E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  18 aprile 2017

Il ballo del mattone

I temi affrontati durante la teleriunione di martedì, a cui hanno partecipato 14 compagni, sono stati i seguenti: le città fantasma cinesi e la "legge della bicicletta"; debito globale: la Cina nel mirino; Bretton Woods: note sul numero 41 della rivista.

Ne avevamo parlato qualche anno fa in una newsletter in cui raccontavamo di Ordos, una città nel nord della Cina costruita dal nulla nel deserto mongolo per un milione di persone ma con appena 28.000 residenti. Oggi il fenomeno delle città fantasma cinesi ha raggiunto cifre impressionanti: sono 50 milioni le unità abitative non occupate e 6 miliardi i metri quadrati lasciati vuoti, a cui nel futuro si aggiungeranno quelli previsti dalle decine di piani di sviluppo edilizio locali per la costruzione di 3500 nuovi complessi abitativi per una capienza totale di 3,4 miliardi di persone, la metà della popolazione mondiale.

La spiegazione di tale irragionevolezza è presto data: gli investimenti nel settore non possono fermarsi perché, come scrive l'autore dell' articolo da cui abbiamo preso i dati, vale la cosiddetta legge della bicicletta: "se la macchina produttiva smette di pedalare cade e l'industria immobiliare, che coinvolge acciaio, cemento, vetro e carbone rappresenta con l'indotto almeno il 15% del Prodotto interno lordo". Ma, aggiungiamo noi, prima o poi a fermarsi sarà il sistema stesso, come si è visto negli Stati Uniti con la crisi dei mutui subprime.

La casa riassume in sé due stadi del capitale: è una merce che richiede altre merci per la sua produzione e perciò fa da stimolo all'economia (tra il 2011 e il 2013 la Cina ha consumato una quantità di cemento pari a quella utilizzata dagli Stati Uniti nel XX sec.), e successivamente, quando il costruttore e il proprietario hanno già intascato il suo valore lungo il periodo necessario a ricostituire il capitale anticipato più il profitto, diventa rendita, continuando nel tempo a portare denaro (sovraprofitto) nelle tasche di chi l'affitta. L'investimento nel mattone è stato fonte di sicurezza per il Capitale, ma un tale meccanismo a lungo andare può diventare pericoloso. La progettazione di centri abitati intorno a poli di sviluppo è tipica del capitalismo cinese; ma se l'urbanizzazione non avviene e le abitazioni rimangono vuote, allora sono problemi. Se la bolla immobiliare cinese scoppiasse, le conseguenze sarebbero catastrofiche. Non solo perché si brucerebbero in un sol colpo tutti i capitali che si sono riversati in questi anni nel settore, ma soprattutto perché la Cina è il maggior possessore del debito americano: la crisi diverrebbe immediatamente mondiale.

La situazione degli investimenti nel mattone in Cina, con la costruzione di grandi aeree urbane destinate a rimanere vuote, è indice del generale peggioramento dell'economia nell'area, ma non solo. Alcune voci d'allarme si sono già levate: il debito cinese sta crescendo repentinamente tracciando una curva già vista in paesi come Giappone, Thailandia, Spagna, prima della crisi. Il Sole 24 Ore avverte: "la rapida crescita dell'indebitamento e le dimensioni del settore finanziario del Paese asiatico rappresentano una minaccia per la stabilità mondiale". Dallo scoppio della crisi dei mutui subprime, il debito pubblico globale è stato spinto ai massimi livelli, crescendo di circa 70 mila miliardi negli ultimi 10 anni (a fronte di un Pil di 77) e raggiungendo la cifra totale di 215 mila miliardi (il 325% del Pil globale).

Il fenomeno delle città fantasma, il cui meccanismo sottostante, abbiamo visto, è in realtà generalizzabile a tutto il capitalismo, porta a galla la mancanza di capacità di controllo sul fatto economico. In un articolo pubblicato sul numero 36 della rivista, Metropolis, una corrispondenza con un lettore sullo sviluppo delle megalopoli nel capitalismo, si osservava la stessa impossibilità di gestione, a livello potenziale, del fatto militare-politico, soprattutto se pensiamo ai grandi assembramenti urbani dove ormai da tempo si assiste ad interventi di polizia simili ad azioni di guerra. In Cina sono 102 le città che hanno raggiunto o superato il milione di abitanti; qui, come nelle altre grandi metropoli del mondo, il controllo esiste fino a quando non succede qualcosa: "Controllare Megalopoli è come controllare Internet: facilissimo, finché non succede niente, finché c'è tutto il tempo per separare 'il segnale dal rumore', cioè l'informazione che serve da quella inutile o dalla controinformazione". Significativo a tal proposito quanto successo tre anni fa in Brasile prima dei mondiali di calcio, o a febbraio scorso quando nello stato di Espirito Santo è scoppiato il caos a seguito dello sciopero della polizia: oltre 100 morti in 6 giorni.

Il capitalismo mostra i sintomi sempre più forti di un sistema out of control: le condizioni di vita sul pianeta continuano a peggiorare; ad esempio in America uno studio ha rilevato che la fascia di popolazione tra i 45 e i 54 anni sta morendo più velocemente - di droga, armi, suicidi, depressione, ecc. - rispetto agli altri paesi a causa del precipizio verso il basso della classe media.

La teleconferenza si è conclusa con un commento sui fatti di Fossano (sempre più frequentemente crollano ponti e viadotti) e con alcune osservazioni sul numero 41 della rivista, in uscita a maggio. Si è ricordato il motivo che spinse gli Stati Uniti a rompere gli accordi di Bretton Woods nel 1971, sospendendo la convertibilità dei dollari in oro.

Al tempo, dato che ai russi era stata imposta l'inconvertibilità del rublo, per le transazioni internazionali Mosca doveva procurarsi moneta americana soprattutto tramite materie prime. Nel trafficare con dollari al di fuori del mercato valutario controllato, succedeva che due transazioni ravvicinate e avvenute in due paesi diversi con scritture contabili moltiplicavano i dollari e, alla fine dell'anno, risultavano più bigliettoni verdi di quanti ne fossero usciti dal territorio americano. Il doppio conteggio "creava" i cosiddetti eurodollari e ad un certo punto la cifra era così alta che Washington non poteva far altro che bloccare il meccanismo, tanto più che il giochetto stava assumendo dimensioni gigantesche con l'intervento di un altro attore sulla scena, ben più potente, almeno dal punto di vista finanziario: l'Opec e i suoi petrodollari. Perciò, fra il 1970 e il 1971, il dollaro era diventato di fatto inconvertibile, anche perché non c'era oro abbastanza a Fort Knox. Fu quindi riformato il FMI (Triffin) e il dollaro non fu troppo penalizzato grazie alla fiducia sulla parola... e sulle portaerei.

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    Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 17 compagni, abbiamo parlato del progetto di "reddito universale" che sarà sperimentato il prossimo anno a Stockton, in California: "Stockton, una città californiana di circa 300mila abitanti sarà la prima comunità a sperimentare il reddito universale negli Stati Uniti. Il programma è costituito di una prova triennale nella quale un gruppo di cittadini selezionati (quanti non è ancora chiaro) riceverà un assegno mensile di 500 dollari al mese, per un totale di 6mila dollari all'anno" ("Per la prima volta Usa sperimentano il reddito universale", WSI).

    Il tema della ridistribuzione della ricchezza è oggi all'ordine del giorno. Joseph Stiglitz, in un intervento alla conferenza organizzata dall'Istituto Cattaneo di Bologna su "Non si esce dalla crisi senza politica redistributiva della ricchezza", ha affermato che "l'1 per cento della popolazione controlla il 90 per cento della ricchezza mondiale"; e Romano Prodi, anch'egli presente all'incontro bolognese, ha dichiarato: "Io credo che ci sarebbe bisogno di un organismo mondiale in grado di redistribuire le risorse ma da questo punto di vista sono tutt'altro che ottimista. Le difficoltà che si incontrano ad esempio nel tassare le nuove multinazionali come Google e Apple sono significative. Comunque penso che spetti alla politica, ai governi invertire questo trend. Ma non mi pare che ci siano progetti credibili."

    Questi professori pensano che la polarizzazione della ricchezza sia dovuta alle politiche dei governi e che intervenendo nel modo giusto si possa invertire questa tendenza. Per Marx invece la "legge della miseria crescente" è la legge assoluta dell'accumulazione capitalistica, un fatto fisico che nessun governante o gruppo di governanti può annullare:

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    La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata prendendo spunto dalle ultime notizie sulla siccità in Italia.

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  • "Il capitalismo è morto per overdose"

    La teleconferenza di martedì sera (presenti 11 compagni) è cominciata con un riferimento all'ultima newsletter, in particolare al trafiletto sulla struttura del debito americano.

    Il dollaro è ancora la principale moneta di riserva e di scambio internazionale, ma non è più sostenuto dalla potenza economica di una volta. Se gli Stati Uniti consumassero di meno avrebbero meno debito, ma comprerebbero anche meno merci dalla Cina che, ricordiamolo, possiede buona parte del debito pubblico americano. Quest'ultima intanto vede aumentare la sua presenza nel mondo: dal porto del Pireo in Grecia alla nuova base militare in Gibuti, passando per il progetto della Nuova Via della Seta, il Dragone è costretto a espandersi per dare sfogo alla sua esuberanza produttiva. Anche l'India, che per numero di abitanti è salita in prima posizione, sarà costretta a fare altrettanto. Però il pianeta è piccolo e la crescita di un paese va a scapito dell'altro. A tal proposito, abbiamo ricordato l'articolo "Il fiato sul collo" (n+1, n. 4):

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

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Newsletter 229, 6 agosto 2018

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