Il numero 44 di n+1 è in tipografia

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n+1 rivista n°44

Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx

Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura

Terra di confine: Il capitalismo non è eterno

Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno

Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Appuntamenti

14-16

Dic

72° incontro redazionale
Temi: - Taylorismo, managerialismo e impersonalità del Capitale, - Lo stato a pezzi, - Fiorite primavere delle rivoluzioni, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  7 marzo 2017

Rivoluzione in divenire

La teleconferenza di martedì sera, connessi 11 compagni, è iniziata commentando la notizia della diffusione di documenti riservati della Cia da parte di Wikileaks. Secondo il comunicato pubblicato sul sito, l'Agenzia d'informazioni americana disporrebbe di un vasto arsenale informatico, fatto di malware ed altri codici malevoli, tramite cui sarebbe in grado di accedere ai dispositivi venduti dalle maggiori aziende americane ed europee, come ad esempio l'iPhone della Apple, gli smarthphone con sistema operativo Android (Google) e Windows (Microsoft), e le smart Tv prodotte da Samsung. La Cia sarebbe inoltre equipaggiata per penetrare nei sistemi che formano l'Internet delle cose (IoT).

Niente di cui stupirsi dato che tutto era già stato anticipato dal sistema di sorveglianza Echelon, una sorta di preistoria dell'utilizzo dei Big Data. Oggi i dati vengono prelevati direttamente in Rete, quindi immessi in potentissimi computer ed elaborati. Ma non bisogna farsi impressionare: nessun sistema di spionaggio, per quanto complesso, è in grado di fermare una rivoluzione. Come si è visto durante la Primavera araba, quando milioni di persone scendono in piazza lo spionaggio può fare ben poco.

Spioni a parte, l'IoT permette di mettere in connessione tra loro gli oggetti e gli oggetti con le persone. Allora, se tutto è connesso, non si può fare a meno di parlare di cibernetica, ovvero della possibilità di utilizzare sistemi intelligenti e automatici per gestire la produzione. Nell'articolo dell'Economist Revolution in the making si sostiene che la produzione materiale sarà sempre più collegata alla Rete e che le merci verranno prodotte attraverso un meccanismo automatico in risposta agli ordini in arrivo in tempo reale dal mercato. La produzione just in time è già da tempo una realtà, l'assetto moderno dell'industria vede la catena di montaggio uscire dalle mura aziendali, con la logistica, il sistema informatico e l'integrazione dei flussi. Oggi l'automatismo reso possibile dai chip per l'identificazione a radiofrequenza (Rfid - Radio Frequency Identification), dai sensori di pressione (Mems - Micro Electro Mechanical Systems) o dai programmi (spider) per la raccolta delle informazioni nel Web, sta formando un sistema intelligente di produzione e distribuzione che si configura come un vero e proprio general intellect (Marx, Grundrisse). Il sistema di macchine globale, la fusione tra il mondo del nato e quello del prodotto, la sostituzione di lavoratori con algoritmi, non potranno che produrre effetti dirompenti a livello sociale:

"A un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioè con i rapporti di proprietà (che ne sono soltanto l'espressione giuridica) dentro i quali tali forze per l'innanzi s'erano mosse. Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro catene. E allora subentra un'epoca di rivoluzione sociale. Con il cambiamento della base economica, si sconvolge più o meno rapidamente tutta la gigantesca sovrastruttura." (Marx, Per la critica dell'economia politica)

La borghesia è una classe rivoluzionaria perché è costretta a rivoluzionare continuamente il suo modo di produzione: sviluppando senza sosta le forze produttive, mette in moto forze gigantesche che fatica a controllare. Ne L'Imperialismo Lenin afferma che arrivati ad una certo punto "i rapporti di economia e di proprietà privata formano un involucro che non corrisponde più al suo contenuto. Esso deve andare inevitabilmente in putrefazione qualora ne venga ostacolata l'eliminazione". Le condizioni materiali per lo scatto ad una forma sociale di ordine superiore sono sempre più mature, le questioni tecniche verranno risolte dopo la conquista del potere sulla base del sapere scientifico liberato dalle catene del valore.

Che l'involucro politico borghese sia decrepito è ormai fatto assodato. Sul Venerdì di Repubblica è stata pubblicata una recensione al saggio di Franco Moretti dal titolo La borghesia è ormai un fantasma: ma chi l'ha uccisa?, mentre in un discorso tenuto durante una cerimonia istituzionale, il Presidente Sergio Mattarella ha affermato: "la recessione economica, sperimentata nell'ultimo decennio in numerose aree del mondo, sembra volersi accompagnare ora ad una sorta di recessione geopolitica, incapace di dare risposte concrete alle sfide che abbiamo di fronte e che appare di abbandono delle responsabilità nella costruzione di destini comuni per l'umanità, con il risultato di alimentare conflitti e il rischio di violenze."

Ma è da escludere che la borghesia riesca a capire fino in fondo cosa le stia accadendo, seppur possa intuirne i contorni grazie ai dati ed alle informazioni a disposizione; essa non può trarre conclusioni razionali ed è improbabile che arrivi a decretare la propria fine. Per questo motivo tutto si risolve sempre in una autocritica più o meno radicale, si pensi ai recenti scritti di Jeremy Rifkin (La società a costo marginale zero) e Paul Mason (Postcapitalismo).

La vera alternativa, l'antiforma, può essere praticata solo da forze che si pongono fuori dal Sistema e che non hanno nulla più da rivendicare nella forma sociale vigente.

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    La teleriunione di martedì scorso è cominciata con la segnalazione da parte di uno dei compagni collegati (12 in totale) della proliferazione su YouTube di filmati tesi a dimostrare che il crollo del ponte Morandi di Genova non è avvenuto accidentalmente ma sarebbe invece un fatto voluto. Questo genere di video, visualizzati in breve tempo da decine di migliaia di persone, rientra nel fenomeno, già visto in passato in occasione dell'attentato alle Torri Gemelle o, ancor prima, dello sbarco sulla Luna, della diffusione di teorie strampalate solitamente a sostegno di una visione più o meno complottista dell'ordine delle cose.

    Il Web è lo specchio della società e quindi in esso non possiamo che trovare tutto quello che esiste nel mondo, compresa la vita senza senso alimentata dal capitalismo. Questa sorta di grande magazzino globale contrasta con l'idea, propria di molti intellettuali, della profondità della cultura accademica. Secondo tale schiera di pensatori, solo esperti o specialisti dovrebbero potersi esprimere su determinati argomenti, mentre il resto dell'umanità dovrebbe limitarsi ad esternare le proprie "opinioni" al bar. Tra questi spicca Umberto Eco che, contraddittoriamente, nel suo "Ur-fascismo" non riesce ad approfondire il tema preso in esame, ma si limita a fornire una lista di caratteristiche estetiche e morali del fascismo (la camicia nera, l'autoritarismo, il culto della tradizione, il culto dell'azione, ecc.), tralasciando l'analisi della società e dei rapporti di produzione che produsse quel tipo di governo. Evidentemente, all'esimio professore era sfuggito che negli anni '20 del '900 tutto il mondo volgeva lo sguardo, avvicinandosi, al fascismo, un movimento internazionale - così come lo definisce la nostra corrente - capace di dar vita a numerose correnti nazionali che discutevano e dibattevano tra loro. Solo per citare alcuni tra i nomi più conosciuti, ricordiamo il tedesco Werner Sombart e il belga Henri de Man, a cui si aggiungono i collegamenti con alcuni esponenti russi sviluppati durante l'importante congresso di Amsterdam del 1931 e i progetti di programmazione economica.

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    "La sfiducia dei cittadini nella classe politica ha radici lontane e lo scollamento tra i palazzi e la vita reale non è una novità. Nonostante questo, per lungo tempo il metodo della rappresentanza è stato il migliore metodo possibile. Oggi però, grazie alla Rete e alle tecnologie, esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività del volere popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è quindi inevitabile."

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°43, aprile 2018

copertina n°43f6Editoriale: Si fa presto a dire moneta
f6Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica
f6Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop
f6Terra di confine: Elementare, Watson
f6Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo
f6Recensione: Verso un nuovo paradigma
f6Doppia direzione: Lavorare è bello

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 230, 18 ottobre 2018

f6Bomba a orologeria
f6Uno schema Ponzi per sé stessi
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