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n+1 rivista n°44

Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx

Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura

Terra di confine: Il capitalismo non è eterno

Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno

Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Appuntamenti

14-16

Dic

72° incontro redazionale
Temi: - Taylorismo, managerialismo e impersonalità del Capitale, - Lo stato a pezzi, - Fiorite primavere delle rivoluzioni, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  9 maggio 2017

Non esiste crescita infinita

La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata riprendendo la questione spaziale. Nel corso degli anni '50 e '60 la nostra corrente è stata netta nei confronti del tripudio per l'inizio della "conquista dello spazio":

"La meravigliosa macchina che sparò l'uomo sulla Luna fu il risultato della vera legge dell'economia politica: il caso, cui si cerca di ovviare inventando ingegnosi rattoppi, ovvero prendendo provvedimenti a posteriori e fissandoli poi arbitrariamente nella forma di leggi. Prima agiscono poi pensano, diceva Bordiga; come fanno tutti gli uomini in quanto molecole sociali, senza avere coscienza che nelle pieghe della società esiste già, nella produzione organizzata secondo un piano, un'intelligenza collettiva in grado di rovesciare la prassi." (Scienza e rivoluzione, Quaderni di n+1).

 

Al tempo i vettori a razzo erano ricavati da missili balistici intercontinentali in grado di portare a bersaglio una o più testate nucleari. Oggi, da questo punto di vista, la situazione non è troppo diversa: i missili si sono ingranditi, alcune tecniche sono maturate, i computer di bordo e a terra si sono perfezionati, ma il missile vettore è sempre un proiettile di cannone con al massimo un aggiustamento del tiro. Nel frattempo, però, il modo di produzione capitalistico si è globalizzato e cerca disperatamente la salvezza rilanciando attività che nel passato furono di stimolo alla crescita. Di sicuro la conquista del pianeta Terra per il Capitale è finita: non può esserci una crescita infinita della produzione di merci e questo spinge il capitalismo a tentare di colonizzare altri pianeti.

Elon Musk ha recentemente lanciato un satellite spia per conto della Nasa. Scrive Repubblica: "Un razzo Falcon 9 alto come un palazzo di 23 piani è decollato alle 13,15 (le 7,15 locali) da una rampa di lancio del Kennedy Space Center, in Florida. La sua missione è mettere in orbita un satellite segreto del National Reconnaissance Office, l'agenzia del Dipartimento dell Difesa statunitense che gestisce i satelliti spia. Nove minuti dopo il lancio, la sezione principale del razzo ha toccato terra con successo a Cape Canaveral, a poca distanza dalla rampa di lancio. Il recupero dei vettori (che nelle missioni spaziali tradizionali possono essere usati solo una volta) è un punto chiave nella strategia di Musk per tagliare i costi di lancio e rendere i viaggi spaziali sempre più economici".

L'attivissimo imprenditore americano non la racconta tutta: quando nel settembre del 2016 ha esposto il suo programma al Convegno di astronautica a Guadalajara (raggiungere Marte con un viaggio di 80 giorni, colonizzarlo con un milione di persone e promuovere viaggi alla portata di chiunque potrà pagare un biglietto da 100.000 dollari), evidentemente aveva già dei missili pronti. In generale questo curioso personaggio ci dà modo di verificare le condizioni del sistema capitalistico. Ad esempio la sua Gigafactory è immaginata come un primo nodo di una rete che dovrebbe arrivare a contarne 100, coordinati a livello mondiale e in grado di produrre tutta l'energia che serve alla specie umana. Inizialmente la fabbrica era stata ideata per produrre batterie, ma ben presto vi sono state montate le linee di montaggio dell'auto Tesla. Prima o poi Musk dovrà fare i conti con i limiti della natura, dato che il litio, maggiormente presente nelle montagne tra Cile e Bolivia, non è infinito. Se consideriamo che il prezzo è già cresciuto negli ultimi anni, che la scarsità lo farà aumentare ancora per via dei costi di estrazione su deposti meno ricchi, e che tutto ciò succede mentre aumenta in modo esponenziale la domanda (batterie per auto, smartphone), è facile capire che esploderà una battaglia mondiale per il litio.

Quando sarà a pieno ritmo, la Gigafactory1 avrà circa 6500 dipendenti più altri 22 mila nell'indotto e non mancherà di impiegare robot. La fabbrica verticale di vecchia generazione è stata sostituita da fabbriche più piccole e snelle, che grazie alla robotica costruiscono benissimo grandi quantità di oggetti riducendo al minimo il lavoro umano. Dalla fabbrica metalmeccanica con annessa infrastruttura che si espandeva sul territorio (la Fiat, fino agli anni '80, contava 60 mila dipendenti) si è passati nel giro di qualche decennio ad avveniristici palazzi di vetro, pochissimi dipendenti e nulla intorno (per esempio Google, Facebook e Microsoft).

Si è passati a commentare i risultati del voto per il ballottaggio delle elezioni presidenziali francesi. Alla percentuale di coloro che non hanno votato (25%) si aggiungono 3 milioni di schede bianche. Si stima che circa il 12% dei votanti abbia votato scheda bianca o nulla (circa l'8% degli aventi diritti). Il vincitore, Emmanuel Macron, ha un programma di governo di stampo liberista, immagina uno stato minimo che interviene solo per correggere determinate storture del sistema. Da quanto si apprende dai giornali sono previsti licenziamenti tra i dipendenti pubblici, privatizzazioni e lo smantellamento di alcuni diritti. Quando lo Stato è costretto a intervenire affinché il sistema dei monopoli non uccida il tessuto economico, lo fa imponendo il "liberismo" affinché l'eterno gioco del guadagno privato e della perdita socializzata possa continuare. Le manifestazioni di sindacati, studenti e gruppi di sinistra, messe in campo dopo la vittoria di Macron, sono ancora caratterizzate da slogan democratici e antifascisti e faticano ad andare oltre l'esistente.

Si è anche parlato della polemica sulle Ong scatenata dalle dichiarazioni del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro: "A mio avviso alcune Ong potrebbero essere finanziate dai trafficanti e so di contatti. Un traffico che oggi sta fruttando quanto quello della droga". Non deve sorprendere il fatto che alcune organizzazioni non governative siano implicate nel traffico di immigrati: nel capitalismo qualsiasi attività "umanitaria" è piegata alla logica del business. Effettivamente queste associazioni compiono un servizio utile al Capitale, che siano o meno sul libro paga dei trafficanti di esseri umani: esse servono a controllare e gestire i flussi migratori che attraversano il Mediterraneo.

In merito al livellamento verso il basso delle condizioni salariali dei proletari, un compagno ha segnalato la prima puntata del programma di Gad Lerner, Operai, andata in onda domenica 7 maggio su RaiTre. Il giornalista parte da ciò che resta della classe operaia della Fiat di Torino, intervista il segretario dell'IWGB che segue le lotte dei lavoratori della "gig-economy" inglesi, entra nel magazzino Amazon di Piacenza ("vera e propria fucina dell'uomo flessibile") per mostrare le condizioni di sfruttamento dei lavoratori, parla degli autisti di Uber che sembrano liberi professionisti ma sono precari ultra schiavizzati, e infine intervista il regista Ken Loach, secondo cui il capitalismo è costretto a spingere all'estremo lo sfruttamento dei lavoratori provocando per tutta risposta la loro unione su scala internazionale.

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    "Sono i condannati all'esclusione culturale, alla marginalità, all'irrilevanza sociale che si sentono più poveri anche se possono mantenere un Suv. Ed è la paura dell'impoverimento più dell'impoverimento in quanto tale che agita e scuote un ceto medio declassato, assediato dai nuovi dannati della terra che marciano rumorosi a distruggere un'identità sempre più incapace di difendersi: il ceto medio, non solo i diseredati orfani delle protezioni fornite da un robusto Welfare State in declino."

    Sulla stessa linea Stefano Folli che sulle pagine di Repubblica, nell'articolo "Roma, Parigi e l'Europa delle debolezze", osserva che "se l'incendio francese continuasse a divampare, Macron avrebbe bisogno della solidarietà europea per placare il malessere dei ceti impoveriti. In quel caso non sarebbe possibile negare all'Italia ciò che viene concesso alla Francia." Il fenomeno francese dei gilet jaune è dunque un prodotto e al tempo stesso un fattore di instabilità politica e sociale. A seguito delle rivolte, il capo dell'Eliseo ha fatto un passo indietro sulla tassa del carburante, anche perché, secondo Le Monde, si rischiava di arrivare ad una situazione pre-insurrezionale. Ma la sua mossa potrebbe convincere le piazze a non fermarsi e ad alzare la posta in gioco, mettendo sul tavolo una nuova serie di richieste.

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Materiale ricevuto

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Rivista n°43, aprile 2018

copertina n°43f6Editoriale: Si fa presto a dire moneta
f6Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica
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f6Terra di confine: Elementare, Watson
f6Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo
f6Recensione: Verso un nuovo paradigma
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