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n+1 rivista n°44

Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx

Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura

Terra di confine: Il capitalismo non è eterno

Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno

Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Appuntamenti

15-17

Mar

73° incontro redazionale
Temi: - La transizione alle classi, - In margine alla teoria rivoluzionaria della conoscenza, - Lo strano caso Olivetti, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

14-16

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Temi: - Taylorismo, managerialismo e impersonalità del Capitale, - Lo stato a pezzi, - Fiorite primavere delle rivoluzioni, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  28 maggio 2013

Oratio de hominis dignitate

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 9 compagni.

In relazione al lavoro sulla sessualità, abbiamo letto e commentato alcuni passi dei Manoscritti economico-filosofici del 1844 ed in particolare i primi quattro capitoli. In questo testo Marx parte dalle categorie dell'economia politica per accettarne la base reale di spietata analisi del meccanismo economico borghese e svelarne la mistificazione ideologica di considerare "naturale" il suo funzionamento. I primi quattro capitoli sono: salario, profitto, rendita fondiaria (classiche categorie dell'economia borghese) e lavoro estraniato, partendo dal quale si fa un salto teorico uscendo fuori dalle categorie borghesi. Il giovane Marx nota la forza e la capacità della borghesia, ancora rivoluzionaria, nell'analizzare la prassi economica del capitalismo in tutta la sua miseria. Ma l'economia politica parte dalla proprietà privata, identificata come un dato naturale dal quale non si può uscire, e non può far altro che eternizzare la miseria materiale e spirituale. Al contrario nei Manoscritti si afferma che tale posizione è una mistificazione perché anche la proprietà privata è un fatto sociale, non naturale, e bisogna vedere come essa si sia generata ed imposta. Il pensiero economico borghese fa partire dunque l'analisi della prassi economica dalla proprietà privata per arrivare al lavoro salariato, mentre è esattamente il contrario il percorso da intraprendere.

Gli economisti dell'epoca di Marx non sparavano menzogne volontarie, credevano a quello che dicevano perché la loro impostazione teorica non poteva non vedere la proprietà privata come un fatto naturale e il lavoro salariato come effetto, così come l'occhio registra rovesciata l'immagine che si imprime fisiologicamente; solo un livello superiore di elaborazione dell'immagine (il cervello) sa raddrizzare l'impressione capovolta. Allo stesso modo, ad un livello superiore di teoria, Marx può capovolgere il tutto mettendo al principio un lavoro retribuito non ancora sviluppato che contribuisce a generare la proprietà, la quale si erge poi sul lavoro estraniato. Il successivo sviluppo porta al lavoro estraniato più evoluto cioè al lavoro salariato.

Questa "naturalità" della proprietà privata porta i borghesi ad altre mistificazioni: i meccanismi economici risultano naturali e si impongono agli uomini che possono solo obbedire a quelle leggi. L'uomo con il suo lavoro trasforma continuamente il mondo, che si rivela però esterno all'uomo stesso e tende ad acquisire una sua autonomia e ad imporsi in maniera dispotica. Prendendo la proprietà privata come un fatto naturale, le teorie borghesi confondono la condizione per cui gli uomini vivono nella società borghese come espressione della natura umana.

Tutta la filosofia esistenzialista è un prodotto di questo scollamento tra esistenza ed essenza e del tentativo fallimentare di dare un senso all'esistenza in questa società alienata. Nella confusione tra essenza ed esistenza tale filosofia non esce dall'esistente e quindi lo eternizza. Marx, invece, dice che la natura umana, ovvero l'essenza dell'uomo, non è quella cosa miserabile che descrivono i borghesi. L'alienazione fa vivere all'uomo una esistenza staccata, separata da se stesso, ossia dal lavoro come attività vitale dell'uomo. L'essenza si esprime così in un lavoro coatto dal quale ricavare i beni fisici necessari all'esistenza:

"L'uomo è un essere appartenente ad una specie non solo perché della specie, tanto della propria quanto di quella delle altre cose, fa teoricamente e praticamente il proprio oggetto, ma anche (e si tratta soltanto di una diversa espressione per la stessa cosa) perché si comporta verso se stesso come verso la specie presente e vivente, perché si comporta verso se stesso come verso un essere universale e perciò libero"

E ancora:

"La natura è il corpo inorganico dell'uomo, precisamente la natura in quanto non è essa stessa corpo umano. Che l'uomo viva della natura vuol dire che la natura è il suo corpo, con cui deve stare in costante rapporto per non morire. Che la vita fisica e spirituale dell'uomo sia congiunta con la natura, non significa altro che la natura è congiunta con se stessa, perché l'uomo è una parte della natura. Poiché il lavoro estraniato rende estranea all'uomo 1) la natura e 2) l'uomo stesso, la sua propria funzione attiva, la sua attività vitale, rende estranea all'uomo la specie; fa della vita della specie un mezzo della vita individuale. In primo luogo il lavoro rende estranea la vita della specie e la vita individuale, in secondo luogo fa di quest'ultima nella sua astrazione uno scopo della prima, ugualmente nella sua forma astratta ed estraniata".

Nel capitalismo la capacità lavorativa dell'uomo diviene un semplice mezzo per procurarsi il necessario per vivere. La nostra essenza è diventata un mezzo della miserabile esistenza. Il mondo che l'uomo dovrebbe cambiare gli si rivela un mondo estraneo mentre, rovesciando la prassi, l'uomo può riconquistare se stesso passando dal regno della necessità a quello della libertà:

"Proprio soltanto nella trasformazione del mondo oggettivo l'uomo si mostra quindi realmente come un essere appartenente ad una specie. Questa produzione è la sua vita attiva come essere appartenente ad una specie. Mediante essa la natura appare come la sua opera e la sua realtà. L'oggetto del lavoro è quindi l'oggettivazione della vita dell'uomo come essere appartenente ad una specie, in quanto egli si raddoppia, non soltanto come nella coscienza, intellettualmente, ma anche attivamente, realmente, e si guarda quindi in un mondo da esso creato. Perciò il lavoro estraniato strappando all'uomo l'oggetto della sua produzione, gli strappa la sua vita di essere appartenente ad una specie, la sua oggettività reale specifica e muta il suo primato dinanzi agli animali nello svantaggio consistente nel fatto che il suo corpo inorganico, la natura, gli viene sottratta"

In alcuni passi dei Manoscritti Marx sembra riecheggiare alcune teorie del tardo Medioevo, riprese da Giovanni Pico della Mirandola il quale ritiene l'uomo capace di trasformare il mondo e se stesso per mezzo della volontà. Questa intuizione la ritroviamo nel Rinascimento quando sotto la spinta della forza produttiva sociale e di una vera e propria rivoluzione tecnico-scientifica si cominciò a vedere l'uomo come un essere sprovvisto - a differenza degli animali - di una natura determinata. Pico della Mirandola nella sua Oratio de hominis dignitate traccia uno schema di base in cui l'uomo è l'unica creatura che non ha una natura predeterminata: egli può "forgiare il proprio destino" secondo la propria volontà, e la sua libertà è massima poiché non è né animale né angelo ma può essere l'uno o l'altro secondo la "coltivazione" di alcuni tra i "semi d'ogni sorta" che vi sono in lui:

"[Dio] prese perciò l'uomo, opera dall'immagine non definita, e postolo nel mezzo del mondo così gli parlò: Non ti abbiamo dato, o Adamo, una dimora certa, né un sembiante proprio, né una prerogativa peculiare affinché avessi e possedessi come desideri e come senti la dimora, il sembiante, le prerogative che tu da te stesso avrai scelto".

L'uomo sarebbe l'unico essere vivente ad avere caratteri "neotenici". Oggi la neotenia sta dando una base scientifica alla dimostrazione che l'uomo non ha una natura fissa, riesce ad adattarsi a qualsiasi ambiente e la natura è il suo corpo inorganico. Solo a partire dalla metà del secolo scorso in ambito scientifico si incomincia a considerare il lavoro come parte integrante della natura umana e a riprendere in modo ragionato l'evidenza neotenica della nostra specie in quanto fattore scatenante di sviluppi integrati fra evoluzione biologica e sviluppo tecnico-strumentale (ad esempio l'opera di Norbert Wiener).

Partendo dal lavoro estraniato risultano estraniati tutti i rapporti sociali, anche quelli di tipo amoroso/sessuale in cui non è difficile ritrovare alcune categorie borghesi quali scambio, proprietà, possesso. Basti pensare alle tante canzoncine pop che battono su quei tasti. Finché non riusciremo ad unire esistenza ed essenza, permarrà la reificazione, l'estraniazione anche del sesso (seppure nelle forme di sessualità non omologate). Alcuni aspetti tipici dell'anticonformismo ipotizzano che si possa sfuggire alla famigliola borghese magari avendo rapporti amorosi fuori dalle regole della morale vigente: è vero esistenzialismo sessuale, la via sessuale alla fasulla valorizzazione della miserabile esistenza dominata dal valore economico:

"Ne viene quindi come conseguenza che l'uomo (l'operaio) si sente libero soltanto nelle sue funzioni animali, come il mangiare, il bere, il procreare, e tutt'al più ancora l'abitare una casa e il vestirsi; e invece si sente nulla più che una bestia nelle sue funzioni umane. Ciò che è animale diventa umano, e ciò che è umano diventa animale"

Bisogna invece rovesciare completamente la prassi altrimenti non si fa che riprodurre modelli tutt'al più specularmente rovesciati dell'esistente: gli stessi movimenti di emancipazione sessuale partono come tentativi di liberazione ma si preoccupano ben presto di essere riconosciuti, omologandosi nell'esistente. La base di una vera libertà sessuale non può poggiare sulla classificazione gerarchica del comportamento secondo criteri di divisione sociale del lavoro. La specie umana è un insieme unico, anche se variegato, con all'interno dei "tipi" (omo, etero) che possono essere messi in graduatoria di "valore" solo in un sistema inumano basato, appunto, sul valore. Per un buon rivoluzionario non può esistere una "questione omosessuale" da etichettare come tale: esiste invece il problema di far chiarezza sul sesso nella nostra epoca, alquanto evolutasi dal tempo delle scimmie che si riproducevano e basta.

In quest'ottica è stata segnalata la lettera di un ragazzo a Repubblica dove chiede che i gay vengano riconosciuti da questa società, in modo da poter avere una vita normale, magari con famiglia e i figli. I politici di entrambi gli schieramenti si sono commossi e non hanno perso tempo nello scomodare "diritti" per tutti e tutte. L'omosessuale storico, da Saffo a Proust, quello che ha spesso influenzato l'arte del suo tempo, che ha sferzato le omologazioni, che ha considerato di una noia mortale il sesso senza peccato, si rivolta nella tomba.

L'uomo è un'opera ad immagine non definita (Pico della Mirandola), oggi quest'essere costruisce un mondo alienato e vive una sessualità alienata, ma per quanto alienato non cessa di trasformarsi e di trasformare il mondo. E' in/un divenire. Se attualmente quest'uomo e questo mondo trasformati sono un Frankestein (Mary Shelley, 1818) non è questa l'ultima parola, l'ultima forma umana fissata definitivamente. Noi aggiungiamo, contro chi guarda indietro, che l'uomo non deve ritornare - non lo può fare - ad uno stadio primitivo, ad una presunta età dell'oro ma, nella continua trasformazione del mondo e di se stesso, proiettarsi nel futuro di specie, quando esistenza dei singoli membri e essenza della specie saranno riconciliati nell'uomo sociale, nell'uomo veramente umano.

"Le violente scintille che scoccarono tra i reofori della nostra dialettica ci hanno appreso che è compagno militante comunista e rivoluzionario chi ha saputo dimenticare, rinnegare, strapparsi dalla mente e dal cuore la classificazione in cui lo iscrisse l'anagrafe di questa società in putrefazione, e vede e confonde se stesso in tutto l'arco millenario che lega l'ancestrale uomo tribale lottatore con le belve al membro della comunità futura, fraterna nella armonia gioiosa dell'uomo sociale.." (Considerazioni sull'organica attività del partito...)

La teleriunione è proseguita con delle brevi considerazioni sulle recenti elezioni in Italia. Rispetto alle altre tornate elettorali, l'astensionismo è in forte crescita e il vero vincitore risulta proprio il partito dei non votanti: a Roma uno su due è restato a casa e la media nazionale dei votanti è calata al 64%. In particolare il M5S ha subito un crollo, probabilmente a causa del fatto che in Parlamento non può far altro che chiacchierare. Si è quindi accennato al Filo del tempo Il cadavere ancora cammina, dove si delinea benissimo l'inutilità del parlamento: se tale istituto servisse ad amministrare tecnicamente qualche cosa e non soltanto a fare fessi i cittadini, su cinque anni di massima vita non ne dedicherebbe uno alle elezioni e un altro a discutere la legge per costituire se stesso! Fatto il conto delle ore di sbraitamento, si va al di là dei due quinti. Grillo, per giustificare il "crollo" dei consensi al suo partito, scrive sul Blog che esistono due Italie: l'una in difesa dello status quo da cui riceve sostentamento, mentre la seconda, rappresentata da disoccupati, precari disgustata dalla politica e dal parlamento.

"Queste due Italie sono legate tra loro come gemelli siamesi, come la sabbia di una clessidra. L'Italia A non può vivere senza il contributo fiscale dell'Italia B, ma quest'ultima sta morendo, ogni minuto un'impresa ci lascia per sempre. Vi capisco comunque, la pensione, in particolare se doppia o superiore ai 5.000 euro, è davvero importante. Lo stipendio vi fa sopravvivere, che sia pubblico o politico non ha importanza [...] L'Autunno Freddo è vicino e forse, per allora, l'Italia A capirà che votando chi li rassicura, ma in realtà ha distrutto il Paese, si sta condannando a una via senza ritorno."

E noi aggiungiamo:

"I problemi storici di oggi li scioglie non la legalità ma la forza. Non si vince la forza che con una maggiore forza. Non si distrugge la dittatura che con una più solida dittatura. È poco dire che questo sporco istituto del Parlamento non serve a noi. Esso non serve più a nessuno."

A tal riguardo si è operato un collegamento con la società americana, la più avanzata dal punto di vista capitalistico e quella con la percentuale più alta dell'astensione. Non a caso negli Usa è nata la formula del 99% in lotta contro l'1% che controlla governo, media, industria e finanza. Da un po' di tempo il sito Occupy Wall Street è in stallo, ma è probabile che si tratti di una pausa di riflessione del movimento e che a breve riparta con un taglio magari più radicale. Da segnalare la lotta partita dai lavoratori dei fast food di New York e poi estesa su tutto il territorio nazionale. Adesso non è più una questione che riguarda i lavoratori della ristorazione veloce, la posta in gioco è una paga oraria decente per tutti. Migliaia di lavoratori sono scesi in sciopero per chiedere 15 dollari l'ora e il diritto di organizzarsi sindacalmente. Datori di lavoro come McDonald's, Whole Foods e Sears incassano profitti enormi mentre i lavoratori, per lo più adulti e con famiglie a carico, non vengono pagati abbastanza per coprire i bisogni fondamentali come il cibo, l'affitto, l'assistenza sanitaria e il trasporto.

A New York ultimamente ci sono state anche una serie di mobilitazioni contro i grossi distributori di abiti (Walmart in primis) in ricordo delle vittime del crollo del Rana Plaza a Savar, un edificio-fabbrica di otto piani alla periferia di Dhaka, in Bangladesh. La solidarietà di classe si struttura e si estende, mari e oceani sono attraversati in lungo e in largo da collegamenti sempre più fitti. Le lotte immediate dei proletari sono sempre più integrate tra loro: il 15 maggio in Italia c'è stato lo sciopero generale della logistica ed in parallelo in Spagna l'anniversario della nascita del movimento degli indignados che ha visto decina di migliaia di manifestanti riempire le piazze. Il primo giugno è stata indetta una manifestazione a Bologna in solidarietà dei facchini della Granarolo, licenziati per rappresaglia dall'azienda. Lo stesso giorno ci sarà una manifestazione indetta dalla piazza portoghese, ma su scala europea, contro l'austerità (#1J).

In conclusione si è parlato delle rivolte esplose a Stoccolma e poi estese ad altre città svedesi. Questo fenomeno è da contestualizzare nel ciclo di sommosse avvenute negli ultimi anni in altre capitali europee: a Parigi nel 2005 e a Londra nel 2011. La novità è data dalla crisi del modello svedese, misto di Welfare State e politically correct. Questo paese non fa certo parte dei cosiddetti Piigs, è uno degli stati più benestanti d'Europa, non ha i problemi della Spagna, della Grecia o dell'Italia. Eppure nelle sue periferie covano odio e rabbia come altrove:

"Adesso qualcuno può (forse) capire perché un teppista di periferia, oltre ad essere il prodotto materiale degenerato di un capitalismo putrefatto, è nello stesso tempo un elemento altrettanto materiale, fattore di rottura, di schieramento, di polarizzazione. Sta avvenendo, perché il teppista ha costretto tutti a schierarsi, dilatando la banlieue al mondo intero." (La banlieue è il mondo)

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