E' online il numero 44 di n+1

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n+1 rivista n°44

Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx

Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura

Terra di confine: Il capitalismo non è eterno

Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno

Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Appuntamenti

14-16

Dic

72° incontro redazionale
Temi: - Taylorismo, managerialismo e impersonalità del Capitale, - Lo stato a pezzi, - Fiorite primavere delle rivoluzioni, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  20 dicembre 2016

Stiamo raggiungendo l'effetto soglia

La teleconferenza di martedì sera, connessi 10 compagni, è iniziata con le notizie provenienti da Berlino. L'attentato al mercatino natalizio di Breitscheidplatz rientra nella strategia, ormai collaudata, dello Stato Islamico per cui se perde terreno in Medioriente, lo riprende facendosi sentire in Occidente. Sempre in questi giorni a Zurigo si sono registrati momenti di tensione a causa di una sparatoria in una moschea in cui sono rimasti feriti alcuni fedeli in preghiera; si tratta di uno dei vari episodi minori che, seppur non direttamente collegati, sono parte della guerra in corso su scala globale.

In seguito all'attacco al mercatino berlinese, le forze dell'ordine hanno perquisito un hangar adibito a centro di accoglienza per immigrati alla ricerca di indizi o persone coinvolte nell'attentato. Negli ultimi mesi Angela Merkel si è mostrata più dura rispetto alle politiche sull'immigrazione, anche perché i numeri si sono fatti significativi: solo nel 2016 nel Paese sono arrivati 2 milioni di stranieri. Qualche tempo fa fecero notizia le immagini della popolazione tedesca che accoglieva i profughi in fuga dalla Siria con cartelli con su scritto "Welcome refugees"; ora qualcosa potrebbe cambiare. Di sicuro ci sarà chi capitalizzerà politicamente l'insicurezza e i sentimenti di paura e rabbia generati dall'attentato di Berlino. Ne abbiamo già avuto qualche assaggio in Italia con le barricate di Goro (Ferrara).

Nella newsletter del 6 agosto scorso, intitolata Guerra civile diffusa, scrivevamo: "Stiamo raggiungendo un effetto soglia superato il quale i governi occidentali saranno costretti a intervenire con forza. Ma contro chi? E come? La guerra di tutti contro tutti è diventata sistema." Ieri ad Ankara è stato assassinato da un poliziotto l'ambasciatore russo di stanza nella capitale turca, mentre negli Stati Uniti Donald Trump è stato confermato alla presidenza da 270 grandi elettori che votando per lui hanno sigillato la sua elezione alla Casa Bianca. Questi avvenimenti, insieme all'attentato di Berlino, alle notizie provenienti dalla Siria e a tutto quello che è successo negli ultimi mesi, sembrano indicare che l'effetto soglia citato sopra non sia più così lontano, e che la guerra civile diffusa non sia più registrata a livello di percezione o intesa quale esagerazione. Tanto più che arriva notizia della nascita dell'"Antifascist Internazionalist Tabûr", il Battaglione Antifascista Internazionalista, "costituito da compagne e compagne di tutto il mondo, arrivati in Kurdistan per battersi a fianco delle milizie popolari". E' un copione già visto: quando le borghesie chiamano, i partigiani accorrono e si intruppano nei rispettivi fronti nazionali.

Con l'ondata di protesta che si è sviluppata in seguito alle primavere arabe, sembrava lecito aspettarsi una graduale evoluzione del movimento verso l'antiforma; si è visto invece uno sviluppo ben diverso: guerra tra poveri, attentati, partigianerie, ecc. Insomma, non un qualcosa di graduale, ma un susseguirsi di punti catastrofici in cui si alternano vampate di lotta e momenti di rinculo.

In una situazione come quella mediorientale, e non solo, le partigianerie sono necessarie. Basti pensare ai curdi che in alcune zone sono diventati l'esercito a disposizione degli Stati Uniti. Se questa guerra strisciante si intensifica, potrebbe ripetersi in farsa lo scenario antecedente alla II guerra mondiale, quando masse di uomini, vista l'incapacità e l'inconsistenza dei partiti socialisti e comunisti, furono spinti verso fascismo e nazismo. Ma mentre al tempo la situazione era ben definita a livello di blocchi imperialistici, oggi il contesto è molto più sfumato e la "compellenza" più forte: la guerra contro uno stato prevede un esercito visibile e uno schieramento preciso, la guerra diffusa è invece difficile da delimitare. E per questo motivo gli stati saranno costretti a prendere decisioni e provvedimenti drastici, attuando una repressione tremenda.

La teleconferenza si è conclusa con un breve commento su due articoli reperiti sulla stampa nostrana.

Il primo riguarda il fenomeno dei voucher: i numeri dell'osservatorio Inps confermano la tendenza emersa a novembre, e cioè la crescita massiccia dell'utilizzo dei ticket che comincia a diventare allarmante anche per gli stessi borghesi. In un post de Il Sole 24 Ore, intitolato Più flessibilità del lavoro crea davvero più occupazione? Ecco una lettura dei dati, Emiliano Brancaccio, Nadia Garbellini e Raffaele Giammetti sostengono che le leggi promulagate per creare maggiore flessibilità e per favorire le assunzioni hanno in realtà inciso solo sul costo del lavoro. Insomma, questi borghesi ottengono ciò che vogliono e ancora non sono contenti, anzi sono preoccupati dal fatto che esiste un limite allo sfruttamento (non si può estrarre da pochi operai la stessa quantità di plusvalore che si estrae da molti).

Il secondo articolo, di Repubblica, riguarda invece gli investimenti nel fotovoltaico. In alcuni paesi questa tecnologia sta diventando più conveniente di quella legata ai combustibili fossili, anche in assenza di aiuti statali e incentivi, impensabile fino a 5 anni fa. Il Capitale si indirizza dove maggiori sono i margini di profitto, e così facendo elimina rami della produzione non più remunerativi.

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  • Eliminare la dissipazione, cioè il capitalismo

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, è iniziata con la segnalazione dell'articolo "Le navi si svuotano. Giù il Baltic Index, primo allarme di crisi economica", pubblicato il 12 febbraio nella sezione economia di Repubblica.

    Nato nel 1985, il Baltic Dry Index raccoglie i prezzi dei trasporti e dei noli marittimi, misurando la frequenza annuale delle principali rotte. Esso non tiene conto del trasporto del petrolio ma solo delle merci secche come derrate agricole, carbone e ferro, misurando lo stato di salute del commercio mondiale. Gli analisti hanno notato una netta flessione dell'indice: "nel giro delle ultime cinque settimane ha perso il 50 per cento del suo valore, allontanandosi ancora di più dai massimi raggiunti circa una anno fa: dal marzo del 2018, la discesa supera addirittura il 70 per cento". Tra le cause di questo tonfo, vi sarebbero la guerra dei dazi tra Usa e Cina, il rallentamento dell'economia nella zona Euro, il caos Brexit e la contrazione della crescita cinese. Il Nobel per l'economia Paul Krugman intervistato da Bloomberg ha dichiarato che "la Cina entrerà in crisi a causa dei consumi inadeguati".

    Si è poi passati a commentare le proteste dei pastori in Sardegna. La sovracapacità produttiva industriale e agricola è dovuta al fatto che il mercato non riesce ad assorbire quanto viene prodotto ("Vulcano della produzione o palude del mercato?", 1954). Da anni una parte considerevole delle spese dello Stato va a sostenere il settore agricolo che ormai, a rigor di logica, non si può più definire capitalista, essendo uscito completamente dalle leggi di mercato. È come se esistesse un Ministero dell'Alimentazione che permette all'agricoltura di fornire alla popolazione cibo a prezzo politico ("L'uomo e il lavoro del Sole", 2001). Eppure, a quanto pare, nemmeno questo basta a mantenere in equilibrio la domanda e l'offerta. Rivendicare maggiori sovvenzioni, meno tasse, oppure la difesa di un posto di lavoro che non c'è più, è il portato di decenni di controrivoluzione, mentre sarebbe il caso di pretendere il salario ai disoccupati e la riduzione dell'orario di lavoro, senza perder tempo ad invocare l'impossibile inversione delle leggi del capitalismo ("Chiudete agli uomini quelle dannate miniere!", 2002).

  • Geostoria e Memetica

    La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 13 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sul marasma sociale in corso in Europa. Dopo la Francia, ad entrare in subbuglio è ora l'Ungheria dove da giorni si susseguono manifestazioni di piazza. Le proteste sono state la reazione ad una proposta di legge che eleverebbe il limite degli straordinari annui fino a 400 ore. Secondo il governo di Viktor Orban il provvedimento serve a rendere il paese più competitivo; per tutta risposta i sindacati hanno chiesto al capo dello Stato Janos Ader di non siglare la nuova norma e hanno promesso, nel caso in cui la legge entrasse in vigore, di dare battaglia: "Faremo scioperi in tutto il Paese, combinati con blocchi stradali", ha minacciato il presidente della confederazione 'Mszsz' Laszlo Kordas. Quello ungherese non è un caso isolato: dal 2008 ad oggi ci siamo abituati a vedere piazze piene di manifestanti che chiedono il cambiamento.

    Come diciamo nell'articolo "Necessarie dissoluzioni" (n+1 n. 36), le grandi "questioni" che rappresentavano degli ostacoli all'avvento della rivoluzione comunista sono state via via risolte dallo stesso capitalismo. Basti pensare al problema nazionale, o a quello coloniale che ha dato filo da torcere a generazioni di militanti; oppure alla doppia rivoluzione in Russia che, portata avanti dai bolscevichi, doveva farsi carico della industrializzazione del paese facendo propri compiti borghesi. Già negli anni '50 del secolo scorso la nostra corrente affermava che non è rimasto più nulla da costruire all'interno del capitalismo, ma solo da distruggere.

    Abbiamo poi ripreso i temi trattati nella relazione "Fiorite primavere delle rivoluzioni" (svolta durante l'ultima riunione redazionale), ovvero l'accumulo di tensioni economiche e sociali che hanno il loro sbocco nel cambiamento del modo di produzione.

  • Sul rifiuto delle categorie capitalistiche basiamo il nostro lavoro

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    Nell'epoca dell'imperialismo qualsiasi attività è sussunta al capitale e trasformata in valore. Questo vale anche per le ONG che sono presenti negli scenari di guerra e in tutte quelle situazioni al limite, dove gli Stati non ci sono o non riescono ad affermarsi.

    La sigla ONG è stata stabilita a livello internazionale per definire tutte quelle organizzazioni private e "no profit" il cui statuto le identifica come enti di sussistenza e beneficenza. Tali enti dovrebbero intervenire quando le popolazioni soffrono la fame o la guerra, ma nella maggior parte dei casi raccolgono fondi per la sopravvivenza delle loro stesse strutture. Nelle situazioni in cui gli stati sono collassati, come in Siria, Yemen e Iraq, i finanziamenti internazionali passano direttamente dal Fondo Monetario alle ONG, bypassando le autorità statali. Con il diffondersi dell'attuale guerra civile globale, questo tipo di organizzazioni, che gestiscono anche gli immensi campi profughi sparsi per il pianeta, non potrà che aumentare.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°43, aprile 2018

copertina n°43f6Editoriale: Si fa presto a dire moneta
f6Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica
f6Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop
f6Terra di confine: Elementare, Watson
f6Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo
f6Recensione: Verso un nuovo paradigma
f6Doppia direzione: Lavorare è bello

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Newsletter 232, 12 febbraio 2019

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