di Pierluigi Battista. Secondo il giornalista in vari paesi, tra i quali Francia, Usa, Italia, Germania e Inghilterra, il ceto medio sta facendo i conti con il peggioramento dei livelli di vita:

    "Sono i condannati all'esclusione culturale, alla marginalità, all'irrilevanza sociale che si sentono più poveri anche se possono mantenere un Suv. Ed è la paura dell'impoverimento più dell'impoverimento in quanto tale che agita e scuote un ceto medio declassato, assediato dai nuovi dannati della terra che marciano rumorosi a distruggere un'identità sempre più incapace di difendersi: il ceto medio, non solo i diseredati orfani delle protezioni fornite da un robusto Welfare State in declino."

    Sulla stessa linea Stefano Folli che sulle pagine di Repubblica, nell'articolo "Roma, Parigi e l'Europa delle debolezze", osserva che "se l'incendio francese continuasse a divampare, Macron avrebbe bisogno della solidarietà europea per placare il malessere dei ceti impoveriti. In quel caso non sarebbe possibile negare all'Italia ciò che viene concesso alla Francia." Il fenomeno francese dei gilet jaune è dunque un prodotto e al tempo stesso un fattore di instabilità politica e sociale. A seguito delle rivolte, il capo dell'Eliseo ha fatto un passo indietro sulla tassa del carburante, anche perché, secondo Le Monde, si rischiava di arrivare ad una situazione pre-insurrezionale. Ma la sua mossa potrebbe convincere le piazze a non fermarsi e ad alzare la posta in gioco, mettendo sul tavolo una nuova serie di richieste.

  • Rovesciamento della prassi

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 9 compagni, è iniziata con la segnalazione dell'assemblea europea dei rider avvenuta lo scorso 25 e 26 ottobre a Bruxelles. Circa 60 fattorini, impiegati presso aziende del food delivery quali Deliveroo, UberEats, Glovo e Foodora, e provenienti da Spagna, Italia, Francia, Inghilterra, Irlanda, Scozia, Belgio, Paesi Bassi, Svizzera, Norvegia, Finlandia, Germania, si sono dati appuntamento nella capitale belga per dar vita a un coordinamento di lotta (Transnational Courier Federation). Dalle prime mobilitazioni del 2016 a Londra, il settore ha visto un continuo di scioperi e manifestazioni che hanno coinvolto sempre più paesi, fino a lambire Cina, Hong Kong e Australia. Durante l'incontro di Bruxelles i precari hanno scambiato informazioni sulle rispettive lotte e hanno lanciato uno sciopero europeo per il prossimo 1° dicembre. Il comunicato ufficiale si chiude con queste parole:

    "La lotta contro lo sfruttamento tramite piattaforme di consegna non può essere effettuata all'interno del quadro nazionale. Queste multinazionali si basano sull'elevato tasso di disoccupazione giovanile, le difficoltà per coloro che sono senza documenti di trovare lavoro per trarne profitto. L'approccio internazionalista attorno al quale si costituisce questa federazione rappresenta un passo in avanti per la nostra classe. Mentre il nazionalismo sta guadagnando terreno in Europa e le organizzazioni, anche di sinistra, hanno ripreso il discorso nauseante sui confini, noi rider abbiamo deciso di organizzarci contro queste operazioni e gridare a gran voce che i confini non ci dividono: fattorini di tutti i paesi unitevi!"

  • Dieci anni fa

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dalla segnalazione di alcuni articoli di stampa sulla situazione economico-finanziaria mondiale: quest'anno corre l'anniversario del crack sistemico del 2008 e dopo 10 anni lo scenario è peggiorato... per il Capitale. Cerchiamo di capirne il perché.

    In un articolo pubblicato sul sito ComeDonChisciotte.org, a firma Nafeez Ahmed, si afferma che il rallentamento della Cina potrebbe essere l'innesco di un nuovo crack globale:

    "Finché le istituzioni economiche tradizionali rimarranno cieche rispetto alle fondamentali basi biofisiche dell'economia, come magistralmente articolate da Charles Hall e Kent Klitgaard nel loro libro influente, Energy and the Wealth of Nations: An Introduction to BioPhysicalEconomics, rimarranno nell'oscurità circa le ragioni strutturali principali per cui l'attuale configurazione del capitalismo globale è, a periodi, propensa alla crisi e al collasso."

    Per gli economisti, l'economia è fatta di prezzi e di psicologia del consumatore, ovvero di calcolo di quello che gli agenti economici "pensano" di fare nel loro specifico interesse. Oggi invece c'è chi si richiama alle sue basi biofisiche. La cecità degli esperti del settore, additata dall'autore dell'articolo come causa dell'incapacità di far fronte alle crisi del sistema, è dovuta non tanto alla mancanza di doti morali o accademiche quanto agli strumenti utilizzati: se gli economisti riuscissero davvero a comprendere le basi biofisiche dell'economia, dovrebbero abbandonare la "scienza" economica e passare a studiare altro.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°43, aprile 2018

copertina n°43f6Editoriale: Si fa presto a dire moneta
f6Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica
f6Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop
f6Terra di confine: Elementare, Watson
f6Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo
f6Recensione: Verso un nuovo paradigma
f6Doppia direzione: Lavorare è bello

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 230, 18 ottobre 2018

f6Bomba a orologeria
f6Uno schema Ponzi per sé stessi
f6Umanità minore
f6C'era una volta la teoria del valore
f6Il paradosso di Fermi
f6Il non-Statuto dei gig-lavoratori
f6La strana storia del reddito di base
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