E' uscito il numero 43, aprile 2018

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

15-17

Giu

70° incontro redazionale
L'incontro si terrà presso la sede di Torino.
Temi da definire.

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  23 aprile 2013

Fibrillazione a livello di sovrastruttura politica

Alla teleconferenza di martedì sera erano presenti 18 compagni.

La discussione è iniziata commentando la nomina di Napolitano a Presidente della Repubblica. Come previsto, il collasso della società basata sul controllo sociale (fascismo) per mezzo di un organo di controllo allo sfascio (stato) con sullo sfondo una crisi sistemica e ormai cronica, produce curiose fibrillazioni a livello di sovrastruttura politica (partiti). Per l'occasione è stata segnalata la Lettera ai compagni n. 27, "Il Diciotto Brumaio del Partito che non c'è". È più o meno dal 1992 che in Italia, prima che altrove, si cerca la strada per un esecutivo permanente che governi per decreti esautorando del tutto il parlamento. Con alterne vicende, la morte del duopolio demo-staliniano aveva prodotto infine un insieme politico del tutto addomesticato rispetto ai "mercati" (oltre che rispetto al potente occupante militare con sede a Washington) e sembrava facile procedere verso un bipolarismo all'americana che facesse estinguere l'endemica polverizzazione italiota delle componenti politiche. Il risultato visibile è stato esattamente l'opposto, ma quello pratico è infine un inequivocabile monopartitismo da "pensiero unico".

Con il governo Monti si è chiusa la cosiddetta Seconda Repubblica e si apre un'altra fase (storica), molto incerta. Assistiamo infatti ad una spaccatura inedita tra realtà economica e sovrastruttura, gli esponenti politici non sembrano più in grado di recitare il ruolo avuto finora. Non si tratta della "spaccatura" che i giovani del PD denunciano occupando le sedi del partito (#occupypd), si tratta di uno shifty split totale, una incompatibilità strutturale (involucro/contenuto) di tipo fisico, come fra il mondo macroscopico governato da certe leggi e quello quantistico governato (dicono) da altre.

Probabilmente siamo arrivati ad un punto di svolta, ma i problemi restano gli stessi del 1992. Rispetto a quel periodo però, la situazione sia sociale che istituzionale è peggiorata e il "sistema" dovrà darsi una regolata, dovranno essere potati rami secchi non più compatibili con la situazione determinata dalla crisi. Il capitalismo dell'epoca imperialistica sente sempre più il bisogno di parlare di liberalismo e democrazia proprio mentre attua misure contro il liberalismo e la democrazia, sia in campo economico che in campo politico. L'esecutivo prossimo venturo dovrà finalmente porre mano alle famose riforme istituzionali riducendo il numero dei parlamentari, chiudendo di fatto il Senato e forse anche le province. In parole povere, dovrà concentrare sempre più il potere nelle mani dell'esecutivo esautorando l'ormai inutile parlamento, rendendolo nei fatti una sorta di foglia di fico per coprire le vergogne delle scelte prese in altre sedi. I grillini parlano di golpetto (curioso, no?) e citano il saggio di Marx, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte. Alcuni passaggi di questo testo sembrano descrivere accadimenti di questi giorni, anche allora si era verificata una situazione di commissariamento della assemblea legislativa.

Durante il discorso di insediamento del Presidente della Repubblica c'è stato un "curioso" richiamo all'esercito, polizia e magistratura, le tre forze repressive dell'apparato borghese: le forze armate rappresentano l'ultimo baluardo di difesa dello Stato. Del resto il fascismo nasce in Italia e diventa il modo comune di governare l'economia in tutto il mondo borghese, ovunque l'economia di mercato è tutelata da interventi statali non meno pesanti di quelli che servono per limitarla. La sovrastruttura politica che serve a tutto ciò è una democrazia "snella", cioè un Esecutivo non troppo intralciato da chiacchiere parlamentari e "disfunzioni" varie.

In tutto questo marasma il partito democratico è imploso: Bersani come un simbolo vuoto, non aveva il controllo del suo partito. Sarà interessante anche il ruolo del M5S in ambito parlamentare: i grillini hanno preso quasi 9 milioni di voti, ci sono e non si può fare finta di niente, da un lato vengono bastonati e dall'altro gli viene data la carota. Il flash mob dell'altro giorno di fronte ai palazzi del potere non era autorizzato e la digos hasussurrato a Grillo il da farsi: il comico ha fatto sapere che non avrebbe partecipato temendo problemi di ordine pubblico. Napolitano gli ha fatto i complimenti apprezzandone la serietà e responsabilità ma anche invitando il movimento a diventare un partito politico serio smettendola con la democrazia nella Rete e le proteste di piazza. I M5S si vanta di fare da pompiere, gli vien facile fare propaganda tentando di riportare il disagio delle piazze nell'alveo democratico, ma è una rabbia che facilmente può sfuggirgli di mano. Contro chi manifestavano quelli che si son dati appuntamento al flash mob? Non era chiaro il motivo e come abbiamo scritto nell'articolo Una vita senza senso di qui in avanti assisteremo a manifestazioni di massa che valgono più per se stesse che per quello che dicono gli organizzatori. Il M5S non è affatto consapevole delle determinazioni forti alla base della sua formazione e sviluppo, come emerso durante la loro conferenza stampa.

Tutti i partiti politici hanno recitato l'operetta elettorale, ma se nasce un nuovo governo tecnico dovranno dargli inevitabilmente l’appoggio. Il Pd, il Pdl e Scelta Civica non potranno più sfilarsi, dovranno prendersi le proprie responsabilità. Sotto la spinta di fatti materiali, nel tentativo di conservare questa forma sociale, la borghesia si appiattisce completamente sulle esigenze del Capitale, scollandosi dalla realtà. Questo passaggio è irreversibile, indietro non si torna.

"Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano per, così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa".(Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte).

Quello che sta succedendo in questi giorni è più di una farsa rispetto agli accordi del 1992-93. All'epoca si erano utilizzate le modifiche contrattuali in combutta con i sindacati per dare ordine alla macchina statale e rilanciare l'economia. Si doveva altresì dare un nuovo assetto politico successivo allo sgretolamento del binomio Pci-Dc. Ma adesso la farsa assume un aspetto disperato. Come potranno agire sul mondo del lavoro per cavare ancora più plusvalore? Potranno anche abbassare i salari, distribuire quel poco che c'è attraverso una sorta di reddito di cittadinanza, ma stanno raschiando davvero il fondo del barile. All'orizzonte non ci sono politiche di sistema, dal punto di vista dell'estrazione del plusvalore non ci sono manovre significative su cui possono incidere. Tutte le manovre possibili ed immaginabili devono comunque fare i conti con l'aumento della forza produttiva sociale, ovvero con sempre meno operai che producono sempre più merci (plusvalore relativo) e di conseguenza con l'aumento della sovrappopolazione relativa e assoluta. Le misure di austerity sono criticate da economisti come Krugman e Stiglitz e rappresentanti politici europei tra cui Juncker, i quali propongono un ritorno al keynesismo, che andrebbe però in contraddizione con i vari fiscal compact, le misure di rigore imposte dalla Bce. Quello che succede a livello politico locale è lo specchio di queste contraddizioni insanabili, irrisolvibili.

Non ci sono forze in grado di controllare il disagio sociale che sta venendo avanti. La stessa CGIL, appoggiata dalla FIOM, sta per firmare un accordo con Cisl e Uil, per rientrare nei ranghi accettando il "modello Marchionne". L'ultimo accordo dei metalmeccanici rifiutato dalla FIOM adesso viene firmato senza battere ciglio. Lo sfaldamento in atto del Pd è lo sfaldamento prossimo venturo della CGIL. Nell'ultimo direttivo nazionale si è dato il via libera all'accordo sulla rappresentanza insieme a Cisl, Uil e Confindustria. La CGIL accetta il principio per cui contro accordi firmati a maggioranza, non si può più scioperare, pena la perdita del diritto di partecipare alle elezioni della Rsu. Questa svolta avviene con l'accordo di tutte le componenti e le anime della CGIL, da Camusso a Landini, dalla maggioranza congressuale a La Cgil che vogliamo a Lavoro e società. La cosiddetta sinistra sindacale piagnucola ma non propone niente di alternativo per rompere con il corporativismo imperante nell'organizzazione. D'altronde, a livello sindacale o ci si muove nell'ottica della difesa degli interessi nazionali oppure si lotta per difendere le condizioni di vita dei lavoratori, rompendo l'apparato statale. E' evidente che la CGIL prosegue nella linea di responsabilità nei confronti dell'economia nazionale.

In nessun altro paese si vede un quadro del genere, in questo senso l'Italia è all'avanguardia, anticipatrice di qualcosa che poi si realizza a pieno altrove. In Italia le larghe intese nascono prima che da altre parti, le convergenze parallele erano state fatte già al tempo di Moro e Berlinguer e se non funzionano più è perché sono in auge da decenni. Nel 1992 vista l'esplosione della Dc, si era assistito anche al tentativo di rivitalizzare la politica, con un nuovo soggetto sostenuto da Mario Segni e Romano Prodi. Poi due anni dopo era emerso il partito di Berlusconi e nel frattempo aveva preso piede il protocollo del luglio 1993. Il protocollo si basava sulla diminuzione del potere d'acquisto dei salari, la deregolazione dei contratti e la modernissima flessibilità del lavoro. Oggi non è più possibile abbassare ancora il costo del lavoro (in Italia non si mangia più). Di fronte a una situazione del genere potranno eliminare le provincie, diminuire gli sprechi ma risultano manovre effimere: con un debito enorme come quello italiano qualsiasi provvedimento è ridicolo. Tra un po' probabilmente ci saranno manifestazioni congiunte di precari, disoccupati, esodati, disperati, quella che chiamiamo polarizzazione sociale e d'altronde qualcosa di simile avviene in Spagna, Portogallo, Egitto, Tunisia.

Grillo parla di collasso dell'Italia per questo autunno, di sicuro se si continua con questo trend non manca molto tempo. La crisi, cominciata nel 2007, è diventata acuta nel 2008 e qualora si prendano provvedimenti adesso questi avrebbero effetto tra altri 5 o 6 anni. Su social network e blog alcuni attivisti spagnoli hanno fatto circolare i video della manifestazione dei grillini fuori dal Parlamento. Più di una volta abbiamo sottolineato alcune somiglianze, ma anche le tante differenze dei grillini con gli indignados spagnoli e gli occupiers americani ma anche con i movimenti sorti in Nord Africa. Se il movimento Occupy negli Usa si è sempre tenuto al di fuori delle istituzioni, qui in Italia quel tipo di fenomeno è entrato nei palazzi. L'Italia produce sintomatiche particolarità.

Occupy se ne frega del parlamento, non gli interessa quell'ambiente, dicono di essere alieni che vengono dal futuro. La loro idea è sviluppare sacche di società alternativa e solidale all'interno di questa. Al tempo stesso il movimento ha strutture sul territorio ormai consolidate, hub di attivisti che fanno il loro lavoro, il sistema c'è e può essere suscettibile di cambiamento. Dal punto di vista politico è molto più interessante quanto accade in Italia. Il M5S ha avuto un exploit negli ultimi due anni, organizza flash mob molto partecipati che spaventano gli stessi organizzatori. E' vero che i grillini sono parlamentaristi ma la contraddizione è ancora più esplosiva: una volta fatto il governo, se resistono in quanto movimento, faranno i conti in tasca a tutti, soprattutto se azioni del genere di per sé sterili venissero appoggiate fuori dal parlamento da masse incazzate.
Nelle piazze si mette facilmente in moto un movimento che trascende dai contenuti originali e coloro che pensavano di dirigere il movimento vengono diretti o spazzati via. Stessa dinamica avviene nei sindacati che per la loro ragion d'essere devono tenere insieme dei lavoratori, controllarli ma potrebbero esserne sovrastati... assisteremo presto ad Occupy CGIL?

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