E' online il numero 42, ottobre 2017

Invitiamo tutti ad abbonarsi alla copia cartacea per aiutarci a mantenere questo tipo di diffusione, ad esempio presso le biblioteche.

n+1 rivista n°42

Editoriale: L'immane mistificazione

Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre

Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti

Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)

Spaccio al bestione trionfante: Coppi, Bartali e i vaccini

Recensione: Lavorare è bello

Doppia direzione: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  7 febbraio 2017

Trappole percettive

La teleconferenza di martedì, presenti 17 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sulla dinamica sindacale.

Il percorso storico del sindacato è noto: dapprima la borghesia ne avversa violentemente lo sviluppo, poi ne tollera l'esistenza, infine lo ingloba nelle strutture statali. Tale processo è irreversibile e ciò significa che, finché non cambierà il rapporto tra le classi, ogni sindacato è opportunista.

Anche se le forze borghesi ci hanno sottratto i sindacati, anzi a maggior ragione, è necessario prestare attenzione a quanto accade in tali organismi che sono per loro stessa natura composti di soli proletari. Senza scordare che la teoria dell'offensiva padronale è una trappola "infame" per il risvolto pratico che comporta: attraverso l'utilizzo di strumenti di conservazione sociale come il parlamento, la costituzione, ecc., essa pone la classe proletaria sulla difensiva rendendola innocua.

Da Galileo in poi sappiamo che per fare scienza è necessario individuare degli invarianti al fine di elaborare modelli che ci aiutino a leggere correttamente la realtà. Nella misura in cui l'uomo evolve come essere sociale, produce e riproduce la propria esistenza fino a mutare la sua natura di uomo in quella di uomo-industria. In questo percorso la percezione si fa sempre più ingannevole, anzi: senza teoria, fisica, matematica, biologia, ecc., ci conduce fino all'errore.

Si è poi passati a commentare le manifestazioni degli scorsi giorni in Romania e gli scontri ancora in corso nelle periferie parigine. A Bucarest decine di migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro una legge salva corrotti arrivando a chiedere, una volta ottenuto il blocco del decreto, le dimissioni del governo in carica. A Aulnay-sous-Bois, una banlieue a nord-est della capitale francese, la rabbia è esplosa a seguito della notizia dell'ennesima violenza della polizia ai danni di un giovane della zona; le forze dell'ordine hanno blindato il quartiere e, in risposta, sono stati lanciati flash mob nel centro di Parigi. In Romania come in Francia, l'episodio scatenante delle proteste è stato solo un pretesto per sfogare la rabbia accumulata. In questo sistema l'esercito dei senza riserve ha ben poco da rivendicare, mentre la polarizzazione sociale porta alla nascita di comunità contro che identificano nello stato e nelle forze di polizia i nemici. La banlieue è il mondo, scrivevamo nel 2005; oggi più che mai, aggiungiamo adesso.

Possiamo intravedere una dinamica che, passando dalla rivolta della periferie parigine e londinesi ai movimenti di OWS e Gezi Park, tende a generalizzarsi al di là delle particolarità locali e ad estendersi a tutto il globo, proprio come sta avvenendo con l'introduzione di sistemi automatici di produzione, processo che delinea inevitabilmente un punto di rottura (non si può ricavare da un solo operaio sfruttato al massimo il plusvalore che si ricava da migliaia di sfruttati).

Piccole catastrofi sociali ed economiche si susseguono anticipando la grande catastrofe rivoluzionaria. Gli Stati perdono energia, faticano a svolgere i loro compiti e la borghesia si trova sprovvista di una teoria economica che le permetta di rivitalizzare il Sistema (la deflazione è ormai un dato strutturale, così come la disoccupazione, specie tra i giovani). Persino limitandosi all'utilizzo dei modelli forniti dai borghesi, si arriva alla conclusione che ci troviamo vicini al collasso sistemico: metà della popolazione mondiale è diventata inutile per il Capitale e vive in condizioni spaventose. In Occidente sono milioni i proletari che stanno precipitando nella sovrappopolazione assoluta, ma la maggior parte di essi ha uno smartphone in tasca, è organizzata in rete e non ha rivendicazioni possibili né sindacato corporativo.

La natura ereditaria dell'appartenenza alle classi economiche fa sì che essere senza riserva sia cosa più grave che essere senza vita. Nei giorni scorsi è stata organizzata una manifestazione dalla rete Campagne in Lotta a sostegno delle migliaia di immigrati che vivono e lavorano in stato di simil-schiavitù nelle campagne italiane come raccoglitori di frutta o ortaggi. Un corteo, partito dalla tendopoli di San Ferdinando (RC) dove i braccianti alloggiano senza acqua ed energia elettrica costretti a riscaldarsi con focolari di fortuna, si è diretto verso il Comune.

Quello della vita senza senso è per noi un tema importantissimo. Dalle complesse relazioni sociali fra gli uomini presenti nelle società pre-capitalistiche si è approdati alle relazioni unidirezionali al solo scopo della valorizzazione, fenomeno che Marx ha chiamato "passaggio dalla sottomissione formale del lavoro al Capitale alla sottomissione reale". A tal proposito si è accennato alla lettera di addio - divenuta presto virale - di un giovane precario di Udine che si è tolto la vita stanco di essere "costretto a sopravvivere". Un sistema con un'altissima socializzazione del lavoro, che nella produzione di valore ha raggiunto i massimi livelli, al tempo stesso schiaccia l'umanità, che risulta superflua.

La teleconferenza si è conclusa con alcune riflessioni sulle società matriarcali, ricordando l'importante opera di Marija Gimbutas. August Bebel ne La donna e il socialismo si sofferma ampiamente sulla condizione della donna nel capitalismo e la nostra corrente ha prodotto diverso materiale sulla famiglia, manca però un lavoro organico sul matriarcato.

romania2017

Articoli correlati (da tag)

  • Riduzione dell'orario di lavoro

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata commentando le news in arrivo dal Venezuela, dove in seguito agli assalti a supermercati e negozi da parte della popolazione, ormai ridotta alla fame, il governo Maduro ha costretto gli esercenti ad abbassare i costi dei beni di prima necessità. Nel paese i prezzi delle merci sono arrivati alle stelle a causa di un'inflazione a livelli da record, mentre il Bolivar, la moneta locale, non viene più accettata nelle transazioni.

    La situazione economica in cui versa il paese è molto simile a quella di altre aree del mondo dove storicamente vengono attuate misure per calmierare i beni di prima necessità. Quando le condizioni economiche peggiorano e tali misure non possono più essere mantenute, quando i governi non riescono più a sfamare le popolazioni, scattano le rivolte, i saccheggi e le manifestazioni.

  • Cosa succede in Iran?

    Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 14 compagni, abbiamo parlato del movimento di protesta che ha coinvolto numerose città dell'Iran.

    Dalle notizie che è stato possibile reperire sul Web, sembra che la scintilla che ha dato il via alla rivolta sia scoccata lo scorso 28 dicembre a Mashhad, la seconda metropoli del paese con i suoi 2,5 milioni di abitanti, a causa del carovita e dell'elevata disoccupazione e contro la corruzione. Inoltre per il 2018 il governo Rouhani ha approvato una legge di bilancio che prevede, tra le altre cose, un forte aumento del prezzo della benzina (70%), di luce e gas (40%), dell'imposta sui viaggi all'estero e degli importi delle multe stradali, e, soprattutto, abolisce i sussidi governativi diretti che in Iran riguardano circa 20 milioni di persone, un quarto della popolazione.

    Inizialmente le manifestazioni sono state utilizzate dai conservatori avversari di Rouhani per denigrare l'operato del governo in carica. Molto presto, però, le proteste si sono generalizzate e fatte più violente, e hanno cominciato a rivolgersi anche contro la guida suprema Khamenei, dandone alle fiamme ritratti e simboli propagandistici. La rivolta, amplificata da social network e servizi di messaggistica istantanea, in particolare Instagram e Telegram (a cui il governo ha subito bloccato l'accesso), si è estesa ad oltre 50 città. Nelle immagini e nei video dei cortei che hanno attraversato le strade di numerose città del paese non si vedono cartelli o bandiere e per ora il movimento non ha espresso nè leader ben definibili nè rivendicazioni costruttive da "proporre" al regime, assumendo piuttosto un profilo anti-sistema confermato anche dagli assalti a colpi di arma da fuoco a caserme e basi militari. Al momento si contano 23 morti e circa 450 arresti, soprattutto tra i giovanissimi.

  • Corporativismo a tutti i livelli

    La teleconferenza di martedì, presenti 15 compagni, è iniziata commentando quanto accade in Argentina.

    Nei giorni scorsi ci sono state grosse manifestazioni e scontri con la polizia a Buenos Aires, in seguito all'annunciata riforma delle pensioni. Secondo l'Osservatorio sul debito sociale dell'Università Cattolica di Buenos Aires i poveri sono il 31,4% della popolazione e il 48,4% dei minori di 14 anni vive in famiglie povere. Praticamente un terzo della popolazione argentina si trova in condizione di povertà strutturale e l'ennesima misura di austerity non farà altro che peggiorarne la situazione. In questo clima la riforma delle pensioni rappresenta la classica goccia che fa traboccare il vaso, diventa l'innesco di situazioni esplosive pre-esistenti.

    A proposito di miseria crescente è stato citato un articolo pubblicato su il manifesto, "La lotta di classe vinta dall'1%" dove si riportano i risultati di uno studio realizzato da un centinaio di economisti di tutto il mondo, coordinati nel World Wealth and Income Database (WID, world). La giornalista Anna Maria Merlo ne ricava un quadro indicativo:

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°41, aprile 2017

copertina n°41f6Editoriale: Non possiamo ingannare la natura
f6Articoli: Assalto al pianeta rosso - Il secondo principio - Il grande collasso - Capitale e teoria dello sciupio
f6Rassegna: Ancora Trump - Fuga nel sub mondo
f6Terra di confine: Buoni di non lavoro
f6Recensione: Che cosa c'è dopo il capitalismo?
f6Doppia direzione: Neoluddismo
f6Spaccio al bestione trionfante: Dieci punti per demolire Trump

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 227, 31 gennaio 2018

f6La scintilla
f6Accendere neuroni
f6Animal spirits
f6Reddito di base
f6Giganti scomodi
f6Mi chiamo Sophia
f6Bisogno di guerra
f6Ramoscello d'ulivo

Leggi la newsletter 227
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email