E' online il numero 43 di n+1 (aprile 2018)

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n+1 rivista n°43

Editoriale: Si fa presto a dire moneta

Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica

Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop

Terra di confine: Elementare, Watson

Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo

Recensione: Verso un nuovo paradigma

Doppia direzione: Il computer e la coscienza

 

Appuntamenti

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

11

Mag

Conferenza, ore 21.00, sede di Torino
Che differenza passa tra una caserma e un albergo di lusso? Rispondendo a questa provocatoria domanda faremo un viaggio fra le modalità del cohousing.

Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  6 giugno 2017

La lotta di classe non si ferma mai

Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 16 compagni, abbiamo introdotto alcuni temi che affronteremo durante il prossimo incontro redazionale a Torino.

Nella relazione "Lo scontro reazionario sulle vaccinazioni in massa oscura il vero problema della salute" vedremo come nella società capitalista l'approccio alla medicina ed alle pratiche di cura sia poco scientifico, con il risultato di produrre, anche nel campo della salute, schieramenti deleteri. Ne è esempio calzante quanto accaduto con il recente decreto legge sulle vaccinazioni obbligatorie in Italia, dove ai si-vax, i dispensatori di vaccino-merce, si sono contrapposti i no-vax. La scienza non è proletaria o borghese, è scienza; ma fino a quando la società sarà divisa in classi, tale forma di conoscenza umana sarà influenzata dall'ideologia della classe dominante. Il problema sta nel modo di produzione, non nel vaccino, nell'antibiotico o nella pozione omeopatica.

In "L'amministrazione Trump e i problemi di identità del capitale mondiale", approfondiremo alcuni aspetti legati all'applicazione del programma politico del multimiliardario americano. Se finora non si sono ancora viste grandi novità in campo economico, sul piano internazionale la nuova amministrazione ha dimostrato un certo attivismo. Gli Stati Uniti sono in una situazione storica di declino, eppure rimangono un gigante militare. Presenti ovunque, dall'Europa al Pacifico, negli anni hanno stabilito una serie di accordi e alleanze che se, come paventato, verrà ridefinita, modificando le relazioni che formano la struttura odierna del capitalismo, determinerà lo sgretolamento dei rapporti internazionali provocando un disordine mondiale.

La teleconferenza è proseguita con alcune considerazioni sulla situazione mediorientale. Nel golfo Persico, Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Bahrein hanno rotto le relazioni diplomatiche con il Qatar, chiudendo le frontiere terrestri, marittime ed aeree. Sembra che l'azione contro il piccolo Emirato, ricco di gas, sia in realtà rivolta contro il rivale storico dei sunniti, l'Iran. La nuova alleanza araba ("Nato araba") lanciata due settimane fa da Donald Trump a Riyad è morta prima ancora di nascere, anche perché Kuwait e Oman sono più prudenti e non del tutto allineati con i sauditi.

In Siria è partita l'offensiva per prendere Raqqa e respingere Daesh. L'armata arabo-curda che assedia la città, sostenuta dall'aviazione degli Stati Uniti, è composta, tra gli altri, dalle milizie popolari YPG, quelle del Rojava democratico e confederale tanto osannate dai sinistri nostrani. I guerriglieri curdi sono carne da macello e, come ogni altra partigianeria, sono utilizzati da uno Stato contro l'altro.

Sul versante africano, da segnalare quanto sta accadendo in Marocco che rientra nella lista degli stati al centro del marasma sociale. Nei giorni scorso la regione del Rif, tra le più povere e con un tasso di disoccupazione altissimo, è stata coinvolta da grandi manifestazioni che sono velocemente dilagate in tutto il paese. In Egitto, sull'onda del drastico peggioramento delle condizioni di vita, non si fermano gli scioperi e le proteste; recentemente a Torah, in un cementificio a sud del Cairo, trentadue lavoratori sono stati arrestati e rinviati a giudizio per un sit-in che durava da quasi 2 mesi.

In Turchia, a Istanbul, in occasione del quarto anniversario della protesta di Gezy Park, la polizia ha compiuto un accerchiamento preventivo dell'area intorno al parco. Nonostante le misure di sicurezza, mercoledì 30 maggio un corteo ha attraversato la città e nella notte alcuni attivisti sono riusciti ad eludere il dispositivo di polizia ed entrare nel parco. Evidentemente la borghesia turca (ma non solo) è terrorizzata dall'idea che possano rimettersi in moto processi di autorganizzazione come quelli visti con il movimento #OccupyGezi.

Infine in Europa, a pochi giorni dai fatti di London Bridge nel Regno Unito, continuano gli attentati. A Parigi uno studente algerino, armato di martello e coltelli, ha aggredito alcuni poliziotti davanti alla cattedrale di Notre Dame gridando "questo è per la Siria". L'immagine del terrorista islamico è comunemente associata a quella del disoccupato che vive nelle periferie, mentre in questo caso si tratterebbe di un ricercatore, laureato in scienze sociali e con un dottorato in corso. Il nemico è in casa, e sarà sempre più difficile per gli apparati di intelligence prevedere da dove arriveranno gli attacchi, non solo in Europa ma in tutto il mondo. Intanto si diffonde il panico e quando determinate soglie vengono superate, si innescano reazioni a catena ingestibili. Si è visto in piazza San carlo a Torino durante la finale di una competizione calcistica: in un attimo la folla si è trasformata in un'onda umana che ha travolto tutto e tutti causando oltre 1500 feriti. Tali situazioni si possono comprendere ricorrendo alla "fisica sociale", come spiegato in L'atomo sociale di M. Buchanan o in Sincronia di S. Strogatz.

La dottrina dei modi di produzione ci dimostra che quando si dissolve una vecchia forma sociale deve essere presente in maniera più o meno sviluppata una rappresentanza del futuro, un organismo che anticipi la società nuova e combatta contro il vecchio ambiente.

In un articolo di Repubblica, intitolato "Intelligenza artificiale e Big Data. Così i robot cambiano il lavoro", si sostiene che "in tutto il mondo 1,2 miliardi di posti di lavoro sono sostituibili - in tutto o in parte - con le tecnologie oggi disponibili a livello commerciale, di cui 700 milioni in India e Cina. Il totale globale degli stipendi coinvolti è di 14,6 trilioni di dollari. Nei soli cinque Paesi europei esaminati - Francia, Germania, Italia, Spagna e UK - i posti full-time a rischio sono 54 milioni, pari a un monte stipendi di 1.700 miliardi."

Di fronte alla marcia delle macchine intelligenti, dei robot e dell'automazione, non c'è misura economico-politica borghese che tenga; saltano i vecchi parametri e a lungo andare anche la legge del valore-lavoro. I rapporti sociali corrispondenti ad un periodo in cui c'era il lavoro, il Welfare State, e tutta una serie di garanzie che permettevano di acquistare una casa, costruirsi una famiglia o semplicemente vivere, si stanno dissolvendo. Per i giovani è messa in discussione la possibilità di costruirsi un futuro. Ma solo da questa dissoluzione, solo dalla morte della pratica rivendicativa interna ai meccanismi di questa società in putrefazione, può emergere un'antiforma, un modo di vivere che si colleghi al futuro. L'esempio che sovente facciamo è quello di Occupy Wall Street, un movimento che non ha avanzato rivendicazioni ed ha voltato le spalle alla democrazia e al parlamento:

"Abbiamo costruito una cucina popolare per sfamare migliaia di persone, abbiamo aperto una biblioteca popolare, creato spazi più sicuri e fornito un riparo, delle coperte, cure mediche e altre necessità a chi ne aveva bisogno. Mentre dei cinici ci hanno chiesto di eleggere dei leaders e fare richieste ai politici, noi eravamo occupati a creare alternative a quelle stesse istituzioni. Una rivoluzione è stata messa in moto, e non può essere fermata." ("2011: A Year in Revolt, Occupy Wall Street" - Jan. 3, 2012, OWS)

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  • Motori e militi delle rivoluzioni

    Durante la teleriunione di martedì sera, a cui si sono connessi 14 compagni, abbiamo ripreso la discussione, iniziata la volta scorsa, intorno alla conferenza Costruire il futuro. Ricerca e Innovazione, partendo dal quesito posto da un compagno riguardo la matrice borghese dell'iniziativa.

    I due conferenzieri, Ezio Andreta e Roberto Cingolani, non possono di certo essere definiti dei rivoluzionari; eppure con le loro parole, consapevolmente o meno, capitolano ideologicamente di fronte al marxismo. Noi usiamo ampiamente i materiali prodotti dalla borghesia contro la borghesia stessa. In più occasioni, per esempio, abbiamo approfondito gli studi di Jeremy Rifkin, il quale è stato, tra le tante cose, consigliere personale sulle questioni energetiche di Romano Prodi e consulente per il Ministero dell'Ambiente italiano. Insomma, un personaggio pienamente inserito nel Sistema, che con le sue ricerche dimostra in termini energetici che questa società è votata alla catastrofe, e che descrive lungo centinaia di pagine il diffondersi di nuovi comportamenti sociali caratteristici di un prossimo salto di paradigma.

  • L'età della magagna

    Durante la teleconferenza di martedì, a cui si sono connessi 11 compagni, abbiamo discusso del crollo del ponte Morandi a Genova. Il bilancio della strage è di 43 morti, decine di feriti e centinaia di famiglie sfollate dal quartiere sottostante alla struttura.

    In questa società, che nella serie di articoli Drammi gialli e sinistri della moderna decadenza sociale la nostra corrente definisce "età della magagna", può accadere che gli ingegneri si sentano frustrati perché soppiantati da architetti divenuti star, e per tutta risposta progettino strutture leggere ed avveniristiche per fare, a loro volta, scalpore e meraviglia. Strutture che ad un certo punto collassano, sono da demolire o non sono comunque più utilizzabili. D'altra parte tutte le case, i ponti e i manufatti costruiti negli anni del boom economico hanno oggi bisogno di manutenzione straordinaria. Ma in epoca capitalistica le opere di conservazione rappresentano un costo passivo, mentre risulta più conveniente demolire e costruire ex novo, bandendo gare dai preventivi fasulli e dagli alti profitti:

    "Esso [Il Capitale] non vuole appalti di manutenzione, ma giganteschi affari di costruzione: per renderli possibili, non bastando i cataclismi della natura, il capitale crea, per ineluttabile necessità, quelli umani, e fa della ricostruzione postbellica 'l'affare del secolo'". ("Piena e rotta della civiltà borghese", 1951).

  • Si dissolvono tutti i rapporti stabili e irrigiditi

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando quanto accaduto nella provincia di Foggia dove sono morti 16 braccianti in due distinti incidenti stradali.

    Per la raccolta degli ortaggi nei campi del foggiano, così come a Rosarno, Saluzzo o nell'alessandrino, viene impiegata manodopera composta per lo più da immigrati. Questi lavoratori, solitamente risiedenti in baracche o altre abitazioni insalubri, sono pagati qualche euro al giorno e vengono trasportati nei luoghi di lavoro ammassati in furgoni, spesso in numero superiore rispetto a quanto consentito dalle norme sulla sicurezza per la circolazione dei veicoli. Paghe da fame e condizioni al limite dello schiavismo non riguardano solo le campagne, ma rappresentano la normalità in tante altre situazioni lavorative. Basti pensare che sono più di 400 i morti sul lavoro nel 2018, per la maggior parte registrati nell'industria e nei servizi, e in particolare nel Nord Italia.

    In risposta all'ennesima strage sul lavoro, Cgil-Cisl-Uil hanno proclamato una manifestazione a Foggia per mercoledì 8 agosto, chiedendo diritti e tutele per i lavoratori delle campagne. Anche l'USB ha indetto per quella giornata uno sciopero nei campi e una marcia da Rignano a Foggia. Il Comitato Lavoratori delle Campagne, che si situa più a sinistra, si è fatto sentire rivendicando anch'esso trasporti, documenti e contratti e attivandosi per aprire uno sportello legale contro lo sfruttamento, una scuola di italiano, ecc.

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
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f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

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