E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  30 maggio 2017

Distribuire soldi con gli elicotteri?

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 12 compagni, è iniziata con il commento di alcune notizie di carattere economico.

Nell'articolo "Il reddito di cittadinanza del M5s non basta: per lo sviluppo serve la moneta fiscale", il giornalista Enrico Grazzini descrive la problematica condizione in cui versa l'economia italiana:

"Sono più di 8 milioni gli italiani poveri, dei quali circa 4 milioni e mezzo vivono in condizioni di povertà assoluta, non possono cioè acquistare il minimo indispensabile per vivere. Ma non sono solo i poveri a soffrire. La situazione italiana è disastrosa: la disoccupazione ufficiale è al 12%, solo il 60% della popolazione è in attività, metà dei giovani non trova lavoro e il sud sprofonda. Le divisioni sociali e territoriali aumentano."

Per far fronte a tale situazione, Micromega ha lanciato un manifesto/appello (alla cui stesura ha collaborato lo stesso Grazzini) per una nuova moneta fiscale. Per alimentare la domanda e fare uscire l'economia italiana dalla trappola della liquidità, ma rispettando le regole e i vincoli dell'Europa, lo stato dovrebbe iniziare ad emettere una "nuova moneta fiscale", complementare all'euro, nella misura di qualche centinaio di miliardi.

Non si tratta di una gran novità. Nel 1969 Milton Friedman, esponente di spicco della scuola dei "Chicago boys", propose di distribuire soldi con gli elicotteri (egli suggeriva pesanti politiche monetarie in caso di crisi poco reattiva ai provvedimenti tradizionali). La creazione di denaro, in questo caso sotto forma di Certificati di Credito Fiscale da distribuire a disoccupati, giovani in cerca di prima occupazione e imprese che si impegnino ad assumere nuovo personale, non risolve il problema centrale: la crisi da sovrapproduzione. Se la borghesia italiana trovasse il coraggio di elargire denaro alla gente comune senza una contropartita in termini di sfruttamento, bisognerebbe chiedersi cosa esso rappresenti essendo slegato dal processo D-P-M-D'.

Abbiamo poi parlato del Bitcoin, il cui valore ha recentemente registrato una forte impennata. La moneta virtuale nata nel 2009 ha valori giustificati "solo" dal fatto che per la sua creazione viene seguita una curva a sigmoide, con una crescita e un punto di flesso. E' una moneta programmata che va ad emissione zero e perciò è destinata a vedere aumentato il suo valore unitario. Dalla voce Wikipedia:

"Il numero totale di bitcoin tende asintoticamente al limite di 21 milioni. La disponibilità di nuove monete cresce come una serie geometrica ogni 4 anni; nel 2013 è stata generata metà delle possibili monete e per il 2017 saranno i tre quarti, in questo modo in meno di 32 anni verranno generate tutte le monete. All'avvicinarsi di quella data e ipotizzando che la richiesta di bitcoin crescerà più che proporzionalmente rispetto alla disponibilità degli stessi, i bitcoin probabilmente subiranno una deflazione nel valore (cioè un aumento del valore reale) dovuta alla scarsità di nuova moneta".

Nella società futura non avremo bisogno dei bitcoin (o del denaro "tradizionale", che verrà abolito), ma la tecnologia che ne permette la creazione e l'utilizzo potrà invece tornare utile. Da questa prospettiva, la blockchain potrebbe servire non solo a trasmettere informazione immediata alla comunità, ma anche ad accumularne e gestirne automaticamente l'interazione, poiché capace di sostenere un sistema autoregolamentato che memorizza in un registro unico, condiviso, decentralizzato e disintermediato tutti i dati raccolti.

Un compagno ha poi segnalato un post apparso sul blog di Grillo, "Reddito e lavoro: i temi del futuro", in cui si riprendono alcune affermazioni di Papa Francesco durante la visita pastorale a Genova: "La mancanza di lavoro è molto più del venire meno di una sorgente di reddito per poter vivere. Lavorando noi diventiamo 'più' persone, la nostra umanità fiorisce. I giovani diventano adulti solo lavorando [...] l'obiettivo da raggiungere non è il reddito per tutti, ma il lavoro per tutti, perché senza lavoro per tutti non ci sarà dignità per tutti"

Il gesuita innalza preghiere al dio lavoro, facendosi interprete di una religione che lo stesso capitalismo distrugge nei fatti. I grillini si sono ben guardati dal criticare le uscite "lavoriste" del Pontefice e hanno dichiarato che la proposta di reddito di cittadinanza del M5S va esattamente in quella direzione: aiutare le persone a inserirsi o reinserirsi nel mondo del lavoro... salariato.

Con la marcia dell'automazione e della robotica e con l'eliminazione progressiva di lavoro umano dai processi produttivi, viene intaccato nel profondo il meccanismo di accumulazione capitalistico: non si può ricavare da pochi operai il plusvalore che si può ricavare da molti. In pratica, il modo di produzione capitalistico basato sulla legge del valore deve continuamente distruggere le premesse della propria sopravvivenza. Da "Traiettoria e Catastrofe" (capitolo sull'automazione):

"Al macero le leggi del valore, dello scambio equivalente e del plusvalore: con la loro caduta nel nulla cade la forma stessa di produzione borghese. Le prime valgono fino a che la seconda vive, e quando la scienza e la tecnologia, per quanto secolare monopolio di classe, le infrangeranno, non sarà che l'esempio supremo della rivolta delle forze produttive contro le forme che devono crollare. Questa dottrina dell'automatismo nella produzione si riduce a tutta la nostra deduzione della necessità del comunismo, fondata sui fenomeni del capitalismo."

Storicamente l'eccedenza di merci e capitali veniva risolta dal capitalismo con la distruzione - tramite la guerra - di capitale costante e capitale variabile, poiché tramite l'eliminazione delle merci in eccesso potevano iniziare nuovi cicli di accumulazione. I fascismi sono stati un tentativo dell'economia di regolare sé stessa puntando alla formazione di moderni stati corporativi. Oggi lo stato è un involucro che non corrisponde più al suo contenuto (socializzazione internazionale del lavoro), la guerra civile si è diffusa a scala globale e gli esecutivi sono incapaci di funzionare in quanto tali (163 paesi hanno problemi di stabilità).

In chiusura di teleconferenza si è accennato a quanto succede in Sudamerica dove si sta assistendo ad una veloce sincronizzazione dei processi sociali. In Paraguay, lo scorso aprile, i manifestanti hanno dato fuoco al Parlamento. In Venezuela la violenza di piazza continua e sono oltre 60 i morti. In Brasile, durante la manifestazione del 24 maggio scorso, migliaia di manifestanti hanno cercato di incendiare alcuni ministeri, il presidente Temer ha quindi mobilitato l'esercito a difesa degli edifici governativi, applicando la legge d'emergenza, ma a seguito delle proteste levatesi dalla "società civile" ha dovuto far marcia indietro richiamando i soldati nelle caserme.

Il Brasile è un paese importantissimo: ha 200 milioni di abitanti, tra cui molti concentrati nelle favelas, è in recessione e sta attraversando la più grave crisi economica e sociale della sua storia. Insieme a Russia, India, Cina e Sudafrica fa parte dei BRICS, l'associazione tra le cinque economie emergenti considerate, fino a pochi anni fa, i poli produttivi che avrebbero risollevato l'economia mondiale. E invece si sono velocemente tramutate nei paesi che ne stanno accelerando il collasso.

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    Secondo il giornale di Confindustria, uno dei pericoli più grandi che minacciano le piazze economiche di tutto il mondo è rappresentato dalla finanza automatizzata: "Ormai il 66% degli scambi azionari in Borsa è fatto da algoritmi. Cioè da computer che vendono e comprano azioni in autonomia, seguendo complessi calcoli matematici. Il 'flash-crash' ha però mostrato che anche queste macchine, apparentemente perfette, possono prendere cantonate. E far scattare vendite automatiche molto velocemente."

    Se l'intero mercato azionario è controllato per il 66% da programmi che lavorano autonomamente (ma l'automazione non riguarda solo il mondo delle finanza, tutto ormai è in mano agli algoritmi, dall'industria alla complessa gestione di aeroporti e treni, dalla logistica civile e militare alla grande distribuzione organizzata), allora possiamo affermare che non è più l'uomo a subordinare l'economia ma il contrario. Ciò è la dimostrazione pratica dell'incapacità della classe borghese che, sprovvista di una teoria economica, non riesce ad anticipare i processi sociali ma è costretta a subirli. Dacché esiste il capitalismo, non una crisi è stata prevista, mentre le spiegazioni sono sempre arrivate dopo.

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    La teleconferenza di martedì sera (presenti 14 compagni), dopo un breve accenno allo scandalo che ha coinvolto alcuni colossi del settore automobilistico sull'utilizzo di cavie umane e animali per testare la nocività dei gas di emissione, ha preso le mosse dalla vertenza che l'IG Metall, il più grosso sindacato dei metalmeccanici della Germania, ha aperto per ottenere l'aumento dei salari e la riduzione della giornata lavorativa.

    Le trattative con gli industriali tedeschi si sono presto interrotte, dato che quest'ultimi hanno respinto la richiesta di una settimana lavorativa a 28 ore settimanali, su richiesta del lavoratore, anche perché la compensazione della decurtazione del salario graverebbe sulle loro tasche. La dirigenza del sindacato ha annunciato un blocco generale della produzione di 24 ore nei prossimi giorni, minacciando lo sciopero illimitato nel caso in cui gli imprenditori non accettassero di sedersi ad un tavolo di trattativa. IG Metall, con i suoi 2,3 milioni di iscritti, dispone di un fondo di più di 560 milioni di euro per sostenere gli scioperanti e sembra che anche i sindacati dei servizi e del settore pubblico siano in agitazione. Curiosamente, sul sito della Cisl Conquiste del Lavoro, si saluta questa mobilitazione come giusta e non ideologica "perché la battaglia dell'IG Metall su orario e salario ci riguarda". Nell'epoca del corporativismo, che vede legati governo, sindacati e padroni, è molto probabile che il grande sindacato tedesco si sia già accordato con la controparte, la quale si muove come da copione, prima rifiutando l'accordo e poi facendo finta di cedere alle pressioni. Da notare che il tutto avviene mentre è in ballo l'appoggio dell'SPD al nuovo governo di Grosse Koalition.

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  • Ancora superimperialismo
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copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

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