E' online il numero 42, ottobre 2017

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n+1 rivista n°42

Editoriale: L'immane mistificazione

Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre

Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti

Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)

Spaccio al bestione trionfante: Coppi, Bartali e i vaccini

Recensione: Lavorare è bello

Doppia direzione: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  8 novembre 2016

Sfide gigantesche

La teleconferenza di martedì scorso, a cui hanno partecipato 14 compagni collegati da diverse località, si è soffermata sulle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America.

Le grandi testate giornalistiche ci raccontano di un Paese spaccato in due. Da un lato ci sono i sostenitori di Hillary Clinton, l'attuale segretario di Stato appoggiato dall'establishment e da Hollywood, e dall'altro quelli di Donald Trump, candidato dal linguaggio diretto ("Make America great again") che sa andare alla pancia degli elettori e che rappresenta l'unica vera novità.

In un paese in declino, che sta perdendo il ruolo di potenza di traino del capitalismo, dove la disoccupazione è a livelli record, l'industria arranca e il bisogno di un cambio di rotta si fa sempre più forte, anche l'esito di un'elezione potrebbe essere la famosa goccia che fa traboccare il vaso. Chiunque sarà il vincitore - o la vincitrice, dato che tutti i sondaggi danno come favorita la candidata democratica - dovrà infatti misurarsi con sfide gigantesche. Gli attori politici che si agitano sul palcoscenico della storia sono secondari rispetto alla dinamica in atto: la crisi di valorizzazione, la guerra di tutti contro tutti, i fatti del Medioriente, ecc., sono tutti questi elementi a influenzare le scelte degli elettori.

C'è chi ha definito i toni della campagna elettorale americana da guerra civile e la stessa scalata di Trump all'interno del suo partito è rappresentativa della situazione in cui si trova l'intero Paese: sull'orlo di un collasso. Gli stati federali sono economicamente fuori controllo; la popolazione è indebitata al massimo, senza riserve, costretta a fare più lavori per sopravvivere. Ma armata fino ai denti. Allo stato attuale gli Stati Uniti sono un pericolo per sé e per gli altri. In più la perdita di potere politico da parte della (ex) locomotiva mondiale ha effetti materiali: Russia, Turchia e Cina non tarderanno ad occupare il vuoto che si è creato.

Si è poi passati a commentare alcuni scritti sulla sharing economy. In particolare un articolo di Fabio Sdogati (La sharing economy è condivisione? No, affitto. Era così anche per le trebbiatrici...) che, utilizzando le categorie marxiane, fa rientrare i fenomeni di sharing nel modo di produzione capitalistico, negandone l'aspetto di novità. Sdogati sbaglia: se l'economia della condivisione si generalizza fino a coinvolgere buona parte della produzione, mutano con ciò anche i rapporti sociali. E lo stesso vale per l'automazione. Se una fabbrica introduce dei robot e riesce a fare concorrenza alle altre, intasca un sovraprofitto; ma se tutte le fabbriche adottano la stessa modalità produttiva, si abbassa drasticamente il saggio di profitto (non si può estrarre plusvalore dalle macchine). La differenza tra un fenomeno circoscritto in un ambito ristretto della produzione e una situazione che tende a generalizzarsi è enorme. Il limite di questi intellettuali è che non comprendono gli effetti della diffusione di fenomeni che loro stessi analizzano.

Nella nostra epoca la merce discreta tende a trasformarsi in continua (L'era dell'accesso, Jeremy Rifkin): questo significa che si arriverà al punto in cui tutto funziona così e non avrà più senso ricevere un salario (discreto) per ridarlo indietro sotto forma di canone (continuo). Anche il mondo del lavoro italiano attraversa trasformazioni notevoli: pensiamo alla crescita esponenziale dell'uso dei voucher. Tale pratica sta minando alla base il mondo della concertazione: saltano i vecchi schemi sindacali e si aprono le porte a nuove forme di organizzazione.

Anche sul tema dell'abitare registriamo delle conferme. Banche, comuni e sindacati sono incuriositi dal fenomeno del cohousing, il vivere insieme condividendo spazi. Niente di cui stupirsi: noi abitiamo in condominio da un paio di secoli, mentre l'umanità è vissuta in co-abitazione per milioni di anni.

Insomma, quando parliamo delle elezioni negli Stati Uniti, della sharing economy oppure dei voucher, trattiamo un unico argomento: la terra di confine tra il capitalismo in coma e la società futura.

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    "Sempre più spesso [i conflitti bellici] saranno combattuti in ambienti urbani, se non altro perché entro il 2040 i due terzi della popolazione mondiale vivranno nelle città. Il numero di megalopoli con una popolazione di oltre 10 milioni è raddoppiato a 29 negli ultimi 20 anni e ogni anno circa 80 milioni di persone si spostano dalle aree rurali a quelle urbane. L'intensa guerra urbana, come dimostrano le recenti battaglie per Aleppo e Mosul, continua a essere dura e indiscriminata e continuerà a presentare problemi difficili per le forze di intervento occidentali. La tecnologia cambierà la guerra nelle città tanto quanto altri tipi di guerra, ma dovrà ancora essere combattuta da vicino, un isolato alla volta".

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    La situazione che emerge dai dati raccolti nel rapporto, come illustra un rappresentante della sede italiana dell'organizzazione non governativa in una recente intervista, è decisamente preoccupante. Oxfam è una confederazione internazionale di organizzazioni no profit operanti in 90 diversi nazioni e dispone di una rete ampiamente estesa i cui sensori sono dislocati praticamente in tutto il mondo (10.000 operatori e 50.000 volontari). Lo studio del 2018 tratta principalmente il tema della diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza, e il risultato a cui giunge – ma non si tratta di una novità dato che sono sempre di più le ricerche di questo tipo a rilevare tale assetto generale – è quello di una società in cui il denaro, o la prosperità in generale, confluisce in misura sempre maggiore nelle solite "poche" mani. Nel documento vengono inoltre presentate proposte e suggerimenti per arginare tale situazione di disparità. Ovviamente si tratta di soluzioni di carattere riformista, come la tassazione progressiva, l'introduzione di un tetto agli stipendi dei manager, e via dicendo.

Materiale ricevuto

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Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
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  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°41, aprile 2017

copertina n°41f6Editoriale: Non possiamo ingannare la natura
f6Articoli: Assalto al pianeta rosso - Il secondo principio - Il grande collasso - Capitale e teoria dello sciupio
f6Rassegna: Ancora Trump - Fuga nel sub mondo
f6Terra di confine: Buoni di non lavoro
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f6Spaccio al bestione trionfante: Dieci punti per demolire Trump

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