E' uscito il numero 43, aprile 2018

Gli abbonati riceveranno il nuovo numero della rivista nel mese di maggio.

n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

15-17

Giu

70° incontro redazionale
L'incontro si terrà presso la sede di Torino.
Temi da definire.

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  8 novembre 2016

Sfide gigantesche

La teleconferenza di martedì scorso, a cui hanno partecipato 14 compagni collegati da diverse località, si è soffermata sulle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America.

Le grandi testate giornalistiche ci raccontano di un Paese spaccato in due. Da un lato ci sono i sostenitori di Hillary Clinton, l'attuale segretario di Stato appoggiato dall'establishment e da Hollywood, e dall'altro quelli di Donald Trump, candidato dal linguaggio diretto ("Make America great again") che sa andare alla pancia degli elettori e che rappresenta l'unica vera novità.

In un paese in declino, che sta perdendo il ruolo di potenza di traino del capitalismo, dove la disoccupazione è a livelli record, l'industria arranca e il bisogno di un cambio di rotta si fa sempre più forte, anche l'esito di un'elezione potrebbe essere la famosa goccia che fa traboccare il vaso. Chiunque sarà il vincitore - o la vincitrice, dato che tutti i sondaggi danno come favorita la candidata democratica - dovrà infatti misurarsi con sfide gigantesche. Gli attori politici che si agitano sul palcoscenico della storia sono secondari rispetto alla dinamica in atto: la crisi di valorizzazione, la guerra di tutti contro tutti, i fatti del Medioriente, ecc., sono tutti questi elementi a influenzare le scelte degli elettori.

C'è chi ha definito i toni della campagna elettorale americana da guerra civile e la stessa scalata di Trump all'interno del suo partito è rappresentativa della situazione in cui si trova l'intero Paese: sull'orlo di un collasso. Gli stati federali sono economicamente fuori controllo; la popolazione è indebitata al massimo, senza riserve, costretta a fare più lavori per sopravvivere. Ma armata fino ai denti. Allo stato attuale gli Stati Uniti sono un pericolo per sé e per gli altri. In più la perdita di potere politico da parte della (ex) locomotiva mondiale ha effetti materiali: Russia, Turchia e Cina non tarderanno ad occupare il vuoto che si è creato.

Si è poi passati a commentare alcuni scritti sulla sharing economy. In particolare un articolo di Fabio Sdogati (La sharing economy è condivisione? No, affitto. Era così anche per le trebbiatrici...) che, utilizzando le categorie marxiane, fa rientrare i fenomeni di sharing nel modo di produzione capitalistico, negandone l'aspetto di novità. Sdogati sbaglia: se l'economia della condivisione si generalizza fino a coinvolgere buona parte della produzione, mutano con ciò anche i rapporti sociali. E lo stesso vale per l'automazione. Se una fabbrica introduce dei robot e riesce a fare concorrenza alle altre, intasca un sovraprofitto; ma se tutte le fabbriche adottano la stessa modalità produttiva, si abbassa drasticamente il saggio di profitto (non si può estrarre plusvalore dalle macchine). La differenza tra un fenomeno circoscritto in un ambito ristretto della produzione e una situazione che tende a generalizzarsi è enorme. Il limite di questi intellettuali è che non comprendono gli effetti della diffusione di fenomeni che loro stessi analizzano.

Nella nostra epoca la merce discreta tende a trasformarsi in continua (L'era dell'accesso, Jeremy Rifkin): questo significa che si arriverà al punto in cui tutto funziona così e non avrà più senso ricevere un salario (discreto) per ridarlo indietro sotto forma di canone (continuo). Anche il mondo del lavoro italiano attraversa trasformazioni notevoli: pensiamo alla crescita esponenziale dell'uso dei voucher. Tale pratica sta minando alla base il mondo della concertazione: saltano i vecchi schemi sindacali e si aprono le porte a nuove forme di organizzazione.

Anche sul tema dell'abitare registriamo delle conferme. Banche, comuni e sindacati sono incuriositi dal fenomeno del cohousing, il vivere insieme condividendo spazi. Niente di cui stupirsi: noi abitiamo in condominio da un paio di secoli, mentre l'umanità è vissuta in co-abitazione per milioni di anni.

Insomma, quando parliamo delle elezioni negli Stati Uniti, della sharing economy oppure dei voucher, trattiamo un unico argomento: la terra di confine tra il capitalismo in coma e la società futura.

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    La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata commentando le difficoltà che si trova a dover affrontare la borghesia italiana nella formazione del nuovo governo.

    Negli ultimi giorni il Movimento 5 Stelle ha inviato segnali distensivi sia alla Lega che al PD. Ma a differenza di quanto vorrebbero i suoi rappresentanti, difficilmente sarà il partito pentastellato l'ago della bilancia di questa tornata elettorale. Subito dopo le elezioni del 4 marzo, Il Sole 24 Ore aveva prospettato la possibilità di un cambio di casacca di circa 70 deputati per consentire al centro destra di ottenere la maggioranza. Non sarebbe nulla di nuovo: la passata legislatura è stata la più instabile della storia della Repubblica: in 57 mesi 207 deputati e 140 senatori hanno cambiato partito almeno una volta, alcuni anche più volte, per una cifra record di 566 passaggi. Lo shopping politico potrebbe essere una soluzione, alla faccia della democrazia e della consultazione dei liberi elettori. D'altra parte, il trasformismo è stato inventato in Italia e nei prossimi mesi vedremo all'opera pesanti determinazioni a favore di un esecutivo forte, senza che però esista la materia prima per fabbricarlo. Dovrebbe in tal caso maturare al di fuori dell'ambiente parlamentare la forma tecnica cui porteranno queste determinazioni.

  • AI e collasso del sistema-mondo

    La teleconferenza di martedì, presenti 7 compagni, si è aperta con la segnalazione dell'inizio del lavoro di ristampa del nostro catalogo libri che conta circa 80 titoli. I testi verranno pubblicati utilizzando piattaforme on line che consentono la produzione anche di poche copie per libro. La riunione è poi proseguita con il commento delle ultime notizie sull'intelligenza artificiale.

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  • La corda è tesa

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata commentando l'articolo "The Era of Urban Warfare is Already Here" pubblicato su Foreign Policy Research Institute, il sito di un istituto di ricerca americano che tratta di questioni geopolitiche e di strategie militari.

    Nel testo si afferma che Aleppo, Mosul, San'à, Mogadiscio e Gaza, tutte città devastate dalla guerra, non sono che alcuni esempi della tendenza al conflitto globale metropolitano. Secondo il think tank americano, l'urbanizzazione della popolazione mondiale e la crescita dell'instabilità politica nei paesi in via di sviluppo sono le cause scatenanti delle guerre in corso: "Nel 1990, la popolazione mondiale era per il 43% (2,3 miliardi) urbana. Entro il 2015, era cresciuta fino al 54% (4 miliardi). Entro il 2050, quasi i due terzi della popolazione globale vivranno nelle città." Questo processo, insieme a tutto ciò che esso comporta (flussi migratori, collasso delle infrastrutture, malattie e carestie diffuse), rende sempre più difficile la governance, sia globale che locale. Anche l'Economist, nel report speciale sulla guerra uscito qualche settimana fa, ha dedicato un articolo al tema ("Preparing for more urban warfare - House to house.").

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

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