E' online il numero 42, ottobre 2017

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n+1 rivista n°42

Editoriale: L'immane mistificazione

Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre

Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti

Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)

Spaccio al bestione trionfante: Coppi, Bartali e i vaccini

Recensione: Lavorare è bello

Doppia direzione: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  21 maggio 2013

The Venus Project

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 12 compagni.

Abbiamo iniziato commentando "The Venus Project": presentato con un filmato su YouTube (Paradise or Oblivion) dal fondatore Jacque Fresco, il progetto descrive una società futura cibernetica, completamente razionalizzata, basata sulla soddisfazione dei bisogni umani e ambientali senza il vincolo del denaro e dello scambio. Quel che risulta interessante – come ci scrive un corrispondente – è che, nonostante qualche parola ingenua di troppo, questo progetto è impregnato di comunismo assai più di quanto il suo fondatore non sia disposto ad ammettere.

Il "Venus Project" è abbastanza seguito in Rete ma, al di là di questo specifico progetto, notiamo il proliferare di gruppi e singoli che spingono in quella direzione. La crisi del capitalismo senile influisce sui cervelli, i quali o vanno al macero oppure cominciano ad escogitare delle vie d'uscita, e lo fanno utilizzando gli strumenti messi a disposizione dal sistema stesso ma "contro" di esso. A livello sociale sta avvenendo un cambiamento di paradigma e cominciano ad apparire cellule mutanti.

La parola "programma" deriva dal greco e significa "scritto prima", cioè esposizione scritta di un piano operativo. E' quindi sinonimo di progetto, che vuol dire anticipazione sulla carta di un'opera di futura realizzazione. Se è vero che l'opera sarà costruita secondo progetto, è anche vero che per prima cosa è l'opera a muovere la mano del progettista, mentre il progetto completo e la realizzazione vengono dopo. Col progetto si mette sulla carta il futuro, perciò possiamo affermare che è il futuro a disegnare sulla carta. Un idealista direbbe che l'opera da realizzare è nella mente del progettista, ma noi chiediamo: da dove viene una volta che è lì? La risposta è semplice dato che sappiamo che un cervello collettivo, l'esperienza della specie, ha fornito le informazioni raccolte dalla mente dell'individuo progettista. E' il futuro che muove l'azione dell'uomo che vuole raggiungerlo.

Dall'articolo Percezione e realtà (n+1, numero 33):

"Un tempo discorsi del genere non solo generavano un rigetto negli ambienti politici, ma non erano neppure compresi. Oggi verifichiamo di continuo che, non appena usciti dagli ambienti luogocomunistici, vengono non solo capiti ma apprezzati, ed è ormai normale sentirsi dire "l'avevo pensato anch'io ma non sapevo come esprimerlo". La riprova può essere trovata su Internet. Si capisce che là si trova di tutto, compresa la spazzatura del mondo, ma un lavoro attento di pattugliamento rivela una vera e propria emergenza epistemologica, e in effetti non c'è più un "là" separato da noi, ci siamo dentro. Come dice Kevin Kelly incomincia a confondersi il confine fra il "nato" e il "prodotto" (tra il biologico e l'artificiale)."

Il lungo video è punteggiato da termini e concetti che usiamo da sempre: eliminazione del denaro, curva gaussiana, unificazione delle conoscenze scientifiche, denaro che non potrà dare risposte positive alla sopravvivenza della specie, fase di transizione, impossibilità da parte della "politica" di dare risposte in quanto asservita al sistema, ecc. Al contrario dei fanatici della New Age o dei primitivisti, si delinea un ruolo nuovo per la tecnologia, che, dopo il crollo del Capitale, sarà al servizio dei bisogni umani. Tutto ciò è riconducibile al fenomeno delle capitolazioni ideologiche della borghesia di fronte al "marxismo": l'involucro non corrisponde più al suo contenuto e costringe team di ricerca, scienziati e studiosi a scendere sul nostro terreno, quello della critica all'economia politica. C'è qualcosa di nuovo nell'aria, delle idee (memi) che circolano nella Rete e stanno trovando terreno fertile per riprodursi ed evolvere. In Paradise or Oblivion si descrive un habitat futuro e si vedono abitazioni avveniristiche sviluppate a moduli smontabili e assemblabili. Allora è vero che si possono portare i mezzi di produzione verso gli uomini invece che gli uomini verso i mezzi di produzione? Quando si superano i vincoli di classe, è possibile progettare la società in vista della soddisfazione dei bisogni umani.

Nell'ultimo numero della rivista abbiamo scritto:

"Quando opere scientifiche divulgative diventano best seller e opuscoli scientifici sono inseriti nei giornali a milioni, diffusi come volantini a prezzi stracciati, non vuol dire che stiamo diventando tutti scienziati coscienti, ma che il paradigma è cambiato e l'industria può farne oggetto di marketing e vendere in massa merci conseguenti. Tutto ciò sarà allo stato non cosciente fin che si vuole, ma han fatto il loro tempo le correnti revisioniste che credono sia possibile un cambiamento ottenibile con delle chiacchiere in parlamento. Certo i parlamenti esistono ed esisteranno probabilmente finché esisterà la borghesia, ma persistono per mera inerzia da quando hanno ricevuto la spinta iniziale con la caduta della Bastiglia. Al contrario, il "movimento reale che distrugge lo stato di cose presente" vive di un moto proprio che si rinforza nel tempo e che bisogna capire. La teoria che unisce il movimento oggettivo alla sua comprensione soggettiva è il prerequisito primario che rende possibile l'applicazione della "volontà sociale", cioè il rovesciamento della prassi. L'opera di distruzione dell'esistente va quindi assecondata nello stesso tempo in cui si afferma la teoria per il futuro, cioè il progetto cosciente del futuro stesso. Una parte dell'umanità, che sia comunista o no, sta arrivando alla conclusione che così non si può più vivere. Il partito storico si configura come l'insieme di questa umanità."

Se le opere scientifiche diventano veri e propri best seller e trovano ampia diffusione nelle librerie come fossero romanzi, vuol dire che c'è più confidenza con questo tipo di materia. Basta fare un giro sul Web per osservare che esiste qualcosa di molto più vasto, infatti non si tratta di criticare questo o quel progetto, questo o quel ricercatore, bensì di registrare l'emergenza epistemologica che sta dietro a questa fibrillazione sociale.

Ad esempio Federico Pistono, divulgatore scientifico e attivista 5 Stelle, sostiene che i robot tendono a sostituire il lavoro umano non solo nella catena di montaggio ma anche in lavori socialmente più qualificati. E se in questa società tale processo produce disoccupazione e miseria, in un'altra forma sociale la liberazione di tempo di lavoro è tempo di vita liberato. In un video egli critica la struttura gerarchica imposta dal duopolio Grillo-Casaleggio proponendo in alternativa di aprire la discussione all'interno del M5S attraverso software liberi e piattaforme virtuali tipo Wikimedia, LiquidFeedback o Airesis. In un altro intervento parla di evoluzione sociale tramite collaborazione open source, portando ad esempio vari esperimenti di condivisione libera e gratuita di progetti come il Villaggio Globale, basato su wiki-progetti per costruire macchinari utili ad una comunità, o la Khan Academy, un'organizzazione educativa non a scopo di lucro con l'obiettivo dichiarato di "fornire un'educazione di alta qualità a chiunque, dovunque".

Mentre si sviluppano piattaforme globali come quelle di OWS, prendono piede filoni scientifici che si pongono il problema di progettare una società diversa da questa, basata sull'uso razionale delle risorse esistenti.

"Ci sembra ovvio concludere con l'augurio: è morto il marxismo (finalmente), viva la rivoluzione che sta mettendo in moto non più coloro che si aggrappavano alle rivoluzioni passate ma chi incomincia ad avvertire puzza di stantìo nell'ambiente che esse stesse hanno prodotto e che poi la controrivoluzione ha fatto degenerare. Tutto il bagaglio concettuale e persino lessicale del "marxismo" fa parte di una rivoluzione addietro, quando non di due. È infatti un misto di illuminismo settecentesco (progresso, democrazia e... "libertè, égalité, fraternité") e di bolscevizzazione staliniana. Fallito il primo, grande tentativo rivoluzionario comunista, la nostra corrente vide persino nello stalinismo una positiva continuazione della rivoluzione borghese in Russia e in Cina. Quello che sta succedendo oggi, che coinvolge ormai milioni di persone, stanche del capitalismo anche se non lo dicono con i termini della rivoluzione passata, non è un distacco dalla teoria rivoluzionaria, anzi, ne è l'affermazione." (Perché il marxismo non ha più il successo di una volta?)

Riscontriamo una continuità teorica tra il Venus Project ed il Technocracy movement.

Con un approccio pragmatico che ricorda quello dei tecnocratici, Fresco critica il capitalismo in quanto inefficiente, propone un sistema basato sulle risorse fisiche in cui il denaro sia abolito e adotta un approccio olistico in cui le trasformazioni ipotizzate investono ogni campo delle attività umane. Non male per uno che probabilmente non ha mai letto Marx!

Anche i tecnocratici affermavano che il cambiamento tecnico-scientifico aveva bisogno di un assetto sociale diverso e parlavano apertamente di "Soviet of Technicians" (Veblen). Essi facevano partire la storia da cinquemila anni fa, all'incirca dalle prime società di classe, e vedevano (giustamente) un evoluzione lentissima avvenuta gradualmente in migliaia d'anni. Durante questo periodo, nel quale nacquero tutte le dottrine politiche ed economiche, l'uomo sarebbe cambiato poco a livello tecnico e scientifico. Negli ultimi cent'anni (all'incirca dalla rivoluzione industriale) è avvenuto invece un salto esponenziale di una velocità storica enorme, e perciò non è più possibile organizzare una società cambiata così rapidamente con dottrine e prassi economiche obsolete poiché formatesi durante il cambiamento lento. Sono le nuove conoscenze, quelle che hanno permesso la velocizzazione, a dover gestire la nuova società.

Secondo il tecnocratico Hubbert la società era seriamente penalizzata perché i suoi due più importanti pilastri culturali ‒ la scienza della materia-energia ed il sistema storico della finanza ‒ erano incompatibili. Ciò creava uno sfasamento temporale e l'esempio massimo ne era la grave crisi del '29, la quale andava superata con un salto in un'altra società, adeguata alla fase storica aperta dalla rivoluzione industriale. I concetti utilizzati per dimostrarne la necessità assomigliamo a quelli dei sostenitori del Venus Project:

"Ero a New York negli anni 30. Fu come stare in prima fila durante la depressione. Vi posso assicurare che è stata un'esperienza molto educativa. Abbiamo fatto collassare il paese per motivi monetari. Avevamo manodopera e materie prime in abbondanza, ma l'abbiamo fatto collassare. Oggi stiamo facendo la stessa cosa, ma la prospettiva materiale è diversa. Per quanto riguarda il futuro non siamo più nella posizione in cui eravamo nel 1929-30. Allora il sistema fisico era pronto a riprendersi. Questa volta no. Siamo in una crisi nell'evoluzione della società umana. Una crisi unica sia per la storia umana che per quella geologica. Non è mai successo prima e non potrà accadere di nuovo. È possibile utilizzare il petrolio solo una volta. È possibile utilizzare i metalli solo una volta. Presto tutto il petrolio sarà bruciato e tutti i metalli saranno estratti e dispersi" (citato da Robert Hickerson, La ricetta di Hubbert per la sopravvivenza, un'economia di stato stazionario).

E' indicativo che gruppi lontani dalla nostra corrente si orientino verso una società senza classi, senza denaro, senza sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Ma posta la dovuta attenzione a " TheVenus Project" e ad altri progetti simili, rimane difficile comprendere come possa avvenire, per i sostenitori di questi "programmi", il "rovesciamento della prassi", ovvero il passaggio dalla forma sociale n ad n+1, senza la formazione di un organismo politico di classe.

La teleriunione è proseguita con un accenno al concetto di ucronia presente nell'ultimo numero della rivista.

L'ucronia è uno strumento che utilizziamo per conoscere il passato e prevedere il futuro:

"Nella cronologia delle grandi rivoluzioni (neolitica, antica, feudale, borghese e comunista) noi siamo di fronte alla più decisiva di tutte. Ragionando a un secolo dopo l'ultimo tentativo comunista e prima del prossimo assalto, abbiamo l'obbligo di capire che cosa è successo in passato per essere in regola con il futuro. Non è una frase fatta: tra il 1917 e il 1926 si è consumata una delle grandi tragedie della storia umana ela misura della sua gravità si può avere solo operando un confronto con ciò che sarebbe potuto essere, non semplicemente studiando ciò che è stato."

Il nuovo paradigma non può limitarsi a vedere le cose al livello dell'esistente. Il se ucronico, nella nostra visione, non è bizzarria dell'immaginazione, ma indica ciò che avrebbe potuto essere se il soggetto storico della rivoluzione, il partito rivoluzionario, fosse stato adeguato ai compiti, dettati dal futuro, assegnati dalla rivoluzione. Se spazialmente le rivoluzioni differiscono enormemente nella contingenza storica le une dalle altre, nella continuità temporale c'è un'unica rivoluzione che marcia deterministicamente verso uno sbocco già teoricamente conosciuto:

"Nello spazio, le rivoluzioni possono essere infinite, per la complessità degli organismi sociali sulla Terra... e tanto più se – suggestionati dal paragone cosmico – pensiamo, come di moda, ai marziani e a tutti i... planetiani extrasolari. Nel tempo, la serie delle rivoluzioni ha principio e fine: la loro serie si pone tra il comunismo primitivo e il comunismo del nostro programma sociale". (PCInt., Russia e rivoluzione)

L'ucronia (atemporalità o per meglio dire non contingenza) ci permette di introdurre questa conoscenza invariante, desunta da tutto un arco storico proiettato nel futuro, nell'esame dei fatti storici contingenti. Lo scarto tra ucronia e realtà fattuale misura appunto la differenza tra l'adeguatezza che deve avere il soggetto rivoluzionario nel futuro e l'inadeguatezza che ebbe nel passato. È ovvio, non poteva andare diversamente nella biforcazione 1917-1926, quella era la maturità complessiva raggiunta dal soggetto rivoluzionario, non si tratta di errori soggettivi, nel senso di individuali, però proprio l'elemento ucronico ci fa comprendere che l'azione del partito invece di prendere direttive dal futuro si fece influenzare dal passato. La rivoluzione ha criticato quel partito, la sconfitta è stata la critica a quel modello di partito, alla Terza Internazionale, come la sconfitta della Comune è stata la critica del partito della Comune secondo Marx.

D'altra parte, di pari passo alla controrivoluzione montante c'era qualcosa (la Sinistra Comunista "italiana") che si opponeva ancorandosi saldamente al dettato "ucronico" del futuro, ma la forza preponderante della contingenza storica andava in quell'altra direzione. Rimane comunque la lezione storica importantissima di quello scontro tra due forze, l'una trascinata dall'esistente e l'altra orientata nel futuro. Come scritto nell'articolo Einstein e alcuni schemi di rovesciamento della prassi se vediamo alcuni fenomeni con gli occhiali del presente non riusciamo a capirli, solo con un salto intuitivo possiamo inquadrarli in un altro schema teorico. Se non riusciamo a spingerci al livello della società futura non possiamo comprendere tanti avvenimenti della società presente e anzi rimaniamo invischiati nella stessa, come avvenne in quello svolto alla Terza Internazionale.

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