E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  8 novembre 2016

Sfide gigantesche

La teleconferenza di martedì scorso, a cui hanno partecipato 14 compagni collegati da diverse località, si è soffermata sulle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America.

Le grandi testate giornalistiche ci raccontano di un Paese spaccato in due. Da un lato ci sono i sostenitori di Hillary Clinton, l'attuale segretario di Stato appoggiato dall'establishment e da Hollywood, e dall'altro quelli di Donald Trump, candidato dal linguaggio diretto ("Make America great again") che sa andare alla pancia degli elettori e che rappresenta l'unica vera novità.

In un paese in declino, che sta perdendo il ruolo di potenza di traino del capitalismo, dove la disoccupazione è a livelli record, l'industria arranca e il bisogno di un cambio di rotta si fa sempre più forte, anche l'esito di un'elezione potrebbe essere la famosa goccia che fa traboccare il vaso. Chiunque sarà il vincitore - o la vincitrice, dato che tutti i sondaggi danno come favorita la candidata democratica - dovrà infatti misurarsi con sfide gigantesche. Gli attori politici che si agitano sul palcoscenico della storia sono secondari rispetto alla dinamica in atto: la crisi di valorizzazione, la guerra di tutti contro tutti, i fatti del Medioriente, ecc., sono tutti questi elementi a influenzare le scelte degli elettori.

C'è chi ha definito i toni della campagna elettorale americana da guerra civile e la stessa scalata di Trump all'interno del suo partito è rappresentativa della situazione in cui si trova l'intero Paese: sull'orlo di un collasso. Gli stati federali sono economicamente fuori controllo; la popolazione è indebitata al massimo, senza riserve, costretta a fare più lavori per sopravvivere. Ma armata fino ai denti. Allo stato attuale gli Stati Uniti sono un pericolo per sé e per gli altri. In più la perdita di potere politico da parte della (ex) locomotiva mondiale ha effetti materiali: Russia, Turchia e Cina non tarderanno ad occupare il vuoto che si è creato.

Si è poi passati a commentare alcuni scritti sulla sharing economy. In particolare un articolo di Fabio Sdogati (La sharing economy è condivisione? No, affitto. Era così anche per le trebbiatrici...) che, utilizzando le categorie marxiane, fa rientrare i fenomeni di sharing nel modo di produzione capitalistico, negandone l'aspetto di novità. Sdogati sbaglia: se l'economia della condivisione si generalizza fino a coinvolgere buona parte della produzione, mutano con ciò anche i rapporti sociali. E lo stesso vale per l'automazione. Se una fabbrica introduce dei robot e riesce a fare concorrenza alle altre, intasca un sovraprofitto; ma se tutte le fabbriche adottano la stessa modalità produttiva, si abbassa drasticamente il saggio di profitto (non si può estrarre plusvalore dalle macchine). La differenza tra un fenomeno circoscritto in un ambito ristretto della produzione e una situazione che tende a generalizzarsi è enorme. Il limite di questi intellettuali è che non comprendono gli effetti della diffusione di fenomeni che loro stessi analizzano.

Nella nostra epoca la merce discreta tende a trasformarsi in continua (L'era dell'accesso, Jeremy Rifkin): questo significa che si arriverà al punto in cui tutto funziona così e non avrà più senso ricevere un salario (discreto) per ridarlo indietro sotto forma di canone (continuo). Anche il mondo del lavoro italiano attraversa trasformazioni notevoli: pensiamo alla crescita esponenziale dell'uso dei voucher. Tale pratica sta minando alla base il mondo della concertazione: saltano i vecchi schemi sindacali e si aprono le porte a nuove forme di organizzazione.

Anche sul tema dell'abitare registriamo delle conferme. Banche, comuni e sindacati sono incuriositi dal fenomeno del cohousing, il vivere insieme condividendo spazi. Niente di cui stupirsi: noi abitiamo in condominio da un paio di secoli, mentre l'umanità è vissuta in co-abitazione per milioni di anni.

Insomma, quando parliamo delle elezioni negli Stati Uniti, della sharing economy oppure dei voucher, trattiamo un unico argomento: la terra di confine tra il capitalismo in coma e la società futura.

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  • Fascismo come realizzatore delle istanze riformiste

    La teleriunione di martedì scorso è cominciata con la segnalazione da parte di uno dei compagni collegati (12 in totale) della proliferazione su YouTube di filmati tesi a dimostrare che il crollo del ponte Morandi di Genova non è avvenuto accidentalmente ma sarebbe invece un fatto voluto. Questo genere di video, visualizzati in breve tempo da decine di migliaia di persone, rientra nel fenomeno, già visto in passato in occasione dell'attentato alle Torri Gemelle o, ancor prima, dello sbarco sulla Luna, della diffusione di teorie strampalate solitamente a sostegno di una visione più o meno complottista dell'ordine delle cose.

    Il Web è lo specchio della società e quindi in esso non possiamo che trovare tutto quello che esiste nel mondo, compresa la vita senza senso alimentata dal capitalismo. Questa sorta di grande magazzino globale contrasta con l'idea, propria di molti intellettuali, della profondità della cultura accademica. Secondo tale schiera di pensatori, solo esperti o specialisti dovrebbero potersi esprimere su determinati argomenti, mentre il resto dell'umanità dovrebbe limitarsi ad esternare le proprie "opinioni" al bar. Tra questi spicca Umberto Eco che, contraddittoriamente, nel suo "Ur-fascismo" non riesce ad approfondire il tema preso in esame, ma si limita a fornire una lista di caratteristiche estetiche e morali del fascismo (la camicia nera, l'autoritarismo, il culto della tradizione, il culto dell'azione, ecc.), tralasciando l'analisi della società e dei rapporti di produzione che produsse quel tipo di governo. Evidentemente, all'esimio professore era sfuggito che negli anni '20 del '900 tutto il mondo volgeva lo sguardo, avvicinandosi, al fascismo, un movimento internazionale - così come lo definisce la nostra corrente - capace di dar vita a numerose correnti nazionali che discutevano e dibattevano tra loro. Solo per citare alcuni tra i nomi più conosciuti, ricordiamo il tedesco Werner Sombart e il belga Henri de Man, a cui si aggiungono i collegamenti con alcuni esponenti russi sviluppati durante l'importante congresso di Amsterdam del 1931 e i progetti di programmazione economica.

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    "La sfiducia dei cittadini nella classe politica ha radici lontane e lo scollamento tra i palazzi e la vita reale non è una novità. Nonostante questo, per lungo tempo il metodo della rappresentanza è stato il migliore metodo possibile. Oggi però, grazie alla Rete e alle tecnologie, esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività del volere popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è quindi inevitabile."

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 229, 6 agosto 2018

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