E' uscito il numero 43, aprile 2018

Gli abbonati riceveranno il nuovo numero della rivista nel mese di maggio.

n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

15-17

Giu

70° incontro redazionale
L'incontro si terrà presso la sede di Torino.
Temi da definire.

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  25 aprile 2017

Il cadavere non può rivitalizzarsi

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata commentando gli esiti del referendum sul piano Alitalia.

Con il 67% di no, raggiunto con una partecipazione altissima alle urne (10.101 votanti pari al 90% degli aventi diritto al voto), l'accordo al ribasso sottoscritto da CGIL, CISL, UIL e UGL è stato bocciato dai lavoratori. Il risultato è significativo e non è il primo di tal genere: qualche mese fa, durante la vertenza Almaviva, un referendum analogo è stato accettato dai lavoratori di Napoli ma rifiutato dalla maggioranza di quelli di Roma, che sono stati licenziati. Queste rotture si verificano perché i tagli ai salari e il peggioramento delle condizioni di lavoro hanno raggiunto dei livelli tali per cui i lavoratori non seguono più le indicazioni della Triplice sindacale e mandano al diavolo burocrati e aziende.

Sul tema "lavoro" i 5Stelle hanno reclutato Giorgio Cremaschi, che in un video apparso sul blog del movimento critica apertamente i sindacati proponendo l'eliminazione dei privilegi e dei finanziamenti pubblici e una riforma della rappresentanza sindacale. Durante la presentazione dello studio "Lavoro 2025" in commissione alla Camera, oltre all'ex sindacalista della FIOM è intervenuto il sociologo Domenico De Masi, che, parlando di nuove tecnologie e del futuro del mondo del lavoro, ha affermato la necessità di redistribuire il lavoro esistente arrivando ad una media di 15 ore a settimana. I grillini propongono di destinare 17 miliardi di euro al reddito di cittadinanza e per politiche di reinserimento nel mondo del lavoro, copiando in parte la tedesca legge Hartz.

Anche Matteo Renzi alla Leopolda aveva rimarcato la necessità di erogare un reddito di cittadinanza, ma fino ad ora non s'è visto nulla. Prima o poi, comunque, una misura in questa direzione lo stato italiano la dovrà prendere, quantomeno per stimolare i consumi interni. Quello che stupisce è il silenzio dei sindacati e il loro scavalcamento a sinistra da parte del M5S, che per il 20 maggio prossimo ha organizzato la marcia Perugia-Assisi per il reddito di cittadinanza.

Ma siccome anche Grillo, al pari degli altri politici, prende per i fondelli i "cittadini" convincendoli che con una buona politica è possibile migliorare il capitalismo, arriveranno le delusioni. E sarà inevitabile la nascita di qualcosa di nuovo in critica all'esistente, una entità che rifiuterà la politica democratica parlamentare e si coordinerà attraverso siti, blog e social network, con una struttura di lavoro basata su mediacenter e reti avanzate.

L'attuale crisi, lo andiamo dicendo da tempo, non è di tipo congiunturale, è sistemica. D'altronde, se le crisi fossero cicliche e non avessero una freccia nel tempo, saremmo di fronte ad un capitalismo eterno. La mineralizzazione della società, la finanziarizzazione dell'economia, il crescente divario tra ricchi e poveri e la diffusione della guerra civile dimostrano invece che il capitalismo è finito.

Nemmeno l'aumento delle spese militari (e spaziali) ha più effetti: se gli Usa spendono qualche miliardo di dollari per mandare un missile su Marte, questo è nulla rispetto alla massa di capitale fittizio che cerca disperatamente di valorizzarsi. La guerra come elemento rivitalizzante dell'economia non funziona più: oggi la spesa militare americana è dovuta perlopiù alla gestione di depositi di armi già costruite, al mantenimento di 800 basi sparse in giro per il mondo. Emblematico il caso della Nato che non produce armi e non ne consuma, ma costa ai paesi membri 52 milioni di dollari al giorno. Se gli Usa non sono riusciti a liberarsi dei talebani in Afghanistan né a gestire il dopoguerra in Iraq e la guerra in Siria, difficile pensare che siano in grado di risolvere i problemi che hanno con la Corea del Nord e col resto del mondo.

Almeno dall'uscita del Manifesto il capitalismo è politicamente morto. Nel nostro quaderno Scienza economica marxista come programma rivoluzionario e nell'articolo "Il cadavere ancora cammina" affermiamo senza mezze misure che il capitalismo è uno zombie. Una forma sociale sparisce dalla scena storica quando ha esaurito tutte le sue possibilità. Engels afferma che la rivoluzione è un fatto fisico, naturale, non affrontabile con criteri politici o, peggio ancora, sociologici. Alcuni teorici della complessità (Mark Buchanan) capitolano ideologicamente di fronte al marxismo sostenendo che i terremoti, le guerre, le rivoluzioni, le estinzioni delle specie o le ondate speculative in borsa sono fenomeni legati a sistemi che si "organizzano" in modo spontaneo verso uno "stato critico" al confine tra ordine e caos.

In conclusione di teleconferenza abbiamo accennato alla situazione politica francese e alle proteste in corso in Venezuela.

In Francia i quattro candidati alla presidenza hanno raggiunto rispettivamente il 24, 21, 20 e 19 per cento dei voti: è la famosa convergenza verso il centro. Ora si prospetta un ballottaggio tra la conservatrice Marine Le Pen e il liberista Macron. L'Economist si è schierato apertamente per il secondo, ma la Francia è un paese rigido (politicamente ed economicamente) e non può sopportare una "shock economy"; se Macron diventerà presidente dovrà abbassare le proprie pretese.

In Venezuela le mobilitazioni anti-governative stanno sfociando nel caos: la manifestazione che il 24 aprile ha bloccato le principali arterie stradali è velocemente degenerata e dall'inizio delle proteste ci sono stati almeno una trentina di morti. Il paese sta sprofondando nella guerra civile, sincronizzandosi con quanto sta accadendo in altre parti del mondo.

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    La guerra di tutti contro tutti si manifesta con una serie di conflitti sempre più concatenati. L'intervento della coalizione occidentale si configura in funzione anti-Russia e anti-Iran e lancia un messaggio di sostegno alle monarchie del Golfo, in un momento in cui l'espansione sciita nell'area mediorientale è diventata preoccupante. I sauditi sono alle prese con la guerra nello Yemen, ormai fuori controllo, mentre Israele guarda con apprensione la presenza di Hezbollah e degli iraniani ai propri confini. Il conflitto in Siria ha prodotto negli ultimi sette anni 500mila morti, milioni di feriti e un esodo all'interno del paese (circa 2 milioni) e verso l'Europa (4 milioni), riducendo la popolazione del paese di circa 1/3.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

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